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Discorso di noviziato al monastero di Xuankong Si

Antonio Pibiri,
Il prezzo della sposa (Forlimpopoli, L’Arcolaio, 2018)- pagina 40:

 

 

Discorso di noviziato al monastero di Xuankong Si

«La prossima volta non uscirò per la testa
squartando il ventre di madre sugli scalmi.

Non si viene al mondo per la testa-crepitacolo…
il suo rùmine d’armi oscura di sé fino ai cieli.

Nascerò per i piedi, fratelli miei, per le ali
svincolate dal cranio. Toccheranno tremando

in alto le foglie di Ginkgo, le cime morenti
del mare…».

Tre dei quattro soli (I, 1)

Verso la fine dell’anno scorso, grazie a una casuale e felicissima coincidenza, sono riuscito a recuperare un po’ di materiali (alcuni libri, qualche disco, una decina di quaderni) che credevo perduti per sempre. I quaderni, di quelli a righe con la copertina nera in uso nella scuola di un tempo, risalgono agli anni Ottanta e contengono testi di varia natura scritti nel corso di quel decennio. Parecchie pagine sono praticamente illeggibili o quasi (scoloritura dell’inchiostro, umidità, polvere, macchie più o meno estese di muffa), ma con molto impegno e tanta pazienza sto riuscendo lentamente a ricopiare alcune scritture. Continua a leggere Tre dei quattro soli (I, 1)

La parola eterna di Ilaria Seclì. La potenza evocativa dell’ “Impero che si tace”

Mi fa grandissimo piacere poter ospitare sulla Dimora del Tempo sospeso quest’intervento critico di Annalucia Cudazzo; il lettore curioso e interessato ad approfondire può trovare notizie relative alla studiosa salentina alla fine di questo suo studio articolato e appassionato; ringrazio Ilaria Seclì per aver fatto da tramite tra Annalucia e me e saluto un’altra persona “complice” di quest’incontro, vale a dire Simone Giorgino.

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Mario Benedetti (1955-2020)


Mario Benedetti

Mandami le ossa, mandami il cranio senza gli occhi,
la mascella aperta, spalancata, fissa nei denti,
e i calzini sotto la tuta, eri rigido, eri rigido, eri una cosa
come un’altra, senza la forma che hanno i tavoli,
morso dallo stento del vivere, una cosa inservibile,
indecisa, un terriccio che non si nota, un pezzo di asfalto
di una strada anonima, eri tu, quella cosa, eri tu,
quella cosa, eri uno che è morto. Così fragile il tuo sorriso,
lo sguardo blu e gli zigomi, il metro e settantacinque
portato come un uomo che piace, che vive per sempre,
per sempre dentro una vita che per potere essere
vissuta deve sembrare una vita per sempre, mentre eri
della carne, quello che io sono uno per sempre ancora.

(da Tersa morte, 2013)

(Immagine: Mario Benedetti,
foto di Dino Ignani)

Memoria dell’oggi: Pierre Tal Coat / André du Bouchet

Pierre Tal Coat: Du côté de la Drôme, 1979 huile sur panneau 25.5 x 30 cm.

 

J’écris toujours pour me rendre digne du poème qui n’est pas encore écrit. / Sans espoir

André du BouchetUne lampe dans la lumière aride / Carnets 1949-1955, Editions Le bruit du temps, 2011, pag. 194

A casa si sta così

Estrai la freccia
non rimproverare nessuno
ma stenditi
come fa la bestia ferita
con il cielo
e non pregare nemmeno
solo conta
conta i respiri
come fossero monete
per passare oltre te,
l’orizzonte opaco
del nome.
Non anticipare
niente, non essere
a proposito, abìtuati
all’improvvisazione musicale,
a farti invisibile
nota tra le note,
vuoto capace
di urlo, di riconoscimento:
ecco, a casa
si sta così.

