Archivi categoria: narrativa

Dalla vita di un fauno

Negli anni dal 1939 al 1944 l’impiegato Düring lavora per gli uffici del circondario di Fallingbostel, nella Brughiera di Luneburgo. Incatenato alla rupe di Prometeo delle sue mansioni, e costretto a dividere la propria vita tra le atmosfere naziste e una segreta rivolta dell’intelligenza, coltiva idee di fuga dalla famiglia – partecipe anch’essa dell’ipnosi collettiva – e dalla macchina dello Stato. Il «vedente» Düring, che deve suo malgrado «partecipare al gioco della mosca cieca», ottiene dal Landrat l’incarico di allestire un archivio storico per il circondario. È così che egli può tornare alla sua passione per i dati e le cifre, a cavallo di una bicicletta verso gli archivi di paesi e chiese, raggiungendo in questo modo la distanza apogea dal pianeta concentrazionario.

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La storia dei due gemelli

Hans Henny Jahnn

La storia dei due gemelli

     Nacquero due gemelli. Uno dopo l’altro abbandonarono in fretta il grembo materno. E si mostrò che erano più somiglianti di due oggetti della stessa forma. Crebbero. A distanza di una decina d’anni erano ancora più simili. Si assomigliavano come acqua limpida attinta secchio dopo secchio dallo stesso stagno. Avevano dato loro nomi dissimili. I nomi non erano riusciti a separarli. Il loro corpo aveva un unico scopo: emulare l’altro nelle sembianze. Poiché gli sforzi dell’uno e dell’altro si equivalevano, e il testimone passava da uno all’altro, nessuno dei due acquisiva un vantaggio. E giorno dopo giorno tutto concorreva ad un’uguaglianza sempre maggiore. Se uno si ammalava, l’altro non riusciva ad allontanarsi dal suo letto. Coloro che gli erano vicini presto compresero che le sostanze radunatesi per la crescita di una persona si erano scisse già nel grembo materno per versarsi nei due. Ma pochi anni dopo accaddero cose straordinarie. Sui banchi di scuola l’insegnante non riusciva a distinguerli. Li confondeva. Infatti era dotato solo di occhi e orecchie. Per strada li chiamavano col nome sbagliato. Si rassegnarono a rispondere anche al nome dell’altro.

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Klossowski, o dell’ostinata singolarità

Giuseppe Zuccarino

Se nel Novecento francese c’è un autore che mostra con estrema chiarezza come l’intensità del sentire debba necessariamente tradursi in opere inconsuete (tanto per il pensiero in esse espresso, quanto per le tecniche espressive adottate) e in uno stile di vita particolare, si tratta senz’altro di Pierre Klossowski. Nato a Parigi nel 1905 in una famiglia di artisti, ha la fortuna di essere guidato, nei suoi primi passi, da uno scrittore importante, André Gide. Verso il 1930, si interessa alla psicoanalisi e alle opere di Sade. Pochi anni dopo conosce Georges Bataille, col quale partecipa ad esperienze collettive come il gruppo di militanza antifascista «Contre-Attaque», la rivista «Acéphale» (e l’omonima società segreta), il Collège de Sociologie. Nella prima metà degli anni Quaranta, attraversa un periodo di febbrile ricerca religiosa, che lo porta a compiere studi di teologia e ad entrare come novizio in monasteri benedettini e domenicani, poi a convertirsi, ma solo per un breve periodo, al protestantesimo.

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Le interviste (im)possibili

“Sono quell’uno che vi ha capiti, il primo che ha colto la vostra definizione essenziale: siete gli esseri eterni in attesa della Perfezione, ridotti quotidianamente a semplici elogiatori della rilegatura, costretti dalla frustrazione, uno dopo l’altro, giorno dopo giorno, del poema, del romanzo, del libro; siete i soli che amate e concepite la Perfezione; gli scrittori tutt’altro, pubblicatori di brutte copie, di libri dettati dalla fretta, dall’opportunismo, dall’euforia. La Perfezione giungerà un giorno o l’altro in un libro, proprio come l’avete giustamente attesa e concepita: fino a ora non si è vista Perfezione alcuna se non nella grazia e nel potere morale di alcuni uomini e donne che noi tutti arriviamo a conoscere, prima o poi, e che non raggiungeranno mai una notorietà storica né quotidiana. Eppure fate bene ad aspettare e sono sicuro che il giorno in cui apparirà in Libro applaudirete tutti insieme, infinitamente grati.”

