Archivi categoria: poesia

Risorgenza, resistenza, vigilanza

Imbastendo una salda correlazione tra un termine-concetto derivato da Aby Warburg – résurgence -, un termine-concetto derivato dalla storia e dalla Guerra di Liberazione – résistance – e un termine-concetto di derivazione filosofica – vigilance – Yves Bergeret racconta qui della vita intellettuale e politica di uno dei luoghi da lui più amati – Die e la Valle della Drôme – e della scoperta, durante i suoi frequenti vagabondaggi, di stampe, di libri, di edizioni rare che si celano nelle biblioteche private o presso bouquinistes e antiquari della regione e che il poeta si porta a casa, studia, espone al proprio sguardo nella luce bellissima della sua maison affinché poi quello sguardo divenga lo sguardo dei lettori.
E sempre, sempre c’è un legame fortissimo con l’impegno in favore del dialogo tra persone provenienti da terre e culture differenti e di un necessario engagement che fa della parola e della scrittura uno strumento chiamato a non sottrarsi al suo dovere di presenza non solo in sede estetica, ma anche storica e politica.
L’engagement di Bergeret possiede una profondità storica (si vedano in questo caso la sua attenzione per i disegni di Tiziano o Michelangelo o per le partiture beethoveniane) che porta opere apparentemente lontane a dialogare sia fisicamente che idealmente tra di loro, una valenza politica che ne fa un atto incessante di vigilanza antifascista e di testimonianza memoriale, di attività antirazzista e, in sede estetica, di opposizione a qualunque forma di narcisismo e di vago, piagnucoloso o sentimentalistico spiritualismo.
Lo stesso atto fisico di Yves, quell’instancabile suo muoversi da borgo a borgo del Diois, quel suo cercare le persone per parlare con loro, quel suo vedere ciò che molti non vedrebbero (nel caso presente un libro, un catalogo, un disegno), quel suo parlarne e scriverne, lo stesso atto di prendere un’immagine e appenderla a un muro della casa (ma la casa di Yves è anche la concretizzazione visibile della sua mente, del suo pensiero, del suo sentire) sono sempre poesia in atto, una forma di entusiasmo e di slancio che sono la poesia mentre vive.

I calcionauti di Lutz Seiler

Antonio Devicienti

Tra le pagine più riuscite del già notevole libro di Lutz Seiler im felderlatein (nel latino dei campi, Berlino, Suhrkamp, 2010) ci sono le tre del poemetto die fussinauten (i calcionauti). Se è vero che la DDR ha annoverato durante i suoi quarant’anni d’esistenza una nient’affatto piccola schiera di poeti d’altissimo valore, è anche vero che la riunificazione tedesca (data ufficiale: 3 ottobre 1990) ha portato con sé la necessità di ripensare certi temi, certi paesaggi, certi stilemi. E Lutz Seiler è protagonista di primissimo piano: nato nel 1963, ha conosciuto dall’interno il sistema politico, educativo, militare, letterario della Repubblica Democratica Tedesca, la sua infanzia, giovinezza e prima maturità (sino al novembre 1989, anno della caduta del Muro di Berlino) si sono svolte entro l’orizzonte tedesco-orientale e della guerra fredda, l’inizio della seconda maturità ha avuto, invece, come sfondo storico-sociale la Wende (la “svolta” come in Germania è chiamata la riunificazione) e il faticoso, ancora oggi problematico e non concluso processo di quella stessa riunificazione. […]

(Leggi l’intero articolo su Zibaldoni e altre meraviglie)

Margine

Margine

Sul margine interno
della pagina, nel bianco
sabbioso che costeggia
la selva di ciò è scritto
qualcuno attende
rannicchiato
con sguardo da sordo
con ansia da miope
che la parola dica
in futuro arcaico
in un suono, con la sua voce
qualcosa
che somigli al canto
naturale degli uccelli
o almeno al rumore di uno spillo
che cade di punta sulla cresta
del mondo.

(Versione libera di Margen, 1947,
di Augusto Roa Bastos.
Immagine: opera grafica di Davide Racca.)

Corpo finale

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Tiziana Cera Rosco
Corpo finale
Faloppio (CO), Lietocolle 2019

…… Gli enigmi sono parte delle illuminazioni? Guardando i ritratti e le performance eseguiti da Tiziana Cera Rosco, con tutta la realtà che si stringe intorno alle immagini, sembrerebbe di sì. La vitalità che vi emerge, nonostante i reperti di per sé barocchi e cautamente adeguati a una sorte di apocalisse passata, è appunto il primo enigma a cui dovremo sottostare. Non ce ne dispiace, anzi nutre le facoltà percettive talvolta esauste di fronte all’epoca immane che ci contiene. Nonostante noi e nonostante Tiziana, verrebbe da dire. Poi intervengono le luci imperiose a vivacizzare, a contrastare, le forme e il corpo. Continua a leggere Corpo finale

Arcorass/Rincuorarsi

Maria Lenti

Felicità

El pegg en è mai mort:
proverbio della mia terra
che trovo diverso e uguale anche
in Re Lear.
Verità che dura e durerà?
E se ‘l pegg, invec, fnissa
proprio con le soperchierie già vissute
(siriani congolesi afghani irakeni yemeniti
e silenziosamente altri sterminati)
se una colomba di qualche bel tempo
aprissa le ment, i còr di chi vuole potere e soldi
preminenze con prepotenze?
E se ‘l pegg bruciasse per sè stess?

