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Infanzie

Yves Bergeret

Lei sente i suoi figli giocare nella sabbia del giardino,
i granelli cadono, la sabbia canta,
ogni granello è una collina del Caucaso,
ogni granello una montagna della sua infanzia,
un granello un ghiacciaio nero,
un granello un artiglio di tigre,
un granello una pagina di epopea,
lei ascolta i suoi figli ricucire la sua infanzia,
li ascolta liberare granello dopo granello
l’altro piede dell’arcobaleno
che aveva creato cominciando il suo viaggio.

(da qui)

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La parola della pioggia

“Tu vuoi l’acqua. Hai gridato per la sete. Hai sognato il mare dolce e immenso di cui neppure conosci la forma e il sale. Supplichi per l’intero arco delle tue giornate. Passi le notti a frenare la lingua che si secca a furia di cantare le tue richieste sabbiose. Stai a cavallo sulla groppa del sogno convinto di guidarlo verso di me. Io amo che tu mi cerchi. Non amo che tu mi voglia. Anche vicino a te, vivo di distacchi. Ti disseto ma non vedrai mai il mio volto. Non mostro che le mie dita, anzi, mai tutte quante, le stringo e un mattino le punto verso di te quando ho deciso di amarti. Dico e rifiuto. Penetro, attraverso e ti lascio stremato al suolo che ho intriso più del tuo corpo. Ti ho nutrito. Ti nutro stamani di nuovo. Cresci con le mie nuove frasi, tu che le senti come delle grida e ti sforzi di trattenerne i frammenti e le fibre sottili che confondi con ciò che ti ha graffiato le gambe: era il vento della polvere, mio figlio, che corre giocando proprio davanti a me”.

( Yves Bergeret
Il tratto che nomina
di prossima pubblicazione presso
Algra Editore, Catania)

La parola della polvere

“Sei sicura di capire da dove derivo, chiede la polvere alla donna? Mi conosci da seimila anni. Mi spandi sotto i tuoi fianchi quando dormi sdraiata per terra. Quando canti frantumando nella macina i grani di miglio e le tue mani, le tue reni, il tuo canto nutrono e salvano il villaggio, tu trascini anche me, e io m’impenno e m’inarco e mi disperdo moltiplicata tra le note del tuo canto. Mi fai nascere allora nella soave assenza di forma che mi proietta nella luce dove scoppio a ridere. Ma in fondo alla tettoia, dove durante il tornado tu vieni a distenderti per impregnare col mio biancore le tue spalle e i seni e i piedi, riesci a percepire pienamente che io sono lo sgretolarsi dell’arenaria mescolato all’eterna balbuzie dei morti, che gli antenati dei tuoi antenati hanno rinchiuso nella parte più remota della mia ombra? Io t’imbelletto e tu mi doni la tua pelle, nell’abbandono del sonno, affinché io entri in una forma da dove possa finalmente nascere la parola. Ti ringrazio”.

( Yves Bergeret
Il tratto che nomina
di prossima pubblicazione presso
Algra Editore, Catania)

L’espiazione

Oggi il nord del Mali è letteralmente devastato dal banditismo dei nomadi Tuareg e dalla ferocia disumana dell’integralismo islamista. Ogni giorno si susseguono stragi di civili inermi, rapimenti, esecuzioni, sgozzamenti, esplosioni di mine tra i convogli che attraversano le poche piste asfaltate nel deserto, in particolare nei pressi dell’oasi di Boni, dove una volta alla settimana si tiene un importante mercato che richiama uomini e donne da tutti i villaggi della regione.
Gli articoli di Yves Bergeret, che in quelle terre e tra le genti dogon ha vissuto per parecchi anni, servono anche e soprattutto a tenere desta l’attenzione sull’ennesimo genocidio annunciato. Sotto gli occhi accecati di xenofobia e razzismo di un Occidente che è la causa prima di quegli orrori.
(fm)

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Domino e giochi a carte

Yves Bergeret

“Tremble la terre
tremble la strate blanche
tremble la strate noire
seul compte le tremblement
tandis qu’à reculons le volcan
retourne ricaner
même pas dans une radicelle
du cacaoyer togolais.”

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Yves Bergeret, Antonio Devicienti su disegni di Nicolas Hilfiger

Nicolas Hilfiger è un artista residente a Parigi (estremamente riservato sulla propria vita privata) con il quale Yves Bergeret intrattiene da tempo una frequentazione intellettuale e artistica; i suoi disegni hanno ispirato i testi di Yves Bergeret e di Antonio Devicienti che qui vengono presentati insieme con alcuni disegni di Hilfiger; si è deliberatamente scelto di pubblicare i testi soltanto nelle loro lingue originali senza traduzione anche per restare fedeli allo spirito del lavoro che vuole conservare l’immediatezza dell’espressione nelle due lingue sorelle e del loro dialogo diretto senza la mediazione-tradimento della traduzione. Continua a leggere Yves Bergeret, Antonio Devicienti su disegni di Nicolas Hilfiger