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The map on my fingertips: su “La riproduzione dei profili” di rosmarie waldrop

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Nella collana Le Meteore di Finis Terrae (marchio quest’ultimo dell’Editrice Ibis) compare un altro libro di eccezionale valore: La riproduzione dei profili di Rosmarie Waldrop (Como-Pavia 2020) curato e tradotto da Maristella Bonomo.
Voglio soffermarmi, dapprima, proprio su quest’atto di curare e tradurre un libro: è caratteristica della collana che «lo sguardo [sia] rivolto al di fuori dei confini italiani. Si pubblicano raccolte di autori stranieri, viventi e non, che non siano ancora o non siano da tempo presenti sul mercato italiano. Le traduzioni vengono “regalate” alla collana dai traduttori che propongono di volta in volta i libri e se ne fanno carico» – così si legge nella presentazione della collana in fondo al volume e, in effetti, Maristella Bonomo traduce (e scrive in chiusura una Nota di traduzione) con inappuntabile e appassionata professionalità e partecipazione sia intellettuale che emotiva, atteggiamento necessario per raccogliere la sfida di un’opera come questa. Continua a leggere The map on my fingertips: su “La riproduzione dei profili” di rosmarie waldrop

“Succhiando gocce di acqua fresca / dall’ angolo delle pietre”

La poesia di Alfonso Guida trova fin dagli esordi (sul finire degli anni Novanta) e senza tentennamenti né ripensamenti successivi la propria inconfondibile voce, dispiegandosi con un’energia, una continuità e una disciplina singolari.
Scrivo “disciplina” perché (al di là del per lui irrinunciabile endecasillabo – pur variabile nella sede degli accenti principali – che è uno dei marchi di fabbrica guidiani e che già di per sé impone una determinata disciplina compositiva) quella del poeta lucano è obbedienza rigorosa alla poesia quale energia vitale ed esistenziale, quale parola sorgiva (ma non ingenua) e necessaria – necessaria in quanto capace di dire senza vezzi e senza maschere e naturale respiro del pensiero. Guida conferma infatti che la poesia sa essere ancora energia viva e vivente, necessità del vivere stesso capace a sua volta e in una sorta di circolo non autoreferenziale né asfittico di esprimersi quale poesia. Continua a leggere “Succhiando gocce di acqua fresca / dall’ angolo delle pietre”

La poesia e lo sguardo (breve saggio in omaggio all’opera di Franco Piavoli)

Fermo immagine da “Voci nel tempo” di Franco Piavoli (1996).

Si può partire dagli assunti che la poesia esista già di per sé e che debba essere lo sguardo a rendersi capace di vederla; ch’essa si generi dai cicli della natura, dal costituirsi e dal divenire dei diversi ambienti naturali e che la mente debba disporsi a coglierla; che la poesia scaturisca dal vivere stesso degli umani e dal loro essere comunità e che un occhio attento debba sapere aprirsi su di essa; che la poesia sorga per la presenza del desiderio o del ricordo, della nostalgia o della speranza, della tristezza o della gioia e che ci debba essere un pensiero capace di mostrarla.

L’intera opera di Franco Piavoli è questo sguardo, attentissimo e commosso, pazientissimo e capace di aver cura e di prendersi cura. È lo sguardo del silenzio mentre percorre le regioni dell’uomo, i boschi, i torrenti, le strade di antichi borghi, il ritornare delle stagioni, gli interni di abitazioni colme di ricordo e di tempo, fino a mari vasti e insidiosi, attraenti (mari dell’interiorità più abietta, ma anche più nobile). Continua a leggere La poesia e lo sguardo (breve saggio in omaggio all’opera di Franco Piavoli)

Il vuoto tra le colonne

Fermo immagine dal film “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera” di Kim Ki-Duk (2003).

 

Spesso mi accompagna questa poesia di Giulia Niccolai:

 

 

GIAPPONE

A Kyoto il tempio
dei 1001 Bodhisattva
ha nome Sanjusangen do
che vuol dire “33”.
Il salone che ospita le statue
dei 1001 Bodhisattva
è sorretto da 35 colonne.
33 sono gli spazi vuoti
t r a  l e  c o l o n n e.

Filosoficamente, il fatto
di dare il nome al tempio
in base al numero degli spazi vuoti,
dunque a ciò che non c’è,
può essere interpretato
come la garanzia più elegante,
squisitamente Zen,
di non escludere mai niente,
e nessuno.

