Archivi categoria: scritture di confine

Oltranza

PIA10244_modestLe regioni dell’Ultraporno (Modo Infoshop, Bologna 2021, autore Jonny Costantino) sono, similmente a quelle dell’ultrajazz (e, azzardando, ma lasciandomi suggestionare dalla scrittura stessa di Jonny, direi anche dell’ultracinema) terre vastissime e tutte da esplorare, dove quello che già conosciamo (o crediamo di conoscere), s’interseca con il desiderio e con l’inconfessabile, lo stereotipo con l’originalità, eros con thánatos, il tabù con la sua violazione, il banale con l’eccessivo, la vitalità con ferite e tagli che ne mostrano anche il rovescio.  Continua a leggere Oltranza

Flugblatt 6 / Achille e Patroclo

28  Uheln+¢ trh (mercato del carbone), angolo Perlov+íIl termine tedesco Flugblatt significa “volantino” (alla lettera “foglio volante”) e ha nei paesi di lingua tedesca una storia assai interessante e gloriosa che risale almeno al XV secolo quando i “Flugblätter” (plurale di “Flugblatt”) venivano venduti (e a prezzi non sempre modici) durante i mercati, le fiere e altrove; i loro contenuti erano i più diversi e i Flugblätter ebbero un ruolo importante nel dibattito politico e culturale già ai tempi della Riforma luterana e nei secoli successivi.

La foto di copertina è di Francesco Jappelli (Un’altra Praga) e ritrae il Mercato del carbone nella Città Vecchia.

Buona lettura. [A. D.]

Flugblatt 6_Achille e Patroclo

Canto del guardare lontano

Giuliano Scabia

da Canti del guardare lontano
Torino, Einaudi, 2012

[…]

DICE L’ANNO NUOVO
Possiamo passare?

DICE IL CAVALLO
Siamo qui per aprirvi la strada.

DICE L’ANNO VECCHIO
Benché cieco, pieno di ferite, vecchio
io ho l’esperienza – e posso confortare.

DICE IL CAVALLO, CANTANDO
Chi è il conforto? Chi è l’andare?
O gente in attesa: lontano
arriva il guardare ma noi
sino alla fine dello sguardo
sapremo un giorno arrivare?

(Leggi l’intero testo qui)

Happy New Bear!

Deoxide your life and be a caregiver! What is missing? Quoi? Nothing is missing. L’Éternité, Rimbaud says, is found again. It’s a mantra of water. It’s washing off the sense of shabbiness and embracing a touch. Even the one of a giant plush, why not? Eternity is everywhere, and observation affects reality.

Elle est retrouvée.
Quoi? – L’Éternité.
C’est la mer allée
Avec le soleil.

Misura del sonno

Federico Federici

Parola in una bocca buia
nido nella tenebra di un ramo
che si fa albero, bosco,
montagna, mondo.

L’assoluta luce
che governa il tempo
e contorna il buio
ha da questa parte
un varco stretto
per l’eternità: l’occhio
che la copre
illuminato.

*

Federico Federici
Misura del sonno
(e altre ricerche verbovisive)

/
Maß des Schlafes
(und andere verbovisuelle Forschungen)

Verona, Anterem Edizioni / Cierre Grafica
“Nuova Limina”, 2021

Scritto 69

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Un disegno di John Berger contenuto in Bento’s Sketchbook (p. 133 dell’edizione tascabile, editrice Verso, 2015).

Non appartengo al mio tempo: non voglio appartenergli. Se mi dicono che sono “vecchio e sorpassato” neanche lontanamente sospettano la mia gioia nel sentirmelo dire: senza saperlo mi stanno dicendo che non appartengo a quelle migliaia di servi in fila dietro la porticina dei bossS dell’editoria per impetrare la pubblicazione dei miei scritti-merdine.

Non appartengo a nessuna confraternita, non lecco i piedi (o i culi, fate voi) di nessuno.

Nessuno legge le litanie chilometriche che scrivo (e che mi ostino a pubblicare): bene! – se sono onanista della scrittura o masochista scegliete voi, se vi fa piacere arrovellarvi su di una stronzata del genere.

Per quel che mi riguarda scrivo assaporando ogni attimo di libertà che la mia scrittura mi regala. 

  

Al vaglio della speranza

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Scritto 68

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Irma Blank: Orizzonte, 2005 (penna a sfera su poliestere)

Medito sulle ricerche di Virgilio Sieni e colgo anche nella scrittura la presenza del gesto che rende visibile uno spazio, ritma un tempo.

