Scarafaggi metropolitani

pedro pietri

Pedro Pietri

Fu a metà degli anni Settanta che si assistette alla vera fioritura della cultura portoricana a New York. Pedro Pietri, Miguel Algarìn, Sandra Maria Esteves, Victor Hernandez Cruz, […] e molti altri autori, nel Lower East Side, nel Bronx, nella East Harlem, uscirono allo scoperto, rinominandosi nuyorican. Quest’impressionante fioritura ebbe il suo luogo magico nel Nuyorican Poets’ Café (allora sulla East 6th del Lower East Side), un piccolo bar aperto da Algarín e Piñero e presto divenuto fucina multietnica e multiculturale. Fu qui, dal cuore della desolazione urbana d’un quartiere-metafora dell’America fatta di tante Americhe, che la poesia nuyorican si conquistò un posto di tutto rispetto tra le culture etniche, nell’elaborazione di una poetica nuova sia rispetto alla tradizione culturale dell’isola sia rispetto ai movimenti culturali americani – una collocazione “di frontiera”, “marginale”, e con orgoglio rivendicata come tale, in piena sintonia con quanto stava avvenendo presso altre comunità (quella messico-americana, o chicana, prima di tutte). Per quanto fluidi e continuamente ridisegnati, i contorni di questa poetica abbracciano tradizione e modernità, oralità e scrittura, miti caraibici e leggende metropolitane statunitensi, il jibaro (il contadino indigeno portoricano) e il grafitero (il giovane del ghetto newyorchese), in un’incessante ricerca di radici “di qua e di là”, in una continua riflessione sulla lingua e sulla cultura, in una lucida seppure amara consapevolezza del processo di sradicamento e ibridazione – la “polisemica coscienza dell’esilio della puertorriqueñidad a partire dall’invasione nordamericana dell’isola.”

(dall’introduzione di Mario Maffi)

***

Testi

 

Per Pancho Cruz (nella prigione di Comstock)

vogliono che le nostre donne
partoriscano cubetti di ghiaccio
vogliono che i nostri uomini
abbiano sedie a rotelle
in mezzo alle gambe
hanno inventato i film
per catturarci la mente
con popcorn caldi ricoperti di burro fuso
siamo stati a scuole
che han fatto di tutto per convincerci
che i nostri genitori eran fessi
ci hanno insegnato a leggere
le strisce a fumetti
sul daily news della domenica
in modo da passare
il resto della nostra vita
alla ricerca d’un lavoro decente
con cui pagare le tasse
al loro dio di plastica
che ci ficca gli spot televisivi
giù per la gola
e sbatte dentro chiunque
non sostenga questa
democrazia immaginaria

***

 

Strade senza uscita

a distribuir pubblicità
con ubriaconi a tempo pieno
in gelidi giorni invernali
in quartieri
con case di proprietà
vicino a cimiteri raggelanti
con in bocca un cubetto di ghiaccio
al posto della lingua
e a pranzo inghiotti benzina
con un fiammifero acceso
se sei ancora vivo
alla fine della giornata
puoi comprarti vino da quattro soldi
e puntare alla lotteria
con la tua paga invisibile

***

 

Tata

mi abuela
ha trascorso
gli ultimi venticinque anni
in questo grande magazzino
chiamato america
ha ottantacinque anni
e non conosce
una parola d’inglese

quando si dice l’intelligenza

***

 

Poesia d’amore per la mia gente

non lasciate
che lampade artificiali
disegnino strane ombre
di voi
non sognate
se volete che i vostri sogni
s’avverino
sapevate cantare
anche prima che
vi venisse rilasciato un certificato di nascita
spegnete lo stereo
che questo paese vi ha dato
è fuori uso
il vostro respiro
è la vostra terrapromessa
se volete
davvero sentirvi ricchi
guardatevi le mani
è lì
che si trova
la definizione di magia

***

__________________
Pedro Pietri, Scarafaggi metropolitani e altre poesie
A cura di Mario Maffi
Baldini & Castoldi, 1993
__________________

 

 

2 pensieri riguardo “Scarafaggi metropolitani”

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