Tutti gli articoli di Antonio Devicienti

Scritto 59

giorgio_morandiQuando Axel Hütte fotografa Venezia, scansiona i negativi e procede a stampare su di una lastra di vetro che monta poi su di uno specchio. Com’è sua abitudine fotografa luoghi privi di immediate presenze umane, ma la Punta della Dogana in vari momenti del giorno e della notte, l’interno di Santa Maria dei Frari, Ca’ Rezzonico, gli esterni della Salute sono presenza – per mediazione di architetture e spazi edificati – del pensiero umano; e lo sguardo che si posa sulle fotografie vede, per effetto di vetri e di specchi, echi di luce, affioramenti e immediato svanire di riflessi od ombre o apparizioni che appartengono, tutti, alla soglia mobilissima tra percezione e immaginazione, tra sguardo e pensiero, tra attesa e svelamento: ciò che pare svelarsi torna subito a velarsi nel suo immediato, incessante mutare (bastano un lievissimo spostamento dell’angolo visuale, una variazione della luce che avvolge osservatore e fotografia, un improvviso o imprevisto salto concettuale).    

Artaud e Bordas

Artaud_Samorì C……….Perché proporre il carteggio tra l’editore Pierre Bordas e Antonin Artaud nelle edizioni Prova d’Artista (Antonin Artaud. Lettere a Pierre Bordas con uno scritto di Pierre Bordas)? Perché Domenico Brancale traduce il carteggio e ne cura l’edizione? Perché Nicola Samorì associa sue realizzazioni a quelle di Artaud? E perché Pasquale Di Palmo vi acclude una sua nota?

………Perché il rapporto tra un editore e uno dei suoi autori è e resta spesso problematico, se non ambiguo, ma talvolta si risolve in una pubblicazione di valore eccezionale, perché lettere e illustrazioni testimoniano di una tappa fondamentale dell’opera artaudiana (la pubblicazione del libro Artaud le Mômo), perché Artaud continua a ispirare e a suggestionare gli artisti. Continua a leggere Artaud e Bordas

Teoria delle rotonde

Antonio Devicienti

    Teoria delle rotonde. Paesaggi e prose (Valigie Rosse, Livorno 2020) di Italo Testa rappresenta un versante della ricerca letteraria in lingua italiana degli ultimi anni capace di raggiungere e di proporre una visione lucida e coerente del reale e della scrittura che quel reale indaga.

     Si parta infatti dal seguente assunto: Teoria delle rotonde è linguaggio quale sonda acuminatissima e impietosa che s’immerge nel corpo di un mondo da un lato quasi totalmente dominato (e quindi determinato) dall’ultraliberismo economico e finanziario, dall’altro soggetto a impreviste, imprevedibili e non sempre visibili contaminazioni e trasmigrazioni che ne cambiano i sistemi, gli ambienti, le interrelazioni aprendo anche orizzonti inediti, linguaggio che, inoltre, deve fare i conti con quei momenti in cui il reale resiste alla comprensione e/o alla possibilità di dirlo.

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L’occupazione italiana della Jugoslavia

Dallo spazio gestito da Giovanni Giovannetti, DireFareBaciare. Luogo di Sconfinamenti, propongo tre articoli (tratti, tra l’altro, dal suo libro Malastoria) dedicati all’invasione italiana della Jugoslavia che iniziava proprio il 6 aprile 1941; i tre articoli sono leggibili anche nello spazio Il primo amore.

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Si ammazza troppo poco

Tra pianti e pianti e pianti

Vergogne tricolori

Intersezioni

Maria Helena Vieira da Silva: Bibliothèque en feu, 1974.

Queste pagine vengono alla luce dopo che diverse tessere-tempo sono andate ricomponendosi attraverso percorsi apparentemente enigmatici di cui ogni lettore ha fatto esperienza: si legge qualcosa (un articolo, una breve didascalia, un racconto e via enumerando) o si vede una foto, si ascolta un pezzo musicale che rimangono nella memoria, oppure paiono assopirsi, scomparire; poi, anche dopo molti anni, s’incontra qualcos’altro (un altro testo, un libro, un accenno durante una conversazione) che risveglia la memoria o che rimanda a quell’eco che in ogni caso continuava a riverberare nella mente, spesso in modo sommesso o inavvertito; quindi, eventualmente, si decide di sistematizzare quelle letture o quegli ascolti o quelle riflessioni, oppure si passa ad altro ancora, per incrociare più tardi (per caso? per un sentiero tracciato dall’inconscio?) quell’idea o quella suggestione iniziale. Si inizia con René Char, La parola in arcipelago e i suoi Neuf merci pour Vieira da Silva che mi proverò tra breve a tradurre con il titolo un po’ libero di Nove volte grazie per Vieira da Silva – ché il vero epicentro del mio intervento è proprio quest’ultima, la pittrice e intellettuale portoghese il cui nome venni a conoscere grazie al poeta provenzale che la cita anche nel libro Ricerca della base e del vertice; dopo qualche anno  trovai nei Racconti con figure di Antonio Tabucchi la traduzione del Testamento della pittrice portoghese seguita da 20 brevissimi racconti.

