Tutti gli articoli di Antonio Devicienti

(Pittorici idiomi) “Amoreggiamento serale” di Fritz Syberg

Fritz Syberg, “Amoreggiamento serale”, 1889 – 1891, olio su tela, Nationalmuseum, Stoccolma.

 

di   Marco Furia

 

Syberg, 1889 – 1991

Tra il 1889 e il 1891, Fritz Syberg dipinse “Amoreggiamento serale”.
Lungo una sinuosa strada di cui non conosciamo inizio e fine, una coppia è ferma, in piedi, un poco discosta da un gruppo di persone in cammino.
L’uomo, che indossa un abito scuro e un cappello chiaro, regge un piccolo mazzo di fiori, mentre la donna lo ascolta in silenzio.
La campagna è coltivata e due alberi, dai sottili tronchi, segnano in lontananza il confine tra terra e cielo.

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Scritto 6

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Luigi Mainolfi concepisce per l’edizione einaudiana dell’Iliade (Collana I Millenni, 2012) lastre in terracotta che, fotografate, vanno a illustrare il volume e anche (sempre in terracotta) le armi di Ettore; due anni prima aveva illustrato l’Odissea per la medesima Collana; e Mainolfi è lo stesso artista che ha inventato i Silontes, fantastici animali che pascolano, benigni e beneauguranti, dentro spazi ospitali colmi di memoria e di presente e che ha realizzato, a matita, paesaggi urbani che assumono anche forme animali in una transizione fiabesca e illuminante: perché non si potrà mai stare dentro la propria contemporaneità se non si avrà ferma coscienza delle proprie radici (biologiche, storiche, culturali) e anche dello slancio fantasticante che permettono il respiro del pensiero. Perché c’è un’irrinunciabile modernità dell’arcaico (inteso come ἀρχή : origine, cominciamento) riconoscibile nelle narrazioni da cui origina la nostra cultura (Iliade e Odissea) e nella materia più malleabile eppur duratura (l’argilla trasformata anche in terracotta o ceramica: e, alle spalle dei poemi omerici, ci sono le tavolette d’argilla su cui furono incisi l’Enūma eliš e l’epopea di Gilgameš). Perché la scrittura, pur accampandosi su fragili supporti (l’argilla, appunto, il papiro, la carta, lo schermo stesso di un computer o, per meglio dire, nel cosiddetto hard disk o “sul” cloud, questi ultimi a loro volta supporti o archivi ben più fragili di quanto si possa supporre), lega noi alla nostra origine, si oppone alla sciagurata spinta a recidere i legami con il nostro passato.

“Interscambi” di Giuseppe Zuccarino

Esce, presso Mimesis Edizioni, Interscambi di Giuseppe Zuccarino.
Con il rigore metodologico e argomentativo che lo contraddistingue, con la sua scrittura limpida e articolata, con la copiosa e precisa documentazione, questo libro si aggiunge agli altri di una lunga serie che fanno dello studioso ligure una presenza di altissimo profilo nella cultura europea dei nostri anni.
Giuseppe Zuccarino continua a scandagliare gli autori, i filosofi e gli artisti da lui più amati, prosegue nell’esplorare universi contigui e, spesso, intersecantisi, propone rotte di avvicinamento a filosofia, letteratura e pittura d’indiscutibile interesse e modernità, là dove per moderna intendo qui la scelta di superare i confini tra i diversi ambiti del sapere e dell’arte e, si badi, la forma del saggio accoglie un’attenzione nei confronti di libri e di opere davvero poetica, perché, al di là dell’oggettività scientifica dello studioso e con essa compresente, si avverte lo slancio del lettore e dello scrittore Zuccarino, dell’appassionato cultore di scritture e di opere capaci di nutrirsi a vicenda e di nutrire chi, leggendo e studiando, non può fare a meno di scriverne mettendo in atto una creatività niente affatto seconda a quella che dà vita a testi d’invenzione diciamo pura.

Scritto 5

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Stare nei luoghi impossibili
era dell’angelo o del ………………………..[mendicante.

