Archivi categoria: critica

Né qui né altrove

Luigi Sasso

Né qui né altrove

Su Il mese dopo l’ultimo
di Marco Ercolani

Ogni autentico scrittore interroga il linguaggio, ne esplora le potenzialità e i confini, lo trasforma, ce ne offre un’immagine nuova, che insieme ci sorprende e ci inquieta.
Si ha la sensazione, leggendo Il mese dopo l’ultimo, che per Ercolani le parole non possano esaurire tutta la realtà, tutta la sua stratificata e proteiforme configurazione. Resta sempre qualcosa di non detto, una cornice di silenzio percorre le frasi ogni volta che le parole si dispongono sulla pagina. C’è un’insufficienza che non deriva da una scarsa abilità del narratore, ma dalla natura del mezzo impiegato. Probabilmente uno dei modi di definire la letteratura è proprio quello di un linguaggio che non nasconde, ma al contrario rivela i suoi limiti «La lotta fra silenzio e parola fa emergere l’opera come lampo sulle rovine – come luce nera su macerie bianche. E così moltiplica il segreto». Continua a leggere Né qui né altrove

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Dal frammento al Libro

Luigi Sasso

Dal frammento al Libro
(Su Insistenze
di Giuseppe Zuccarino)

Scrivere, fallire

Scrivere, sosteneva Samuel Beckett, è un modo di fallire. L’attività dello scrittore – ma la cosa è facilmente verificabile anche in altri campi della ricerca artistica, nella pittura, per esempio, o nella scultura – è, perlomeno in epoca moderna, inesorabilmente votata allo scacco. L’artista è definibile come colui che non solo non può prefiggersi il successo, non solo non può sperare di raggiungerlo, ma assolutamente non deve. Egli ha l’obbligo di restare fedele al suo destino. Il compito che si è assunto, quello di restituire – pensiamo a Cézanne o a Giacometti – la cosa com’è e nel contempo come egli la vede, è troppo arduo, è impossibile. Evitare il fallimento non sarebbe una vittoria, ma, appunto, semplicemente l’abbandono del campo, la rinuncia a giocare la partita fino in fondo, un modo di tradire se stessi e soprattutto l’opera intrapresa e interminabile. Continua a leggere Dal frammento al Libro

Il poema ininterrotto

Nino Iacovella
Francesco Tomada

“Una allucinata somiglianza, una serie progressiva di variazioni, lega le poesie del suo unico libro, che sembrano vivere una dentro l’altra, intrecciarsi e districarsi come un “registro di fragili danze”, come voci «nella traccia di vento / del nostro svanire all’approdo». Sembra che le poesie si rincorrano e si ricombinino in “fuochi di caduta”, in una “incurabile misura del guardare”, all’interno di un dolore che non trova sollievo: «alle tue spalle immagina / con quale lingua il deserto / racconta la piaga dove premeva / la lama della luce il varco / dove precipita il respiro». Ma una speranza resta: «basta un’eco una reliquia di voce / affiorata all’insaputa delle labbra / e il confine è la tua mano». La speranza è sempre, con violenza, «la pupilla / esplosa di un fiore». Lo sguardo origina dalla cecità.”

(Continua a leggere su Perìgeion)

Per il decennale di RebStein, 14

Antonio Devicienti

L’ora contro: frammenti per un omaggio alla scrittura di Domenico Brancale

Percepisco la scrittura di Domenico Brancale quale presenza così potente per me e suggestionante e assoluta che non vorrò scrivere qui una nota di lettura, né un saggio critico, né porrò i testi del poeta lucano su di un tavolo operatorio per minuziosamente notomizzarli – ne scriverò, invece, in un andirivieni frammentato e frammentario (e, spero, commosso), perché ho qui accanto questi quattro libri (L’ossario del sole, Controre, incerti umani, Per diverse ragioni[1]) ed essi s’aprono alla mente che li cerca come sassi dentro cui si celano universi. Per chi proviene dal Sud d’Italia e da terre petrose il sasso, la pietra, la roccia effusiva o calcarea, la gravina e il calanco sono parti d’un paesaggio interiore ineludibile – e anche il linguaggio, forse, liberatosi dall’enfasi barocca cui lo indurrebbe un altro elemento (l’architettura di chiese e di palazzi delle città e dei paesi del Sud), anche il linguaggio si dispone in laconiche e densissime frasi, in violazioni del dire comune, si pone in cammino verso il senso e l’origine e attraversa per intero il rischio del fallimento o del non-approdo.

Continua a leggere Per il decennale di RebStein, 14

Il santo del mese

Un’icona rarissima e miracolosa di San Mario da Lotasso, patrono e protettore della Dimora del Tempo Sospeso. Tutti possono godere dei suoi benefici effetti: puntando il mouse sul fumo della pipa, vi sentirete avvolti da una fresca brezza che vi libererà dall’AFA per tutto il mese; cliccando sulla mano che scrive, sarete liberi per sempre dalla N.O.I.A. e dalle sue risorgenti, ecolaliche epifanie.

Che cos’è Carène / Carena

“Sto parlando di stranieri dal cuore tenace e grande
che usciti dal mare verdeggiante di annegati
scalano il pendio
nella direzione opposta al possesso”.

[Presentiamo la parte iniziale del saggio di Antonio Devicienti su “Carène” di Yves Bergeret. Il lavoro sarà pubblicato domani in “Quaderni delle Officine”. Ve ne consigliamo vivamente la lettura. gem-rebstein]

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Via degli occhi sporgenti

Massimo Sannelli

VIA DEGLI OCCHI SPORGENTI
Ai narratori di Pino Pelosi

     Questo non è un articolo su Pino Pelosi, vivo o morto. E nemmeno sul morto disadorno e sull’Ambiguo, l’amante di Pino. È un articolo su un meccanismo atroce: si tratta delle parole; e su un’impotenza generale: si tratta della ripetizione. Ed è rivolto ai narratori del primo e del secondo, come un testo polemico e non fraterno. Continua a leggere Via degli occhi sporgenti

Sulla poesia di D. Brancale

Federico Ferrari

Non so come si collochi la poesia di Domenico Brancale all’interno del panorama italiano. Non mi interesso più, ormai da molti anni, di “panorami”, perché vi vedo solo cliché da cartolina, immagini da tripadvisor della cultura o poco più. Detto altrimenti, non ho idea dello stato dell’arte di quella che la critica definisce la poesia italiana contemporanea e, di conseguenza, nemmeno dell’importanza o meno che sempre la critica attribuisca ai versi di Brancale (benché possa farmene un’idea… conoscendo la scarsa propensione del poeta lucano alle pubbliche relazioni, allo scambio di favori, alla comunella). A partire da questa dotta ignoranza, ho letto le pagine di Per diverse ragioni (Passigli, 2017). E c’è un verso che mi si è conficcato nella testa e che non riesco più a tirare fuori: “Qui dove stiamo vivi nella morte. / Noi gli increati. / Abbiamo ancora bisogno di candele”.

(Continua a leggere su Il Primo Amore)

Livia Candiani – Fatti vivo

Livia Candiani

Estrai la freccia
non rimproverare nessuno
ma stenditi
come fa la bestia ferita
con il cielo
e non pregare nemmeno
solo conta
conta i respiri
come fossero monete
per passare oltre te,
l’orizzonte opaco
del nome.
Non anticipare
niente, non essere
a proposito, abìtuati
all’improvvisazione musicale,
a farti invisibile
nota tra le note,
vuoto capace
di urlo, di riconoscimento:
ecco, a casa
si sta così.

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