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Nell’esilio / Ilaria Seclì: L’Impero che si Tace

Non si legga L’impero che si tace (Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, 2019) come un libro di poesia o, peggio ancora, di prose poetiche.

Lo si legga, invece, come una rincorsa del respiro e con una rincorsa del respiro, con la certezza che il linguaggio è capace d’inventare mondi e che la bruttezza violenta del cosiddetto reale s’inceppa ed è in affanno e si rivela ancora più (pericolosamente) stupida e ingiusta se si frange contro un libro come questo.

Lo si percorra camminando sulle mani e con i piedi che hanno il cielo come abisso (ricordate Paul Celan e il discorso di Darmstadt?), entrandovi come in un gazebo oblungo (ricordate l’invito che Antonio Leonardo Verri rivolgeva ai poeti?), sentendo nella carne l’esilio e i suoi privilegi.

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Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

I nudi di Carol Rama sono affermazioni della presenza: raffigurano il diritto della persona alla presenza.
Il corpo mutilato di braccia e di gambe rappresenta la mutilazione che la cultura repressiva (patriarcale e maschilista) impone al corpo e alla mente.
Ma la sessualità dirompente di quel corpo, l’innegabile manifestarsi del desiderio rendono visibile proprio la libertà e la gioia fisica (e mentale) di cui la cultura reazionaria e fascista ha paura.

Su “Frattura composta di un luogo” di Andrea Accardi

Il notevole lavoro di Andrea Accardi Frattura composta di un luogo (Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, 2019) esula dalle classificazioni tradizionali (anche se è stato pubblicato nella Collana Perle – Narrativa) e ci viene incontro con la sua geometrica scansione in tre parti (Il luogo – I nomi – Le voci, articolata ognuna in trenta brevissimi Capitoli) provocando quell’inquietudine e quell’indecifrabile senso di angoscia che l’apparente ordine e benessere del “luogo” rappresentato cercano di soffocare, rimuovere, cancellare.
Splendidamente efficace già il titolo allude a una meditata operazione di frattura (ma razionale, anche se dirò presto in quali termini sia da intendere qui quest’aggettivo), ossia di notomizzazione quasi scientifica di una città che sembra situarsi nella provincia di una qualsiasi regione dell’Occidente: La cittadina è stata costruita negli anni settanta, interamente per i pedoni, tutta salite e discese, scalinate e scivoli.
Di notte le luci delle auto fuori del perimetro mostrano però l’inganno (Capitolo I, pag. 9).

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Su “Tirrenide” di Maria Grazia Insinga

Che Tirrenide di Maria Grazia Insinga sia l’opera risultata vincitrice della sezione “opera inedita” del Premio Lorenzo Montano 2019 conferma l’originalità e la qualità della scrittura dell’autrice siciliana; probabilmente più di un lettore storcerà il naso pensando (non a torto, devo ammettere) che i premi letterari non siano né debbano essere misura attendibile e legittima per accertare i valori reali di un libro, ma penso che il Premio Montano possa essere annoverato tra i pochissimi premi di poesia degni d’attenzione e di credibilità e aggiungo che si tratta per me di un’ottima occasione per parlare qui di una raccolta che ho avuto da tempo il privilegio di leggere in privato; questo significa che non ne riporterò alcun testo perché rispetto il fatto che l’opera sarà editata proprio nell’ambito del Premio Montano e perché desidero incuriosire i lettori che, mi auguro numerosi, vorranno acquistare il libro – comunque un manipolo d’inediti da Tirrenide è stato già pubblicato qui, sulla Dimora del Tempo sospeso, nel “quaderno” della Foce e della Sorgente materiato di testi di Maria Grazia Insinga e altri saranno disponibili a breve, sempre in questo spazio, quando Francesco Marotta e io avremo pubblicato una raccolta di testi di poeti siciliani tra i quali, appunto, inediti da Tirrenide. Continua a leggere Su “Tirrenide” di Maria Grazia Insinga

Yves Bergeret, Antonio Devicienti su disegni di Nicolas Hilfiger

Nicolas Hilfiger è un artista residente a Parigi (estremamente riservato sulla propria vita privata) con il quale Yves Bergeret intrattiene da tempo una frequentazione intellettuale e artistica; i suoi disegni hanno ispirato i testi di Yves Bergeret e di Antonio Devicienti che qui vengono presentati insieme con alcuni disegni di Hilfiger; si è deliberatamente scelto di pubblicare i testi soltanto nelle loro lingue originali senza traduzione anche per restare fedeli allo spirito del lavoro che vuole conservare l’immediatezza dell’espressione nelle due lingue sorelle e del loro dialogo diretto senza la mediazione-tradimento della traduzione. Continua a leggere Yves Bergeret, Antonio Devicienti su disegni di Nicolas Hilfiger

Voci dalla Palestina

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Sul blog di Georgia, è possibile leggere una interessante rassegna dedicata ad alcune voci della cultura palestinese: un modo intelligente di rompere il “muro” del silenzio intorno a una letteratura che annovera dei veri maestri della narrativa e della poesia contemporanee. Attraverso una rete di links e di rimandi testuali, è possibile ricostruire una piccola mappa di un universo tanto affascinante quanto a noi praticamente sconosciuto.

Ecco alcuni degli ultimi autori proposti:

Muhammad Hamza Gana’Yim
Bashir Shalash
Ibrahim Nasrallah
Mahmud Darwish
Suad Amiry
Sahar Khalifah (1) (2)

Altre notizie e indicazioni bibliografiche sono reperibili qui.
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Oralità Poesia Scrittura (I) – Lello VOCE


(Silvio Merlino, Falena Amazzonica con mina anti-uomo, 1999)

Romance: i due passanti

(Da Lello Voce, I segni i suoni le cose, Manni editore, 1995)

[Ascolta il file .mp3 della regsitrazione del vivo della performance tenuta a Ginevra, nel 1994, nel corso di una serata per celebrare William Burroughs, nell’ambito del Festival de la Batie, diretto da Vincent Barras.]

*

sull’epa sull’epa dove posa il kore sulla sventraglia la parpaglia hic
i due passanti:quello distinto con il vestito grigio e quello distinto
con il vestito grigio
abbandonati a questa sterpaglia di sensazioni
alla mitraglia che raglia l’impiglia senz’alma né epa senz’occhi più
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