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Breve saggio sulle cartiere abbandonate

Questo è un breve saggio che indaga ragioni sentimentali, non economiche né sociali – ma che non ricerca facili effetti estetizzanti nei luoghi abbandonati d’era industriale e postindustriale. La cartiera abbandonata è, infatti, come una conceria abbandonata, come un opificio tessile abbandonato, come un mulino abbandonato un restare di muri, di finestre talvolta accecate, talaltra infrante, di tetti semicrollati, in alcuni casi anche di macchine inutilizzabili; un “restare”: un rimanere, cioè, sulla riva di un corso d’acqua oppure alla fine di una carrozzabile ma senza più frequentazione umana. Restare senza più attese, nel lento consumarsi dei muri che nulla e nessuno difende più dagli agenti atmosferici.

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Memoria dell’oggi: Dario Bellezza

 

 

 

Dario Bellezza
(Roma, 5. 9. 1944 – 31. 3. 1996)

 

 

 

Ma non saprai giammai perché sorrido.
Perché fui il pedante Amleto
della più consolatrice borghesia.
Perché non ho combattuto il Leviatano
Stato che vuole tutto inghiottire
nella macchinosa congerie
della sua burocrazia inesorabile.
Ora mi nascono le unghie come ai morti.

da Invettive e licenze (1971)

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat/7)

Le réel c’est toujours ce qu’on n’attendait pas … le «Ah!» des choses à même le cri de l’homme s’il est poète, à même son geste s’il est peintre. Car si la réalité est imprévisible, son irruption n’a de sens que dans l’espace d’un acte humain.

Henri Maldiney in Regard Parole Espace (Éditions L’Âge d’Homme, Lausanne 1973 et 1974, p. 23)

[…]

C’était dans l’atelier de Tal-Coat. Le soir tombait. Mais de l’une à l’autre des toiles disposées, la lumière enfouie se pressait à la surface. Dehors? Dedans? La profondeur montait des profondeurs. Et ça et là une toile grise, irradiant, dans l’aigu, des opalescences de silex, rayonnait d’étendue (p. 117).

Come potrò dire meglio e più compiutamente del filosofo e dell’amico, del sodale che ha condiviso letture, escursioni, riflessioni?

Tacere, invece – e ascoltare. Certamente guardare.

Per Mario Benedetti

…………Mario Benedetti 
…..(9. 11. 1955 – 27. 3. 2020)

…………Da Pitture nere su carta
……………………………………..(2008)

Dalla notte il mattino la notte,
pantaloni verdi, pantaloni blu,
il nero, l’azzurro, il ramato, tutto.

Perché non è più qui una parola.
Sono case i mari, le strade,
e strade e mari, le case.

La pietra affonda senza corda intorno al collo.
Affiorano a cerchi le parole sulle sue labbra.
Ma non importa, non importa.

Qualche vocale, lungo il viso bianco,
e nero, di capelli, la sua luce.
Affossata su un fianco. Accucciata.

Dietro di te, e davanti, oltre, non c’è niente.

Scritto 58

Ogni scrittore è il sindaco di Riva che accoglie il cacciatore Gracco. La banchina dell’imbarcadero protesa nelle acque del lago, la stanza del colloquio, il fianco della montagna (tutto sotto giurisdizione sindacale) sono luoghi e margini del testo deputati a ospitare colui che non riesce a trovare il sentiero per l’Ade.
Il volatile notturno che annuncia al sindaco l’arrivo del cacciatore Gracco apre l’accesso a Riva, al mattino il sindaco accoglierà l’ospite, se ne farà narrare la storia (narrata, dunque, la scrittura a chi scrive?) che è quella di tutti i precipitati nella morte lungo le sanguinose fenditure della storia, orribili scoscendimenti che hanno forma di forno crematorio, di barcone naufragato, di altoforno cancerogeno.

Scritto 57

[…]
and Morandi threw what looks like a stone
into one of his bottles, thus painting
the secret of life exposed.
Mary Ruefle, Lillian (vv. 19-21) in Dunce, Wave Books, Seattle 2019

Cominciare, dunque, da un paradosso: il segreto (quel ch’è nascosto, separato e tenuto da parte) della vita esposta (posta fuori) è e non è, contemporaneamente, sotto gli occhi di chi guarda: e il silenzio degli Stillleben morandiani attrae fortemente la scrittura, la pone innanzi alla presenza interrogante e salutare dell’enigma. E del silenzio.

