Archivi categoria: poesia

Benvenuto, straniero!

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Necessitata scrittura

“Necessitata scrittura” significa che il testo nasce e si compone perché il pensiero avverte verso di lei e traverso di lei una precisa necessità espressiva; è il caso di Mariella Mehr e della sua scrittura in versi.
Premetto che legittimi sono i riferimenti, già formulati da lettori e da critici, a Nelly Sachs, a Paul Celan e ad Antonin Artaud, ma che è necessario riconoscere la saldezza espressiva, tematica e concettuale della scrittura di Mariella Mehr, capace di dar vita a un universo poetico ben riconoscibile anche perché generato da una necessità reale e ineludibile. Non siamo di fronte, voglio dire, a una poesia artificiosa e atteggiata, ma perfettamente controllata sul discrimine tra stile e ragioni personali, culturali, storiche.

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Acqua

Dalla bocca della pietra
parla la sapienza delle ere, la meraviglia
di ciò che spinge il giorno
attraverso cunicoli di cielo, di storie
immaginate nel disadorno ammanto
del silenzio. Procediamo tra distese di immagini
che svanendo lasciano impronte di fiumi.
Noi siamo acqua, memoria
che semina albe nel passaggio.

Dell’asinità in poesia

Un “attraversamento” di Scannaciucce
(Mesogea, Messina, 2019)
di Domenico Brancale

 

A Domenico Brancale preme l’origine del suono-parola, la sua basilarità e pre-verbalità perché ogni parola articolata fatalmente si allontana da quell’origine (anche pre-umana) rischiando di falsare il rapporto con il mondo e, inevitabilmente, la mente ha bisogno della parola articolata per dire e per provare a comprendere.
Il raglio dell’asino diventa allora il paradigma di un suono istintivo e naturale, capace di esprimersi in modulazioni differenti, ma mai falsificato o impostato, sempre in accordo con i bisogni espressivi dell’animale.

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Quaderni delle Officine (LXXXVI)

Quaderni delle Officine
LXXXVI. Giugno 2019

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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“Nient’altro che l’esperienza d’un lettore”
Un attraversamento di Parmenides remastered
di Nanni Cagnone

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Parmenides remastered

Antonio Devicienti

“Nient’altro che l’esperienza
d’un lettore”

Un attraversamento di
Parmenides remastered
di Nanni Cagnone

Perché cercare di classificare un libro, volerlo etichettare? Forse per disinnescarne l’eventuale carica eversiva, per tentare di ricondurlo alla “normalità” di limiti riconosciuti e tranquillizzanti.
Ma per fortuna si danno a leggere libri come questo di Nanni Cagnone, Parmenides remastered (La Finestra Editrice, Lavis, MMXIX) e ci si abbandona, liberati e felici, a un attraversamento del testo, a una Wanderung traverso differenti paesaggi, a un’esplorazione sorprendente a ogni svolta di pagina, a ogni salto di paragrafo.
Qui c’è poesia, filologia, filosofia, scienza etimologica, saggistica, tensione intellettuale, qui c’è eleganza di scrittura, sapienza di vita, splendore di conoscenza, coraggio conoscitivo, piacere del pensare e dello scrivere. Continua a leggere Parmenides remastered

Creazione continua, V

Giuseppe Feola

Esistere / Creazione (XXVII)

Nello spazio del mondo trova posto
la vertigine nuova dell’esistere:
lo sguardo delle cose
chiama il tuo sguardo;
i fiori dell’oceano, le stelle del-
la terra, i vortici del cielo: insistere
del moto; la torsione
di tutto su se stesso:
e sotto a tutto,
dentro la notte ultima del senso,
quest’universo che non ha riposo.

Tratto da:
CREAZIONE CONTINUA, V

Biografia di Dino Campana

Roberto Bolaño

DINO CAMPANA RIVEDE
LA SUA BIOGRAFIA
NEL MANICOMIO DI CASTEL PULCI

Ero portato per la chimica, per la chimica pura.
Ma scelsi di fare il vagabondo.
Vidi l’amore di mia madre nelle bufere del pianeta.
Vidi occhi senza corpo, occhi eterei che orbitavano
intorno al mio letto.
Dicevano che ero fuori di testa.
Presi treni e navi, percorsi la terra dei giusti
di primo mattino e con la gente più umile:
gitani e mercanti.
Mi svegliavo molto presto o non dormivo. Nell’ora
in cui la nebbia non è ancora svanita
e i fantasmi di guardia al sogno mettono sull’avviso inutilmente.
Sentivo i moniti e gli allarmi ma non ho saputo decifrarli.
Non erano diretti a me ma a coloro che dormivano,
però non ho saputo decifrarli.
Parole incomprensibili, grugniti, grida di dolore, lingue
straniere sentivo ovunque andassi.
Esercitai i mestieri più umili.
Attraversai l’Argentina e l’intera Europa nell’ora in cui tutti
dormono e appaiono i fantasmi guardiani del sogno.
Ma proteggevano il sogno degli altri e io non seppi
decifrare i loro urgenti messaggi.
Frammenti forse sì, e per questo visitai i manicomi
e le prigioni. Frammenti,
sillabe brucianti.
Non credetti nei posteri, anche se talvolta
ho creduto alla Chimera.
Ero portato per la chimica, per la chimica pura.

Tratto da qui

Telemaco-Bintar

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Carlo Marcello Conti
Telemaco-Bintar
Pasian di Prato (UD)
Campanotto Editore 2018

La voce della poesia italiana passa per il Friuli, con radici venete e sconfinamenti emiliano-romagnoli. La misura geografica della poesia dovrebbe valutarsi attentamente prima di affrontare discorsi linguistici e antologici: la biografia dei poeti, nel bene e nel male, assicura distinzioni che diventano il simbolo stesso dell’avventura poetica italiana. Non è certo una novità, ma occorre precisarlo prima di considerare i libri di Carlo Marcello Conti. Nato a Belluno (ma in una intervista indica Forlì, non sappiamo se per svista o rimescolamento di carte), scrittore precoce e frequentatore fin dagli esordi della vivace avanguardia degli anni Sessanta. Non è certo casuale il suo ruolo di redattore (definito dai compagni “sottilmente dialettico”) della rivista bolognese Bab Ilu fondata e diretta da Adriano Spatola nel 1962. Continua a leggere Telemaco-Bintar