Archivi categoria: traduzioni

Yves Lecomte, La vita delle formiche cantata dalle cicale

Traduzione italiana a cura dell’autore


EXECUTION

L’homme était debout devant lui-même
et son corps se tendait vers les fusils pointés,
dans un dernier élan pour protéger son âme.

ESECUZIONE

L’uomo restava in piedi innanzi a se stesso
il corpo proteso verso i fucili puntati
nello slancio estremo di proteggersi l’anima.

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Oksana Stomina, Ma non ditelo a nessuno

Sette poesie dell’autrice ucraina tradotte da Valeria Tsekhmaystrenko e Guido Cupani. Mi scrive Guido a proposito della traduzione:
Valeria ha tradotto letteralmente i testi e mi ha dato indicazioni sulla metrica e sulle rime; io ho adattato queste informazioni in versi italiani, cercando di riprodurre assieme contenuto e forma. Le rime sono per lo più alternate o baciate, e spesso imperfette (così anche in italiano). Il verso ha in genere cinque accenti, con piedi di lunghezza variabile; in italiano ho usato pentametro ed esametro (con una certa libertà) e in un caso (Reportage) un settenario doppio, che mi sembra adatto all’argomento “infantile” del testo.


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Samira Albouzedi, Dalla biografia dei giorni smarriti

تمارين

لسبب غامض
مالت الأيام نحو الفراغ
أظن أن الله قد ملنا تماما
هذا العبث كثير قالها وهو يطوي السجل الكبير
للبشرية النافقة.
كفجوة أمد روحي
ألتف كحبل طويل منسي في بئر قديمة
كل ما يفعله أن يرتطم بالجدران،
أن يرتطم بالجدران،
بالجدران.
أتمرن على الكتابة
كأن كل ما كتبته مجرد درس طويل
أكتبه وأمحوه بلا توقف
أتمرن على النسيان
أرمي حجرا في البحيرة الجافة
وأنتظر صوت السقوط
أعترف بلا ذنب أنني وهمية عتيدة
أحمل الكلمات ما لا تطيق
وأنتظر أن يسقط الإلهام على رأسي
دون أن أتوجع.
أختلف معك
أقولها للحياة، للناس
للرصيف، لوجهك الحزين،
للبحر الغامق في الليل،
للبلاد المعقوفة كمنقار أحمق
للضحك، للنسيان العنيد
للحزن وهو يشدني من ثوبي
أختلف بلا توقف وبلا تفسير.
أنا من أدرك نفسي في نهاية الأمر على حافة الطيران
فأعود بجناحين مطويين وثياب قاسية
أشم في الريح جوع الفقراء
وبكاء المحزونين
أشم شجنك الغريب واحلامك التي توقفت
عن التحليق
وأقول لن ينساك هذا الزمن الذي يدور حول نفسه
كمعتوه سكران
ثم أخذت من روحك هذا الاعتلال عجنته بيدي
حتى صار حقل أقحوان تزوره العصافير الطليقة.

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Such dream, such absolute. L’Irlanda di Mario Luzi

di Lorenzo Mari

A quasi vent’anni dalla morte, l’opera di Mario Luzi sembra oggi consegnata a un facile, ma anche rigido, processo di canonizzazione, e insieme di trascuratezza – un processo a tratti inevitabile, per un poeta la cui opera si colloca senza dubbio in uno spazio del ventesimo secolo letterario che è spesso precedente a ciò che oggi si associa alla categoria di “Novecento”. Pare, dunque, che ci sia poco interesse e poca ricerca, anche a livello universitario, su un autore ritenuto effettivamente buono per un prossimo, ennesimo, backlash conservatore delle accademie. Sono allora le iniziative di amici e sodali a tornare sui passi di Luzi, tentando al tempo stesso di prendere la rincorsa per un salto in avanti. Continua a leggere Such dream, such absolute. L’Irlanda di Mario Luzi

Billy Collins: Old man eating alone in a chinese restaurant

Billy Collins

Old man eating alone in a chinese restaurant

I am glad I resisted the temptation,
if it was a temptation when I was young,
to write a poem about an old man
eating alone at a corner table in a Chinese restaurant.

