Tutti gli articoli di Antonio Devicienti

Tre piccoli sguardi autunnali (di Rocco Brindisi)

        saxophone

 

         In strada. Una coppia di sessantenni. Tengono per mano un ragazzo. Passeggiano. Non può essere che il figlio. Il ragazzo non fiata. Si lascia guidare senza opporre resistenza. Ai due lati, il padre e la madre conversano. Il ragazzo è robusto, nel suo volto nessuna traccia di gioia, sembra tranquillo. Il suo sguardo è una tenebra senza respiro, senza età. I genitori parlano di lui in maniera sommessa. Nelle loro voci, in quello che si dicono, una straziante allegria delle parole; la scoperta che le parole servono a raccontare, che la loro fedeltà resta, per sempre, una magia indolore. Parlano di lui, di qualcosa che ha fatto quella mattina. Si raccontano alcuni gesti del figlio, accennano a quando ha preso la tazza del latte e se l’è accostata. Uno dei due informa l’altro, senza dirlo, del segreto di amarlo. Il racconto di quel gesto è un vestito d’oro.

 

          La donna che urla, davanti alla chiesa della Sindone. Il suo strillare infelice non spaventa il sole. Gli astri invisibili mormorano: “La nostra bellezza non tramonterà”. Le urla della donna non somigliano a nulla; non c’è cosa al mondo che vorrebbe imparentarsi alle sue urla. I libri della sua infanzia la corteggiano senza speranza. La stessa donna vide, bambina, la donna che urlava frasi sconnesse sul sagrato della Sindone. La donna gridava, vestita e nuda, a due passi dal Cristo morto impresso su una tela. L’infanzia della donna è un’ombra assassinata. Il suo sguardo, perduto, invidierebbe quello di un cane cieco. Il Cristo del lenzuolo, nel frattempo, è tornato a essere Dio, e non ricorda come impastare terra e sputo per passarglielo sugli occhi. Niente è più triste di una donna che si veste, ogni mattina, della propria nudità infelice. L’amante che morde il suo collo è la follia. Un amante sdentato, che pure non fatica a morderla. Un amante mille volte più esangue della morte. Il cielo è di un azzurro orrendo e senza scrupoli.

 

          L’uomo che suona il sassofono, la schiena poggiata al muro. E’ stanco. Ha messo una ciotola per terra. Gli ho parlato, qualche giorno fa, durante una pausa del suo assolo. Mi ha confessato, sorridendo, di amare John Coltrane. Sorrideva di quell’amore che non lo avrebbe mai tradito.  [Rocco Brindisi]

Dal verso al conflitto / si è spezzato il tempo: su “La terra del rimorso” di Stefano Modeo

tarantoIl demartiniano titolo La terra del rimorso (italic, Ancona 2018) di Stefano Modeo introduce immediatamente dentro un libro in poesia complesso e che della poesia, nella poesia cerca una prospettiva capace di capire il presente e le stratificazioni da cui esso scaturisce.

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Il tempio-bussola

bassae

di Crescenzio Sangiglio

   

    1. Certamente gli antichi templi greci non erano comuni opere architettoniche e altrettanto certamente non furono costruiti all’unico scopo di ospitare divinità dell’antico culto.

Nel loro intimo i templi antichi contengono ed esprimono la profonda relazione che unisce la terra al cielo, l’essere umano visibile, finito e transeunte all’infinito ed eterno invisibile ma intuito supraumano.

Il tempio di Apollo Epicurio, di cui qui sarà parola, è senz’altro una costruzione che riserva importanti sorprese sin nelle sue fondamenta, che molti scienziati ebbero a giudicare “molli” senza capire il “segreto” che vi si cela e dimostra invece l’estrema acutezza e genialità del progetto ivi messo in atto.  Continua a leggere Il tempio-bussola

Un’altalena vera deve avere / un’impalcatura di legno artigianale – su “Affrontare la gioia da soli” di Francesco Tomada

Alberto Burri, Sacco e rosso, 1954 Il più recente libro in poesia di Francesco Tomada, Affrontare la gioia da soli (Samuele Editore-Pordenonelegge 2021), s’impone per compattezza stilistica, asciuttezza di dizione, coerenza tematica, serietà d’intenti.

Esso continua e porta a perfezione un notevolissimo percorso iniziato con L’infanzia vista a qui (Sottomondo, 2005), A ogni cosa il suo nome (Le Voci della Luna, 2008), Portarsi avanti con gli addii (Raffaelli, 2014), Non si può imporre il colore ad una rosa (Carteggi Letterari, 2016) – si noti il ricorrere dei verbi all’infinito in diversi titoli che rimandano alla postura di una scrittura aderente al reale (ma non realistica in senso deteriore o passatista), acuminatissima nella sua perspicacia emotiva e memoriale, non sentimentale né elegiaca, sorvegliatissima senza essere artificiosa.

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Oniriche invenzioni

Silvia Comoglio - Afasia - Copertinadi Marco Furia

nota di lettura a Afasia di Silvia Comoglio (Anterem Edizioni, Verona 2021)

 

Il sogno di una lingua è già una lingua?

