Archivi categoria: scritture di confine

Scritto 59

giorgio_morandiQuando Axel Hütte fotografa Venezia, scansiona i negativi e procede a stampare su di una lastra di vetro che monta poi su di uno specchio. Com’è sua abitudine fotografa luoghi privi di immediate presenze umane, ma la Punta della Dogana in vari momenti del giorno e della notte, l’interno di Santa Maria dei Frari, Ca’ Rezzonico, gli esterni della Salute sono presenza – per mediazione di architetture e spazi edificati – del pensiero umano; e lo sguardo che si posa sulle fotografie vede, per effetto di vetri e di specchi, echi di luce, affioramenti e immediato svanire di riflessi od ombre o apparizioni che appartengono, tutti, alla soglia mobilissima tra percezione e immaginazione, tra sguardo e pensiero, tra attesa e svelamento: ciò che pare svelarsi torna subito a velarsi nel suo immediato, incessante mutare (bastano un lievissimo spostamento dell’angolo visuale, una variazione della luce che avvolge osservatore e fotografia, un improvviso o imprevisto salto concettuale).    

Teoria delle rotonde

Antonio Devicienti

    Teoria delle rotonde. Paesaggi e prose (Valigie Rosse, Livorno 2020) di Italo Testa rappresenta un versante della ricerca letteraria in lingua italiana degli ultimi anni capace di raggiungere e di proporre una visione lucida e coerente del reale e della scrittura che quel reale indaga.

     Si parta infatti dal seguente assunto: Teoria delle rotonde è linguaggio quale sonda acuminatissima e impietosa che s’immerge nel corpo di un mondo da un lato quasi totalmente dominato (e quindi determinato) dall’ultraliberismo economico e finanziario, dall’altro soggetto a impreviste, imprevedibili e non sempre visibili contaminazioni e trasmigrazioni che ne cambiano i sistemi, gli ambienti, le interrelazioni aprendo anche orizzonti inediti, linguaggio che, inoltre, deve fare i conti con quei momenti in cui il reale resiste alla comprensione e/o alla possibilità di dirlo.

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Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat/7)

Le réel c’est toujours ce qu’on n’attendait pas … le «Ah!» des choses à même le cri de l’homme s’il est poète, à même son geste s’il est peintre. Car si la réalité est imprévisible, son irruption n’a de sens que dans l’espace d’un acte humain.

Henri Maldiney in Regard Parole Espace (Éditions L’Âge d’Homme, Lausanne 1973 et 1974, p. 23)

[…]

C’était dans l’atelier de Tal-Coat. Le soir tombait. Mais de l’une à l’autre des toiles disposées, la lumière enfouie se pressait à la surface. Dehors? Dedans? La profondeur montait des profondeurs. Et ça et là une toile grise, irradiant, dans l’aigu, des opalescences de silex, rayonnait d’étendue (p. 117).

Come potrò dire meglio e più compiutamente del filosofo e dell’amico, del sodale che ha condiviso letture, escursioni, riflessioni?

Tacere, invece – e ascoltare. Certamente guardare.

La Musa Fedele

Le muse di Sanguineti sono personaggi innumerevoli, vari ed eventuali. La Musa del Chierico Rosso è la realtà stessa, che è sempre sorretta dall’ideologia comunista. E il comunismo ha la sua allegoria vivente nella memoria di Sanguineti: «si chiamava Fedele».

…………(Cliccando sull’immagine si può leggere
……………..e scaricare liberamente l’e-book)

Scritto 58

Ogni scrittore è il sindaco di Riva che accoglie il cacciatore Gracco. La banchina dell’imbarcadero protesa nelle acque del lago, la stanza del colloquio, il fianco della montagna (tutto sotto giurisdizione sindacale) sono luoghi e margini del testo deputati a ospitare colui che non riesce a trovare il sentiero per l’Ade.
Il volatile notturno che annuncia al sindaco l’arrivo del cacciatore Gracco apre l’accesso a Riva, al mattino il sindaco accoglierà l’ospite, se ne farà narrare la storia (narrata, dunque, la scrittura a chi scrive?) che è quella di tutti i precipitati nella morte lungo le sanguinose fenditure della storia, orribili scoscendimenti che hanno forma di forno crematorio, di barcone naufragato, di altoforno cancerogeno.

Il tuo primo inverno

…………..Yves Bergeret

……..Il tuo primo inverno
……..(Ton premier hiver)

Verso la fine del tuo primo inverno
appoggiandoti al cesto di vimini che spingi davanti a te
cominci a muoverti in piedi da solo.

Il cesto è lieto di sentire la tua forza.
Scivola sul pavimento.
Scivola come una lunga canzone sul mare.

Tu e il cesto fate andare la vostra lunga canzone.
Essa risveglia il pavimento e la terra del giardino
che l’inverno aveva assopiti affinché recuperassero energie.

