Archivi categoria: critica

Pronomi personali

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Marco Corsi
Pronomi personali
Novara, Interlinea, 2017

Portare il viaggio poetico nelle acque amniotiche umane è dar luogo a una possibilità. Prendendo di peso le parole incistate nell’individuo per far sì che un giorno, un giorno di clima stabile e tiepido, non importa se nel passato o nel futuro, vengano alla luce dentro l’orizzonte di vita intorno. Qualcuno se ne accorgerà. Con più o meno autorevolezza le farà girare per gli spazi terrestri. E sarà il governo dei pronomi. Consentirà alla freddezza razionale molte ragioni sentimentali. Nell’uso, qualcuno si chiederà il significato del bianco e nero sui manti degli animali liberi, come per esempio quello di certe zebre estinte chissà quando in Sudafrica. Lo stesso bianco e nero che alla fine compone un libro di versi. Dove l’uomo restituisce all’uomo le proprie domande sull’universo, o più strettamente, sulla terra che abita. Sul significato dei batteri, dei viventi abbattuti in guerra e poi ricomposti. Continua a leggere Pronomi personali

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Le notti aspre

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Evelina De Signoribus
Le notti aspre
Genova, Il Canneto Editore, 2017

La realtà della poesia sta dentro la realtà che regolarmente sfoggia elementi anomali a bestie e umani, fintanto che parola e giravolte dei corpi mostrano la vita e il fuori scala della morte. Sono sempre i linguaggi a indicare alle specie terrestri le strade sotto la luce del sole e dentro i sotterranei. Evelina De Signoribus mette in campo le cinque parti della natura specifica della sua poesia, affermative, dove il naturale di quanto accade all’esterno dello sguardo invade sia l’orologio del tempo sia l’organismo pensante che osserva, decide, si muove. Da un’intenzione “solitaria”, alla confluenza di Alpi che cadono in mare (la geografia non ha mai carattere casuale), vari elementi Evelina ritrova nei campi del sapere sotto le stelle. Evitando presunzioni di sofferenza, ma ponendosi frontale al magazzino del mondo. Continua a leggere Le notti aspre

Nell’intimo del mondo

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Lucetta Frisa
Nell’intimo del mondo
Pasturana (AL), Puntoacapo Editrice, 2016

Lucetta Frisa non morirà senza voce, scrivevo nel 2001. Aggiungiamo che l’eccellente sua vita proseguirà sempre col favore della voce. Le sue testimonianze “dal vivo” distillano da decenni poetici (quelli della vita, in perpetua “giovinezza”, sono fermi da un pezzo), quintessenze di versi, conversazioni eleganti e aneddotiche, fibrillazioni esponenziali, consultazioni chimeriche, pungoli e staffilate, congegni leonardeschi, ruzzolamenti generazionali, pizzichi e attrazioni vocal-stagionali, insomma tutto quel che concerne grandi e piccoli classici. Donna in intimità con il mondo, se crediamo che il mondo ancora esista: ma su questa storia qualcosa di illuminante e di non concorrente con il diffuso stupidario lo dice Nell’intimo del mondo. Voilà l’antologia necessaria, l’attuale cargo impagina gran parte della poesia scritta dal 1970 in poi. Continua a leggere Nell’intimo del mondo

I destini minori

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Isacco Turina
I destini minori
Rovigo, Il ponte del sale, 2017

L’umanità iniettata da Isacco Turina, nella sua opera prima, s’incarna nel reale senza nessuna indulgenza. Ogni singola stanza è un osservatorio da cui si scrutano e spesso si disapprovano, in modo discorde, le scene e le fisionomie che accadono. Vi si studiano soprattutto gli interni, oltre i contorni più facili, della propria casa e delle dimore adiacenti, e fin dentro le figure umane che, appesantite, agiscono nell’isolamento. Con versi addetti a una precisione per nulla consueta, Turina avvicina le ustioni quotidiane con sguardo capace sia di acuta denuncia sia di provata discolpa (“Dormivamo, e le ustioni del giorno / erano pelle nuova al risveglio. // Ci è capitato di essere poeti, / ambulanze che portano / un carico di sangue estraneo.”). Dove avvicina la morte subito giunge un libro o un fiore capaci di respiri giudiziosi, come se perfino la cenere fosse necessaria alla vita. Continua a leggere I destini minori

Tempo riflesso

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Corrado Benigni
Tempo riflesso
Novara, Interlinea, 2018

