Archivi categoria: poesia

La Biblioteca di RebStein (LXXX)

La Biblioteca di RebStein
LXXX. Settembre 2020

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AA. VV.
(a cura di Marco Ercolani)

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Omaggio a Rubina Giorgi
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Un pensiero sorgivo

etretatlibraryyq7Marco Ercolani

Un pensiero sorgivo*

……«Ora è forse morta? No o sì, cosa importa, se da sempre si è già nella magia di morte, nel difetto di vita bramoso di una più che vita – che non consegue alcuna più che vita come risarcimento o ricompensa ma come una regale incomprensibile latenza… Come un frutto – uno di quelli che non si danno a conoscere per tali». Questa frase, contenuta in Una vita imperfetta, ci orienta verso la poetica filosofica di Rubina Giorgi. I libri di Rubina sono contenuti dentro questa «regale incomprensibile latenza», dove a contare non è più la realta definibile della vita o della morte, ma i ritmi di una parola sprofondata in modo sonnambolico nell’ascolto del pensiero. Continua a leggere Un pensiero sorgivo

Ricordi della natura umana


[Presentiamo in anteprima alcuni testi tratti dall’ultima opera poetica di Massimo Rizzante, Una solitudine senza solitudine, pubblicata da Effigie Edizioni.
Il libro raccoglie tutta la produzione in versi (1989-2019) del poeta, saggista e traduttore veneto, con un’ampia sezione di testi inediti.
Un ringraziamento particolare all’autore e all’editore per la gentile concessione. fm]

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Storie

Roberto Bolaño

Testi tratti da Los perros románticos
(da qui)

JUNTO AL ACANTILADO

En hoteles que parecían organismos vivos.
En hoteles como el interior de un perro de laboratorio.
Hundidos en la ceniza.
El tipo aquel, semidesnudo, ponía la misma canción una y otra vez.
Y una mujer, la proyección holográfica de una mujer, salía a la terraza
a contemplar las pesadillas o las astillas.
Nadie entendía nada. Continua a leggere Storie

Albeggiare

Roberto Bolaño

Albeggiare
(Amanecer, tratto da
La Universidad Desconocida)

Credimi, sono al centro della mia stanza
aspettando che piova. Sono solo. Non mi importa
di finire o meno la mia poesia. Aspetto la pioggia
sorseggiando caffè e osservando oltre i vetri un bel paesaggio
di cortili interni con abiti stesi e immobili,
silenziosi abiti di marmo in città, dove non esiste
il vento e in lontananza si sente solo il mormorio
di un televisore a colori, davanti al quale c’è una famiglia
che a quest’ora beve anch’essa caffè raccolta intorno
a un tavolo: credimi: i tavoli di plastica gialla
si moltiplicano fino alla linea dell’orizzonte e oltre:
fino ai sobborghi dove costruiscono palazzi
con appartamenti e un ragazzo di sedici anni seduto
su dei mattoni rossi contempla il passaggio delle macchine.
Il cielo proprio in quel momento è un’immensa
vite concava con cui gioca la brezza. E il ragazzo
gioca con le idee. Con idee e scene trattenute.
L’immobilità è una foschia trasparente e dura
che esce dai suoi occhi.
Credimi: non è l’amore che verrà,
ma la bellezza con la sua stola di albe morte.

Vanini

Friedrich Hölderlin

Vanini

Gottverächter schalten sie dich? mit Fluch
Beschwerten sie dein Herz dir und banden dich
Und übergaben dich den Flammen,
Heiliger Mann! o warum nicht kamst du

Himmel her in Flammen zurück, das Haupt
Der Lästerer zu treffen und riefst dem Sturm;
Daß er die Asche der Barbaren
Fort aus der Erd, aus der Heimat werfe!

Doch die du lebend liebtest, die dich empfing,
Den Sterbenden, die heilge Natur vergißt
Der Menschen Tun und deine Feinde
Kehrten, wie du, in den alten Frieden.

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Nel luogo del dolore

Giorgio Stella

ora tu aspetta,
aspetta che le mani

passino sul volto,
sul volto tuo

per poterti levare via
la maschera da morto –

la vita che si trasforma fino
a farti diventare ombra

ha reso possibile
la matrice del calco

di pelle, l’amore
nel luogo del dolore,

la carità nell’aria
che respira

il feto dell’anima

(Tratto da Controsfinge (e altri poemetti),
di prossima pubblicazione in
“Quaderni di RebStein”, LXXIX, sett. 2020)

La cripta e la fiamma

Marco Ercolani

La cripta e la fiamma

……1
……Proust afferma in Contre Sainte-Beuve: «I bei libri sono scritti come in una lingua straniera»1. Questa frase riassume bene l’idea di un viaggio interiore che si emancipa dalla ragione dominante. Il comune senso delle cose esige che esista una lingua originale e una lingua tradotta, ma la sensazione proustiana di una “lingua straniera”, aliena, conquista noi lettori, come se non appartenessimo mai totalmente a noi stessi ma sempre abitassimo al di qua o al di là dei nostri limiti, dentro una lama di luce obliqua che fa apparire il testo letto come uno strano meteorite, precipitato casualmente nella pagina, e che solo l’intuizione ci permette di gustare. L’intuizione, nel momento in cui è nostra, è anche lo strumento che ci guida fuori di noi. Continua a leggere La cripta e la fiamma

Filosofia del nome in Agamben

Luigi Sasso

Filosofia del nome in Agamben

……L’indagine sul linguaggio, sugli elementi che lo compongono, accompagna la storia del pensiero occidentale. Agamben ci ricorda, in Che cos’è la filosofia?, che il mondo antico non poteva riferirsi alla realtà delle cose in un modo che si pretendesse indipendente da come il mondo stesso «si rivelava nella lingua»1. E non a caso molti passaggi dell’opera di Platone, per ricondurci all’esempio più autorevole ‒ dal Cratilo al Sofista, dalla Settima lettera a un brano delle Leggi ‒ si soffermano sull’origine del linguaggio e in particolare dei nomi, sulla loro qualità (da alcuni ritenuta naturale, da altri convenzionale), sul rapporto tra nome e definizione, sulle possibilità che il linguaggio è in grado di offrire alla conoscenza. Continua a leggere Filosofia del nome in Agamben