Tutti gli articoli di Antonio Devicienti

Brötzmann + Badolato + Costantino

Sono un lettore fedele e appassionato del Primo Amore e leggo, il 6 marzo 2021, questo intervento di Jonny Costantino AUG BRÖ nel quale ripropone, tra l’altro, un suo splendido, magmatico, esuberante articolo (Ultrajazz) già pubblicato il 9 giugno 2019; inoltre annuncia l’esistenza di un progetto cinematografico dedicato a Peter Brötzmann intitolato PeterFuckingBrötzmann e concepito da Fabio Badolato e dallo stesso Jonny Costantino (BACO) con la determinante complicità e collaborazione dell’eccelso jazzista.
Chiedo allora subito a Jonny, se vuole, di farmi avere del materiale relativo al progetto perché mi piacerebbe “dare una mano”, per quanto piccola, dalla Dimora del Tempo sospeso, per lo meno dando eco alla cosa; ecco la risposta: Continua a leggere Brötzmann + Badolato + Costantino

Scritto 56

SEMAISON: dispersion naturelle des graines d’une plante (Littré).

Continuare allora a coltivare il valore etico della dispersione: ricordarsi di essere anche pianta che disperde semi senza volere attendersi nulla in cambio – chissà dove essi cadranno, chissà se fruttificheranno.

Scrittura come disseminazione e sperpero naturale, perfetto contrario della borghese tendenza all’accumulo e al risparmio, alla finalità e al vantaggio. Continua a leggere Scritto 56

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /4)

Pierre Tal Coat: Bleu surgi (olio su tela, 1974).

Rien ne désaltère mon pas scrive in conclusione di Dans la chaleur vacante André du Bouchet – Paul Celan traduce: Nichts stillt den Durst meines Schrittes.
E si tratta della medesima sete che muoveva i passi del pittore.
Celan conosceva il paesaggio bretone, vi aveva visto i menhir e ne aveva scritto:  Continua a leggere Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /4)

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /3)

Pierre Tal Coat: Et vient la nuit (acquaforte e acquatinta, 1980).

La lezione di Cézanne è implacabile disciplina, rigore d’attenzione e cura.
I giorni di Château Noir echeggiano, lezione di luce e di assetati passi.

Sei dunque, pensée en marche, ovunque il pittore vada, tu lo attendi e, al contempo, lo accompagni.

: pensiero andante, wandernder Gedanke, pensée en marche :

Sta nel bianco tra le campiture di colore, in quei solchi dove tutti i colori sono compresenti e generano il bianco, è in quei corridoi di silenzio e di sospensione, di attesa e di aria inspirata, lì.

Inediti: “Angelo” di Paolo Fichera

Paolo Fichera continua a lavorare a Figura di cui sta nascendo una seconda parte; oggi egli offre alla Dimora del Tempo sospeso un inedito intitolato Angelo accompagnato da immagini dell’artista lettone Andra Stala; oltre a leggere questo prezioso inedito, invito anche a visitare lo spazio di Paolo, Cattedrale.  Continua a leggere Inediti: “Angelo” di Paolo Fichera

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /2)

Pierre Tal Coat: Vol d’oiseaux I (litografia, 1959).

 

Il silenzio dei licheni è grido acuminato che trafigge
le pagine della notte.
Siete stati nell’atelier del pittore, ne sapeste udire la voce
ma talvolta non i silenzi – ne portate negli occhi i colori
ma non sempre le intermessure tra pennellata e pennellata.

I voli degli uccelli, ornitomanzia senza metafisica e senza teologia,
penetravano le pagine del giorno.
La sua mente è stata quelle pagine disegnate o colorate o incise,
il ritmo della sua mente è stato quei voli folgoranti, vertiginosi,
………………………………………………………………………………velocissimi:

i campi arati un marrone solcato di nero (è nera la Terra, come sapevano gli umani dei primordi).

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /1)

Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

Che cos’è un’andanza?
Lo spazio dello sguardo condiviso, l’esigenza politica che si faccia comunità di pensieri e d’intenti e che bisogna accendere un fuoco, cuocervi il pane, vegliare l’operosità dei giorni.

L’andanza è
l’acqua da condividere, la soglia d’alberi benigni, ancora andare perché l’andanza è nello sguardo comune.

L’andanza vorrebbe talvolta meditante solitudine, ma anche il chiamarsi delle voci dalla veranda della casa e dalle rotte erratiche della biblioteca.