Cosa fa il poeta quando arriva da molto lontano su questo pianeta? Si mette in strada, segue i cammini, viaggia. Soprattutto avvia le sue giornate di scrutatore. Un pensiero fisso lo cattura, in un certo modo lo deterge dalle passate dimensioni. È il pensiero fisso del mondo. Questa condotta lo preserva dalle sciabolate della realtà, e da atteggiamenti scostanti, contrari alle cose che gli consentono di percepire, di dare un nome. Corrado Benigni accoglie l’impresa di consegnare un nome a ogni poesia, alle poesie di Tempo riflesso. Così che i propri occhi non perdano la distanza, e risolvano a ogni chiusura la verità di un verso. Poiché sappiamo come il verso sia compiuto se scortato da uno scatto improvviso, sospeso fra il ritmo e le tonalità di quanto lo precede e lo segue. Continua a leggere Tempo riflesso

Il moto delle cose

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Giancarlo Pontiggia
Il moto delle cose
Lo specchio Mondadori, Milano 2017

Terza raccolta di poesie per Giancarlo Pontiggia in venti anni. Il rigore del tempo è dalla sua almeno quanto la cesellata formazione dei versi. Che non s’intenda come sviamento o ostruzioni delle attitudini percettive. Il suo rapporto, e l’intrattenimento, con la lingua non ammette interruzioni, ma legami di cui ci si nutre attraverso il punto di vista della verità. Assunta come scelta decisiva verso un mistero, o una visione improvvisa che sorga dal vuoto, da indagare (“È notte, sei / tra le cose del mondo, le cose / solide, vaganti, che si sfanno / in altre cose: cose / su cose…”). È un fatto che i suoi versi indaghino il pensiero che arriva dal profondo, e quasi sempre da un nodo temporale agguantato: notte, sera, ora albale o crepuscolare. Queste sono zone dove l’arcano comincia a distinguersi sull’orizzonte. E verso quel luogo lo sguardo di Pontiggia si rivolge, attento poi a dirigere la propria voce all’ascoltatore giusto. Continua a leggere Il moto delle cose

Distratte le mani

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Daniela Pericone
Distratte le mani
Coup d’idée Edizioni d’arte
Torino, 2017

Impaginazioni del pensiero verso i paesaggi naturali di cui si scriveva a proposito del precedente L’inciampo. Nel libro c’era ancora diffidenza verso le radici sentimentali offerte dal linguaggio, pur essendo già lontano dagli inutili vellicamenti d’intelletti contemporanei. E poi si mandava a quel paese l’abilità. In Distratte le mani finalmente la scrittura si arrende alla supremazia del pensiero, mai corteggiato allo scopo di far giungere l’indicibile, ma riportato indietro dagli esili che la vita impone. Il poeta invece dovrebbe affermare il suo vuoto, la sua accoglienza, perfino l’ambiguità dei desideri. Somigliasse alle sue parole (il poeta), il linguaggio sarebbe a posto, ben impaginato dove festeggiano le proporzioni dell’opera. Continua a leggere Distratte le mani

Tutto questo

Marco Ercolani

Nota di lettura a:
Maria Luisa Vezzali
Tutto questo
(puntoacapo,  2017)

 

«bellezza è quell’armonia dolcemente
crocefissa nel rilievo dell’onda
che riconosci come un luogo
frequentato a lungo in un passato
che non è nel tempo
ma sul tetto della piramide
sfinge scava senza fine nel petto
il pozzo del dono che non fa rumore».

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Sul Baphomet di Pierre Klossowski

Giuseppe Zuccarino

Le Baphomet di Pierre Klossowski, pubblicato nel 1965, si potrebbe definire uno dei romanzi più insoliti del secolo scorso. Ricordiamo che l’autore non era soltanto un raffinato romanziere, ma anche un saggista e filosofo, un traduttore (dal latino e dal tedesco) e persino un pittore-disegnatore. Le Baphomet ha costituito, al momento della sua comparsa, un prodotto letterario imprevedibile persino da chi conoscesse già i testi narrativi pubblicati da Klossowski in precedenza. Essi, infatti, erano ambientati in epoca contemporanea, mentre il romanzo in questione ci riporta, almeno in prima istanza, al Medioevo. Ma Le Baphomet presenta anche implicazioni di natura filosofica, come si intuisce già dal fatto che reca una dedica a Michel Foucault, pensatore che stimava molto gli scritti klossowskiani.