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Per Annamaria De Pietro

È venuta a mancare in questi giorni Annamaria De Pietro, poetessa di raro spessore e persona squisita per gentilezza e riservatezza (dico questo per diretta esperienza personale); ripropongo un mio intervento che avevo pubblicato tempo fa su Carteggi letterari; tra i molti libri di cui ho scritto in passato questo Venti fusioni a cera persa è uno dei pochi che ancora conserva per me valore (un grandissimo valore, anzi) e che non mi ha fatto pentire di avergli dedicato tempo e attenzione. Annamaria mi mancherà tantissimo, come artista e come persona e mi auguro che l’eccelsa res publica poetica italica si accorga di questa perdita.

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Scritto 43

Irma Blank: Orizzonte, 2005 (penna a sfera su poliestere)

Lo chiamava compartir la mirada, condividere lo sguardo. Nacquero così due libri: viaggiavano insieme, lui (Miguel Falces) guardava e fotografava, e lui (José Ángel Valente) guardava e scriveva. I luoghi di San Juan de la Cruz e quelli del Parco naturale di Cabo de Gata entrarono nelle fotografie e nelle parole, nei due sguardi: Las ínsulas extrañas. Lugares andaluces de Juan de la Cruz (1991) e CABO DE GATA. La memoria y la luz (1992).
In occasione del terzo libro il poeta è ammalato e non può muoversi da Almería. Il fotografo viaggia, realizza scatti di luoghi in cui lui e il poeta erano stati insieme, stampa e porta all’amico le fotografie; questi guarda, sceglie, scrive direttamente sulle foto; nasce così il terzo e ultimo libro comune: José Ángel Valente. Para siempre: la sombra (2001).
Isole del silenzio, luoghi della memoria e della poesia, la luce, l’ombra, l’amicizia, lo sguardo condiviso.
L’andare del corpo che viaggia, della mente che guarda, dell’amicizia che fotografa e scrive. Scritture.

Il nero, la Sicilia, la parola

Desidero iniziare a scrivere di Black Sicily (Arcipelago Itaca Edizioni, Osimo 2020) di Fernando Lena dicendo subito che, a mio parere, un libro di poesia riuscito è un libro che si distingue per qualità stilistiche ed espressive, perché non ha eluso quella che per me è l’irrinunciabile necessità di passare attraverso e oltre un vero e proprio stretto, pericoloso e insidiosissimo: quello cioè che contemporaneamente separa e avvicina il continente dell’esperienza personale, del mondo interiore di chi scrive e il continente della convincente realizzazione linguistica, strutturale, espressiva – troppi autori hanno preteso e pretendono di alimentare i propri testi con il loro portato di storia esistenziale e interiore, pochi, pochissimi hanno scritto poesia, hanno saputo attraversare lo Scill’e Cariddi (per dirla con Stefano D’Arrigo), cioè quel pericoloso imbuto che permette, poi, di navigare transitando da un mare all’altro, com’è, in effetti, del dire in poesia: transitare da quello che, alle mie spalle, mi spinge a scrivere verso il futuro prossimo e poi anteriore dei testi realizzati. Continua a leggere Il nero, la Sicilia, la parola

Un altro Salento: su “Io sono la bestia” di Andrea Donaera

Non discuterò qui né della trama né della caratterizzazione dei personaggi, ma del linguaggio e dello stile dell’opera di Andrea Donaera Io sono la bestia (NN editore, Milano 2019): è mia convinzione che il libro s’imponga non solo in ragione di un racconto avvincente e originale, ma, ancor più, proprio in forza del suo impianto linguistico e del montaggio narrativo – penso sia facile lasciarsi coinvolgere profondamente dal racconto (a me è successo di averlo letto in poche ore senza sapermene staccare), ma perpetrerei un’ingiustizia nei confronti dell’autore se mi fermassi qui, poiché, a una riflessione più ponderata e lucida, sono proprio le virtù dello stile e del linguaggio a costituire il valore decisivo dell’opera perché linguaggio e stile ne portano alla luce i significati profondi. Continua a leggere Un altro Salento: su “Io sono la bestia” di Andrea Donaera

Massimo Rizzante: il geografo e il viaggiatore

In occasione dell’uscita di un nuovo libro di Massimo Rizzante mi fa piacere riproporre qui un mio intervento già apparso il 21 novembre 2017 su Zibaldoni e altre meraviglie in forma solo leggermente diversa.

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Si aprono i congiuntivi

                                                                  Marco Furia

nota critica a:
Mario Fresa
Bestia divina
La scuola di Pitagora editrice, Napoli 2020

Bestia divina, di Mario Fresa, è elegante raccolta di versi il cui enigmatico divenire è una sorta di racconto-non racconto.
Questi testi catturano il lettore per poi, subito dopo, abbandonarlo, almeno in apparenza.
Dico “in apparenza” perché un’originale continuità non viene mai meno: ormai tra i ritmi equilibrati e battenti di Mario, dobbiamo proseguire. Continua a leggere Si aprono i congiuntivi

Memoria dell’oggi: Michele Ranchetti

 

Mi getti contro i libri su cui leggo
la mia sorte in altrui
pervicaci immodestie
nelle saluti delle menti, in feste
d’intelligenza: scegli
quale testo rubare per nutrirti
di morte contro
di me. Perché percorrere
con il profilo dell’intelligenza
le linee della vita che tu neghi
e riscattarti in forme di ragione
se è il limite che varchi a farti vivo
dentro l’assenza?