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Maria Lenti, Arcorass/Rincuorarsi
Introduzione di Sanzio Balducci
Postfazione di Manuel Cohen
Pasturana (AL), puntoacapo, 2020

Quarantena

Eavan Boland
(24 sett. 1944 – 27 apr. 2020)

Quarantena

Nell’ora peggiore della stagione peggiore
dell’anno peggiore di un intero popolo
un uomo partì dalla workhouse con sua moglie.
Stava camminando – entrambi stavano camminando – verso nord.

Lei era malata per la febbre da carestia e non riusciva a tenere il passo.
Lui la sollevò e la mise sulla schiena.
Camminò così verso ovest e ovest e nord.
Finché sotto stelle gelide al calar della notte arrivarono.

Al mattino entrambi furono trovati morti.
Di freddo. Di fame. Delle tossine di un’intera storia.
Ma i piedi di lei premevano contro il suo sterno.
L’ultimo calore della sua carne fu il suo ultimo dono per lei.

Non lasciate che nessuna poesia d’amore arrivi mai a questa soglia.
Non c’è posto qui per l’inesatta
lode alle facili grazie e alla sensualità del corpo.
C’è solo tempo per questo impietoso inventario:

La loro morte insieme nell’inverno del 1847.
E quello che hanno sofferto. Come hanno vissuto.
E cosa c’è tra un uomo e una donna.
E in quale oscurità essa può essere messa alla più dura prova.

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Continua a leggere qui altri testi
e una presentazione della grande poeta irlandese
a cura di Viviana Fiorentino.

I giorni del sole fermo

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Liliana Zinetti, I giorni del sole fermo
Borgomanero (NO), Ladolfi Editore 2020

La poesia non è infallibile, al contrario di quanto pensano coloro che agilmente l’antepongono a una vita che ha soltanto bisogno di farsi curare le ferite. La poesia dunque viene svuotata ancor prima d’essere scritta. Inevitabile che questa mancanza non mobiliti una poetica degna del nome, né si annuncino sorprese leggendo le schede segnaletiche di sbrigativi libretti e opuscoli. Bizantinismi e agguati critici se ne leggono a iosa in rete e in prefazioni elegantemente accompagnate alle pubblicazioni, raro imbattersi in pagine che mostrino una fissazione, una volontà della lingua finalmente volta a costruire una decisione espressiva. Ferma e completa, almeno nel suo esordio. Continua a leggere I giorni del sole fermo

Milli Graffi (1940-2020)

Milli Graffi

(da Embargoed Voice, 2002)

……………resta un segno
…………………..che la movente pluviale vita
………………..tiene ben raccolto e fermo

……………………………………..era….. cosa
l’urlo del tronco aggrappato al braccio
nel balzo alla certezza dell’
essere inseguite

……………………………………..era….. cosa
il sasso rifugio nello schianto del sole
o il sasso pioggia come aperto mantello
o il sasso ombra mugugno di canzone

…….e le grandi foglie figure perdute insegna
…………… globale di tutta la ramificazione

…….cosa? chiama
……………….a raccogliersi
……………………..questa sparuta minoranza

Ovada marittima

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Nico Priano, Ovada marittima
Borgomanero (NO), Ladolfi Editore 2020

Guardarsi intorno, guardare indietro e davanti a sé lungo i sentieri, le provinciali, le statali, le autostrade, fino agli slarghi improvvisi e luminosi – e laggiù l’orizzonte alto che sembra sovrastare la costa ligure. Sono i misteri di chi arriva dal Monferrato, dall’entroterra fatto di nomi famosi e meno famosi, di chincaglierie da quattro soldi (e perciò preziose) e vini che presuppongono denari interattivi o latifondi ricchissimi. Non si è mai saputo chi è stato, fra Liguria e Piemonte, il primo a colonizzare. Intellettualmente ci si schiera dalla parte di Nico Orengo, Francesco Biamonti o Paolo Conte, di Camillo Sbarbaro, Mario Novaro o Guido Gozzano. Nel maneggiare le chiavi di una lingua, conviene partire dal secolo di Rimbaud, arretrando potrebbe sembrare presuntuoso, per così dire “barocco”. Fra dissacrazioni, tragedie reali o simulate, vigne esclusive e palme tropicali fuori luogo, si arriva a esprimersi per poemi o per versi sciolti fra lirica ermetica e rincorse dei prediletti poeti beat, tanto per cambiare diffusi dalla Nanda Pivano che senza circospezione ci porta di filato nei caruggi del Faber. Continua a leggere Ovada marittima