E andando, sempre andando si fa casa, così come si fa giorno per rotazione naturale della terra attorno al suo perno di luce e l’esigenza culturale di stare insieme, scrivere, disegnare, aprire lo sguardo, gli sguardi.

Sacrifici e simulacri (una breve nota)

Giuseppe Zuccarino ha appena pubblicato presso Mimesis Edizioni il libro Sacrifici e simulacri. Bataille, Klossowski (Milano-Udine, gennaio 2021) che segue Il farsi della scrittura (2012), Prospezioni. Foucault e Derrida (2016), Immagini sfuggenti. Saggi su Blanchot (2018), Interscambi. Filosofia, letteratura, pittura (2019) per ricordare soltanto i titoli usciti sempre con Mimesis, ché le pubblicazioni dello studioso ligure sono molteplici come ben sanno i lettori più attenti della Dimora che ha avuto molto spesso il privilegio di pubblicarne gli studi prima che questi venissero raccolti di volta in volta in volume.
Così è di quattro degli otto saggi che compongono Sacrifici e simulacri: Aprire gli occhi, Sovranità e sacrificio, L’esperienza di “Acéphale”, Klossowski fra Nietzsche e Bataille. Continua a leggere Sacrifici e simulacri (una breve nota)

Scritto 55

«Nel progetto per l’ingresso nello IUAV che gli era stato affidato negli anni sessanta dal consiglio dell’Università e per il quale gli era stato chiesto di utilizzare una porta di pietra d’Istria ritrovata durante i lavori di restauro del Convento dei Tolentini, Carlo Scarpa decise di adagiare la porta al suolo e di immergerla nell’acqua. Ed è così che chi entra nell’ex-convento dal campazzo omonimo la può oggi vedere – non senza stupore – nell’esecuzione postuma del progetto realizzata venti anni dopo da Sergio Los. La collocazione orizzontale di una struttura per essenza verticale qual è una porta non può non essere stata attentamente meditata. […] La porta adagiata non è una porta-serramento e l’acqua che la ricopre significa che essa non potrà mai essere chiusa. (Del resto Venezia – di cui la porta di Scarpa è, forse, qualcosa come un’invocazione – non ha bisogno di porte: per entrarvi occorre attraversare una soglia, che è l’acqua della laguna, così come, per accedere alla porta sommersa, occorrerebbe mettere i piedi nell’acqua). Ma non è neppure una porta-soglia, dal momento che la collocazione orizzontale sembra esibire l’impossibilità di attraversarla. In modo simile, nella decorazione di palazzo Abatellis, Scarpa aveva sospeso un portale gotico di pietra a mezz’aria su una parete, dove nessun accesso era possibile. Se la porta non è un luogo, ma il passaggio e l’adito fra due luoghi, qui sembra diventare essa stessa un luogo – forse il luogo per eccellenza, il cui possibile uso non è, però, ancora chiaro. In ogni caso, la porta adagiata delimita ora uno spazio in cui sarebbe possibile camminare, soffermarsi a meditare, esitare, forse perfino abitare – ma non chiuderla né semplicemente attraversarla. L’adito è diventato un ambito: il varco da un luogo a un altro, espresso dalla preposizione ad, cede il posto al percorso – espresso dalla particella ambi – che fa il giro di un certo territorio, ne segue pazientemente il contorno» – Giorgio Agamben, Quando la casa brucia, Giometti & Antonello, Macerata 2020, pp. 23, 24 e 27, 28. Continua a leggere Scritto 55

Kaiserpanorama: Lecce, scantinati

Es war ein großer Reiz der Reisebilder, die man im Kaiserpanorama fand, dass gleichviel galt, bei welchem man die Runde anfing. Denn weil die Schauwand mit den Sitzgelegenheiten davor im Kreis verlief, passierte jedes sämtliche Stationen, von denen man durch je ein Fensterpaar in seine schwachgetönte Ferne sah. […] Denn dies war an den Reisen sonderbar: dass ihre ferne Welt nicht immer fremd und dass die Sehnsucht, die sie in mir weckte, nicht immer eine lockende ins Unbekannte, vielmehr bisweilen jene lindere nach einer Rückkehr ins Zuhause war. […] Im Jahre 1822 hatte Daguerre sein Panorama in Paris eröffnet. Seitdem sind diese klaren, schimmernden Kassetten, die Aquarien der Ferne und Vergangenheit, auf allen modischen Korsos und Promenaden heimisch.

