Archivi categoria: traduzioni

Hjalmar Flax, IL ricordo del sogno

Traduzione di Emilio Coco


Un cierto despertar

Esta mañana de metales mórbidos
la brisa duerme. El humo de las fábricas
inserta el horizonte
de inmensas rosas malvas deshojadas.

Pero mi corazón está tranquilo.
La noche le rindió sus apagadas
distancias, sus luceros
iluminaron besos y miradas.

Se levantan los ruidos. Resplandece
el sol de la ciudad.
La brisa duerme aún y malvas rosas
adornan las montañas.

No alzaré las cortinas. Ella duerme
y el recuerdo del sueño dura en mí.

Un certo risveglio

Questa mattina di metalli morbidi
la brezza dorme. Il fumo delle fabbriche
intreccia l’orizzonte
con immense rose malva sfogliate.

Ma il mio cuore è tranquillo.
La notte gli ha consegnato le sue spente
distanze, le sue stelle
hanno illuminato baci e sguardi.

Si alzano i rumori. Risplende
il sole della città.
La brezza dorme ancora e rose malva
ornano le montagne.

Non alzerò le tende. Lei dorme
e il ricordo del sogno dura in me.

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3 di > Kostas Reoussis

poeti greci contemporanei
traduzione di Chiara Catapano


Le Ore, le custodi
delle nuvole le Porte del cielo

Eunomia

Ora Prima

la notte
ove si sente
corporalmente universale
lo sciabordio
nastro
nel gaitanaki
carnevale della vita
si ravvolge la
morte
amasia d’una stellafilante
per turbinare
a colori
nel vuoto della caduta

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Menotti del Picchia


Il volo

Goditi l’euforia del volo dell’angelo perduto in te.
Non chiedere se le nostre strade, tempo e vento,
cadono nell’abisso.
Che cosa sai tu della fine?
Se temi che il tuo mistero sia una notte,
affollala di stelle.
Conserva l’illusione che il tuo volo ti levi
sempre più in alto.
Nello stordimento dell’ascensione
se senti che domani sarai muto,
svuota come un uccello le canzoni che hai in gola.
Canta. Canta per preservare l’illusione di festa e di vittoria.

Chissà le canzoni faranno addormentare le bestie
che aspettano di divorare l’uccello.
Fin da quando sei nato non sei altro che un volo nel tempo.
Verso il cielo?
Che importa la rotta.
Vola e canta finché reggono le ali.

*

O voo

Goza a euforia do vôo do anjo perdido em ti.
Não indagues se nossas estradas, tempo e vento,
desabam no abismo.
Que sabes tu do fim?
Se temes que teu mistério seja uma noite, enche-o
de estrelas.
Conserva a ilusão de que teu vôo te leva sempre
para o mais alto.
No deslumbramento da ascensão
se pressentires que amanhã estarás mudo
esgota, como um pássaro, as canções que tens na garganta.
Canta. Canta para conservar a ilusão de festa e de vitória.

Talvez as canções adormeçam as feras
que esperam devorar o pássaro.
Desde que nasceste não és mais que um vôo no tempo.
Rumo do céu?
Que importa a rota.
Voa e canta enquanto resistirem as asas.


Menotti del Picchia (1892-1988)
tradotto da Emilio Capaccio

di prossima pubblicazione in
Quaderni di Traduzioni LXXVI

Copertina: Menotti del Picchia, Grattacieli, 1924

La mano che canta

«Voyez, allez, apprenez, c’est le chemin de la vie que vous devez mener, bâtir, terrasser, inventer. Moi, je broute ma vie autour de mon rocher. Mais c’est ma vie-empreinte que je veux vous donner, recevez ces pierres aussi vides que les étoiles, recevez».

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3 di > Christos Toumanìdis

poeti greci contemporanei tradotti da Massimiliano Damaggio


Reclusione

Di nuovo lunedì – e la porta del pomeriggio
di nuovo chiusa.
E quando vedere gli alberi, s’allontanano
sempre più. Sempre più vuoto il cortile.
Il canto nella gabbia, una ferita.

La domenica non basta!

La sedia accanto alla finestra.
La strada inizia e finisce nella stanza.
Calano ancora le ore.
L’eco oltre il cancello, le grida dello stadio
– un altro modo che hanno di piangere i ragazzi
per un attimo.

Fa notte presto la domenica!

Quando viene il lunedì
                              ti fai ancora più sottile.
Una lama nuda il giorno. E la paura –
non parlare non protestare.
Ti vedono dovunque.

E non un solo istante
                              che le mani facciano pace.

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Viaggio andata e ritorno nell’arcipelago della Poesia Greca

testo e traduzioni di Chiara Catapano
intervento presentato a Marina di Pisa nel luglio 2021


Per questo breve ma affascinante viaggio alla scoperta della poesia greca contemporanea, ho optato per un approccio diverso: poiché per l’uomo greco poesia e musica sono realtà complementari, mi sono detta che forse era questo il modo più bello per traghettare qui stasera un pezzetto di questo mondo, così — ahimè — ancora sconosciuto. La musica, nella tradizione poetica greca, è assai più di un accompagnamento alla lettura, è invece la sostanza ritmica dell’immagine che trova nel poeta il suo traduttore nel linguaggio magico della parola.

