Archivi tag: poesia

Menotti del Picchia


Il volo

Goditi l’euforia del volo dell’angelo perduto in te.
Non chiedere se le nostre strade, tempo e vento,
cadono nell’abisso.
Che cosa sai tu della fine?
Se temi che il tuo mistero sia una notte,
affollala di stelle.
Conserva l’illusione che il tuo volo ti levi
sempre più in alto.
Nello stordimento dell’ascensione
se senti che domani sarai muto,
svuota come un uccello le canzoni che hai in gola.
Canta. Canta per preservare l’illusione di festa e di vittoria.

Chissà le canzoni faranno addormentare le bestie
che aspettano di divorare l’uccello.
Fin da quando sei nato non sei altro che un volo nel tempo.
Verso il cielo?
Che importa la rotta.
Vola e canta finché reggono le ali.

*

O voo

Goza a euforia do vôo do anjo perdido em ti.
Não indagues se nossas estradas, tempo e vento,
desabam no abismo.
Que sabes tu do fim?
Se temes que teu mistério seja uma noite, enche-o
de estrelas.
Conserva a ilusão de que teu vôo te leva sempre
para o mais alto.
No deslumbramento da ascensão
se pressentires que amanhã estarás mudo
esgota, como um pássaro, as canções que tens na garganta.
Canta. Canta para conservar a ilusão de festa e de vitória.

Talvez as canções adormeçam as feras
que esperam devorar o pássaro.
Desde que nasceste não és mais que um vôo no tempo.
Rumo do céu?
Que importa a rota.
Voa e canta enquanto resistirem as asas.


Menotti del Picchia (1892-1988)
tradotto da Emilio Capaccio

di prossima pubblicazione in
Quaderni di Traduzioni LXXVI

Copertina: Menotti del Picchia, Grattacieli, 1924

Nel muro una crepa e nella crepa una finestra. Sui libri di Francesca Perlini, Anna Maria Curci e Viviana Fiorentino  

 

di Lorenzo Mari

Trovare i muri attorno, costruzioni dall’opera certissima e ferrea, e tradurre/traslare/operare trasferimenti al di là di questi limiti – renderli incerti. Ci sono tre libri recenti di poesia, scritti da altrettante autrici, nascosti in questa descrizione, un po’ vaga, di una dialettica interno/esterno che non è soltanto un esercizio formalista di topologia testuale, ma è prova della carne e del sangue, di intelletto e spirito, e questo non in vista di una qualche, consolante mistica di fondo, ma sempre all’interno e in funzione dell’esercizio della parola poetica.  Continua a leggere Nel muro una crepa e nella crepa una finestra. Sui libri di Francesca Perlini, Anna Maria Curci e Viviana Fiorentino  

Tre poesie tre di Carmine Vitale


1

mi ricordo che una sera
stavo facendo i conti (in tutti i sensi si potrebbe dire)
e d’improvviso ho smesso
era stata una giornata lunga piovosa perfetta per ricordare il passato
avevo bevuto due caffè nel pomeriggio
e tentato la fortuna segnando i numeri

Però si è accesa un piccola luce sullo schermo
MV
(pensavo che spesso trabocchiamo di stupidi sensi e crediamo che tutte le parole messe in fila come un tram legato ai fili diventino poesie)
La metafisica il mammut most valuable player
Se deve piangere si accomodi da questa parte, prego.
E invece:

“immagina la primavera astrattamente:
bocca appena dischiusa
a febbraio inoltrato, che infiltra di ruggine
l’oro del cielo
come nelle icone della tenera età
in cui il nero e la doratura
segnavano i mondi polari.
Il Bene e il Male, come due flotte ostili,
conversero, mischiarono le navi
e terra non fu data al loro mare.”

Devo aggiungere altro?

Continua a leggere Tre poesie tre di Carmine Vitale

Harlem

HARLEM di Ingeborg Bachmann nella traduzione di Antonio Devicienti

Von allen Wolken lösen sich die Dauben,
der Regen wird durch jeden Schacht gesiebt,
der Regen springt von allen Feuerleitern
und klimpert auf dem Kasten voll Musik.

Die schwarze Stadt rollt ihre weißen Augen
und geht um jede Ecke aus der Welt.
Die Regenrhythmen unterwandert Schweigen.
Der Regenblues wird abgestellt.



