Archivi categoria: antonio devicienti

Scritto 77

 Abitare la possibilità, come nel verso di Emily Dickinson (I dwell in possibility), abitarla, intendo qui, nella scrittura. Scrittura come questa che vado impiegando ora, governata da leggi condivise da una comunità di parlanti e riguardanti la decifrazione dei segni, la loro corrispondenza a determinati suoni, i significati dei segni aggregati tra di loro, la sintassi di quei significati – scrittura come quel tracciare segni aperti all’interpretazione di chi li osserva, non governati da alcuna legge precostituita in un sistema linguistico condiviso.

Abitare la possibilità della scrittura come gioioso atto di liberazione e come potenzialità infinita di realizzazione.  Continua a leggere Scritto 77

Flugblatt 7 / Abitare la possibilità (esperimenti asemici di Antonio Devicienti)

28  Uheln+¢ trh (mercato del carbone), angolo Perlov+íIl termine tedesco Flugblatt significa “volantino” (alla lettera “foglio volante”) e ha nei paesi di lingua tedesca una storia assai interessante e gloriosa che risale almeno al XV secolo quando i “Flugblätter” (plurale di “Flugblatt”) venivano venduti (e a prezzi non sempre modici) durante i mercati, le fiere e altrove; i loro contenuti erano i più diversi e i Flugblätter ebbero un ruolo importante nel dibattito politico e culturale già ai tempi della Riforma luterana e nei secoli successivi.

La foto di copertina è di Francesco Jappelli (Un’altra Praga) e ritrae il Mercato del carbone nella Città Vecchia.

Buona lettura/visione. [A. D.]

Flugblatt 7_Abitare la possibilità

Breve saggio sugli spaghetti con gli scampi

Nel 1982 Tonino Guerra riesce a ottenere dalle autorità sovietiche il permesso che Andrej Tarkovskij soggiorni per alcune settimane in Italia grazie al progetto di una sceneggiatura cui i due amici avrebbero voluto lavorare a quattro mani.

Partendo dalla casa romana di Guerra e accompagnati da un’interprete, i due cominciano un viaggio in Italia (soprattutto quella meridionale, ma anche la Toscana) dal quale germoglierà Nostàlghia – gli spezzoni girati durante il viaggio saranno montati e costituiranno un film-documentario intitolato Tempo di viaggio Continua a leggere Breve saggio sugli spaghetti con gli scampi

Die leere Mitte, numero 14

Grazie a Federico Federici e a tutta la redazione di Die leere Mitte per l’ospitalità: die leere Mitte, issue 14

In this issue: Werner Preuß, Massimiliano Damaggio, Antonio DevicientiJohn M. Bennett, Jason Heroux, John Grey, Daniel Barbare, Mark Young, Joshua Martin, Steffen M. Diebold, Joseph Salvatore Aversano, Patrick Sweeney.

Giovenale, Sjöberg, il cotone

Mi proverò ad attraversare la scrittura dei testi contenuti nel manufatto poetico di Marco Giovenale Il Cotone (Zacinto Edizioni, Milano 2021) tramite un libro, di recentissima pubblicazione in Italia, cui sono giunto grazie alla segnalazione di Giovenale stesso su slowforward e cioè La fiorente materia del tutto. Sulla natura della poesia di Gustav Sjöberg (Neri Pozza Editore, Vicenza 2022, traduzione di Monica Ferrando, ma l’opera è apparsa in Germania già nel 2020 col titolo zu der blühenden allmaterie über die natur der poesie). Numerose sono le affinità (realizzate anche in ripetute collaborazioni) tra Giovenale e Sjöberg, coincidenti la concezione della scrittura e del suo rapporto sia con il reale che con la società e la politica, efficaci gli strumenti ermeneutici che il libro di Sjöberg offre per un’interpretazione non impressionistica di questo (e anche dei precedenti) libri di Marco Giovenale; desidero inoltre provarmi ad applicare subito (rispetto alla sua pubblicazione italiana che mi auguro non passerà né inosservata né sarà infeconda) e “sul campo” le suggestioni che scaturiscono dalla Fiorente materia del tutto – premetto che soltanto alcune delle (molte) argomentazioni e delle (numerose) prospettive dell’opera saranno qui chiamate in causa.  Continua a leggere su  VIA LEPSIUS.

Le cantine di Lisbona. Herisau

Un sentito grazie a Gaetano Altopiano che ospita due miei testi nello spazio Il cucchiaio nell’orecchio:

Herisau

Incongrua una macchina per cucire all’ombra delle betulle. Congruo il grido della civetta nella notte.

Poi comprende che i lembi del paesaggio, del testo, della mente, vanno cuciti mosaico dell’esistere e del pensare (sono vulcani nascosti nella luna del giorno). [Continua a leggere qui]

*

Le cantine di Lisbona

Roberto Bolaño lavora come custode in un campeggio: deve coprire i turni di notte e durante le veglie forzate scrive i suoi romanzi.
Franz Kafka lavora come impiegato per una compagnia d’assicurazioni: il silenzio notturno della casa e della città gli permettono di scrivere i suoi romanzi.
Di notte scendo nella cantina del fabbricato in cui abito [Continua a leggere qui]

La neve a Berlino

(una microfinzione di Antonio Devicienti)

ma se le vedevo sorbire una tazza di caffè (la circondava con le mani e la portava lenta alla bocca) capivo: era la naturalezza di dita che sanno avere cura e attenzione.
la neve a Berlino si prende il biancore da Est (dall' Asia immane pianura) e la sua luce da Nord (Baltico giuntura e snodo).
portavano derrate e carbone i camion grigi della prosa.
poi la guardavo disegnare:  matita, carboncino e ogni tanto  il polpastrrello bagnato di saliva per le sfumature grigio chiare movevano rapidi sul foglio come in obliquo cadere di fitto nevischio.
al mercato dei fiori a Prenzlauer Berg la neve teneva lontani molti avventori, ma lei aveva sempre qualche Pfennig per un mazzetto d'intirizziti fiori inspiegabilmente balzati dal fondo  musicale dell'inverno.