Macedonio Fernandez, Lettera ai critici

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Prolegomeni alla Nòva Fiorenza

Il testo che potete leggere di seguito, redatto dal cronachista ufficiale, nonché lucidaparole personale del Minor Duca in persona, contiene una serie di ragguagli, di rettifiche, di notazioni e di aggiunte a futura memoria riferibili all’anno di tutta grazia 2076, un’indispensabile premessa all’edizione aggiornata delle Cronache del Ducato Nòvo che vedrà la luce prossimamente su queste pagine (cesura permettendo). Nei quarant’anni successivi alla nascita della repubblica ducale, avvenimenti ordinari e straordinari si sono succeduti, scoperte, invenzioni e innovazioni epocali ne hanno modificato la paesaggistica naturale e antropologica e ridefinito di conseguenza il profilo umano e culturale della popolazione residente e viciniora. Diventa quindi sommamente doveroso darne conto qui, e proprio ora, mentre i nostri migliori cronisti, con i loro praticanti al seguito, sono sguinzagliati sulle tracce dell’autore per estorcergli quantomeno un’intervista chiarificatrice, da osservatore interno alle vicende nonché persona informata dei fatti e dei misfatti narrati.

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Figlia del cuore

Essere genitori non biologici: un tema attualissimo dalle mille implicazioni. Ispirandosi a una storia vera, Rita Charbonnier dà la parola a una meravigliosa ragazzina nera. Con tono scanzonato e ironia sferzante, è lei a raccontarci le peripezie di un legame nato non dal sangue ma dall’accoglienza profonda e dall’amore, e che reclama rispetto e pari dignità.

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Rita Charbonnier, Figlia del cuore, Milano, Marcos y Marcos, 2020

Un altro Salento: su “Io sono la bestia” di Andrea Donaera

Non discuterò qui né della trama né della caratterizzazione dei personaggi, ma del linguaggio e dello stile dell’opera di Andrea Donaera Io sono la bestia (NN editore, Milano 2019): è mia convinzione che il libro s’imponga non solo in ragione di un racconto avvincente e originale, ma, ancor più, proprio in forza del suo impianto linguistico e del montaggio narrativo – penso sia facile lasciarsi coinvolgere profondamente dal racconto (a me è successo di averlo letto in poche ore senza sapermene staccare), ma perpetrerei un’ingiustizia nei confronti dell’autore se mi fermassi qui, poiché, a una riflessione più ponderata e lucida, sono proprio le virtù dello stile e del linguaggio a costituire il valore decisivo dell’opera perché linguaggio e stile ne portano alla luce i significati profondi. Continua a leggere Un altro Salento: su “Io sono la bestia” di Andrea Donaera

Una tripletta decisiva

Davide Ruffini

Una tripletta decisiva

Quel vecchio arnese che ci è appena passato davanti, con lo stomaco gonfio, il puzzo di birra, l’occhio appeso, i jeans sfilacciati, le toppe con la bandierina americana sul gomito come un tramezzino del bar, si chiama Stefano Viti e, lo so, si fatica a crederlo, ma un tempo è stato una grande promessa del calcio. Continua a leggere Una tripletta decisiva

Il campo del vasaio

Antonio Scavone

Il campo del vasaio
(Un incontro impossibile)

