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Breve saggio sul camminare

(L’idea di questo scritto deriva da uno splendido e vibrante intervento di Jonny Costantino pubblicato sul Primo amore il 5 maggio 2018: L’Austria di Bernhard specchio dell’Italia di oggi).

: ma, più che un saggio, scriverò un elogio del camminare, anzi un doppio elogio di un doppio modo di camminare: l’andare a piedi (ma, anche, integrando il camminare, quando necessario, con un tragitto in autobus o in treno, in automobile o in bicicletta) e lo scrivere (sempre rigorosamente a mano).  Continua a leggere Breve saggio sul camminare

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Quaderni delle Officine (LXXXIII)

Quaderni delle Officine
LXXXIII. Agosto 2018

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Giuseppe Zuccarino

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Benjamin e l’Angelus Novus di Klee
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Critica e commento

Giuseppe Zuccarino

Le parole si offrono a noi come concrezioni di esperienze storiche, che occorre periodicamente ripensare per evitare che cessino di essere percepite come tali e finiscano con lo stingere nell’uniformità dell’uso quotidiano. Così termini quali «critica» e «commento», se riferiti allo studio dei testi letterari, vengono oggi percepiti quasi come sinonimi. Né d’altronde ci è di aiuto l’idea, anch’essa piuttosto corrente, secondo cui l’uno designerebbe una parte, magari cospicua, dell’altro(1). Risulta alquanto riduttivo, infatti, concepire il commento semplicemente come una tecnica cui il critico ricorre quando si trova a dover elaborare un apparato di note ad un testo che, per una ragione o per l’altra, può fregiarsi dell’epiteto di «classico». Continua a leggere Critica e commento

La fiamma e la cenere. Su Walter Benjamin (II)

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

La fiamma e la cenere.
Su Walter Benjamin

(Continua da qui…)

4.    Nel 1924 Benjamin, scrivendo all’amico Scholem, gli annuncia quella che definisce «una svolta»: essa – egli afferma – «ha destato in me la volontà di non mascherare più i momenti attuali e politici dei miei pensieri secondo l’abitudine antiquata che avevo seguito finora, ma di svilupparli, e questo, sperimentalmente, in forma estrema. Naturalmente ciò significa che passa in secondo piano l’esegesi delle poesie tedesche, dove si tratta, nel migliore dei casi, essenzialmente di conservare e di restaurare l’autentico contro le adulterazioni espressionistiche. Finché nell’atteggiamento a me adeguato di commentatore non arriverò a testi di significato e totalità interamente diversi, costruirò una mia “politica” come il ragno la sua tela»(54). Continua a leggere La fiamma e la cenere. Su Walter Benjamin (II)

La fiamma e la cenere. Su Walter Benjamin (I)

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

La fiamma e la cenere.
Su Walter Benjamin (I)

1. Tra il 1924 e il 1925 Benjamin pubblica, sulla rivista «Neue Deutsche Beiträge» diretta da Hofmannsthal, un saggio sulle Affinità elettive di Goethe che resta, tra tutti i suoi lavori, uno dei più impegnativi e penetranti. Il testo si apre con una riflessione di ordine metodologico che inerisce in particolare alla distinzione tra due modi di avvicinamento all’opera letteraria, la critica e il commento. Anziché alimentare la confusione, ancor oggi corrente, tra queste forme, Benjamin procede non solo sceverando l’una dall’altra ma anche additando, per ciascuna di esse, un differente oggetto conoscitivo: «La critica cerca il contenuto di verità di un’opera d’arte, il commentario il suo contenuto reale»(1). Tuttavia, proprio nel loro aver di mira aspetti diversi dell’opera, i due modi di considerarla non risultano tali da escludersi a vicenda, ma si danno anzi come idealmente complementari. Inoltre, secondo Benjamin, nella durata storica dell’opera il contenuto reale – e questo soltanto – si fa più appariscente, sicché diviene necessaria una sua ricognizione preliminare; il commento si trova dunque a dover precedere la critica, e le due forme appaiono come idealmente successive. Continua a leggere La fiamma e la cenere. Su Walter Benjamin (I)

Il pezzullo di db (XX) – A Berlino con Aleš Šteger

[db]

AlesSteger_Berlino            A Berlino con Aleš Šteger

     E’ da oltre un decennio che questo splendido trentacinquenne organizza d’agosto i Giorni della poesia e del vino a Medana, sul confine tra Slovenia e Italia[1]. Pure Socrate, in effetti, discuteva sul confine tra vino e verità, giungendo nel Simposio a conclusioni più paradossali che aporetiche, ossia: il confine lo si determina solo praticandolo, ergo togliendolo per continui, microscopici sconfinamenti. E, se vogliamo il poeta, eccolo arante sub utrumque finem: l’Orazio lucanus an apulus di Satirae II, 1.

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