(Stefano Raimondi, Il cane di Giacometti, Milano, Marcos y Marcos, 2017)

…e forse la verità è che angelo e mendicante coincidono e che i luoghi impossibili (guglie, storti gradini al lato delle chiese, un davanzale della Torre Velasca) rispecchiano i luoghi impossibili della scrittura dove si mendica una lingua capace di dire e si reca un messaggio dal silenzio per occhi che vogliano ascoltare.
Non altro significato possedeva il fatto che Renato Caccioppoli, all’improvviso, si sedesse per terra e mendicasse qualche spicciolo dagli attoniti passanti che, spesso, riconoscevano ‘o prufesso’ e ‘o genio: angelo infelice da regioni stupefatte di pensiero che urgevano di ricevere la carità da esistenze finalmente svincolatesi dal ricatto del quotidiano banausico, dalla compravendita di sentimenti e di slanci. Continua a leggere Scritto 5

Scritto 4

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

I nudi di Carol Rama sono affermazioni della presenza: raffigurano il diritto della persona alla presenza.
Il corpo mutilato di braccia e di gambe rappresenta la mutilazione che la cultura repressiva (patriarcale e maschilista) impone al corpo e alla mente.
Ma la sessualità dirompente di quel corpo, l’innegabile manifestarsi del desiderio rendono visibile proprio la libertà e la gioia fisica (e mentale) di cui la cultura reazionaria e fascista ha paura.

Scritto 3

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Questo scritto rimanda a sé stesso, ma, subito, esso vuole rompere il cerchio, contrastare l’autoreferenzialità
Questo scritto riflette su sé stesso e si riflette (la direzione è, cioè, doppia: esso riflette nel senso che medita e pondera e pensa intorno al suo nascere, farsi, concludersi – e si riflette nel senso che si rispecchia nel suo stesso costituirsi in testo).
E, subito, si apre per accogliere.
Si pensi alla cifra tipica di Eduardo Chillida: a quella sorta di braccio completato da un arco di circonferenza – arto costruito per prendere con gentilezza, o per accogliere nel golfo dell’arco che lo conclude e che lo proietta verso l’aperto.

Scritto 2

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Ma il gesto dello scrivere s’inoltra (s’inoltri) in direzione della parola.
Ch’essa sia chiara e antifascista, mi ricorda il carissimo Yves Bergeret.
Mi scrive che spesso la mercificazione di ogni aspetto dell’esistere svaluta e indebolisce la parola, vale a dire la persona. Aggiunge che continua a leggere testi di altissimo valore etico e intellettuale e che, tuttavia, ogni cosa, intorno, sembra disfarsi in un calderone nauseante e feudale.
Dalla Dimora del tempo sospeso nulla che riguardi la parola rimane intentato nel suo volere e dover essere avversione dichiarata al ritornante fascismo, al violento oscurantismo.

ho solo parole per dirti che nel cavo degli occhi
portavo scritta l’attesa del tuo nome
il profumo del tuo volto che vampa come una vela
pronta per salpare –
naufrago sulla tua lingua
abbagliato dai soli che fiorisci in pieno inverno (Francesco Marotta, da Hairesis).

Scritto 1

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

L’atto stesso dello scrivere, il gesto nel suo puro e semplice attuarsi, può essere capace di guidare la mente lungo un binario di gioia, motivata quest’ultima dal puro accadere dello scrivere.
In tal senso, che si tratti di comporre testi lineari o di scrittura asemica, non esiste differenza: qui celebro il disporsi della scrittura sul foglio (o sullo schermo), il moto delle dita che, premendo i diversi luoghi di una tastiera o reggendo una penna o una matita, fanno materializzare i segni scrittori.