[…] Morandi,
who lived in his mother’s apartment and painted
bottles far into the night.
(ibidem, vv. 12-14)

Dipingere in un appartamento silenzioso fin nel cuore della notte: quel sasso è forse la parola che cerca il ventre fondo e accogliente della bottiglia-recipiente? ma in quale delle bottiglie si trova?
E lo sguardo, c’è lo sguardo che immagina sé stesso vagolare tra quelle bottiglie, scatole, vasi, immergersi tra di loro come s’aggirasse in una città di torri e campanili (ogni natura morta una Bologna frattale, un riposizionamento dei volumi di San Domenico, un ripensare le distanze tra Via Fondazza e l’Accademia). Continua a leggere Scritto 57

The map on my fingertips: su “La riproduzione dei profili” di rosmarie waldrop

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Nella collana Le Meteore di Finis Terrae (marchio quest’ultimo dell’Editrice Ibis) compare un altro libro di eccezionale valore: La riproduzione dei profili di Rosmarie Waldrop (Como-Pavia 2020) curato e tradotto da Maristella Bonomo.
Voglio soffermarmi, dapprima, proprio su quest’atto di curare e tradurre un libro: è caratteristica della collana che «lo sguardo [sia] rivolto al di fuori dei confini italiani. Si pubblicano raccolte di autori stranieri, viventi e non, che non siano ancora o non siano da tempo presenti sul mercato italiano. Le traduzioni vengono “regalate” alla collana dai traduttori che propongono di volta in volta i libri e se ne fanno carico» – così si legge nella presentazione della collana in fondo al volume e, in effetti, Maristella Bonomo traduce (e scrive in chiusura una Nota di traduzione) con inappuntabile e appassionata professionalità e partecipazione sia intellettuale che emotiva, atteggiamento necessario per raccogliere la sfida di un’opera come questa. Continua a leggere The map on my fingertips: su “La riproduzione dei profili” di rosmarie waldrop

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat/6)

Pierre Tal Coat: Sans titre, acquerello, 1982.

I finestroni dell’atelier che lasciano filtrare il variare della luce cadenzano il tempo ciclico della visione.

La luce, iride di colori, non illumina le cose, è le cose – i colori per dire la luce non imiteranno, non descriveranno, non illustreranno: bruceranno nella loro verità di luce, s’annulleranno per dire meglio e più amorosa mente.

Roberto Grossatesta avrebbe riconosciuto questi luoghi del pensiero e della visione, anche se questa luce in quest’atelier dell’arte e del pensiero è supremamente terrestre.

E le fiamme di candela o di lume a olio di Georges de la Tour?

E la luce del Faro d’Islanda di Claudio Parmiggiani?

Le fontane di Za’atari

Za’atari, in territorio giordano a pochi chilometri dal confine siriano, è attualmente una città di circa 80000 abitanti (la quarta della Giordania) – in realtà Za’atari è costituita da costruzioni provvisorie perché essa è uno dei più estesi campi-profughi del mondo sorto a partire dal 28 luglio 2012 per ospitare le persone in fuga dalla guerra civile siriana. Ma Za’atari s’impone come esempio di un modo possibile di ripensare la città stessa oltre che i campi per i rifugiati; secondo le stime dell’UNHCR un campo profughi ha una durata media di 17 anni, il che significa che la sua iniziale provvisorietà si trasforma in una sorta di stabilità nel tempo e a Za’atari ci sono infrastrutture all’avanguardia, dal fotovoltaico all’impianto di depurazione delle acque grigie, alla rete idrica in conformità con gli standard nazionali giordani, vi si sperimentano nuovi modelli di distribuzione degli aiuti che hanno permesso la crescita di un’economia interna molto vivace, animata da più di tremila attività commerciali. Le persone hanno trasformato le tende del periodo iniziale in costruzioni provvisorie sì, ma concepite secondo la tradizione del Vicino Oriente, per cui le stanze costruite con pannelli di legno o di metallo e i caravan sono stati disposti a formare moltissimi cortili al cui centro sono state costruite delle fontane: si tratta dei cortili privati in cui le persone si raccolgono per incontrarsi e stare insieme. Continua a leggere Le fontane di Za’atari

Il diritto di tradurre

Nei Paesi Bassi la Casa editrice Meulenhoff affida alla poetessa e scrittrice Marieke Lucas Rijneveld (che accetta entusiasta) la traduzione di The Hill We Climb di Amanda Gorman; alcune voci di dissenso, tra cui, particolarmente marcata, quella dell’attivista Janice Deul, contestano la scelta perché “il lavoro e la vita di Gorman sono profondamente segnati dalla sua esperienza e dalla sua identità di donna di colore”; affidare la traduzione dei suoi versi a Marieke Lucas Rijneveld (di pelle bianca) sarebbe “un’occasione sprecata” e, quindi, quella traduzione dovrebbe essere eseguita da una persona di colore. In conseguenza delle accese polemiche Rijneveld rinuncia alla traduzione.
In Francia il traduttore e poeta André Markowicz, in un intervento dell’11 marzo su Le Monde, sostiene che le argomentazioni addotte contro l’eventualità di una traduzione da parte di Rijneveld è «l’assoluto contrario della traduzione, che è, innanzitutto, condivisione ed empatia, accoglienza dell’altro, di quello che è diverso da sé: quello che chiamo “riconoscimento”. Continua a leggere Il diritto di tradurre