Perché in questo arcipelago di versi, in profondità le acque della poesia e della musica si mescolano, creando letteralmente la navigazione, “donandoci il viaggio” per parafrasare Kavafis e la sua poesia più conosciuta, Itaca.

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3 di > Katerina Agyioti

3 (poesie) di Katerina Agyioti tradotte da Massimiliano Damaggio


Noi quaranta-cinquantenni giochicchiamo

Noi quaranta-cinquantenni giochicchiamo
aspiranti amanti
sotto il sole spietato, brutti
le bollette non pagate, mezzo antidepressivo al giorno e un piede nel divorzio
coi padri che si cagano nel pigiama
facendo dalla sala alla cucina
coi figli irriconoscibili fra i cubicles
della comunità spaziale di Shanghai.
Rughe, rughe e pori aperti
dente giallo rossetto rosso
anni fa abbiamo studiato qualcosa d’importante
dacci un amore ancora, puttana d’una vita, vedi che magari si attiva il filtro beauty
adesso che ne abbiamo bisogno.

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3 di > Marios Markìdis

3 poesie di Marios Markìdis tradotte da Massimiliano Damaggio


Vecchie isole

A un certo punto si stancò anche dei palazzi
e delle fragranze di Calipso
Le sere s’inventava un mal di denti per sottrarsi
alle sue carezze
Non voleva più viaggiare
non aveva altri anni da dedicare al mare
ma l’alba lo trovò che faceva le valige

per qualche scoglio assetato
per un cane stecchito che trema e la sua ombra
per posti da quattro soldi giù al molo dove si sfondano ogni sera
i pretendenti

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Il rondone

Yves Bergeret

Parle le martinet.
Tratto da Carnet de la langue-espace.
Versione di Francesco Marotta.

Sbuco da una cima ancora intatta
in anticipo sul corso delle cose.
Più veloce del moto di un pianeta
volo verso di te.

All’ombra delle mie ali tu sei nato.
Con la falce del mio volo
ti ho intagliato nel caos,
uomo indomabile
in perenne ascolto.

Tu, uomo, ed io, il nero rondone,
scaviamo il minerale del pensiero,
andiamo ad accogliere
dove nessuna casa brucia.

Sul Ghiacciaio Nero

Yves Bergeret

Au Glacier Noir
Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.

*

Il y a des barques dans le ciel.
Les montagnes de quatre mille mètres
sont leurs ancres.
Qui a dormi dans les barques ?
Qui a traversé la mer ?
Qui a survécu ?

Ci sono delle barche nel cielo.
Le montagne di quattromila metri
sono le loro ancore.
Chi ha dormito in quelle barche?
Chi ha attraversato il mare?
Chi è sopravvissuto?

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Harlem

HARLEM di Ingeborg Bachmann nella traduzione di Antonio Devicienti

Von allen Wolken lösen sich die Dauben,
der Regen wird durch jeden Schacht gesiebt,
der Regen springt von allen Feuerleitern
und klimpert auf dem Kasten voll Musik.

Die schwarze Stadt rollt ihre weißen Augen
und geht um jede Ecke aus der Welt.
Die Regenrhythmen unterwandert Schweigen.
Der Regenblues wird abgestellt.



Le doghe delle nubi si dissolvono,
setacciata la pioggia nei cavedi,
balza la pioggia dalle scale antincendio
e strimpella sul casermone colmo di musica.

La città nera rotola i suoi occhi bianchi
ed esce dal mondo a ogni angolo.
Nei ritmi della pioggia s’infiltra silenzio.
Il blues della pioggia s’interrompe.

3 di > Yiannis Stìgas

3 (poesie) di Yiannis Stìgas tradotte da Massimiliano Damaggio


Riccio di mare

Un’esperienza universale.

Se anche il dolore che procura
non è insopportabile
          merita
tutto il tuo rispetto.
È la più trivellata forma di violenza
– e non intendo l’autodifesa –
intendo
una dolcezza attaccabrighe.

A chi, malevolo, sostiene che
il riccio è il tentativo della natura
di riprodurre le mine di profondità
rispondiamo
     – si dà il caso che sia
il loro perpetuo
          successore.

E un’altra cosa:
Fai male a sottovalutarlo
perché si apre facilmente
          con un coltello.
Anche tu ti apri con un coltello
          – molto facilmente.

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Rimbalzi/Rebonds (2)

Yves Bergeret

R I M B A L Z I
Vita e metamorfosi di otto poemi di montagna

REBONDS,
Vie et métamorphose de huit
poèmes de montagne.

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.

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Rimbalzi/Rebonds (1)

Yves Bergeret

R I M B A L Z I
Vita e metamorfosi di otto poemi di montagna

REBONDS,
Vie et métamorphose de huit
poèmes de montagne.

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.

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