Tutti gli articoli di Antonio Devicienti

Nell’esilio / Su “Lenta strana cosa” di Alessandro Ghignoli

Premetto che quello che segue non è né una nota di lettura, né una recensione, ma un atto di riconoscenza rivolto ad Alessandro Ghignoli per aver scritto un libro che a mio parere spicca in maniera indiscutibile per qualità e originalità. Non nascondo che complice d’un tale sbilanciatissimo giudizio possa essere anche il mio personale desiderio di opere capaci di superare le frontiere tra i generi e, soprattutto, d’imporsi perché frutto di una ricerca insonne sul linguaggio e sulla struttura, facendo piazza pulita di approssimazioni, dilettantismi, obsolete ripetitività di certi stili o temi. Continua a leggere Nell’esilio / Su “Lenta strana cosa” di Alessandro Ghignoli

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Nell’esilio / Su “Mal di fuoco” di Jonny Costantino

Forse ben pochi elementi naturali posseggono un’identità così contraddittoria e doppia come il fuoco: esso riscalda, anima la vita, cuoce i cibi, forgia i metalli, la cultura umana ne ha fatto anche simbolo del pensiero ardente, appunto, e appassionato, immagine della luce stessa e, pure, il fuoco distrugge, uccide, nel suo estinguersi può far sovvenire il gelo e la morte, stavolta, per glaciazione e buio. Il libro di Jonny Costantino Mal di fuoco (Effigie Edizioni, Milano, 2016) mette in scena questa duplice natura del fuoco, ma, prima di avviare qualche riflessione, mi soffermerò brevemente a considerare Mal di fuoco dal punto di vista puramente letterario.  Continua a leggere Nell’esilio / Su “Mal di fuoco” di Jonny Costantino

(“La Foce e la Sorgente” seconda serie) / “Quaderno n. 1”: Marco Furia

Pubblichiamo oggi il primo dei “Quaderni” che anticipano l’uscita della rivista La Foce e la Sorgente (nuova serie) prevista per il giugno 2019:

Marco Furia:  ASCOLTATO, FINO ALLA NOIA

I “quaderni della Foce e la Sorgente” sono a cura di Marco Ercolani, Lucetta Frisa, Antonio Devicienti.

Percorsi / Jannis Kounellis a Capodimonte

: quanta bellezza scaturisca dalla materia lavorata; come la bellezza possa essere frutto di un atto non estetizzante, ma etico; come la materia possegga capacità di commuovere.
: quanto il concetto di “site specific” possa essere capace di fruttificare e di restituire senso; come l’oggi sappia assumere coscienza del suo scaturire dallo ieri; come il lavoro possa avere un suo portato poetico.

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La regola dell’orizzonte

Marco Ercolani

Nota di lettura a:
Alessandra Paganardi
La regola dell’orizzonte
(Puntocapo, 2019)

 

Quando i morti annegati avranno i nomi
di granuli di sale
raccoglieremo a riva
vocali e consonanti una per una
l’inutile bellezza
dei tronchi rovinati dalla pioggia

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Yves Bergeret, Antonio Devicienti su disegni di Nicolas Hilfiger

Nicolas Hilfiger è un artista residente a Parigi (estremamente riservato sulla propria vita privata) con il quale Yves Bergeret intrattiene da tempo una frequentazione intellettuale e artistica; i suoi disegni hanno ispirato i testi di Yves Bergeret e di Antonio Devicienti che qui vengono presentati insieme con alcuni disegni di Hilfiger; si è deliberatamente scelto di pubblicare i testi soltanto nelle loro lingue originali senza traduzione anche per restare fedeli allo spirito del lavoro che vuole conservare l’immediatezza dell’espressione nelle due lingue sorelle e del loro dialogo diretto senza la mediazione-tradimento della traduzione. Continua a leggere Yves Bergeret, Antonio Devicienti su disegni di Nicolas Hilfiger

Breve saggio sui libri intonsi

So bene che questo scritto si configura come nostalgico omaggio a un mondo che (forse) sta scomparendo o, almeno, a una pratica che potrebbe apparire arcaica e inutile (utile / inutile: orribile terminologia ma coerente con una mentalità mercantile e, appunto, utilitaristica): il tagliare i bordi dei libri intonsi.