I would have gotten it all wrong
thinking: the poor bastard, not a friend in the world
and with only a book for a companion.
He’ll probably pay the bill out of a change purse.

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Water melody 6 / Bevendo il vino 16-20

Queste ultime cinque poesie concludono il ciclo di “Bevendo il vino” del poeta Tao Yuanming. Occasione quindi per raccogliere tutti i testi tradotti da Antonio Cosimo De Biasio e pubblicarli nel “Quaderno di traduzione LXXVIII” che uscirà domani. Grazie 白松 per questi regali bellissimi. Per la poesia di questi maestri.

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Una carena infinita

Yves Bergeret

Parle la montagne

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Versione di Francesco Marotta.

La tua vita: sedimenti, argille, sabbie.
Io sono la barca che puoi tirare a riva.

Rifletti.
Io sono una carena infinita.

Sono il rimbalzo di mille
fossili e utopie masticate.

Mettimi nella tua bocca.
Saprò sedurti.
Farò di te un’ancora.
Marosi e bruma svaniranno.
Sarai granito.

Chi vuole salire ascolta.
Sente il bordone millenario.
Lo protrae per mille anni ancòra.

*

Dimore

(da qui)

Le torrent met l’espace dans son lit.
L’espace met l’homme dans le lit du torrent.
Le torrent porte à l’océan l’homme allongé.
Debout voyage l’étranger
qui met l’espace dans sa gorge et le chante.

Il torrente depone lo spazio nel suo letto.
Lo spazio adagia l’uomo nel letto del torrente.
Il torrente porta l’uomo disteso verso il mare.
In piedi viaggia lo straniero
che accoglie lo spazio nella sua gola e lo canta.

*

Immensa materna montagna

Yves Bergeret

Parle qui grimpe

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Versione di Francesco Marotta.

Tendo il braccio sinistro
fino alla grotta dove nasce il vento.
Tendo il braccio destro fino al letto
dove mia madre mi ha partorito.
Serro le dita.
Mi tiro su, sulla parete.
Ne spingo via la notte.
Ne sciolgo i chiodi di sofferenza.
Mi arrampico.

Le altre montagne intorno si abbassano
e io salgo.

Le mie dita cercano i gradini opposti,
mi aggrappo e salgo.

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Moulinath Goswami. Cimiteri/Cemeteries

Traduzione dall’inglese e fotografia di Mia Lecomte


1 – Stagione d’autunno

Cupe costole di bianco
nascondono la malinconia
sotto le lacrime sfiorite degli alberi –
lacrime che sussurrano ballate d’autunno alle lame d’erba.

Decenni di noia, un secolo di sonno…

La scala
resa sorda da torrenti d’echeggiante silenzio
invecchia di notte in giorno
sotto il peso dei passi che tornano gravi
nel dolore a visitare la memoria

Gli alberi gemono
i rami divelti cantano al vento

È verde, un verde sereno
così verde e freddo… un arido Shyok

Come le assi fragili di un ponte
senza tempo le scale del destino
conducono il presente al passato che non muore

Cupe costole di bianco
contano i passi, la caduta delle foglie, la caduta…

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Trattative (∆ιαπραγματευσεις): Spyros L. Vrettos e la memoria del suono

Ringraziamo di cuore Chiara Catapano per questo contributo che ha voluto donare alla Dimora. E’ uno scritto di altissima qualità; per la scrittura in sé, per l’autore di cui tratta e per le traduzioni. Poter pubblicare cose di questo livello, colme di tanta “semplice” partecipazione per questa cosa che chiamiamo poesia, è un’emozione.