Era una grande attrattiva delle vedute che si potevano trovare nel Kaiserpanorama il fatto che fosse indifferente con quale di quelle immagini cominciasse il loro carosello. Infatti, poiché il congegno dinanzi ai sedili si spostava circolarmente, ciascuna veduta scorreva davanti a tutte le postazioni dalle quali, attraverso un doppio finestrino, se ne poteva vedere la sbiadita lontananza. […] Ché questo avevano di particolare i viaggi: che non sempre il loro mondo lontano mi era estraneo e che la nostalgia che essi risvegliavano in me non mi seduceva verso l’ignoto, piuttosto essa era talvolta quella più mite di un ritorno a casa mia. […] Nel 1822 Daguerre aveva aperto il suo Panorama a Parigi. Da allora queste chiare, rilucenti cassette, acquari della lontananza e del passato, sono di casa su tutti i corsi e i viali alla moda.

Walter Benjamin, dal capitolo Kaiserpanorama in Berliner Kindheit um 1900. Continua a leggere Kaiserpanorama: Lecce, scantinati

“piegando la lingua, provando le rime” – su di un “quaderno” di Cristiano Poletti

Cristiano Poletti pubblica nelle edizioni curate da Domenico Brancale Prova d’Artista un “quaderno” contenente 14 testi e due sue immagini intitolato Risposte dei quadri appesi; mi auguro che questo splendido librino sia una sorta di anticipazione o un nucleo di un libro futuro più ampio – anche se trovo altrettanto significativo e importante il fatto che molti poeti di vaglia preferiscano continuare a pubblicare in edizioni limitate o fuori commercio, come a voler intessere e proseguire un dialogo con le persone che certamente leggeranno con partecipazione e cognizione di causa; indubbiamente (e in particolare in un settore come quello della poesia) spiccata è la differenza tra un “pubblico” ampio e uno più ristretto (e, lo sappiamo molto bene, la poesia ha già di per sé molto pochi lettori) – andare con silenziosa discrezione o per interposta persona a cercare uno per uno i propri lettori trovo sia già di per sé poesia in atto, dal momento che in tal modo la scrittura non ostenta sé stessa, non cerca né megafoni né applausi, ma, appartata e laboriosa, raggiunge chi desidera esserne raggiunto, accompagna i raccolti, preziosi momenti della giornata dedicati al pensiero e alla lettura. Continua a leggere “piegando la lingua, provando le rime” – su di un “quaderno” di Cristiano Poletti

Scritto 54

Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

Quando Luigi Nono ebbe letto sul muro di un convento francescano toledano la frase «Caminantes, no hay caminos, hay que caminar» ne fu così folgorato che vi riconobbe il proprio stesso atteggiamento artistico ed esistenziale e ne trasse il titolo della sua opera del 1986-1987 per la quale scelse, anche, i versi iniziali del De causa, principio et uno di Giordano Bruno – “viandante attraverso l’infinito” annotava con ammirazione Nono a proposito del Nolano (e, tra i versi scelti dal compositore, riporto questi: «Errantes stellae, spectate procedere in orbem / Me geminum, si vos hoc reserastis iter»).
È l’andare il senso e il valore dell’esistere, l’erranza in una Toledo interiore che, accogliendo qui suggestioni provenienti da altri appunti di Luigi Nono sulla medesima opera, si fa El Andaluz, regione di tre civiltà, che si connette a Venezia, altra soglia tra Occidente e Oriente.

«L’oreille intérieure l’oreille de l’immagination c’est l’etoile polaire du compositeur» / L’orecchio interiore l’orecchio dell’immaginazione è la stella polare del compositore (E. Varèse, Liberté pour la musique, 1939) continua ad annotare Nono: lo stesso vale per chi scrive.

Scritto 53

Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

Continuo a pensare che il commento sia (ma lo sapevano già gli Alessandrini) una forma seria e matura di scrittura, un’arte da coltivare e perseguire; e non intendo soltanto il commento a un testo o a un’opera, ma anche il commento in forma di scrittura a quell’enorme, sfuggente testo che è l’esistere-nel-mondo.
Ho tra le mani Le stanze d’alabastro (Feltrinelli, Milano 1983), 140 poesie (nell’anno di pubblicazione del volumetto ancora inedite in Italia) di Emily Dickinson, curate e tradotte da Nadia Campana. Continua a leggere Scritto 53

