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Fuga in lilla

Se tu vedessi quella che dorme senza te in un giardino in rovina nella memoria. Io, là, ubriaca di mille morti, parlo di me con me solo per sapere se è vero che sto sotto l’erba. I nomi non li so. A chi dirai che non sai? Ti desideri altra. L’altra che sei si desidera altra. Che cosa succede nel verde sentiero? Succede che non è verde e che non esiste il sentiero. E ora giochi a essere schiava per nascondere la tua corona, consegnata da chi? Chi ti ha unto? Chi ti ha consacrato? L’invisibile popolo della memoria più vecchia. Perduta per tua scelta, hai rinunciato al tuo regno per le ceneri. Chi ti fa dolorare ti ricorda antichi onori. Eppure piangi funestamente ed evochi la tua follia e vorresti perfino estrarla da te come se fosse una pietra, lei, il tuo solo privilegio.

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Voci dall’ultima Thule

«Questo volume, vera novità nel panorama editoriale nazionale, propone l’idea di una cultura e di una lingua molto diverse da quelle del resto dell’Europa che riflettono l’anima di un popolo vissuto da sempre a stretto contatto con la natura e i suoi fenomeni. Il mistero delle sue origini e la musicalità della sua lingua, tramandata oralmente per generazioni, ci comunica sensazioni come quelle provate dai primi viaggiatori giunti all’Ultima Thule, dove il cielo e la terra si toccano». P. Loikala

 AA.VV.
Poeti e aforisti in Finlandia

A cura di Fabrizio Caramagna e Gilberto Gavioli
Traduzioni di Laura Casati e Antonio Parente
Nota di Paola Loikala
Edizioni del Foglio Clandestino

Sonnets, 13

…………….Peter Russell

…………………………………………Tratto da:
………………………………….This is not my hour
……………Edizioni del Foglio Clandestino, 2018

La guasta landa qui sempre pronta a parlarmi:
le malerbe il lunario, sì che non servano
almanacchi e orologi, per saper come volge
stagione, o i giorni propizi per cercar la rosa da siepe,
o piantare il porro dal grato sentore. Gastra, chiamano
queste barbare alture. È vero: Castra, sarebbe stato
fuorviante. Terre Gaste, direi. Senza una pastura,
una villa, lo squallore della rocca

che sovrasta olivi scheletrici e viti prostrate –
ciò ch’era un tempo coltura ora è un lotto selvaggio,
covo di cinghiali e di puzzole e talpe,
porcospini in scorribanda notturna,
e il falcone nel torvo assemblaggio di nubi:
che felice metafora, per l’anima intatta.

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Un’ampia scelta di testi da This is not my hour di Peter Russell, con traduzione, note e uno studio critico di Raffaello Bisso, sarà pubblicata in “Quaderni di Traduzioni“, LXVI, marzo 2021. La Dimora del Tempo Sospeso ringrazia l’editore, Gilberto Gavioli, per la gentile e preziosa concessione.
Invito i lettori di RebStein a procurarsi il libro di questo autentico maestro sconosciuto della poesia del secondo Novecento; un modo, oltretutto, per sostenere la piccola editoria indipendente di qualità e per permetterle di continuare a esistere e a operare.

Il tuo primo inverno

…………..Yves Bergeret

……..Il tuo primo inverno
……..(Ton premier hiver)

Verso la fine del tuo primo inverno
appoggiandoti al cesto di vimini che spingi davanti a te
cominci a muoverti in piedi da solo.

Il cesto è lieto di sentire la tua forza.
Scivola sul pavimento.
Scivola come una lunga canzone sul mare.

Tu e il cesto fate andare la vostra lunga canzone.
Essa risveglia il pavimento e la terra del giardino
che l’inverno aveva assopiti affinché recuperassero energie.

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I Trasparenti

“I Trasparenti o vagabondi luni-solari sono ai nostri giorni quasi completamente scomparsi dai borghi e dalle foreste dove non era difficile scorgerli. Affabili e spigliati, dialogavano in versi con l’abitante del luogo, il tempo di posare la loro bisaccia e di riprenderla. Il residente, con l’animo commosso, gli concedeva pane, vino, sale e cipolla cruda; della paglia se pioveva.”

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Il diritto di tradurre

Nei Paesi Bassi la Casa editrice Meulenhoff affida alla poetessa e scrittrice Marieke Lucas Rijneveld (che accetta entusiasta) la traduzione di The Hill We Climb di Amanda Gorman; alcune voci di dissenso, tra cui, particolarmente marcata, quella dell’attivista Janice Deul, contestano la scelta perché “il lavoro e la vita di Gorman sono profondamente segnati dalla sua esperienza e dalla sua identità di donna di colore”; affidare la traduzione dei suoi versi a Marieke Lucas Rijneveld (di pelle bianca) sarebbe “un’occasione sprecata” e, quindi, quella traduzione dovrebbe essere eseguita da una persona di colore. In conseguenza delle accese polemiche Rijneveld rinuncia alla traduzione.
In Francia il traduttore e poeta André Markowicz, in un intervento dell’11 marzo su Le Monde, sostiene che le argomentazioni addotte contro l’eventualità di una traduzione da parte di Rijneveld è «l’assoluto contrario della traduzione, che è, innanzitutto, condivisione ed empatia, accoglienza dell’altro, di quello che è diverso da sé: quello che chiamo “riconoscimento”. Continua a leggere Il diritto di tradurre

Io metto al mondo il mondo

………………….Yves Bergeret

Voce della donna che canta
Voix de la femme qui chante

Tratto da:
Parla l’isola
L’île parle
(2010)
(da qui)

Io sono la voce della donna che canta.
Quelli che credono che io viaggi da una tenera gola
al loro orecchio maschile, si sbagliano. Ingenuamente.
Perché io mi muovo dalla radice del vulcano dell’isola
al petto di tutti coloro che balbettano nell’approssimazione.

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