MICHELE RANCHETTI, da La mente musicale (Garzanti, Milano 1988, pagine 125 e 126)

Il gran dondolio terrestre e celeste di Ombretta Ciurnelli

Torno molto volentieri a ospitare una nota di lettura – come sempre appassionata e di grande competenza critica – di Paolo Ottaviani che ringrazio per questo nuovo contributo e per la sua amicizia nei confronti della Dimora del Tempo sospeso (A. D.) 

Una rudimentale altalena, colta nel suo momento di stasi, senza alcun fanciullo che la faccia gioiosamente ondeggiare, solo una nuda tavola sospesa sopra una brulla radura, agganciata a due funi pendenti da un albero di cui è possibile vedere soltanto una parte del suo rado fogliame, è la suggestiva immagine, un poco ingiallita e offuscata, che campeggia sulla copertina dell’ultima raccolta poetica di Ombretta Ciurnelli: gí e ní, Edizioni Cofine, 2020.
Nella prima pagina del libro, in occhiello, troviamo la riproduzione della stampa litografica Relativity dell’artista olandese Maurits Cornelis Escher che, come è noto, propone, anche sulla base delle scoperte scientifiche nei primi anni del ‘900 di Heisenberg ed Einstein, una rappresentazione assai complessa dello spazio, quasi volendo dare una testimonianza grafica, spaesante e surreale, dei problemi posti dalla teoria della relatività.

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Fame di forma di fame

Haroldo de Campos2

poesia em tempo de fome
fome em tempo de poesia

poesia em lugar do homem
pronome em lugar do nome

homem em lugar de poesia
nome em lugar do pronome

poesia de dar o nome
nomear é dar o nome

nomeio o nome
nomeio o homem

no meio a fome
nomeio a fome

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Risorgenza, resistenza, vigilanza

Imbastendo una salda correlazione tra un termine-concetto derivato da Aby Warburg – résurgence -, un termine-concetto derivato dalla storia e dalla Guerra di Liberazione – résistance – e un termine-concetto di derivazione filosofica – vigilance – Yves Bergeret racconta qui della vita intellettuale e politica di uno dei luoghi da lui più amati – Die e la Valle della Drôme – e della scoperta, durante i suoi frequenti vagabondaggi, di stampe, di libri, di edizioni rare che si celano nelle biblioteche private o presso bouquinistes e antiquari della regione e che il poeta si porta a casa, studia, espone al proprio sguardo nella luce bellissima della sua maison affinché poi quello sguardo divenga lo sguardo dei lettori.
E sempre, sempre c’è un legame fortissimo con l’impegno in favore del dialogo tra persone provenienti da terre e culture differenti e di un necessario engagement che fa della parola e della scrittura uno strumento chiamato a non sottrarsi al suo dovere di presenza non solo in sede estetica, ma anche storica e politica.
L’engagement di Bergeret possiede una profondità storica (si vedano in questo caso la sua attenzione per i disegni di Tiziano o Michelangelo o per le partiture beethoveniane) che porta opere apparentemente lontane a dialogare sia fisicamente che idealmente tra di loro, una valenza politica che ne fa un atto incessante di vigilanza antifascista e di testimonianza memoriale, di attività antirazzista e, in sede estetica, di opposizione a qualunque forma di narcisismo e di vago, piagnucoloso o sentimentalistico spiritualismo.
Lo stesso atto fisico di Yves, quell’instancabile suo muoversi da borgo a borgo del Diois, quel suo cercare le persone per parlare con loro, quel suo vedere ciò che molti non vedrebbero (nel caso presente un libro, un catalogo, un disegno), quel suo parlarne e scriverne, lo stesso atto di prendere un’immagine e appenderla a un muro della casa (ma la casa di Yves è anche la concretizzazione visibile della sua mente, del suo pensiero, del suo sentire) sono sempre poesia in atto, una forma di entusiasmo e di slancio che sono la poesia mentre vive.

La Passione di Eugenio

Paolo Ottaviani

Meditazioni inconcluse sopra “L’altra passione – Giuda: il tradimento necessario?”
di Eugenio De Signoribus

(Pubblico l’intervento che Paolo Ottaviani dedica a Eugenio De Signoribus e si tratta di meditazioni, appunto, appassionate e profondamente partecipi nei confronti di un libro, ma anche di un’intera opera poetica e di una persona – l’amico stimato e ammirato – che comprovano quanto la poesia sappia andare oltre il fatto puramente letterario.  A. D.)