Kaiserpanorama: Santa Cesàrea Terme

Es war ein großer Reiz der Reisebilder, die man im Kaiserpanorama fand, dass gleichviel galt, bei welchem man die Runde anfing. Denn weil die Schauwand mit den Sitzgelegenheiten davor im Kreis verlief, passierte jedes sämtliche Stationen, von denen man durch je ein Fensterpaar in seine schwachgetönte Ferne sah. […] Denn dies war an den Reisen sonderbar: dass ihre ferne Welt nicht immer fremd und dass die Sehnsucht, die sie in mir weckte, nicht immer eine lockende ins Unbekannte, vielmehr bisweilen jene lindere nach einer Rückkehr ins Zuhause war. […] Im Jahre 1822 hatte Daguerre sein Panorama in Paris eröffnet. Seitdem sind diese klaren, schimmernden Kassetten, die Aquarien der Ferne und Vergangenheit, auf allen modischen Korsos und Promenaden heimisch.

Era una grande attrattiva delle vedute che si potevano trovare nel Kaiserpanorama il fatto che fosse indifferente con quale di quelle immagini cominciasse il loro carosello. Infatti, poiché il congegno dinanzi ai sedili si spostava circolarmente, ciascuna veduta scorreva davanti a tutte le postazioni dalle quali, attraverso un doppio finestrino, se ne poteva vedere la sbiadita lontananza. […] Ché questo avevano di particolare i viaggi: che non sempre il loro mondo lontano mi era estraneo e che la nostalgia che essi risvegliavano in me non mi seduceva verso l’ignoto, piuttosto essa era talvolta quella più mite di un ritorno a casa mia. […] Nel 1822 Daguerre aveva aperto il suo Panorama a Parigi. Da allora queste chiare, rilucenti cassette, acquari della lontananza e del passato, sono di casa su tutti i corsi e i viali alla moda.

Walter Benjamin, dal capitolo Kaiserpanorama in Berliner Kindheit um 1900. Continua a leggere Kaiserpanorama: Santa Cesàrea Terme

Kaiserpanorama: Taranto

Es war ein großer Reiz der Reisebilder, die man im Kaiserpanorama fand, dass gleichviel galt, bei welchem man die Runde anfing. Denn weil die Schauwand mit den Sitzgelegenheiten davor im Kreis verlief, passierte jedes sämtliche Stationen, von denen man durch je ein Fensterpaar in seine schwachgetönte Ferne sah. […] Denn dies war an den Reisen sonderbar: dass ihre ferne Welt nicht immer fremd und dass die Sehnsucht, die sie in mir weckte, nicht immer eine lockende ins Unbekannte, vielmehr bisweilen jene lindere nach einer Rückkehr ins Zuhause war. […] Im Jahre 1822 hatte Daguerre sein Panorama in Paris eröffnet. Seitdem sind diese klaren, schimmernden Kassetten, die Aquarien der Ferne und Vergangenheit, auf allen modischen Korsos und Promenaden heimisch.

Era una grande attrattiva delle vedute che si potevano trovare nel Kaiserpanorama il fatto che fosse indifferente con quale di quelle immagini cominciasse il loro carosello. Infatti, poiché il congegno dinanzi ai sedili si spostava circolarmente, ciascuna veduta scorreva davanti a tutte le postazioni dalle quali, attraverso un doppio finestrino, se ne poteva vedere la sbiadita lontananza. […] Ché questo avevano di particolare i viaggi: che non sempre il loro mondo lontano mi era estraneo e che la nostalgia che essi risvegliavano in me non mi seduceva verso l’ignoto, piuttosto essa era talvolta quella più mite di un ritorno a casa mia. […] Nel 1822 Daguerre aveva aperto il suo Panorama a Parigi. Da allora queste chiare, rilucenti cassette, acquari della lontananza e del passato, sono di casa su tutti i corsi e i viali alla moda.

Walter Benjamin, dal capitolo Kaiserpanorama in Berliner Kindheit um 1900. Continua a leggere Kaiserpanorama: Taranto

