Archivi categoria: traduzioni

Storie

Roberto Bolaño

Testi tratti da Los perros románticos
(da qui)

JUNTO AL ACANTILADO

En hoteles que parecían organismos vivos.
En hoteles como el interior de un perro de laboratorio.
Hundidos en la ceniza.
El tipo aquel, semidesnudo, ponía la misma canción una y otra vez.
Y una mujer, la proyección holográfica de una mujer, salía a la terraza
a contemplar las pesadillas o las astillas.
Nadie entendía nada. Continua a leggere Storie

Albeggiare

Roberto Bolaño

Albeggiare
(Amanecer, tratto da
La Universidad Desconocida)

Credimi, sono al centro della mia stanza
aspettando che piova. Sono solo. Non mi importa
di finire o meno la mia poesia. Aspetto la pioggia
sorseggiando caffè e osservando oltre i vetri un bel paesaggio
di cortili interni con abiti stesi e immobili,
silenziosi abiti di marmo in città, dove non esiste
il vento e in lontananza si sente solo il mormorio
di un televisore a colori, davanti al quale c’è una famiglia
che a quest’ora beve anch’essa caffè raccolta intorno
a un tavolo: credimi: i tavoli di plastica gialla
si moltiplicano fino alla linea dell’orizzonte e oltre:
fino ai sobborghi dove costruiscono palazzi
con appartamenti e un ragazzo di sedici anni seduto
su dei mattoni rossi contempla il passaggio delle macchine.
Il cielo proprio in quel momento è un’immensa
vite concava con cui gioca la brezza. E il ragazzo
gioca con le idee. Con idee e scene trattenute.
L’immobilità è una foschia trasparente e dura
che esce dai suoi occhi.
Credimi: non è l’amore che verrà,
ma la bellezza con la sua stola di albe morte.

Vanini

Friedrich Hölderlin

Vanini

Gottverächter schalten sie dich? mit Fluch
Beschwerten sie dein Herz dir und banden dich
Und übergaben dich den Flammen,
Heiliger Mann! o warum nicht kamst du

Himmel her in Flammen zurück, das Haupt
Der Lästerer zu treffen und riefst dem Sturm;
Daß er die Asche der Barbaren
Fort aus der Erd, aus der Heimat werfe!

Doch die du lebend liebtest, die dich empfing,
Den Sterbenden, die heilge Natur vergißt
Der Menschen Tun und deine Feinde
Kehrten, wie du, in den alten Frieden.

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Quaderni di Traduzioni (LVIII)

Quaderni di Traduzioni
LVIII. Agosto 2020

Yves Bergeret

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La Maison des Peintres de Koyo
(2006, 2020)

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Scacchiera

Yves Bergeret

Io porto
il vento dell’alba
a dispetto di tutto

Io porto
verso il cielo dello straniero
la polvere del sogno

Io riporto
dall’orizzonte che trema
il profumo dell’assenza

Io riporto
l’orizzonte e la sabbia che si distendono
al libro sul quale
hai posato la testa per dormire

Tratto da:
Damier
Espace du désert et de la montagne au Mali

Éditions Langue et Espace, Paris, 2000
(Cfr. qui)
Traduzione di Francesco Marotta

Il circo del sole

Robert Lax

[…]

In principio (in principio del tempo, a dir
poco) c’erano i compassi: roteando nel
vuoto i loro piedi tracciarono principi e fini,
principio e fine in una sola linea. La saggezza danzava
in circoli perché questi erano il suo regno: il sole
ruotava, i mondi vorticavano, le stagioni si susseguivano, e
le cose tutte seguivano il loro corso: ma in principio,
il principio e la fine erano uno.

E in principio era amore. Amore formava una sfera:
e in essa tutto cresceva; la sfera poi abbracciava
principi e fini, il principio e la fine. Amore
aveva un compasso la cui danza vorticosa tracciava una
sfera d’amore nel vuoto, dal centro della quale
scaturiva una sorgente.

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Traduzioni di Graziano Krätli e Renata Morresi.

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Qui altri testi e una nota critica di Giacomo Cerrai.

Senza solennità

René Char

 

Bout des solennités

Affermi par la bonté d’un fruit hivernal, je rentrai
le feu dans ma maison. La civilisation des orages gouttait
à la génoise du toit. Je porrai à loisir haïr la tradition,
rêver au givre des passants sur des sentiers peu vétilleux.
Mais confier à qui mes enfants jamais nés? La solitude
était privée de ses épices, la flamme blanche s’enlisait,
n’offrant de sa chaleur que le geste expirant.
Sans solennité je franchis ce mond muré. J’aimerai
sans manteau ce qui tremblait sous moi.

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