     Hanno detto che passerà di qui, si fermerà senz’altro in questa locanda infima e sordida che viene aperta solo quando i romani giustiziano ladri e sobillatori politici lassù sul Calvario, quel piccolo colle che si erge poco lontano dalle mura di Gerusalemme.
     Si fermerà qui, ne sono convinti l’oste e gli avventori perché tutti si fermano a spendere il premio vinto con le scommesse sui condannati – chi muore prima degli altri – oppure per affogare nel vino la stizza di aver perso soldi sicuri nell’incerta sfida con la sorte o il destino.
     “Vedrai, straniero, che si fermerà per spendere una buona parte della sua fortuna”. “Fortuna? – blatera un carovaniere di Betania – Il prezzo del suo coraggio, semmai!”. Continua a leggere Il campo del vasaio

Tlön, Uqbar, Orbis Tertius

Jorge Louis Borges

Tlön, Uqbar, Orbis Tertius

I

Debbo la scoperta di Uqbar alla congiunzione di uno specchio e di un’enciclopedia. Lo specchio inquietava il fondo d’un corridoio in una villa di via Gaona, a Ramos Mejìa; l’enciclopedia s’intitola ingannevolmente The Anglo-American Cyclopaedia (New York 1917), ed è una ristampa non meno letterale che noiosa dell’Encyclopaedia Britannica del 1902. Il fatto accadde un cinque anni fa. Bioy Casares, che quella sera aveva cenato da noi, stava parlando d’un suo progetto di romanzo in prima persona, in cui il narratore, omettendo o deformando alcuni fatti, sarebbe incorso in varie contraddizioni, che avrebbero permesso ad alcuni lettori – a pochissimi lettori – di indovinare una realtà atroce o banale. Dal fondo remoto del corridoio lo specchio ci spiava. Scoprimmo (a notte alta questa scoperta è inevitabile) che gli specchi hanno qualcosa di mostruoso. Continua a leggere Tlön, Uqbar, Orbis Tertius

Le anime morte a scuola

Pubblico per gentile concessione dell’autore e dell’editore alcune pagine tratte da Tutti assenti. Un anno di scuola in campagna, il romanzo di esordio di Davide Ruffini, un autore di assoluto talento che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare nel corso degli anni proprio sulle pagine di questo sito.

 

Brani tratti da:
Davide Ruffini
Tutti assenti. Un anno di scuola in campagna
Messina, Casa Editrice Mesogea, 2020

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Davide Ruffini – Tutti assenti

Romanzo tragicomico che racconta in prima persona la storia del primo anno d’insegnamento di un giovane supplente di Lettere con qualche ambizione artistica e della scuola di campagna dove è approdato. I personaggi che lo animano si muovono sulla pagina non come figure ma come presenze in carne e ossa: tutti inadeguati, consumati, a volte evanescenti, popolano un mondo rimasto sullo sfondo della modernità, come il bidello-scrittore Celestino (che possiede il dono dello svedere), il professor Sciarra (misogino e intrattabile), la vicepreside (anzi, Arcipreside), gli insegnanti ibernati e i genitori rinunciatari. Tutti assenti. Un anno di scuola in campagna con la sua scrittura scanzonata e fortemente umoristica, è stato segnalato alla XXXI edizione del Premio Calvino, «per il notevole talento linguistico e per l’acuta intelligenza con cui si tratteggia un disilluso quadro dell’odierna istruzione di massa e, sotto traccia, della società italiana nel suo insieme».

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Esce oggi per la Casa Editrice Mesogea di Messina
l’opera prima di Davide Ruffini, il romanzo
Tutti assenti. Un anno di scuola in campagna.

Io e Bacchelli

Dinamo Seligneri

Bacchelli

Il mio primo incontro con Bacchelli avvenne una sera d’estate, di quelle sere calde calde che non si respira, nella cucina dei miei zii, non saranno passati più di sette-otto anni, credo.

……I miei zii vivevano allora un periodo tempestoso della loro vita coniugale, più tempestoso del solito, diciamo.
Le urla che si lanciavano contro rimanevano a galleggiare per ore nell’aria del quartiere, un quartiere tutto sommato tranquillo, fino ad arrivare, nei momenti di massima concitazione, a scavalcare le mura dello stadio comunale che distava dalla casa non meno di cinque chilometri in linea d’aria. Continua a leggere Io e Bacchelli