Archivi categoria: narrativa

La Biblioteca di RebStein (Vol. XLIII – LXXVII)

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La biblioteca di Babele

Jorge Luis Borges

La biblioteca di Babele

L’universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d’un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella d’una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un’altra galleria, identica alla prima e a tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli. Uno permette di dormire in piedi; l’altro di soddisfare le necessità fecali. Di qui passa la scala spirale, che si inabissa e s’innalza nel remoto. Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la Biblioteca non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria?), io preferisco sognare che queste superfici argentate figurino e promettano l’infinito… La luce procede da frutti sferici che hanno il nome di lampade. Ve ne sono due per esagono, su una traversa. La luce che emettono è insufficiente, incessante.

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Jean-Noël Schifano: Le coq de Renato Caccioppoli

Jean-Noël Schifano pubblica con Gallimard nel 2018 un “récit” (racconto) di fulminante e struggente bellezza, di fine e complessa scrittura, di convinto impegno etico e politico: si tratta di un volume di 102 pagine al cui centro (anche in senso quasi letterale, fisico, da pagina 56 a pagina 71) c’è il famoso episodio dalla vita del matematico napoletano in cui Renato Caccioppoli si fece vedere nel centro di Napoli con un gallo al guinzaglio quale forma di protesta e di dileggio nei confronti della legge fascista che vietava agli uomini di mostrarsi con un animale di piccola taglia al guinzaglio, cosa che, secondo i dettami del partito, ne comprometteva la virilità.

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La Repubblica dei Dotti secondo Arno Schmidt

Quando si affronta la lettura di una qualsiasi opera di Arno Schmidt (Amburgo, 18 gennaio 1914 – Celle, 3 giugno 1979) credo sia opportuno essere consapevoli del fatto che uno degli obiettivi programmatici dello scrittore è non compiacere in alcun modo il lettore, non dargli quello che quest’ultimo, probabilmente, si aspetta, condurlo lungo itinerari narrativi che lo provochino e che ne scuotano la coscienza, che la disturbino e la inquietino, la scandalizzino – ma fondamentale è anche comprendere che tutto questo, nella concezione che Schmidt ha della scrittura, non accade in maniera gratuita, non ha niente dell’ostentazione fine a sé stessa o di un eventuale narcisismo o di un giuoco pseudoavanguardistico, bensì possiede motivazioni precise e stringenti di carattere sia etico che politico che storico, oltre che letterario.

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Il libro delle sparizioni

Dinamo Seligneri

[Ecco un capitolo di una storia che forse vedrà la luce per intiero forse no, che ho intitolato Lo strano libro dei processi e delle sparizioni (aspirazioni al dimenticatoio) perché di questi argomenti tratta e ben ci calza.
Inizia così:]

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Nessuno è imperfetto

Dinamo Seligneri

Da tempo mi sono imparato questa strada per andare a lavoro. All’inizio non credevo ai miei occhi; non credevo cioè che potesse esistere una strada proprio lì. Mi sembrava che dopo una certa trattoria davvero a buon mercato ma dove danno addirittura da dormire, diverse stanze poi, pensavo che dopo quella trattoria-pensione, non ci fosse nulla. Invece c’era la strada che faceva per me. Continua a leggere Nessuno è imperfetto

Aminadab

Giuseppe Zuccarino

Sui dipinti immaginari
in Aminadab di Blanchot

     Un uomo di nome Thomas è giunto in un villaggio e cammina per strada. Passando davanti a un negozio, in vetrina nota uno strano quadro: «Era un ritratto, di scarso valore artistico, eseguito su una tela nella quale si vedevano ancora i resti di un altro dipinto. Il viso, rappresentato in modo maldestro, spariva dietro i monumenti di una città semidistrutta. Un albero esile, posato su un prato verde, costituiva la parte migliore del quadro, ma disgraziatamente rendeva ancor più confuso il volto, che doveva essere quello di un uomo imberbe, dai lineamenti comuni e con un sorriso gradevole, almeno per quanto lo si poteva immaginare prolungando linee che si interrompevano di continuo. Thomas esaminò pazientemente la tela. Distingueva case assai alte, provviste di un gran numero di finestrelle disposte senz’arte né simmetria, alcune delle quali erano illuminate. Continua a leggere Aminadab

L’ultimo editore

Dinamo Selignieri

Non capisco perché ogni volta che gli scrittori scrivono dei libri su quei futuri torbidi in cui è rimasto un solo uomo sulla terra, non capisco come sia possibile che guarda caso è proprio quello il protagonista del libro, l’ultimo uomo sulla terra! e non un altro che è morto a causa della morìa umana o magari un sasso o un albero o una scimmietta o un cagnolino che non c’entrano niente con quell’uomo e si trovano a venti ore di aereo da lui.
Anche in questa novella si vorrebbe scrivere che sulla terra c’è stata una morìa delle vacche e poi una morìa delle persone e quindi una morìa dei poeti e degli scrittori; c’è stata anche una morìa degli editori tranne uno che pare continui a stampare libri anche se non c’è più nessuno che li legge (perché prima della morìa c’era qualcuno che li leggeva?). E’ ufficiale: è l’ultimo editore sulla terra.
Ci piacerebbe parlarne ma purtroppo siamo troppo lontani da dove stampa. E non ne sappiamo nulla.

Depressione e amicizia

Giuseppe Zuccarino

Depressione e amicizia

Dopo aver pubblicato nel 1976 un volumetto narrativo, Le lecteur, etichettato come récit (racconto), tre anni dopo Pascal Quignard fa uscire il suo primo romanzo, Carus[1]. Nell’avvertenza all’edizione riveduta del 1990, l’autore chiarisce che il titolo dev’essere inteso come un omaggio a due autori latini: «Orazio invecchiato, riflettendo sulla propria vita, la giudicò esente da ogni rimprovero giacché egli era stato caro ai suoi amici: carus amicis. Si dà il caso, inoltre, che Carus sia il cognomen di Lucrezio, che è il patrono segreto di questo libro»[2]. Quignard tornerà a ricordare la formula oraziana anche in opere successive, come Albucius («L’ambizione che nutriva un antico romano del tempo della repubblica era di essere definito, dopo l’incinerazione, “carus amicis”, caro ai suoi amici») e La haine de la musique («Orazio invecchia. Quintus Horatius Flaccus riflette sul corso della propria vita. Di colpo, la considera giustificata per il fatto che egli sarà stato “caro ai suoi amici”. Carus amicis. Queste sono le parole che scrive Orazio, con lo stilo tremolante»)[3].

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Così muore mammina

Marco Ercolani

[Pagine rifiutate da Mia madre, musicista, è morta di Louis Wolfson e non confluite nel libro definitivo – violento atto di accusa contro la madre da parte del figlio schizofrenico. Wolfson è anche autore di uno scritto teorico, Le Schizo et les langues, amato da Gilles Deleuze.]

 

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