Il libro “Trattative / Διαπραγματεύσεις“, di Spyros Vrettòs, tradotto e curato da Chiara Catapano, pubblicato da Puntoacapo, ha da poco ricevuto il “premio della critica” al premio San Domenichino.

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Stanno bombardando la città. Me ne sto qui a rivedere le poesie. (Conversazioni con scrittori ucraini.)

Traduzione italiana di Pina Piccolo dell’originale inglese “They Are Bombing the City I Am Editing Poems”, di Ilya Kaminsky e Katie Farris, apparso il 28 giugno in Los Angeles Review of Books. Per gentile concessione degli autori.

Tratto da La macchina sognante


Ihor Pavlyuk, Lviv (Leopoli)

Nelle strade delle città e dei villaggi ucraini bombardati, i corpi dei bambini morti giacciono con i numeri di telefono indicati sulla schiena scritti dalle madri in modo che possano essere identificati in caso di morte delle madri… Una cosa del genere va oltre la letteratura. Questo orrore è già al di là di Stephen King. Perciò guardo sempre più dentro di me in questi tempi escatologici, parlo a me stesso, a Dio (cioè prego), ai miei antenati e discendenti (i miei figli e nipoti), perché in questi giorni mi muovo molto meno. Non mi sembra di essere cambiato molto, tranne che prego di più e dormo di meno. A Lviv, Leopoli, c’è ora un silenzio teso, lacerato dalle voci apocalittiche delle sirene che ci chiamano nei rifugi antiaerei.

Il mio motto di vita “Sono pronto a vivere per sempre, sono pronto a morire in qualsiasi momento” ha ora acquisito una manifestazione più concentrata perché la morte di una persona e dei suoi cari (che è molto più terribile) può essere portata in qualsiasi momento da un missile, e questo, misteriosamente, mi fa apprezzare ogni momento dell’esistenza terrena e pensare all’eterno.

Tuttavia, questa tensione permanente drena da ogni persona sia l’energia fisiologica che quella creativa sottile (poetica), quindi ora come ora non posso scrivere un romanzo o un dramma, persino questa intervista richiede un grosso sforzo … Eppure, sono particolarmente produttivo in questi giorni ansiosi per quanto riguarda il mio diario spirituale, di cui ho intenzione di pubblicare due volumi entro la fine dell’anno — se sopravvivo, se sopravviviamo…

Il tempo è ormai un metallo spaziale liquido, insanguinato: pesante e veloce allo stesso tempo, come un ippopotamo infuriato o un carro armato. I giorni scorrono, le settimane passano e i mesi volano. Hai colto il succo della cosa.

Come persona, prego sempre di più nel modo che mi ha insegnato mia nonna. Come cittadino, faccio volontariato.

Come poeta… Non vorrei essere poeta adesso perché è particolarmente doloroso. Preferirei diventare un soldato.

Ma non puoi cambiare la tua natura, nel bene e nel male… Si consiglia di preparare un kit di emergenza con l’essenziale in caso di evacuazione urgente durante un raid aereo. E mi sono reso conto che il mio avere più prezioso era la mia chiavetta USB con i manoscritti non ancora pubblicati.

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Pina Piccolo è una traduttrice, scrittrice e promotrice culturale che per la sua storia personale di emigrazioni e di lunghi periodi trascorsi in California e in Italia scrive sia in inglese che in italiano. Suoi lavori sono presenti in entrambe le lingue sia in riviste digitali che cartacee e in antologie. La sua raccolta di poesie “I canti dell’Interregno” è stata pubblicata nel 2018 da Lebeg. È direttrice della rivista digitale transnazionale The Dreaming Machine e una delle co-fondatrici e redattrici de La Macchina Sognante, per la quale è la cosiddetta macchinista–madre con funzioni di coordinamento. Il suo blog personale è Pina Piccolo’s blog.

Copertina: Michael Kvium, Cup3Tint3