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“Succhiando gocce di acqua fresca / dall’ angolo delle pietre”

La poesia di Alfonso Guida trova fin dagli esordi (sul finire degli anni Novanta) e senza tentennamenti né ripensamenti successivi la propria inconfondibile voce, dispiegandosi con un’energia, una continuità e una disciplina singolari.
Scrivo “disciplina” perché (al di là del per lui irrinunciabile endecasillabo – pur variabile nella sede degli accenti principali – che è uno dei marchi di fabbrica guidiani e che già di per sé impone una determinata disciplina compositiva) quella del poeta lucano è obbedienza rigorosa alla poesia quale energia vitale ed esistenziale, quale parola sorgiva (ma non ingenua) e necessaria – necessaria in quanto capace di dire senza vezzi e senza maschere e naturale respiro del pensiero. Guida conferma infatti che la poesia sa essere ancora energia viva e vivente, necessità del vivere stesso capace a sua volta e in una sorta di circolo non autoreferenziale né asfittico di esprimersi quale poesia. Continua a leggere “Succhiando gocce di acqua fresca / dall’ angolo delle pietre”

[PER I GORILLA SAPIENTI DI MIQUEL BARCELÓ]

Miquel Barceló: Gorilla bianco sulla spiaggia, 1989, tecnica mista su tela.

Il rinoceronte di Dürer, il cardellino di Carel Fabritius, l’usignuolo di Keats, il passero solitario di Leopardi, le pernici di Alcmane, i gatti di Baudelaire, la giraffa di Piero di Cosimo, gli uccelli di Messiaen e di Braque e di Saint-John Perse vengono a conversare nel testo concavo acceso di parole dove tutto accade e tutto ha ritmo e cadenza di figura, dove tutto vortica magnete di senso: per appartenenza alla foresta, per sapienza di naturalità, per sostanza di vita e per fraterna alleanza ecco i gorilla sapienti di Miquel Barceló, ecco la materia pittorica ad addensarsi sulla superficie non più cieca, non più muta, ecco il grido libertario erompere dalla gola del condannato alla prigionia, del condannato alla solitudine.
Per lacerti e per tracce e per risorgenze e per simiglianze e per frammenti e per affioramenti e per fossili rimanenze i gorilla di Miquel Barceló hanno arti e occhi e pelame che anche sono tendini d’antichissimi alberi, pigmenti di grotte pitturate, nodi e grovigli di respiro, di parola allo stato nascente, l’abisso della gola, i labirinti del polmone.
Il pithecanthropus erectus di Charles Mingus, lo scricciolo di Dylan Thomas, il toro di Lorca, le rane di Koyo e di Yves, i bisonti della grotta Chauvet, l’axolotl di Julio Cortázar (e lo scarafaggio di Kafka?) si danno convegno nella concavità accogliente del testo, nel palinsesto continuamente rinnovantesi della scrittura.

Scritto 43

Irma Blank: Orizzonte, 2005 (penna a sfera su poliestere)

Lo chiamava compartir la mirada, condividere lo sguardo. Nacquero così due libri: viaggiavano insieme, lui (Miguel Falces) guardava e fotografava, e lui (José Ángel Valente) guardava e scriveva. I luoghi di San Juan de la Cruz e quelli del Parco naturale di Cabo de Gata entrarono nelle fotografie e nelle parole, nei due sguardi: Las ínsulas extrañas. Lugares andaluces de Juan de la Cruz (1991) e CABO DE GATA. La memoria y la luz (1992).
In occasione del terzo libro il poeta è ammalato e non può muoversi da Almería. Il fotografo viaggia, realizza scatti di luoghi in cui lui e il poeta erano stati insieme, stampa e porta all’amico le fotografie; questi guarda, sceglie, scrive direttamente sulle foto; nasce così il terzo e ultimo libro comune: José Ángel Valente. Para siempre: la sombra (2001).
Isole del silenzio, luoghi della memoria e della poesia, la luce, l’ombra, l’amicizia, lo sguardo condiviso.
L’andare del corpo che viaggia, della mente che guarda, dell’amicizia che fotografa e scrive. Scritture.