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Un suono che possa guardarci: su “Le cose imperfette” di Gianni Montieri

Mi piace giungere al libro Le cose imperfette (Bari, LiberAria Editrice, 2019) dopo aver almeno accennato ai due precedenti libri in poesia di Gianni Montieri: Futuro semplice (Faloppio, LietoColle, prima edizione 2010) e Avremo cura (Arezzo, Editrice Zona, 2015) – in tal modo si potrà apprezzare la coerente organicità di un percorso di scrittura (il quale riflette anche un percorso esistenziale MA senza solipsismi né autocompiacimenti) e la riconoscibilità di una precisa dizione poetica capace d’interpretare in maniera personale e originale una tendenza presente in molti poeti italiani contemporanei che focalizzano la propria attenzione sulla così detta quotidianità e sugli oggetti e luoghi più comuni e apparentemente desublimati. Mi preme però sottolineare come la scrittura di Montieri non ceda a tentazioni cronachistiche o mimetiche nei confronti del “reale”, come essa rifiuti la facile sovrapposizione di scrittura e cronachismo, di registrazione verbale del brusio di fondo delle nostre quotidianità, ma si proponga, chiara e senza simbolismi o allegorie, quale saldo scandaglio del reale, strumento del pensiero materiato di una sintassi a sua volta salda e intesa a restituire un’attitudine dell’io poetante che esercita sempre la propria razionalità spesso riscaldata da una profonda umanità e da una partecipazione emotiva che, però, mai tracima occupando tutto l’orizzonte del poetare. Continua a leggere Un suono che possa guardarci: su “Le cose imperfette” di Gianni Montieri

Breve nota su “A ritroso” di Nanni Cagnone

La Casa Editrice nottetempo offre all’attenzione di un pubblico più vasto dell’usuale quella che alcuni chiamerebbero l’autoantologia di Nanni Cagnone, vale a dire una scelta dei testi pubblicati lungo gli anni effettuata dall’autore stesso; Nanni Cagnone ha intitolato A ritroso (2020 – 1975) questo elegante volumetto dalla copertina sobriamente bianca e, nella nota finale, sottolinea di aver escluso da tale scelta quei suoi libri che posseggono già una forma poematica compatta e ch’egli non voleva smembrare tradendone così la loro natura originaria. Continua a leggere Breve nota su “A ritroso” di Nanni Cagnone

Discorso di noviziato al monastero di Xuankong Si

Antonio Pibiri,
Il prezzo della sposa (Forlimpopoli, L’Arcolaio, 2018)- pagina 40:

 

 

Discorso di noviziato al monastero di Xuankong Si

«La prossima volta non uscirò per la testa
squartando il ventre di madre sugli scalmi.

Non si viene al mondo per la testa-crepitacolo…
il suo rùmine d’armi oscura di sé fino ai cieli.

Nascerò per i piedi, fratelli miei, per le ali
svincolate dal cranio. Toccheranno tremando

in alto le foglie di Ginkgo, le cime morenti
del mare…».

Le cose del mondo e il loro oblio

un saggio di Paolo Ottaviani
su Le cose del mondo
di Paolo Ruffilli
(Milano, Lo Specchio Mondadori, 2020)

(Mi fa enormemente piacere ospitare quest’intervento di Paolo Ottaviani, poeta di grande qualità e sensibile studioso di poesia, con uno spiccato interesse per quello che si va pubblicando in questi anni, sia in Italia che altrove. Il saggio che segue dimostra bene quanto ho appena affermato e comprova quanto necessario sia, per ogni poeta, leggere gli altri poeti, studiarli, imparare da loro – in un ambiente spesso avvelenato dal sospetto e dall’invidia l’ammirazione per il lavoro serio di altri poeti e scrittori è salutare esercizio e luminoso ampliamento di orizzonti.  A. D.)

Un’incantevole, ad un tempo chiara ed enigmatica, illustrazione di copertina, ideata dalla ricercatrice d’immagine della Mondadori Noemi Sorze, tutta giocata su un perfetto, sinuoso equilibro tra due soli colori – il bianco e il rosso – il primo come a simboleggiare una fiduciosa, incontaminata spiritualità che attraverso un sentiero attraversa e divide il rosso delle energie vitali, poi idealmente le ricompone e infine riprende il suo cammino verso l’infinito, oltre il margine fisico del libro, quest’immagine riposante per l’occhio ed inquietante per la mente è davvero un gran bel viatico alla lettura di questa nuova raccolta – Le cose del mondo (Mondadori, gennaio 2020) – di Paolo Ruffilli. Continua a leggere Le cose del mondo e il loro oblio