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Scritto 57

[…]
and Morandi threw what looks like a stone
into one of his bottles, thus painting
the secret of life exposed.
Mary Ruefle, Lillian (vv. 19-21) in Dunce, Wave Books, Seattle 2019

Cominciare, dunque, da un paradosso: il segreto (quel ch’è nascosto, separato e tenuto da parte) della vita esposta (posta fuori) è e non è, contemporaneamente, sotto gli occhi di chi guarda: e il silenzio degli Stillleben morandiani attrae fortemente la scrittura, la pone innanzi alla presenza interrogante e salutare dell’enigma. E del silenzio.

[…] Morandi,
who lived in his mother’s apartment and painted
bottles far into the night.
(ibidem, vv. 12-14)

Dipingere in un appartamento silenzioso fin nel cuore della notte: quel sasso è forse la parola che cerca il ventre fondo e accogliente della bottiglia-recipiente? ma in quale delle bottiglie si trova?
E lo sguardo, c’è lo sguardo che immagina sé stesso vagolare tra quelle bottiglie, scatole, vasi, immergersi tra di loro come s’aggirasse in una città di torri e campanili (ogni natura morta una Bologna frattale, un riposizionamento dei volumi di San Domenico, un ripensare le distanze tra Via Fondazza e l’Accademia). Continua a leggere Scritto 57

The map on my fingertips: su “La riproduzione dei profili” di rosmarie waldrop

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Nella collana Le Meteore di Finis Terrae (marchio quest’ultimo dell’Editrice Ibis) compare un altro libro di eccezionale valore: La riproduzione dei profili di Rosmarie Waldrop (Como-Pavia 2020) curato e tradotto da Maristella Bonomo.
Voglio soffermarmi, dapprima, proprio su quest’atto di curare e tradurre un libro: è caratteristica della collana che «lo sguardo [sia] rivolto al di fuori dei confini italiani. Si pubblicano raccolte di autori stranieri, viventi e non, che non siano ancora o non siano da tempo presenti sul mercato italiano. Le traduzioni vengono “regalate” alla collana dai traduttori che propongono di volta in volta i libri e se ne fanno carico» – così si legge nella presentazione della collana in fondo al volume e, in effetti, Maristella Bonomo traduce (e scrive in chiusura una Nota di traduzione) con inappuntabile e appassionata professionalità e partecipazione sia intellettuale che emotiva, atteggiamento necessario per raccogliere la sfida di un’opera come questa. Continua a leggere The map on my fingertips: su “La riproduzione dei profili” di rosmarie waldrop

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat/6)

Pierre Tal Coat: Sans titre, acquerello, 1982.

I finestroni dell’atelier che lasciano filtrare il variare della luce cadenzano il tempo ciclico della visione.

La luce, iride di colori, non illumina le cose, è le cose – i colori per dire la luce non imiteranno, non descriveranno, non illustreranno: bruceranno nella loro verità di luce, s’annulleranno per dire meglio e più amorosa mente.

Roberto Grossatesta avrebbe riconosciuto questi luoghi del pensiero e della visione, anche se questa luce in quest’atelier dell’arte e del pensiero è supremamente terrestre.

E le fiamme di candela o di lume a olio di Georges de la Tour?

E la luce del Faro d’Islanda di Claudio Parmiggiani?

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /5)

Pierre Tal Coat: Chemin vif, litografia 1978.

 

LITOGRAFIE: i solchi (o tracce) sulle lastre accoglieranno il colore, la carta sarà continente permeabile e accogliente: impronte sull’acqua, trasparenti e trascoloranti, s’illumineranno le forme della visione, il pensiero vedrà, allora, sé stesso.
(Il tempo verbale dell’arte è sempre al futuro).
Campi arati, uccelli in volo traverso riflessi di luce, pietra affiorante:

lo sguardo non imita, non copia, ma
vede
ma percorre
i sentieri del dipingere, erba smossa dal vento atlantico, pietre levigate dalle piogge, foreste.

Grumi di colore, stratificazioni di colore, superfici trascoloranti.

Il pensiero ha la natura medesima delle scabrosità della corteccia del castagno, le porosità dei muschi sulle rocce, gli addensamenti del salino sui tronchi spiaggiati.

Io metto al mondo il mondo

………………….Yves Bergeret

Voce della donna che canta
Voix de la femme qui chante

Tratto da:
Parla l’isola
L’île parle
(2010)
(da qui)

Io sono la voce della donna che canta.
Quelli che credono che io viaggi da una tenera gola
al loro orecchio maschile, si sbagliano. Ingenuamente.
Perché io mi muovo dalla radice del vulcano dell’isola
al petto di tutti coloro che balbettano nell’approssimazione.

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