Archivi categoria: scritture

Il tratto che nomina (I, 7)

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Distratte le mani

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Daniela Pericone
Distratte le mani
Coup d’idée Edizioni d’arte
Torino, 2017

Impaginazioni del pensiero verso i paesaggi naturali di cui si scriveva a proposito del precedente L’inciampo. Nel libro c’era ancora diffidenza verso le radici sentimentali offerte dal linguaggio, pur essendo già lontano dagli inutili vellicamenti d’intelletti contemporanei. E poi si mandava a quel paese l’abilità. In Distratte le mani finalmente la scrittura si arrende alla supremazia del pensiero, mai corteggiato allo scopo di far giungere l’indicibile, ma riportato indietro dagli esili che la vita impone. Il poeta invece dovrebbe affermare il suo vuoto, la sua accoglienza, perfino l’ambiguità dei desideri. Somigliasse alle sue parole (il poeta), il linguaggio sarebbe a posto, ben impaginato dove festeggiano le proporzioni dell’opera. Continua a leggere Distratte le mani

Il tratto che nomina (I,4)

Teatro che, loro e noi, ci recitiamo
da una parte all’altra del muro,
con questa lingua segreta dell’invisibile
che ci divide e ci unisce.

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Tutto questo

Marco Ercolani

Nota di lettura a:
Maria Luisa Vezzali
Tutto questo
(puntoacapo,  2017)

 

«bellezza è quell’armonia dolcemente
crocefissa nel rilievo dell’onda
che riconosci come un luogo
frequentato a lungo in un passato
che non è nel tempo
ma sul tetto della piramide
sfinge scava senza fine nel petto
il pozzo del dono che non fa rumore».

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Il tratto che nomina (I,2)

“Colui che mi prende la mano,
prende se stesso per mano
prendendo la mia.”

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Un’altra vita non ce l’ho

Marina Pizzi

Un’altra vita non ce l’ho
E butta siero questo avanzo
Di carne. Nefasto dì il mio
Colloquio con le questure
Delle rondini che sfidano
Il fucile e il fungo velenoso.
Esoso cimelio rattoppare
Queste festicciole da ladri
Giacché i ciottoli sotto le scarpe
Danno l’astio del lusso sopra
L’arazzo di guerrieri sanguigni.
Guerrafondaio l’atrio della dittatura
Acclama la stura di soldati
Dati all’amalgama del fuoco.
L’attore sul palcoscenico piange
La genia del prossimo non intendere.

(Tratto da:
Feritoie ogivali (2017-18)
di imminente pubblicazione in
“Quaderni di RebStein”, LXX, gen. 2018)

Sul Baphomet di Pierre Klossowski

Giuseppe Zuccarino

Le Baphomet di Pierre Klossowski, pubblicato nel 1965, si potrebbe definire uno dei romanzi più insoliti del secolo scorso. Ricordiamo che l’autore non era soltanto un raffinato romanziere, ma anche un saggista e filosofo, un traduttore (dal latino e dal tedesco) e persino un pittore-disegnatore. Le Baphomet ha costituito, al momento della sua comparsa, un prodotto letterario imprevedibile persino da chi conoscesse già i testi narrativi pubblicati da Klossowski in precedenza. Essi, infatti, erano ambientati in epoca contemporanea, mentre il romanzo in questione ci riporta, almeno in prima istanza, al Medioevo. Ma Le Baphomet presenta anche implicazioni di natura filosofica, come si intuisce già dal fatto che reca una dedica a Michel Foucault, pensatore che stimava molto gli scritti klossowskiani.

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Ricordo di Nicanor Parra

Nicanor Parra
(5 sett. 1914 – 23 genn. 2018)

La poesia con me ha chiuso

Io non dico che metto fine a nulla
Al riguardo non mi faccio illusioni
Io vorrei fare ancora poesia
Ma l’ispirazione si è esaurita.
La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male.

Che ci guadagno nel dire
Io mi sono comportato bene
La poesia si è comportata male
Quando sanno che la colpa è mia.
E’ giusto: sono proprio un imbecille!

La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male
La poesia con me ha chiuso.

(Traduzione di Marco Ottaiano)

Vocazioni – Il libro

Da dove viene il desiderio di scrivere, di creare immagini, di raccontare storie, di comporre, con le parole o con le note musicali, una sequenza di frasi? A quale necessità obbedisce un artista, un narratore, un critico, quale forza lo spinge, esponendolo al rischio di un esito fallimentare, a misurarsi con i propri limiti, a ricominciare ogni volta da zero tentando di afferrare le parole rimaste sulla punta della lingua? Gli undici saggi raccolti in questo volume – composti in un arco molto ampio di anni, dal 1999 al 2016 – partono tutti, in maniera diretta o indiretta, da questi interrogativi, cercando soprattutto nelle pagine di scrittori come Guy de Maupassant o André Pieyre de Mandiargues, Robert Walser o Thomas Bernhard, Vladimir Nabokov o W. G. Sebald (per fare solo qualche esempio), ma in qualche caso anche di artisti (Jean Dubuffet, Jackson Pollock), le tracce di una possibile risposta. Si delinea in tal modo, a poco a poco, un percorso, procedendo lungo il quale il lettore sarà indotto a ripensare la propria idea di opera, di identità, di scrittura, fino a rendersi sempre più chiaramente conto di come tracciare segni su un foglio – si tratti di una breve annotazione critica o di colature di colore – non rappresenti né un inutile passatempo né il ripetitivo esercizio di un mestiere, ma qualcosa di più, di diverso: un destino, una vocazione.

Luigi Sasso, Vocazioni
Novi Ligure (AL), Edizioni Joker
“I Libri dell’Arca”, 2017

Isole

Flavio Almerighi

Hart Island

L’uomo ha conquistato la terra.
Invaghito della luna
risoluto l’ha sottomessa.
Gli amori, lontanissimi nell’aria,
sono appannati da un lampo.

Troppo tardi per ripartire
il prossimo vapore è domattina.

Avrei preferito trovare sereno
tutti in sonno e ben vestiti.
Nessuna pietà invece,
malgrado il gioco di pazienza
delle mani unite.

Fra tanta sterpaglia e veloci sussurri
chissà, forse,
fuggirà la voglia di essere terra.

Una a una vedo braccia
e foglie autunnali fermarsi,
colare a picco quest’isola

Correnti contrarie

Angela Greco

E se poi il sacro
non fosse solo un’invenzione
ma fosse connesso
con la sintesi delle tue labbra?

Un salmo da sciogliere
a rima dischiusa sul percorso
dalla bocca ai tuoi lombi e così sia
nella congiunzione di mani salde
su pianure scolpite dal vento d’oriente
con il fruscio dei tuoi riccioli sul viso,
coro angelico?

Acquisterei una mansarda in centro
e sulla piazza proietterei
le nostre ombre profane.