Archivi categoria: antonio devicienti

Visioni d’Europa: frammenti a Odino (per un omaggio a Eugenio Barba)

Nei primi mesi di quest’anno Eugenio Barba ha annunciato con una bellissima lettera che il 31 dicembre 2020 lascerà la direzione dell’Odin Teatret. Sono nati così, d’impeto, questi miei “Frammenti a Odino” che desiderano celebrare il Maestro, il suo Teatro e una certa idea di convivenza e di curiosità verso il cosiddetto “altro”.

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Quaderni delle Officine (LXXXVIII)

Quaderni delle Officine
LXXXVIII. Agosto 2019

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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Per un abbozzo di “commento” al primo volume
dell’Enciclopedia asemica di Marco Giovenale

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L’Enciclopedia asemica di Marco giovenale

Antonio Devicienti

Per un abbozzo di “commento”
al primo volume
dell’Enciclopedia asemica
di Marco Giovenale

Mi proverò qui di seguito a commentare il volume di Marco Giovenale enciclopedia asemica / asemic encyclopædia I volume 2011-2017 edito da ikonaLíber di Roma nel 2019.

……Scusandomi in anticipo per la lunga citazione, introduco, per chi fosse poco o nulla informato sulla questione, il concetto di scrittura asemica o asemantica tramite le parole stesse di Marco Giovenale; la citazione proviene dalla rivista “l’immaginazione” n. 274 del marzo-aprile 2013, pagina 41, ma l’articolo è leggibile sul blog personale di Marco Giovenale slowforward (qui), dove si possono ritrovare innumerevoli rimandi utili ad altri siti e a versioni successive dell’articolo: Continua a leggere L’Enciclopedia asemica di Marco giovenale

Nell’esilio / Breve saggio sul “Tratto che nomina” di Yves Bergeret

Quasi un anno fa avevo spiegato il perché desiderassi intitolare questa specie di rubrica dalla cadenza irregolarissima “Nell’esilio” e vi pubblico oggi un “breve saggio” dedicato al Tratto che nomina / Le Trait qui nomme perché un’opera come questa perfettamente si costituisce quale punto di riferimento per la riflessione e l’acquisizione di ulteriore coscienza dentro una sensazione permanente di esilio dalla polis cui accennavo.
Sono la premessa di Francesco Marotta e lo straordinario saggio di Romain Poncet a fare senza dubbio alcuno scuola per me, ma provo a dipanare qualche mia riflessione in merito alla questione.

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Breve saggio su(lla danza di) Jackson Pollock

Quello che Hans Namuth fotografa oppure riprende con la cinepresa davanti e dentro il fienile riattato a studio a Springs (Long Island) è il ritmo di danza di Jackson Pollock mentre dipinge – ma è anche il ritmo di danza di ogni atto creativo nel suo farsi, pure nell’apparente quasi immobilità che sembra trasmettere chi scrive o chi compone musica.
La danza di Pollock è l’esplicitazione dei moti della mente che crea, l’andanza dello sguardo che sa vedere orbite di energia, corridoi di oscurità, scoscendimenti di luce, stratificazioni di materia. Continua a leggere Breve saggio su(lla danza di) Jackson Pollock

Gianluca D’Andrea: Forme del Tempo


Gianluca D’Andrea continua a dispiegare, accanto a una molto significativa attività poetica, una ricerca teorica, un’attività di studio, una riflessione di carattere critico, sociologico, politico e storico davvero degne di nota e meritevoli di essere seguite; a Postille (tempi, modi e luoghi del contatto), volume edito presso L’Arcolaio nel 2017, segue ora Forme del Tempo (Letture 2016-2018) pubblicato da Arcipelago Itaca; è un libro complesso, abitato da molteplici voci delle arti, della filosofia, della storia, un volume che fa piazza pulita (se ce ne fosse ancora bisogno) del puerile pregiudizio di una poesia “ispirata” ed “espressione dei sentimenti più autentici e sinceri  dell’autore”…  Continua a leggere Gianluca D’Andrea: Forme del Tempo

