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L’uomo-spiga

L’uomo-spiga

Il vento fa girare la spiga in ogni direzione.
La allunga e la piega e la raddrizza.
Il vento fa girare in ogni direzione l’uomo-spiga
che ignora l’arroganza
e rinuncia a mettere le sue mani sul mondo.

Il vento trasporta il sale del mare
e il respiro di sollievo di chi migrò e non è annegato,
il vento trasporta la fame senza patria
e senza nome.

Il vento il vento,
il vento che oltrepassa senza vestimento
senza alberatura i confini del mare, il vento.

Il vento fa girare in ogni direzione la spiga. L’uomo-spiga
non lo immagina nemmeno ma prende dal seme
l’anima del grande racconto.

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Sperare è camminare

Mosaici
(Murano, Chiesa di Santa Maria e San Donato)

Mille anni fa i mosaicisti hanno creato con tasselli
grandi e solidi un’enorme scacchiera.
Vi si può leggere qua e là un racconto biblico.
Vi si ammira un tripudio di pianeti, astri, carte da gioco,
specchi oscuri, il cielo sfavillante, l’intensa polifonia
delle stelle e delle pietre, dei quadrati e dei cerchi:
nasce dalle loro mani il mondo astratto-concreto
che assemblano a terra sul mobile suolo fangoso.
I mosaicisti hanno avuto ragione a farci calpestare
l’immagine del mondo. Dicono: «Sperare è camminare».
Calpestare, far risalire dai talloni, su per le gambe
la lunga storia dei morti,
la linfa che fa di ogni pietra il colore
di una sillaba del nostro interminabile racconto.

(Tratto da: Sol sauvage, poème IV,
in Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.)

Sopra mucchi di giunchi e di fango

Battesimo di Cristo
(Chiesa di San Pietro martire, Murano)

Sopra mucchi di giunchi e di fango
Tintoretto ha issato una tela alta cinque metri.
Ha dipinto la penombra dappertutto
tranne un triplice debole chiarore,
in alto dietro l’oscuro dio padre,
al centro dietro la colomba,
in basso dietro il robusto corpo nudo del dio figlio.
Dal cielo Tintoretto fa discendere dei panni
stinti per ricoprire la sua bianca pelle.
Giovanni il battista è più cupo di una carena rovesciata.
Il dio in forma di figlio da sacrificare
per modellare la persona umana
non è altro che la linea scura
delle sue spalle, delle sue anche, del suo corpo pesante,
il tratto che lo designa in controluce, per contrasto.
Dietro di lui, Tintoretto dipinge l’acqua fangosa,
dei giunchi neri, l’argilla che non parla.

(Tratto da: Sol sauvage, poème III,
in Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.)

René Char in Cina

[L’anno prossimo sarà pubblicato in Cina Fureur et Mystère di René Char tradotto da Zhang Bo in collaborazione con Yves Bergeret. Ecco la Prefazione che Yves Bergeret ha scritto per questa importante edizione.]

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Quando la luna cade nei laghi

Helga M. Novak

QUANDO LA LUNA CADE NEI LAGHI
tra il calamo aromatico e il ratto d’acqua
anch’io cado

quando il nocciolo si china
greve sopra muschio e letti di aghi di pino
anch’io mi inginocchio

quando il capriolo dallo zoccolo dorato
sprizza scintille sui ciottoli di ghiaia
mi levo in piedi

quando l’azzurro piumaggio si disperde
su larici e corone di pini
mi alzo in volo

(da qui)
(Effigie Edizioni)

Quaderni di traduzioni (XXXIIII)

Quaderni di Traduzioni
XXXIII. Ottobre 2017

Yves Bergeret

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Poèmes et proses de Naples (2017)
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In hora mortis

Thomas Bernhard

Perché temo il mio invecchiare
la mia morte che mi assale
il grido?
Me temo Signore
temo la mia anima
e il giorno che mi sorregge al muro
e mi dilania
Signore
me temo
temo già la notte
che sta dinanzi ai villaggi
e dietro la casa
che nelle mucche strepita
e danza con le stelle
Dio me temo
al Tuo cospetto
al cospetto della mestizia
che mi lacera la bocca
temo Signore
la mia tomba
e il mio destino nell’oscurità
la morte Signore.

(Traduzione di Luigi Reitani)

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Maldoror

(Clicca sull’immagine)

“L’uomo cerca la verità. La verità agisce nella sua opera. Ogni uomo è un criterio di verità. Date queste premesse, l’oggettività non esiste, e l’idea che si mette a fuoco è sempre una tappa, mai un traguardo.
Chi difende per partito preso le proprie idee, senza verificarne la rispondenza al vero sui piani variamente intersecati della realtà materiale e dell’azione umana, s’irrigidisce stupidamente in un uso strumentale e nevrotico della conoscenza.
L’uomo si mette in opera, trasforma il mondo, nega l’esistente e lo ricrea. Eppure, lo scopo sostanziale della sua ricerca non è l’opera in sé, ma la verità del suo mettersi in opera, ossia la verità pratica della sua opera, dove per “verità” non si deve certo intendere l’affermazione di un contenuto ideale e statico, bensì il movimento (la pratica) che trova una rispondenza fedele e sensibile nell’esistenza degli individui, e che concretizza nel suo sviluppo – in sprazzi di vita davvero vissuta (tautologia meschina, ma quanto necessaria!) – l’azione autonoma e consapevole della volontà; giacché la verità, se non è giudizio morale, né tanto meno valore assoluto, deve farsi piena adesione al movimento di una materia umana che si vuole come relazione e libertà.”

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L’ano solare

Georges Bataille

Traduzione di
Giacomo Cerrai

E’ chiaro che il mondo è puramente parodistico, nel senso che ogni cosa che si osserva è la parodia di un’altra, o ancora la stessa cosa sotto una forma deludente.
Da quando le frasi
circolano nei cervelli occupati a riflettere, si è proceduto ad una identificazione totale, poiché con l’aiuto di una copula ogni frase lega una cosa all’altra; e tutto sarebbe visibilmente legato se si scoprisse a colpo d’occhio nella sua totalità il tracciato lasciato da un filo d’Arianna, che conduce il pensiero nel suo stesso labirinto.
Ma la
copula dei termini non è meno irritante di quella dei corpi. E quando io esclamo: IO SONO IL SOLE, ne risulta una completa erezione, perché il verbo essere è il veicolo della frenesia amorosa.

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Odin Le Roc

Les milles métiers se ressemblent;
Tous les ruisseaux coulent ensemble,
Bande d’incorrigibles chiens,
Malgré vos oreilles qui tremblent
Sur le tourment de votre chaîne.

Le juron de votre seigneur
Est une occasion de poussière,
Bêtes, qui durcissez le pain
Dans la maigreur de l’herbe.

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