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Breve saggio sugli androni

L’androne è il luogo di transizione tra la strada (pubblica) e gli ambienti (privati) di un edificio; può esservi presente o meno un portone ed eventualmente una cancellata: l’androne è luogo complesso che possiede la virtù pratica di ospitare talvolta la portineria, sempre di offrire un riparo dal sole eccessivo o dalle intemperie (quando, ovviamente, non ci si trovi di fronte a un portone chiuso). Continua a leggere Breve saggio sugli androni

Memoria dell’oggi: Ermanno Rea, Renato Caccioppoli

(La sede de “l’Unità” era al quarto piano del maggior palazzo dell’Angiporto Galleria), covo di innocui trasgressivi (…), centro di attrazione dove la sera convergevano, a ondate, scontenti, curiosi, naufraghi bisognosi di una zattera cui aggrapparsi, giovani e meno giovani “promesse”, qualche bella donna, qualche campione del catalogo degli “intelligenti”.
La cui stella più brillante si chiamava senz’ombra di dubbio Renato Caccioppoli, l’estroso professore di analisi matematica, anticonformista fino allo struggimento. Anzi fino allo scandalo.
Le serate finivano per lo più all’osteria. Talvolta finivano a casa di Caccioppoli dove lui e Francesca si mettevano a suonare a quattro mani: pezzi per lo più dannatamente romantici, pezzi che non finivano mai, oppure finivano per congiungersi quasi senza soluzione di continuità ad altri pezzi, obbligando incalliti chiacchieroni ad un silenzio forzato, talvolta insopportabile, tanto che il gruppo si sfoltiva progressivamente, per successive defezioni in punta di piedi (pag. 15 dell’edizione ET Einaudi, 2002).

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Breve saggio sul camminare

(L’idea di questo scritto deriva da uno splendido e vibrante intervento di Jonny Costantino pubblicato sul Primo amore il 5 maggio 2018: L’Austria di Bernhard specchio dell’Italia di oggi).

: ma, più che un saggio, scriverò un elogio del camminare, anzi un doppio elogio di un doppio modo di camminare: l’andare a piedi (ma, anche, integrando il camminare, quando necessario, con un tragitto in autobus o in treno, in automobile o in bicicletta) e lo scrivere (sempre rigorosamente a mano).  Continua a leggere Breve saggio sul camminare

Breve saggio sugli oggetti inapparenti

È colma la nostra giornata di oggetti e, alla lettera, non vediamo molti di essi, anche mentre li stiamo usando. Li usiamo, appunto, senza prestare loro attenzione, se non nel caso si rompano o manchino.

La bottiglia di vetro: al di là dell’enorme produzione industriale di questo contenitore, si dovrebbe talvolta riflettere sulla sua umile bellezza che, oltre a contenere l’acqua o il vino (o altra bevanda) si mostra, modesta e fedele, spesso sotto slanciata forma e capace di rifrangere la luce secondo gamme variabili, per cui sono la bottiglia e il bicchiere a convogliare la luce (elettrica o naturale) dell’ambiente, stabilendo strette relazioni tra vetro, liquido contenuto, luminosità circostante.

 
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Breve saggio sul saggio

Avrei potuto titolare “breve saggio sulla felicità di scrivere saggi”, ma il titolo apparentemente tautologico e quasi claustrofobico mi serve per costruire un testo che, invece, suggerisca quanto necessario sia comporre un saggio che non abbia una tesi già precostituita da sostenere, ma che, appunto, saggi varie direzioni, riuscendo a diventare felice proprio nel momento (o nei momenti) in cui la scrittura è atto di scoperta, incanalandosi verso orizzonti poco prima inaspettati e insospettati.