Emilio Vedova a Venezia

Oltre, acquaforte, 1987

E M I L I O V E D O V A
Più nero del bianco

opera grafica

dal 16 novembre al 14 dicembre 2019

Perché decido incisione, o litografia, o vetro, non per un qualunquismo di scelta – potrei dire, dell’incisione, per l’aspro della puntasecca… ma poi non è vero, i neri i grigi i nerifondi, così diversi da quelli della litho, ma che mi interessano per altro appuntamento…

Emilio Vedova

La Galerie Bordas è lieta di presentare una selezione di opere grafiche di Emilio Vedova in occasione del centenario della sua nascita, artista che la galleria ha avuto modo di presentare in una mostra a lui dedicata nel 2011.
La mostra sarà l’occasione di rileggere l’attività artistica di Vedova attraverso un’ampia selezione di grafiche (incisioni, litografie), i libri d’artista come Presenze (1960), Drei Welten (1964), Diario 1/3 del 1972, Gli Angeli di Vedova del 2003 e i cataloghi delle mostre personali dell’artista.

Mostra a cura di Hervé Bordas e Domenico Brancale.

G A L E R I E B O R D A S

Grafica originale – Libri illustrati
Documenti di arte moderna

San Marco 1994/B – 30124 Venezia
(vicino al Teatro La Fenice)
tel. (+39) 041 5224812
http://www.galerie-bordas.com

martedì – sabato 11-13 / 16-19

 

Breve saggio su Robert Irwin a Villa Panza di Varese

(dedico questo scritto a Flavio Ermini, con calorosa amicizia)

Amo molto tornare, di tanto in tanto, negli spazi, per me sempre meraviglianti, di Villa Menafoglio Litta Panza a Biumo Superiore di Varese e, qui in particolare, desidero dire di Robert Irwin, un artista che, tra i molti ospitati sia nell’esposizione permanente che in quelle temporanee, continua a suggestionare la mia immaginazione.
Nella cosiddetta arte ambientale e nelle opere definite site specific la mente e il corpo (che si ritrovano letteralmente immersi dentro l’installazione artistica) sono chiamati a una pausa di riflessione e a salutari (e forse salvifici) momenti di meditazione; rammento che pausa deriva dal verbo greco παύειν che significa cessare e dunque, cessando per qualche tempo da corse frenetiche e da incombenze pratiche, si può entrare in stanze-spazio entro cui recuperare familiarità con il ritmo della luce mentre essa varia nel corso del giorno e con i consequenziali mutamenti della percezione.

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Breve saggio sui solchi e sulle tracce (per un omaggio a Raoul Ubac)

Approdo all’arte di Raoul Ubac grazie a Yves Bergeret il quale, avendomi parlato più di una volta con ammirato affetto di André Frénaud, mi ha messo sulle tracce dei libri e della vicenda umana e artistica di quest’ultimo: è così che scopro il forte legame di Frénaud con Ubac e, di conseguenza, l’opera di Raoul Ubac stesso.
Solchi: da Yves a Frénaud a Ubac.
Solchi: nelle incisioni, nelle litografie, nelle sculture che Ubac realizza.
Solchi, appunto: linee parallele, tracciate secondo musicali variazioni, andanze del pensiero, emersione allo sguardo delle direzioni che la materia lavorata assume se il pensiero interviene e crea.

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Breve saggio su Monsieur de Montaigne

Come dedicare, senza arrossire di vergogna, un breve saggio proprio al padre del saggio moderno? Tacendo, evidentemente e continuando a studiare.
Ma, d’altro canto, il frutto dello studio dovrebb’essere anche esplicitato e, come minimo, reso palese il debito di riconoscenza nei confronti di un Maestro.
In realtà desideravo scrivere perché meditavo intorno alla torre di Monsieur de Montaigne, incarnazione visibile del silenzio e della solitudine coltivati e fecondi di pensiero. E altri luoghi del silenzio mi si affacciavano alla mente: la casa di Francesco Petrarca ad Arquà, la riva del Sorga a L’Île sur la Sorgue, il paese di Char, la villa di Capo d’Orlando di Lucio Piccolo di Calanovella…

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Breve saggio sul lettore silenzioso

All’interno della fenomenologia dell’essere lettori di un blog “letterario” esiste una categoria (ristrettissima) che definirei del lettore silenzioso e che è caratterizzata da un’attenzione costante per le pubblicazioni del blog (o di più blog), ma senza che tale attenzione si manifesti tramite i mi piace, i commenti o la condivisione a mezzo dei cosiddetti social.