Le doghe delle nubi si dissolvono,
setacciata la pioggia nei cavedi,
balza la pioggia dalle scale antincendio
e strimpella sul casermone colmo di musica.

La città nera rotola i suoi occhi bianchi
ed esce dal mondo a ogni angolo.
Nei ritmi della pioggia s’infiltra silenzio.
Il blues della pioggia s’interrompe.

Il grande tempo è ora, di Giovanni Nuscis


Sono stato a lungo convinto che la poesia civile corresse il rischio di morte precoce. Figlia assillante del proprio tempo, scandaglio immerso nel pulsare della vita, la pensavo destinata ad invecchiamento precoce, un po’ come accade agli odierni istant-book, i quali, riletti a distanza di pochi mesi dal fatto che commentano, ci appaiono subito paradossalmente inattuali. La poesia di Giovanni Nuscis che avete appena letto, resta invece giovane, smentendo ogni timore.

Continua a leggere Il grande tempo è ora, di Giovanni Nuscis

Marotta tradotto da Polymou


να γράφεις είναι μια μοίρα που τρέφεται από τον ίσκιο των ωρών
το ερωτικό αγκάθι όποιου δεν αφήνει τίποτα πίσω του
για να ‘ναι στάχτη, στοιχείο του ανέμου
είναι χαραγμένο πάντα με γράμματα φωτιάς
μες στις ίριδες των σημαδιών που σέρνει – ένα υμνολόγιο
ταπεινό, μια σύνοψη βημάτων δίχως ίχνη
ξεχειλίζει συλλαβές αθωότητας και μνημούρια άμμου
από το σιωπηλό λαγήνι που ξεδιψά τα χείλη,
όταν νοσηρές λέξεις άριας αποσπώνται απʼ τα χέρια
συνθλίβονται στην αδιόρατη άβυσσο
μίας σελίδας

*

scrivere è un destino covato dall’ombra delle ore
la spina amorosa di chi non lascia niente alle sue spalle
perché essere cenere, sostanza di vento
è inciso da sempre a lettere di fuoco
nelle pupille dei segni che trascina – un canzoniere
infimo, un breviario di passi senza orma
tracima sillabe d’innocenza e memoriali di sabbia
dalla brocca silente che disseta il labbro,
quando parole malate d’aria si staccano dalle mani
precipitano nell’impercettibile abisso
di una pagina


leggi il resto su La macchina sognante

leggi anche un’intervista di
Evangelia Polymou a Francesco Marotta


HO GIÀ ABITATO QUESTA CASA

HO GIÀ ABITATO QUESTA CASA
di Antonio Devicienti

“Un passo dagli Anelli di Saturno di W. G. Sebald, una mia improbabile “traduzione” – e, in sovrappiù, in versi…”

Via Lepsius

Silence, Monastery Zigrafu, Athos 1986

 

Un passo dagli Anelli diSaturno di W. G. Sebald, una mia improbabile “traduzione” – e, in sovrappiù, in versi…

*

(da W. G. Sebald, DIE RINGE DES SATURN, pp. 218-220 dell’edizione Fischer Taschenbuch) 

View original post 522 altre parole

Lisa Sammarco: quattro poesie da “Trenta poesie d’amore e nessuna strategia”

Lisa Sammarco su Perìgeion

ieri sera mentre come ogni sera tiravo giù le persiane
ad un tratto mi sono fermata
presa dal dubbio che fuori la sera fosse un errore
come quando all’improvviso qualcuno chiama
e invece il tuo pensiero è già nella quiete che rabbuia i vetri

[leggi tutte le poesie su perìgeion]

perìgeion

View original post

Corpo di fondo, inediti di Lucianna Argentino

Julian Schnabel, Portrait of Stella, 1996


Scappo nel rifugio antiaereo della terza persona, invio un altro nei campi minati del passato. Lo stesso che una volta era alla prima persona, era io, e ho paura di chiedere se è ancora vivo. Sono vivi coloro che noi siamo stati?

Fisica della malinconia, Georgi Gospodinov


(i poeti)

Sta dalla parte di quelli che usano le parole per cercarsi nel buio che rosicchia la luce e ai quali accade, a volte, un di più di vita o una sottrazione perché essi vivono nello squilibrio – scomposti senza baricentro – obliqui equilibristi dell’invisibile. Senza consenso.

Continua a leggere Corpo di fondo, inediti di Lucianna Argentino