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Superfluità della musica

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Per il decennale di RebStein, 13

Dinamo Seligneri

Matteo di Mario fu Lo Tasso

L’ultima volta che ho visto Matteo di Mario fu Lo Tasso, era una giornata triste, di quelle che raramente un paradiso come Campobasso riserva ai suoi trasognati abitatori. Matteo era tranquillo. Pulito. Sobrio e allegro come un campo di girasoli. Mi mise in mano una busta che avrei dovuto aprire solo quando lui si fosse allontanato – eravamo in un parchetto, vicino al suo condominio. Accettai ed anzi mi ripromisi che avrei letto solo una volta rientrato a casa mia. Negli alti Abruzzi.
Bene. 
All’autogrill di Sangro Est non riuscii più a stare nella pelle. Ordinai un cappuccino, strappai a morsi la busta e mi misi a leggere il foglio che Matteo Lo Tasso mi aveva così cristallinamente consegnato. Continua a leggere Per il decennale di RebStein, 13

Horcynus Orca in tedesco

Isabella Horn

Dal 19 febbraio 2015, a quarant’anni dalla sua pubblicazione in lingua originale (Milano, Mondadori, 1975), campeggia nelle librerie tedesche, stampato dall’editore Fischer, il monumentale romanzo di Stefano D’Arrigo Horcynus Orca, romanzo tra i maggiori della letteratura novecentesca.

Quasi dimenticato in un’Italia che legge poco e, se e quando legge, preferisce letture facili e veloci, il libro di D’Arrigo – fonte di poesia per una ristretta cerchia di lettori ‘forti’ – è stato a lungo considerato scoraggiante se non addirittura disperante per chiunque avesse voluto tentare l’impresa di ‘traghettare’ l’opera verso le sponde di un’altra lingua. Con le sue innumerevoli innovazioni, locuzioni gergo-dialettali, creazioni, rivisitazioni e reinvenzioni lessicali, suggestioni onomatopeiche, periodi ondeggianti e spesso baroccamente dilatati, Horcynus Orca presentava ostacoli insormontabili: appariva, insomma, un’opera intraducibile.

Ma ora, grazie alla competenza e all’impegno tenace di Moshe Kahn (che a questo lavoro immane ha dedicato molti anni), l’epopea darrighiana è approdata in Germania. Approdo quanto mai felice e acclamato, stando alle prime reazioni sia della critica, sia del pubblico tedesco: dove, per fortuna, non manca una cospicua fascia di lettori esigenti, non appiattiti sui fin troppo diffusi bestseller di turno. Per loro, il romanzo di D’Arrigo ha significato la gioiosa scoperta di una meraviglia diventata finalmente accessibile. E, se l’accoglienza calorosa, anzi entusiastica di Horcynus in terra germanofona – nemo propheta in patria – rende, sia pure parzialmente, una tardiva giustizia all’unicità di questo capolavoro, il merito va senz’altro a chi ha avuto il coraggio, la costanza e l’amore di tradurlo…: sfidando tutti gli ostacoli dello Scill’e Cariddi letterario.

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Non tengo i titoli

contadino-che-ara-la-terra

[E’ con immenso piacere che vi presentiamo l’introduzione e due testi poetici di “Non tengo i titoli”, opera prima di Contadino Della Sua Terra. Conteso da alcuni tra i più grandi e influenti gruppi editoriali italiani, egli ha saputo e voluto resistere alle loro lusinghe e, riconoscendo in noi quella naturale vocazione agricola che ovunque e in ogni tempo sempre distingue e accomuna gli spiriti liberi e inapparenti, ci ha scelti per editare in uno dei nostri “Quaderni” il suo mirabile prosimetro. Inutile dire che oggi realizziamo, con la sua presenza qui, un sogno che coltivavamo da sempre.]

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