Il lettore silenzioso non solo legge, ma distingue e comprende intenzioni e strategie sottese alle diverse pubblicazioni, prende appunti di quello che legge, salva in forma di file personali o stampa gli articoli che più lo interessano.

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Su “Frattura composta di un luogo” di Andrea Accardi

Il notevole lavoro di Andrea Accardi Frattura composta di un luogo (Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, 2019) esula dalle classificazioni tradizionali (anche se è stato pubblicato nella Collana Perle – Narrativa) e ci viene incontro con la sua geometrica scansione in tre parti (Il luogo – I nomi – Le voci, articolata ognuna in trenta brevissimi Capitoli) provocando quell’inquietudine e quell’indecifrabile senso di angoscia che l’apparente ordine e benessere del “luogo” rappresentato cercano di soffocare, rimuovere, cancellare.
Splendidamente efficace già il titolo allude a una meditata operazione di frattura (ma razionale, anche se dirò presto in quali termini sia da intendere qui quest’aggettivo), ossia di notomizzazione quasi scientifica di una città che sembra situarsi nella provincia di una qualsiasi regione dell’Occidente: La cittadina è stata costruita negli anni settanta, interamente per i pedoni, tutta salite e discese, scalinate e scivoli.
Di notte le luci delle auto fuori del perimetro mostrano però l’inganno (Capitolo I, pag. 9).

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Breve saggio sullo scrivere a matita

È probabile che questo breve saggio vada a confermare, nella realtà e contro le sue stesse intenzioni che ne vogliono esaltare la bellezza e la valenza anche etica, il tramonto definitivo dello scrivere a mano e in particolare a matita: se Peter Handke afferma che non la penna, non la macchina per scrivere, ma la matita (der Bleistift) è il suo “attrezzo” per scrivere (Werkzeug), egli, degno continuatore nel territorio della matita (Bleistiftgebiet) di Robert Walser, dischiude la prospettiva d’uno scrivere lento, felice della morbidezza del tratto e della mina che va, poi, spesso temperata (atto da eseguirsi anche questo con attenzione e pazienza, ben misurando i giri e la pressione nel temperamatite, o i tagli e la loro inclinazione se si usa un coltellino); chi osservi i manoscritti di Handke ne nota la limpida armonia, il procedere elegante del tratto, la precisione nelle titolazioni, nella numerazione delle pagine, nelle date di stesura ivi apposte – ma poche persone, sempre meno scrivono a mano, e con la matita meno ancora…

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Memoria dell’oggi: Mercedes Sosa

mercedessosaMercedes Sosa (San Miguel de Tucumán, 9 luglio 1935 – Buenos Aires, 4 ottobre 2009)

Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido y el abecedario
Con él las palabras que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha de mis pies cansados
Con ellos anduve ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio

 

Memoria dell’oggi: Jacques Derrida a Siracusa

 

Penso ad una democrazia a venire che faccia segno al di là del concetto classico di cittadinanza e dunque di Stato-nazione, e dunque di luogo. Forse anche al di là di ogni concetto tradizionale di cittadinanza, se almeno la cittadinanza restasse ancora legata ad uno Stato-nazione determinato, esso stesso radicato nella stabilità di un territorio e di un idioma. È un’esperienza inedita, inaudita dell’ospitalità, del diritto d’asilo e delle frontiere che si prepara così attraverso un’esperienza e un pensiero della tecnica” (Jacques Derrida, Tentazione di Siracusa, a cura di Caterina Resta, postfazioni di Elio Cappuccio e Roberto Fai, Milano-Udine, Mimesis Edizioni, 2019, pag. 28)

 

Antonio Lanza: 5 testi da “Suite Etnapolis”

Antonio Lanza
Suite Etnapolis
Interlinea, 2019

 

Dalla seconda sezione “Lunedì

***

Samuele:
Sabato sarà il mio ultimo giorno.
Potrei ripeterlo all’infinito
e non provare niente.

Cinzia:
Vuoi che non mi dia un piccolo
aumento? Da più di un anno qui,
per cinquecento euro al mese.

Alfredo:
Neanche sei nato e riesci già
a farmi sentire in colpa: che male c’è
se metto la testa fuori dall’acqua?

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