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Breve saggio sul corpo (dedicato a Michel Petrucciani)

Che cosa sa e che cosa realmente comprende chi non vive nel corpo in difficoltà di chi, al contrario, deve fare i conti con una limitazione, una mancanza, un impedimento di carattere fisico?
Nulla. In tutta onestà (almeno facendo riferimento alla mia esperienza) nulla. Continua a leggere Breve saggio sul corpo (dedicato a Michel Petrucciani)

Baudelaire secondo Lucetta Frisa

 

Epigrafe per un libro proibito

Lettore pacifico e bucolico
bravuomo ingenuo e sobrio
getta via questo libro saturnino
orgiastico e malinconico.

Se non hai appreso la retorica
da Satana, l’astuto doganiere,
gettalo, non ci capiresti niente
oppure mi crederesti isterico.

Ma se, senza farsi sedurre,
il tuo occhio sa tuffarsi nell’abisso
leggimi, per imparare ad amarmi:

anima dolente e curiosa
che va in cerca del tuo paradiso
compiangimi! O ti maledico!

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Breve saggio sugli orti botanici

Spesso questi “brevi saggi” nascono dalla fascinazione derivante da luoghi, oppure da letture o ancora da incontri ed esperienze personali. Questa volta si aggiunge l’idea che saggio e orto botanico possano essere la diversa manifestazione del medesimo concetto di base: un luogo conchiuso (ma non precluso) all’interno del quale si coltiva l’osservazione calma e commossa di un germogliare, di un dischiudersi al ciclo delle stagioni e di un percorso non necessariamente prestabilito, ma comunque ordinato e coerente e sempre foriero di scoperte o di sorprese.

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Il racconto di un’avventura (del tradurre)

Tutto è cominciato con una telefonata durante la quale Nanni Cagnone mi ha proposto di tradurre l’intera opera poetica di Stefan George (si pronuncia più o meno ghe-or-ghe). Lo confesso: non ho avuto il coraggio di dirgli di no, ma pensavo che George non fosse del tutto nelle mie corde – si trattava di un poeta del quale conoscevo un paio di testi e, dalle storie della letteratura tedesca dalle quali avevo studiato, risultava essere un artista fortemente estetizzante, centro di un circolo artistico (il cosiddetto “George-Kreis”) nel quale egli esercitava anche una sorta di funzione sacerdotale (di “sacerdote” della Poesia e della Bellezza, cioè); sapevo inoltre che Goebbels gli aveva offerto la presidenza di un’accademia delle arti che i nazisti intendevano fondare.
Ma, in realtà, di lui conoscevo poco.

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Breve saggio di paesologia

La parola “saggio” possiede anche il significato di “prova” oppure vuol dire “esercizio, dimostrazione di” – in quest’esercizio di paesologia mi proverò, allora, a raccontare del mio paese natale scrivendo di luoghi altri da lui. La scienza della paesologia credo ammetta tali apparenti contraddizioni, perché i paesi respirano talvolta anche all’ombra o per affinità o per contrasto con luoghi altri.  Continua a leggere Breve saggio di paesologia

Il velo invisibile

Lettera di Sophie Peabody (1865) alla cugina Elizabeth, in cui si torna a evocare il mistero della morte “normale” di suo marito, lo scrittore Nathaniel Hawthorne.

 

Cara Elizabeth,

è dagli anni di Salem che non ti scrivo: puoi perdonarmi il lungo silenzio? Oggi, però, non posso più tacere: Nathaniel, quel fatidico 19 maggio, tornò a casa a pomeriggio inoltrato in compagnia di Pierce, dopo una lunga escursione a Plymouth. Io non gli chiesi niente ma il suo viso era strano. Aveva visto qualcosa di cui non voleva parlare. Lo interrogai a lungo, ma lui mi sorrise appena, senza dirmi nulla, con aria trasognata e distratta, come è sempre accaduto. Osservò che era stata una giornata bellissima e che la terra è fonte di continue meraviglie. Non seppi altro da lui.

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