Fame di forma di fame

Haroldo de Campos2

poesia em tempo de fome
fome em tempo de poesia

poesia em lugar do homem
pronome em lugar do nome

homem em lugar de poesia
nome em lugar do pronome

poesia de dar o nome
nomear é dar o nome

nomeio o nome
nomeio o homem

no meio a fome
nomeio a fome

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Scritto 31

Richard Serra: Drawing in Five Parts (2005).

Gli spazi del testo, tipograficamente delimitati, sanno dilatarsi potenzialmente all’infinito grazie al contenuto del testo (pensare al testo come a un recipiente che, pur limitato, può – almeno in teoria o per forza immaginativa di chi lo scrive – contenere l’illimite).

Ma qui nella Dimora del Tempo sospeso venire a ripensare gli spazi fisici del testo: ebbene, il singolo testo è affioramento o nodo di una struttura rizomatica che, invisibile ma presente, s’estende per link e pagine interconnesse e sequenze di occorrenze.

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Selezione da “L’Impero che si tace” di Ilaria Seclì

Avevo chiesto a Ilaria Seclì alcuni testi tratti dalla sua opera più recente L’Impero che si tace (Giuliano Ladolfi Editore); ecco la sua scelta – un grazie a Ilaria da parte della Dimora del Tempo sospeso che ha già avuto la gioia di ospitare la sua scrittura.

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Nell’esilio / Ilaria Seclì: L’Impero che si Tace

Non si legga L’impero che si tace (Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, 2019) come un libro di poesia o, peggio ancora, di prose poetiche.

Lo si legga, invece, come una rincorsa del respiro e con una rincorsa del respiro, con la certezza che il linguaggio è capace d’inventare mondi e che la bruttezza violenta del cosiddetto reale s’inceppa ed è in affanno e si rivela ancora più (pericolosamente) stupida e ingiusta se si frange contro un libro come questo.

Lo si percorra camminando sulle mani e con i piedi che hanno il cielo come abisso (ricordate Paul Celan e il discorso di Darmstadt?), entrandovi come in un gazebo oblungo (ricordate l’invito che Antonio Leonardo Verri rivolgeva ai poeti?), sentendo nella carne l’esilio e i suoi privilegi.

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Scritto 4

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

I nudi di Carol Rama sono affermazioni della presenza: raffigurano il diritto della persona alla presenza.
Il corpo mutilato di braccia e di gambe rappresenta la mutilazione che la cultura repressiva (patriarcale e maschilista) impone al corpo e alla mente.
Ma la sessualità dirompente di quel corpo, l’innegabile manifestarsi del desiderio rendono visibile proprio la libertà e la gioia fisica (e mentale) di cui la cultura reazionaria e fascista ha paura.

Su “Frattura composta di un luogo” di Andrea Accardi

Il notevole lavoro di Andrea Accardi Frattura composta di un luogo (Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, 2019) esula dalle classificazioni tradizionali (anche se è stato pubblicato nella Collana Perle – Narrativa) e ci viene incontro con la sua geometrica scansione in tre parti (Il luogo – I nomi – Le voci, articolata ognuna in trenta brevissimi Capitoli) provocando quell’inquietudine e quell’indecifrabile senso di angoscia che l’apparente ordine e benessere del “luogo” rappresentato cercano di soffocare, rimuovere, cancellare.
Splendidamente efficace già il titolo allude a una meditata operazione di frattura (ma razionale, anche se dirò presto in quali termini sia da intendere qui quest’aggettivo), ossia di notomizzazione quasi scientifica di una città che sembra situarsi nella provincia di una qualsiasi regione dell’Occidente: La cittadina è stata costruita negli anni settanta, interamente per i pedoni, tutta salite e discese, scalinate e scivoli.
Di notte le luci delle auto fuori del perimetro mostrano però l’inganno (Capitolo I, pag. 9).