O meglio, l’invenzione di una lingua è già una lingua?

Ecco i quesiti che suscita la lettura delle precise scansioni di Afasia, ultima raccolta di Silvia Comoglio.

La risposta, in ogni modo, è sì, se non altro perché le parole proposte, ricche di peculiare tensione poetica, sono le parole di tutti: Continua a leggere Oniriche invenzioni

La pedofilia, il papa, la chiesa, i cattolici (di Rocco Brindisi)

Maren Krusche, Schwarze Sonne, 1993Dagli anni 50 a oggi, 300 mila casi di violenza su bambini da parte del clero francese. Clero e laici impegnati nella Chiesa. Il Papa chiede perdono. Chiedere perdono a 300 mila persone, che furono bambini, non è difficile. Chiedere perdono a uno di loro, dopo averlo guardato in faccia, presume che la persona che chiede perdono rinunci al potere; in questo caso, al potere di essere perdonato, cosciente che nemmeno Dio, se questa persona parlasse in nome di Dio, ha il diritto di perdonare e di chiedere perdono. Dovesse farlo, non gli resterebbe che scomparire perché nella sua onnipotenza ha scelto la libertà dell’uomo. Per me, che non credo in Dio, resta un atto di superbia, più o meno diabolica, chiedere perdono e conservare il potere. Il Papa confessa di vergognarsi, ma la vergogna, quando non è un estremo, disperato abbellimento, richiede una sola conseguenza: il coraggio di mettersi da parte, svestirsi dell’innocenza di Dio, della sua presunta misericordia, riflettere sull’atroce mistero della vita. Se un bambino può essere dannato alla tristezza, alla pietrificazione dello sguardo e della memoria; se può essere ingannato (quasi tutti i preti che hanno violentato bambini gli sussurravano, nell’affanno, il nome di Dio) al punto da confondere il ricordo della parola Dio con la bava di chi li stava abbracciando, chiedergli perdono è una bestemmia, se questa richiesta è fatta, ancora una volta, nel nome di Dio. Non esiste altra via di uscita: la fede, razionale, nell’orrore. Ma il Papa  è convinto, come tutti i cattolici, che la Chiesa continui a essere il Corpo di Cristo, nonostante tutto. [Rocco Brindisi]

Scritto 66

Pierre Tal Coat: Chemin vif, 1978

Impossibile dire quanto durerà il silenzio – e se sarà interrotto (gravi, anzi gravissime le sue ragioni). Si scrive come in uno stato di sospensione – o di equilibrio illusorio. È come voler tracciare impronte sull’acqua, l’impossibile acrobazia. Nel silenzio di cui parlo qui (abisso muto, quasi senza rifrazioni di suono) c’è una corda tesa da camminare e una promessa da mantenere: ma sotto la corda c’è buio che inghiotte lo sguardo e restituisce appena l’eco di una voce. A guardare nei giorni che verranno la scrittura si raggruma sull’orlo di un focolare di pietre: spento. La notte, intorno e fuori, non è governata.

Flugblatt 5 / Sophie Ko: Il resto della terra

sophiekodefoscherariSabato 9 ottobre sarà inaugurata presso la Galleria De’ Foscherari di Bologna la personale di Sophie Ko   Il resto della terra; nel Flugblatt odierno pubblico e diffondo il comunicato ufficiale della Galleria.

Qui sulla Dimora del Tempo sospeso avevo dedicato due “scritti” all’opera di Sophie Ko:  Scritto 29 e Scritto 30.

  Flugblatt 5_ Sophie Ko De’ Foscherari Il resto della terra

“Non mi piace parlare dei film che non amo” di Rocco Brindisi

tre-pianiHo il piacere e l’onore di pubblicare quest’intervento di Rocco Brindisi (che ringrazio) sul film di Nanni Moretti  Tre piani. [A. D.]

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Non mi piace parlare dei film che non amo. Ho amato “Bianca”, “La messa è finita”, “Caro diario”, “Habemus Papam”. ”Ecce bombo”. Mi ha commosso il breve, struggente film sull’ultimo giorno di attività di una farmacia in un quartiere di New York. Il film-documentario sul Cile di Allende ha uno sguardo dolente, fraterno, senza un’ombra di retorica, sui cileni che si ribellarono alla dittatura feroce di Pinochet.

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Il vento nero non vede dove va

colonneseÈ d’imminente pubblicazione presso la Casa Editrice Colonnese & Friends di Napoli la traduzione italiana del libro di Jean-Noël Schifano Le vent noir ne voit pas où il va pubblicato presso l’Editore Fayard nel 2010; il titolo italiano sarà Il vento nero non vede dove va. Cronaca satirica italiana  ed è stato magistralmente tradotto da Gabriele Anaclerio – la presentazione del libro, con la presenza dell’autore, avrà luogo il 12 ottobre presso Palazzo Venezia a Napoli.

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Giù i pantaloni!

Pubblico il primo di una serie di contributi che con impagabile generosità Lorenzo Mari offre alla Dimora del Tempo sospeso; nel ringraziare e nel salutare il carissimo Lorenzo mi permetto di sottolinearne la grande competenza critica, la bravura di traduttore e di studioso e il valore di poeta e scrittore  [A. D.]