Aprirsi all’erranza: su “Non abbastanza per me” di Stefano Scodanibbio

È sempre promessa (puntualmente mantenuta) di un entusiasmante viaggio intellettuale prendere in mano uno di quei volumi bianchi sul cui dorso, in basso, si riconosce l’umile figura di Robert Walser con il cappello in una mano e l’ombrello nell’altra: proviene da una fotografia scattata durante una delle quotidiane Wanderungen dello scrittore di Bienne ed è una sorta di presenza tutelare, comunque di promessa, come dicevo, e d’impegno intellettuale che la Casa editrice Quodlibet di Macerata si è assunta nei confronti dei propri lettori; il volume di cui desidero scrivere qui s’intitola Non abbastanza per me (scritti e taccuini) di Stefano Scodanibbio e regala gioia e il gusto della scoperta a chiunque, con atteggiamento appunto walseriano, desideri attraversare paesaggi di pensiero e di scrittura non scontati, non banali, non dozzinali.

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Poeti di Sicilia

Emilio Isgrò, Sicilia, 1970.

“Mi fa molto piacere raccontare com’è nata quest’opera comune che La Dimora del Tempo sospeso propone adesso ai suoi lettori: nell’estate del 2018 Leonardo Barbera e Antonio Lanza mi hanno chiesto di curare una raccolta di testi poetici di autori accomunati dalla loro origine siciliana; ho preso tempo, ho cercato notizie e testi, poi ho “rilanciato” chiedendo ad Antonio e a Leonardo di contattare i poeti che si aveva desiderio di coinvolgere per chiedere a coloro che avessero voluto partecipare d’inviarmi ciascuno dieci suoi testi (tendenzialmente inediti, ma non esclusivamente). Così ha cominciato a prendere corpo questa pubblicazione, ma avverto che quanto ho finora raccontato è una piccolissima parte della storia (…)” – dalla nota in limine di Antonio Devicienti a Se i poeti s’incontrano (poeti d’origine siciliana di questi anni) d’imminente pubblicazione sulla Dimora del Tempo sospeso (La Biblioteca di RebStein LXXVI).

I Poeti sono: Andrea Accardi, Giovanni Asmundo, Leonardo Barbera, Luigi Carotenuto, Diego Conticello, Gianluca D’Andrea, Daniela D’Angelo, Noemi De Lisi, Gianluca Fùrnari, Vincenzo Galvagno, Maria Grazia Insinga, Antonio Lanza, Giuseppe Nibali, Marilena Renda, Pietro Russo.

Su “Tirrenide” di Maria Grazia Insinga

Che Tirrenide di Maria Grazia Insinga sia l’opera risultata vincitrice della sezione “opera inedita” del Premio Lorenzo Montano 2019 conferma l’originalità e la qualità della scrittura dell’autrice siciliana; probabilmente più di un lettore storcerà il naso pensando (non a torto, devo ammettere) che i premi letterari non siano né debbano essere misura attendibile e legittima per accertare i valori reali di un libro, ma penso che il Premio Montano possa essere annoverato tra i pochissimi premi di poesia degni d’attenzione e di credibilità e aggiungo che si tratta per me di un’ottima occasione per parlare qui di una raccolta che ho avuto da tempo il privilegio di leggere in privato; questo significa che non ne riporterò alcun testo perché rispetto il fatto che l’opera sarà editata proprio nell’ambito del Premio Montano e perché desidero incuriosire i lettori che, mi auguro numerosi, vorranno acquistare il libro – comunque un manipolo d’inediti da Tirrenide è stato già pubblicato qui, sulla Dimora del Tempo sospeso, nel “quaderno” della Foce e della Sorgente materiato di testi di Maria Grazia Insinga e altri saranno disponibili a breve, sempre in questo spazio, quando Francesco Marotta e io avremo pubblicato una raccolta di testi di poeti siciliani tra i quali, appunto, inediti da Tirrenide. Continua a leggere Su “Tirrenide” di Maria Grazia Insinga

Di persone senz’ombra (una Wanderung berlinese)