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Su “Tirrenide” di Maria Grazia Insinga

Che Tirrenide di Maria Grazia Insinga sia l’opera risultata vincitrice della sezione “opera inedita” del Premio Lorenzo Montano 2019 conferma l’originalità e la qualità della scrittura dell’autrice siciliana; probabilmente più di un lettore storcerà il naso pensando (non a torto, devo ammettere) che i premi letterari non siano né debbano essere misura attendibile e legittima per accertare i valori reali di un libro, ma penso che il Premio Montano possa essere annoverato tra i pochissimi premi di poesia degni d’attenzione e di credibilità e aggiungo che si tratta per me di un’ottima occasione per parlare qui di una raccolta che ho avuto da tempo il privilegio di leggere in privato; questo significa che non ne riporterò alcun testo perché rispetto il fatto che l’opera sarà editata proprio nell’ambito del Premio Montano e perché desidero incuriosire i lettori che, mi auguro numerosi, vorranno acquistare il libro – comunque un manipolo d’inediti da Tirrenide è stato già pubblicato qui, sulla Dimora del Tempo sospeso, nel “quaderno” della Foce e della Sorgente materiato di testi di Maria Grazia Insinga e altri saranno disponibili a breve, sempre in questo spazio, quando Francesco Marotta e io avremo pubblicato una raccolta di testi di poeti siciliani tra i quali, appunto, inediti da Tirrenide. Continua a leggere Su “Tirrenide” di Maria Grazia Insinga

Yves Bergeret, Antonio Devicienti su disegni di Nicolas Hilfiger

Nicolas Hilfiger è un artista residente a Parigi (estremamente riservato sulla propria vita privata) con il quale Yves Bergeret intrattiene da tempo una frequentazione intellettuale e artistica; i suoi disegni hanno ispirato i testi di Yves Bergeret e di Antonio Devicienti che qui vengono presentati insieme con alcuni disegni di Hilfiger; si è deliberatamente scelto di pubblicare i testi soltanto nelle loro lingue originali senza traduzione anche per restare fedeli allo spirito del lavoro che vuole conservare l’immediatezza dell’espressione nelle due lingue sorelle e del loro dialogo diretto senza la mediazione-tradimento della traduzione. Continua a leggere Yves Bergeret, Antonio Devicienti su disegni di Nicolas Hilfiger

Voci dalla Palestina

Sul blog di Georgia, è possibile leggere una interessante rassegna dedicata ad alcune voci della cultura palestinese: un modo intelligente di rompere il “muro” del silenzio intorno a una letteratura che annovera dei veri maestri della narrativa e della poesia contemporanee. Attraverso una rete di links e di rimandi testuali, è possibile ricostruire una piccola mappa di un universo tanto affascinante quanto a noi praticamente sconosciuto.

Ecco alcuni degli ultimi autori proposti:

Muhammad Hamza Gana’Yim
Bashir Shalash
Ibrahim Nasrallah
Mahmud Darwish
Suad Amiry
Sahar Khalifah (1) (2)

Altre notizie e indicazioni bibliografiche sono reperibili qui.
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Oralità Poesia Scrittura (I) – Lello VOCE


(Silvio Merlino, Falena Amazzonica con mina anti-uomo, 1999)

Romance: i due passanti

(Da Lello Voce, I segni i suoni le cose, Manni editore, 1995)

[Ascolta il file .mp3 della regsitrazione del vivo della performance tenuta a Ginevra, nel 1994, nel corso di una serata per celebrare William Burroughs, nell’ambito del Festival de la Batie, diretto da Vincent Barras.]

*

sull’epa sull’epa dove posa il kore sulla sventraglia la parpaglia hic
i due passanti:quello distinto con il vestito grigio e quello distinto
con il vestito grigio
abbandonati a questa sterpaglia di sensazioni
alla mitraglia che raglia l’impiglia senz’alma né epa senz’occhi più
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