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lettura critica  di Lorenzo Mari a I pantaloni del Po di Giancarlo Fabbri (L’arcolaio, 2020)

 

Trovo non poche difficoltà, nel tentativo di parlare de I pantaloni del Po (L’Arcolaio, 2020) di Gianfranco Fabbri.

È una difficoltà, innanzitutto, dovuta al rapporto di amicizia e di collaborazione che da tempo mi lega al lavoro di Fabbri, nel suo ruolo, da quasi quindici anni, di deus ex machina de L’Arcolaio, tra Forlì e Forlimpopoli. Invece di nascondere questo sodalizio – come troppo spesso accade nelle recensioni amicali dei libri di poesia – ne voglio dare conto nel modo più trasparente possibile, così come, del resto, fanno Gian Ruggero Manzoni nella sua introduzione (fino a rievocare quel “Manifesto del Visceralismo”, di alcune decadi orsono, che l’ha visto protagonista, insieme a Fabbri e a tanti altri artisti e intellettuali dell’area romagnolo-ferrarese), e Roberto Dall’Olio, già autore per i tipi dell’Arcolaio, nella sua postfazione. Ma è soltanto in questo modo, in fondo, che si viene a delineare una comunità autoriale che sia contigua, eppure, al tempo stesso, visceralmente diversa, dalle congreghe real-virtuali grandi e piccine che costellano il panorama poetico attuale, nonché una comunità valorosa, perché portatrice di valore. Cercherò di parlarne anche a conclusione di questa breve nota.

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La Dimora del Tempo sospeso è il viandante di Briançon

02-le-marcheur-de-briancon-23-septembre-2021

Yves Bergeret ha fotografato su un grande muro di Briançon quest’opera di street art che ha chiamato “Le marcheur de Briançon” – marcheur: viandante, camminatore, pellegrino, fuggiasco, migrante, perseguitato…

Tutto quello che pensiamo, leggiamo, scriviamo non avrebbe alcun valore né senso se, in ogni momento della nostra attività, non fossimo consapevoli delle migliaia e migliaia di marcheurs che tentano di varcare i confini tra disperazione e speranza.

La Dimora del Tempo sospeso è il viandante/migrante/pellegrino di Briançon perché nella Dimora del Tempo sospeso non esiste mai distinzione tra scrittura e atto politico della scrittura.

Flugblatt 4 / omaggio a Giulia Napoleone

28  Uheln+¢ trh (mercato del carbone), angolo Perlov+íIl termine tedesco Flugblatt significa “volantino” (alla lettera “foglio volante”) e ha nei paesi di lingua tedesca una storia assai interessante e gloriosa che risale almeno al XV secolo quando i “Flugblätter” (plurale di “Flugblatt”) venivano venduti (e a prezzi non sempre modici) durante i mercati, le fiere e altrove; i loro contenuti erano i più diversi e i Flugblätter ebbero un ruolo importante nel dibattito politico e culturale già ai tempi della Riforma luterana e nei secoli successivi.

La foto di copertina è di Francesco Jappelli (Un’altra Praga) e ritrae il Mercato del carbone nella Città Vecchia.

Buona lettura. [A. D.]

Flugblatt 4_ Omaggio a Giulia Napoleone

Scritto 65

chemin-vif-1978
Pierre Tal Coat: Chemin vif, 1978

Nel tempo apparentemente sterile si prepara il tempo fecondo della scrittura e nell’imprevedibilità di entrambi il pensiero ha accensioni di studio e d’attesa: la scrittura nasce dallo studio e dall’attesa.     

Non resuscito il fantasma ridicolo dell’ispirazione, ma coltivo la pazienza e l’umiltà dell’apprendistato, del mestiere, dell’osservazione.

Per variabili anche impreviste e per aggiustamenti, per inciampi del senso e bilanciamento delle parti, addentrandosi nel buio del linguaggio, per ambiguità e ambagi, andando, sempre andando, cassando con decisione ogni metafisica, ogni misticismo, cercando la lucidità proprio attraversando l’incerto e l’enigma.

Nel tempo apparentemente sterile l’immersione nel reale conduce a vedere: scrittura è sguardo che vuol farsi sonda acuminata nel reale mercantile e inafferrabile.

Flugblatt 3 / facebook e la poesia

28  Uheln+¢ trh (mercato del carbone), angolo Perlov+íIl termine tedesco Flugblatt significa “volantino” (alla lettera “foglio volante”) e ha nei paesi di lingua tedesca una storia assai interessante e gloriosa che risale almeno al XV secolo quando i “Flugblätter” (plurale di “Flugblatt”) venivano venduti (e a prezzi non sempre modici) durante i mercati, le fiere e altrove; i loro contenuti erano i più diversi e i Flugblätter ebbero un ruolo importante nel dibattito politico e culturale già ai tempi della Riforma luterana e nei secoli successivi.

La foto di copertina è di Francesco Jappelli (Un’altra Praga) e ritrae il Mercato del carbone nella Città Vecchia.

Buona lettura. [A. D.]

Flugblatt 3_ facebook e la poesia