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Vocazioni – Il libro

Da dove viene il desiderio di scrivere, di creare immagini, di raccontare storie, di comporre, con le parole o con le note musicali, una sequenza di frasi? A quale necessità obbedisce un artista, un narratore, un critico, quale forza lo spinge, esponendolo al rischio di un esito fallimentare, a misurarsi con i propri limiti, a ricominciare ogni volta da zero tentando di afferrare le parole rimaste sulla punta della lingua? Gli undici saggi raccolti in questo volume – composti in un arco molto ampio di anni, dal 1999 al 2016 – partono tutti, in maniera diretta o indiretta, da questi interrogativi, cercando soprattutto nelle pagine di scrittori come Guy de Maupassant o André Pieyre de Mandiargues, Robert Walser o Thomas Bernhard, Vladimir Nabokov o W. G. Sebald (per fare solo qualche esempio), ma in qualche caso anche di artisti (Jean Dubuffet, Jackson Pollock), le tracce di una possibile risposta. Si delinea in tal modo, a poco a poco, un percorso, procedendo lungo il quale il lettore sarà indotto a ripensare la propria idea di opera, di identità, di scrittura, fino a rendersi sempre più chiaramente conto di come tracciare segni su un foglio – si tratti di una breve annotazione critica o di colature di colore – non rappresenti né un inutile passatempo né il ripetitivo esercizio di un mestiere, ma qualcosa di più, di diverso: un destino, una vocazione.

Luigi Sasso, Vocazioni
Novi Ligure (AL), Edizioni Joker
“I Libri dell’Arca”, 2017

Docile e interminabile

Marco Ercolani

Lorenzo Calogero
(Docile e interminabile)

Lorenzo Calogero nasce a Melicuccà nel 1910, in provincia di Reggio Calabria. Studia ingegneria, poi si laurea in medicina, esercita saltuariamente la professione in Calabria e poi in provincia di Siena, dedicandosi con crescente interesse alla filosofia e alla letteratura. Pubblica a proprie spese alcune raccolte poetiche in case editrici minori: Poco suono, Ma questo, Parole del tempo, e cerca di stabilire contatti con poeti e case editrici (Betocchi, Bargellini, Einaudi) ma senza successo. Continua a leggere Docile e interminabile

Derrida lettore di Celan

Giuseppe Zuccarino

Il primo libro di Jacques Derrida interamente dedicato a un poeta appare nel 1986 e concerne Paul Celan. Si tratta del testo di una conferenza pronunciata due anni prima a Seattle, nel corso di un convegno internazionale. Cominciamo con l’esplicitare il titolo del volumetto, Schibboleth. Esso riprende quello di una poesia celaniana, ma il vocabolo – come il filosofo non manca di ricordare – ha origini assai più remote, che risalgono all’Antico Testamento. In un passo del libro dei Giudici, si narra ciò che avvenne dopo una battaglia vinta dai Galaaditi contro gli Efraimiti: «E Galaad bloccò i guadi del Giordano agli Efraimiti, in modo che quando qualcuno dei fuggitivi di Efraim diceva: “Fatemi passare!” gli uomini di Galaad gli chiedevano: “Sei tu di Efrata?” ed egli rispondeva: “No!”. Però quelli insistevano: “Di’ Schibboleth”; l’altro invece rispondeva “Sibboleth!” poiché non riusciva a pronunciarlo bene. Allora lo afferravano e lo sgozzavano nei guadi del Giordano, tanto che in quel giorno caddero uccisi quarantaduemila Efraimiti». Ecco come una parola in apparenza innocua (schibboleth in ebraico significa «spiga» o «torrente») può assumere risonanze sinistre, dato che la sua pronuncia scorretta, in una particolare circostanza bellica, fu sufficiente a causare una morte immediata e cruenta. Più tardi, però, nella cultura europea, il senso del vocabolo è cambiato, venendo ad assumere l’accezione più ampia e neutra di «segno di riconoscimento», «parola d’ordine». Così, per limitarci a ricordare due autori ben noti a Derrida, Hegel può scrivere che «l’odio per la legge, per il diritto legalmente determinato, è lo schibboleth con cui si rivelano il fanatismo, l’imbecillità e l’ipocrisia», oppure Freud può indicare nella distinzione tra coscienza e inconscio il «primo schibboleth della psicoanalisi».

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