Quando nel 1812 Adelbert von Chamisso fa ritorno a Berlino, ha alle spalle due anni di studi di botanica (oltre che la frequentazione con Madame de Staël); nella capitale prussiana prosegue gli studi scientifici e l’anno seguente scrive La straordinaria storia di Peter Schlemihl, il racconto di colui che vende la propria ombra al diavolo; nel 1815 s’imbarca sulla nave russa Rurik per effettuare un viaggio a scopi scientifici intorno al mondo e nel 1819, dopo il suo ritorno, viene nominato responsabile dell’erbario reale presso l’Orto botanico di Berlino che allora si trovava nell’area dell’attuale Kleistpark – sarà verso la fine dell’Ottocento che, per esigenze di spazio, l’Orto botanico verrà trasferito nell’area in cui adesso si trova, cioè da Schöneberg a Lichterfelde. Continua a leggere Di persone senz’ombra (una Wanderung berlinese)

Il Declaro, il giogo del calcinaccio, un carnevale di pietra, una città spaccata

Il Declaro: il 17 maggio 1991 un uomo alto e dinoccolato, folta la barba sul viso, vende per le strade di Lecce un foglio ciclostilato che si chiama Il quotidiano dei poeti. Lo stesso farà ogni giorno fino al 30 maggio e, in molte città italiane, amici e collaboratori distribuiranno quel foglio che non parla di poesia, ma pubblica quotidianamente poesia. Quella persona timida, determinata e geniale si chiama Antonio Leonardo Verri ed è un intellettuale e poeta che si nutre della tradizione popolare salentina e del dialetto (Verri è di Caprarica – la “città delle capre” dove ancora si usa il griko, l’antica parlata neoellenica frammista a vocaboli neolatini) e delle più audaci sperimentazioni a lui contemporanee: è scrittore e animatore culturale instancabile. Verri muore in un incidente automobilistico il 9 maggio 1997. Continua a leggere Il Declaro, il giogo del calcinaccio, un carnevale di pietra, una città spaccata

I privilegi dell’insonnia (Simić e Cornell)

Scatole come mondi:

Boîtes à musique, Wunderkammern, lanterne magiche e anche carnets de voyage, taccuini d’artista, bibelots oppure semplici scatole piene di conchiglie o di sassi o di cartoline continuano ad affascinarci, a sedurre la nostra mente la quale, degna figlia della modernità, nutre questa sua tendenza alla collazione di oggetti disparati da conservare e di quando in quando guardare. Ma nel caso di Joseph Cornell (1903-1972) e del suo appassionato esegeta Charles Simić gli oggetti da cercare e da raccogliere diventano contemporaneamente ragione di vita e d’arte, arte e vita stesse si direbbero quasi una moderna versione dell’erranza medievale, in questo caso metropolitana e dis-incantata (ma disposta, pur aliena da ingenuità e faciloneria, a farsi re-in-cantare). Continua a leggere I privilegi dell’insonnia (Simić e Cornell)

Una ciotola per attraversare l’oggi (Jaccottet e Morandi)

Scrive Antonella Anedda in quel capolavoro che è La vita dei dettagli (Donzelli, Roma, 2009) riferendosi al Battesimo di Cristo di Piero della Francesca alla National Gallery di Londra e dopo aver riportato un testo di Jaccottet in merito al dipinto: Il testo è uno dei rari scritti ekfrastici di Jaccottet, un anticipo d’infedeltà al voto di “non scrivere nulla sull’arte” infranto nella La ciotola del pellegrino dedicato a Giorgio Morandi. In realtà Jaccottet (…) non corre mai il rischio di un eccesso di commento. Il potere della bellezza, il pericolo estatico delle immagini sono neutralizzati trattando la pittura come musica. In modo diretto. Il colore non allude a un tono musicale, ma fa corpo con quel tono. Lo sguardo si traduce in ascolto: “écouter” è il verbo che Jaccottet sceglie quando parla della traduzione “come ascolto della voce dell’altro”. La geometria di Piero della Francesca, i suoi volumi, la scienza prospettica diventano preludi di Bach. Davanti a Morandi la scelta è ancora più radicale: la musica è quella del silenzio, lo sguardo coincide con il raccoglimento. Il dettaglio di una ciotola, quello di una bottiglia o di una rosa spalancano l’infinito. La “vita silente” delle nature morte si trasforma nel “focolare di tutte le parole” che si spengono lasciando solo la memoria del loro bagliore (pagg. 73 e 74). Continua a leggere Una ciotola per attraversare l’oggi (Jaccottet e Morandi)