Per Tommaso Di Ciaula

Cammino da tempo cercando un ricovero.
Ma tutte le chiesette rurali che incontro, antichissime chiesette senza memoria, senza tempo, sono deposito di vecchi e polverosi attrezzi agricoli. Tra forti odori di paglia vecchissima e frutti marci, nugoli di insetti…
Ci sono anche molti palmenti nella zona, ma anch’essi impraticabili.
Avranno senz’altro 3-400 anni e si riunivano i contadini sotto quei muri. Sotto questi antichissimi palmenti, dalle immense volte a botte, e su quei pavimenti di vivida pietra, gruppi di contadini affiatati ed amici, portavano le loro rispettive rigogliose vendemmie.
Ed era grande festa:
con i lembi dei pantaloni fin sulle ginocchia, pestavano ritmicamente i grappoli divini.
Scivolavano gli umori fragranti e pungenti fin giù, nelle magnifiche cisterne di pietra.
Dopo il magico rito, ognuno si portava al paese la sua porzione di mosto, sui traini nelle tinozze e poi fin nelle panciute botti delle cantine.
Era una festa: un via vai di carri, di tinozze colme di mosto, inseguiti da nugoli di moscerini; scanditi dall’abbaiare di volpini saltellanti, nelle pozzanghere dell’autunno sognante e misterioso.

Tommaso di Ciaula, da Acque sante, acque marce, Sellerio, Palermo 1997,  pp. 10 e 11

Sulle “idee-spiraglio” di Georges Perros

Non passerà molto tempo che alla frequentazione dell’ambiente letterario parigino [sott. Georges Perros] preferirà la compagnia dei pescatori bretoni, decidendo nel 1958 di vivere il resto della vita, con la compagna Tania e i figli, a Douarnenez, nel Finistère, terra di esilio volontario dove realizzerà anche fisicamente la marginalità della sua scrittura. Incapace, per sua stessa ammissione, di compiere un lavoro di revisione dei suoi scritti e, allo stesso tempo, disinteressato all’eventuale dignità letteraria della sua opera, soltanto nel 1960, grazie all’insistenza di Jean Paulhan, si deciderà a pubblicare il primo volume di Papiers collés. Nella prefazione a quel volume, prima di definire il carattere e le peculiarità di note e aforismi, l’autore si presenterà al lettore dicendo di sé: “Incallito creatore di note, non posso fare altro che scriverle a margine di quell’immenso libro aperto che è la vita. E cos’è questa vita, se non il testo dell’Altro, così follemente sollecitato.”  Continua a leggere Sulle “idee-spiraglio” di Georges Perros

La poesia e lo sguardo (breve saggio in omaggio all’opera di Franco Piavoli)

Fermo immagine da “Voci nel tempo” di Franco Piavoli (1996).

Si può partire dagli assunti che la poesia esista già di per sé e che debba essere lo sguardo a rendersi capace di vederla; ch’essa si generi dai cicli della natura, dal costituirsi e dal divenire dei diversi ambienti naturali e che la mente debba disporsi a coglierla; che la poesia scaturisca dal vivere stesso degli umani e dal loro essere comunità e che un occhio attento debba sapere aprirsi su di essa; che la poesia sorga per la presenza del desiderio o del ricordo, della nostalgia o della speranza, della tristezza o della gioia e che ci debba essere un pensiero capace di mostrarla.

L’intera opera di Franco Piavoli è questo sguardo, attentissimo e commosso, pazientissimo e capace di aver cura e di prendersi cura. È lo sguardo del silenzio mentre percorre le regioni dell’uomo, i boschi, i torrenti, le strade di antichi borghi, il ritornare delle stagioni, gli interni di abitazioni colme di ricordo e di tempo, fino a mari vasti e insidiosi, attraenti (mari dell’interiorità più abietta, ma anche più nobile). Continua a leggere La poesia e lo sguardo (breve saggio in omaggio all’opera di Franco Piavoli)

Scritto 52

Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

Non meritiamo quel che ci è stato donato, eredità del lungo tempo che ci ha preceduti: maestranze sapienti hanno scavato le fondamenta, eretto i muri, scalpellato cornicioni, lesene, aggetti, centinato le travi, fissato le sculture, preparato le pareti per gli affreschi, collocato i coppi dei tetti…

(Bâtir une demeure pour les hommes).

Per meritare quel dono occorre contemplarlo, trasfigurarlo in qualcosa che sia capace (ma l’impresa è davvero ardua) di aggiungere senso a quello che ha già senso e lo irradia. Continua a leggere Scritto 52

Scritto 51

Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

Le figure di Piero Manai si tengono la propria testa tra le mani, davanti a sé, dopo averla tolta dal tronco, si direbbe. Oppure la reggono su di una sola mano, contemplandola.
Ma com’è possibile? o è forse la testa a contemplare il corpo da cui s’è separata o dal quale è stata separata?
Sì, è probabile che l’atto sia reciproco.
Le figure di Piero Manai infrangono l’unità del corpo umano ricostituendola in maniera nuova. Continua a leggere Scritto 51