(Livia Candiani, Fatti vivo, 2017
da qui)

Godzilla in Messico

Roberto Bolaño

GODZILLA IN MESSICO

Ascolta quello che ti dico, figlio mio: le bombe cadevano
su Città del Messico
ma nessuno sembrava rendersene conto.
L’aria diffuse il veleno attraverso
le strade e le finestre aperte.
Tu avevi appena mangiato e stavi vedendo alla tele
i cartoni animati.
Io leggevo nella stanza accanto
quando mi accorsi che stavamo per morire.
Nonostante il malessere e la nausea mi trascinai
fino alla sala da pranzo e ti trovai sul pavimento.
Ci abbracciamo. Mi domandasti cosa stesse succedendo
e io non ti dissi che eravamo nel programma della morte
ma che stavamo per iniziare un viaggio,
uno splendido viaggio, insieme, e di non avere paura.
Andandosene, nemmeno la morte
ci chiuse gli occhi.
Che cosa siamo?, mi chiedesti una settimana o un anno dopo,
formiche, api, cifre sbagliate
nella grande brodaglia putrida del caso?
Siamo esseri umani, figlio mio, quasi uccelli,
eroi pubblici e segreti.

(da qui)

nutrica

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Daìta Martinez
nutrica
Faloppio (CO), Lietocolle, 2019

Ampio e fecondo lavoro in quest’ultimo libro di Daìta Martinez, dopo aver dato alle stampe alcune plaquette lungo i recenti anni fatti di ricerca e letture rivelate, letture che le hanno concepito una prospettiva più ampia. Le fonti sono state molte. I destini, ascoltati dopo l’inarrestabile perseveranza, ancora di più. Prose e poesie nutrici, giunte dal vasto mondo della mente umana: dove la scrittura affonda nella psiche, vi si arrotola fino a smascherarne le recondite pieghe. Inutile, dunque, sciogliere le vischiosità metafisiche. Chi l’ha fatto, in passato, si è solamente appagato di qualche euforia. Poi più nulla. Continua a leggere nutrica

Le cose del mondo e il loro oblio

un saggio di Paolo Ottaviani
su Le cose del mondo
di Paolo Ruffilli
(Milano, Lo Specchio Mondadori, 2020)

(Mi fa enormemente piacere ospitare quest’intervento di Paolo Ottaviani, poeta di grande qualità e sensibile studioso di poesia, con uno spiccato interesse per quello che si va pubblicando in questi anni, sia in Italia che altrove. Il saggio che segue dimostra bene quanto ho appena affermato e comprova quanto necessario sia, per ogni poeta, leggere gli altri poeti, studiarli, imparare da loro – in un ambiente spesso avvelenato dal sospetto e dall’invidia l’ammirazione per il lavoro serio di altri poeti e scrittori è salutare esercizio e luminoso ampliamento di orizzonti.  A. D.)

Un’incantevole, ad un tempo chiara ed enigmatica, illustrazione di copertina, ideata dalla ricercatrice d’immagine della Mondadori Noemi Sorze, tutta giocata su un perfetto, sinuoso equilibro tra due soli colori – il bianco e il rosso – il primo come a simboleggiare una fiduciosa, incontaminata spiritualità che attraverso un sentiero attraversa e divide il rosso delle energie vitali, poi idealmente le ricompone e infine riprende il suo cammino verso l’infinito, oltre il margine fisico del libro, quest’immagine riposante per l’occhio ed inquietante per la mente è davvero un gran bel viatico alla lettura di questa nuova raccolta – Le cose del mondo (Mondadori, gennaio 2020) – di Paolo Ruffilli. Continua a leggere Le cose del mondo e il loro oblio

Quaderni delle Officine (XCIV)

Quaderni delle Officine
XCIV. Febbraio 2020

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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Il lievitare dello smarrimento.
Su Mestizia dopo gli ultimi Racconti
e La genitiva Terra di Nanni Cagnone

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