Necessitata scrittura

“Necessitata scrittura” significa che il testo nasce e si compone perché il pensiero avverte verso di lei e traverso di lei una precisa necessità espressiva; è il caso di Mariella Mehr e della sua scrittura in versi.
Premetto che legittimi sono i riferimenti, già formulati da lettori e da critici, a Nelly Sachs, a Paul Celan e ad Antonin Artaud, ma che è necessario riconoscere la saldezza espressiva, tematica e concettuale della scrittura di Mariella Mehr, capace di dar vita a un universo poetico ben riconoscibile anche perché generato da una necessità reale e ineludibile. Non siamo di fronte, voglio dire, a una poesia artificiosa e atteggiata, ma perfettamente controllata sul discrimine tra stile e ragioni personali, culturali, storiche.

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Dell’asinità in poesia

Un “attraversamento” di Scannaciucce
(Mesogea, Messina, 2019)
di Domenico Brancale

 

A Domenico Brancale preme l’origine del suono-parola, la sua basilarità e pre-verbalità perché ogni parola articolata fatalmente si allontana da quell’origine (anche pre-umana) rischiando di falsare il rapporto con il mondo e, inevitabilmente, la mente ha bisogno della parola articolata per dire e per provare a comprendere.
Il raglio dell’asino diventa allora il paradigma di un suono istintivo e naturale, capace di esprimersi in modulazioni differenti, ma mai falsificato o impostato, sempre in accordo con i bisogni espressivi dell’animale.

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Quaderni delle Officine (LXXXVI)

Quaderni delle Officine
LXXXVI. Giugno 2019

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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“Nient’altro che l’esperienza d’un lettore”
Un attraversamento di Parmenides remastered
di Nanni Cagnone

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Parmenides remastered

Antonio Devicienti

“Nient’altro che l’esperienza
d’un lettore”

Un attraversamento di
Parmenides remastered
di Nanni Cagnone

Perché cercare di classificare un libro, volerlo etichettare? Forse per disinnescarne l’eventuale carica eversiva, per tentare di ricondurlo alla “normalità” di limiti riconosciuti e tranquillizzanti.
Ma per fortuna si danno a leggere libri come questo di Nanni Cagnone, Parmenides remastered (La Finestra Editrice, Lavis, MMXIX) e ci si abbandona, liberati e felici, a un attraversamento del testo, a una Wanderung traverso differenti paesaggi, a un’esplorazione sorprendente a ogni svolta di pagina, a ogni salto di paragrafo.
Qui c’è poesia, filologia, filosofia, scienza etimologica, saggistica, tensione intellettuale, qui c’è eleganza di scrittura, sapienza di vita, splendore di conoscenza, coraggio conoscitivo, piacere del pensare e dello scrivere. Continua a leggere Parmenides remastered

Stefan George, Gedichte

Stefan George
Gedichte/Poesie Volume I
Cura e traduzione di
Antonio Devicienti
Introduzione di Friedrich Gundolf
Lavis (TN), La Finestra Editrice
Collana “Archivio del ‘900”, 2019

 

L’infante

Con scudo e spada sotto pallido fregio,
con bianco sguardo sorride l’infante
nello scuro ovale cinto d’oro. Non lontano,
nell’allora inviolata sala, un fratello gemello:
la fredda brezza montana era nel gioco
anche troppo rozza gregaria.

Tuttavia egli non rimpiangerà
d’esser divenuto in fretta un uomo cupo
come questi e quell’altro sui muri vicini,
ché delle gioie per lui furon decise:
che venga a prenderlo una radiosa fanciulla
degli elfi, quando innanzi alla luna fioriscono
i melograni di cristallo: gli sia concesso seguire
insieme con lei, in volo e caduta, la palla di seta
fedelmente serbata, che sulla mensola di legno
di quercia scintilla ancora di rosa e verde oliva.