Non intendo il gesto di guidare la penna sul foglio o le dita sulla tastiera (esso pure sempre significativo), ma quel gesto che, porgendo la parola, avviando il fraseggio, si esplicita nell’ architettura impalpabile eppure determinante del testo.

E fantastico di un testo-gesto che nasca e scompaia nel momento stesso dell’improvvisazione, ripercuotendosi come traccia che appena righi il vetro trasparente della mente; osservo le foto di scena dove Sieni, Cuticchio e il pupo descrivono gesti come scrittura, effimeri ma duraturi nella memoria retinica di chi guarda.

Le reflet des lampes sur la vitre. Poèmes, comme un reflet qui ne s’éteindrait pas fatalement avec nous – Philippe Jaccottet, Ce peu de bruits (Éditions Gallimard, Paris 2008)

[…] la trasparenza è la sostanza che si definisce per il suo poter essere vista e quel medio in cui le forme si costituiscono come pura visibilità […] è quel qualcosa (aliquid) che permette ai corpi di divenire visibili – ai colori di costituirsi fuori dai corpi – e alla vista di ricevere la visibilità – Emanuele Coccia, La trasparenza delle immagini. Averroè e l’averroismo (Paravia Bruno Mondadori Editori, Milano, 2005, p. 113) 

La trasparenza accoglie i gesti, li rende visibili nel loro porgere sé stessi.

Guidato dai fili esterni il corpo di legno del pupo possiede la nudità del movimento; guidato dai fili interni dei tendini il corpo di muscoli e ossa obbedisce alla mente: entrambi i corpi a tracciare scritture che nello spazio appaiono e scompaiono, traiettorie di linguaggi senza parole.

Chant de l’encrier-plumier

Yves Bergeret

Questo è il canto del calamaio-portapenne da viaggio che Linette Guéron El Houssine mi mostra (di lei si legga “Violino-nascita”). Un pregevole oggetto in cuoio, venti centimetri di lunghezza, antico, almeno del XIX secolo. Un tempo nella sua famiglia ebrea, a Karaağaç, un sobborgo di Adrianopoli, alla frontiera tra la Turchia, la Bulgaria e la Grecia, lo si tramandava di generazione in generazione; Linette pensa che provenga invece dal ramo materno della sua famiglia, espulsa dalla Spagna alla fine del XV secolo, che si chiamava Cordova.

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La politica inizia nell’intimità: su “Essere con” di Forrest Gander

medusa-head _ganderBe with / Essere con (Benway series 14, Tielleci Editrice, Colorno 2020, traduzione di Alessandro De Francesco) di Forrest Gander è un libro d’amore nel quale la scrittura in poesia si fa capace di dire in modo inedito il dolore e il lutto, il ricordo e la passione.

Be with giunge dopo altri eccellenti libri in poesia, romanzi e saggi: Forrest Gander dimostra sempre di possedere uno sguardo sul mondo e sulle cose della scrittura ampio e, nello stesso tempo, profondo, costantemente innamorato del mondo e qui mi preme sottolineare che questa parola (mondo / world / κόσμος) significa, nei libri di Forrest Gander, ogni singola creatura, non importa se grande o piccola, se macroscopica o microscopica e addirittura invisibile, ogni singolo luogo del pianeta, ogni singolo essere umano – per questo ho voluto richiamare anche il termine greco nel suo significato di “tutto ordinato”, ché la scrittura ganderiana accoglie in sé ed esprime quest’incessante richiamarsi delle parti, questo corrispondersi dei fenomeni, delle esistenze, dei mutamenti: non è affatto un caso che una sorta di aforisma (the political begins in intimacy / La politica inizia nell’intimità – e il sottotitolo del libro in poesia più recente di Gander, Twice alive – New Directions, New York 2021 – suona An ecology of intimacies…) faccia da preludio all’intero libro stabilendo l’indissolubile legame tra ciò che è, appunto, intimo e ciò che appartiene alla sfera della polis, cioè di tutti.

da qui  (Via Lepsius)

Il mio primo corpo

“Il cielo è la mia pelle più estesa; il soffio del vento è l’annuncio della parola che mi accingo a dire, che sto per ascoltare. La terra s’inarca e si rigira su se stessa come in un sonno agitato; il suo spessore genera la mia corporatura e il mio scheletro, le mie ossa sono le dure rocce e le creste. Attraverso le mie vene l’acqua corre dal cielo alla terra e dalla cavità della roccia alle nuvole del cielo. Il cielo e la terra sono il mio primo corpo.”

NEL DESERTO DEL MALI