(era Käthe Kollwitz e la neve a Berlino).

Harlem

HARLEM di Ingeborg Bachmann nella traduzione di Antonio Devicienti

Von allen Wolken lösen sich die Dauben,
der Regen wird durch jeden Schacht gesiebt,
der Regen springt von allen Feuerleitern
und klimpert auf dem Kasten voll Musik.

Die schwarze Stadt rollt ihre weißen Augen
und geht um jede Ecke aus der Welt.
Die Regenrhythmen unterwandert Schweigen.
Der Regenblues wird abgestellt.



Le doghe delle nubi si dissolvono,
setacciata la pioggia nei cavedi,
balza la pioggia dalle scale antincendio
e strimpella sul casermone colmo di musica.

La città nera rotola i suoi occhi bianchi
ed esce dal mondo a ogni angolo.
Nei ritmi della pioggia s’infiltra silenzio.
Il blues della pioggia s’interrompe.

Scritto 76

(per Stefano Raimondi)

La cisterna-prigione     – in fondo alla quale si fu gettàti a giacere –     si rovescia in spazio ascoltante, in silenzio significante, in soglia. 

Nulla di quello che filtra per gl’interstizi va perduto dall’orecchio di chi, giuseppe sepolto sotto i passi d’ignari transitanti, stringe nel suo rannicchiarsi in posizione fetale la chiave dell’aprire, la pietra focaia dell’illuminare, il pugno di farina figliato dal germogliare.

Forse c’è buio in fondo alla cisterna, ma certamente c’è la luce dell’ascoltare, del vedere i sogni altrui, del fantasticare.

Forse c’è la durezza del fondo di pietra impermeabile, ma certamente c’è la tenerezza di un giaciglio di parole, di musica, si sommesso sperare.

Ascoltare è l’etica del dire. 

Scritto 75

vincent-van-gogh-notte-stellata(per Domenico Brancale)

«Nella freccia sta il grido del centauro. / Io la scoccai lontano verso la realtà» da Per diverse ragioni (Passigli Editori, Bagno a Ripoli  2017, p. 54).

È forse nel dislocare noi stessi senso e ragione: non la natura umana e animale del centauro significano e dicono, ma la sua freccia scagliata (scagliata parola), quello che, allontanandosi e allontanatosi, nega la staticità e l’immutabilità le quali, invece, sono sterili e già defunte.  Continua a leggere Scritto 75

Scritto 74

elytis_monogramma

 

 

(a Massimiliano Damaggio, che sta traducendo Monogramma di Odysseas Elytis, a Yves Bergeret e a Francesco Marotta, che amano la poesia di Elytis)

 

 

οί βάρκες πού έκρουσαν γλυκά       le barche che sbattevano dolcemente

          e tutto il canto d’amore di Monogramma – rileggere Elytis, ri-tradurlo è sempre urgente, sempre necessario. Che sia pace o che sia guerra non importa. Il mare e la luce e la lingua greca. 

          Era Elytis stesso a ripeterlo: quella in lingua greca è, forse, l’unica tradizione poetica del pianeta ininterrotta nei millenni.

          E per me le barche, come levitanti nell’acqua trasparente del porto, sono fascino ininterrotto fin dall’infanzia: a Castro, a Otranto, a Gallipoli le guardavo galleggiare movendosi piano, qualche volta appena urtandosi o urtando l’orlo del molo – vengo da una terra greca, greca d’Occidente e il canto del cretese Elytis mi tocca e mi commuove come pochi altri.

          Conosco la pietra bianca abbagliata dal sole e l’olivo, sacra pianta, conosco il termine di ogni intrapreso cammino: il mare.   

Misurare, millimetrare, ridisegnare: su “quattro ” di Italo Testa

1921434499_ee1f044032Scriverò di quattro (Oèdipus Edizioni, Salerno 2021) di Italo Testa prendendo avvio dai primi righi del risvolto di copertina, ma per provarmi a formulare una precisa teoria interpretativa del libro: «Quattro in una stanza. Tre estati. Due extraterrestri. Un poema continuo. Se un giorno, un’invasione dallo spazio, due corpi caduti nel tempo, quattro occhi a vegliare nel buio. Inizia la vita bigemina […]».  Continua a leggere Misurare, millimetrare, ridisegnare: su “quattro ” di Italo Testa

HO GIÀ ABITATO QUESTA CASA

HO GIÀ ABITATO QUESTA CASA
di Antonio Devicienti

“Un passo dagli Anelli di Saturno di W. G. Sebald, una mia improbabile “traduzione” – e, in sovrappiù, in versi…”

Via Lepsius

Silence, Monastery Zigrafu, Athos 1986

 

Un passo dagli Anelli diSaturno di W. G. Sebald, una mia improbabile “traduzione” – e, in sovrappiù, in versi…

*

(da W. G. Sebald, DIE RINGE DES SATURN, pp. 218-220 dell’edizione Fischer Taschenbuch) 

View original post 522 altre parole

Scritto 73

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Irma Blank: Orizzonte, 2005 (penna a sfera su poliestere)

Ad Antonio Prete, con un rinnovato “grazie” [A. D.]

Il 15 marzo Antonio Prete conversa, a Fahrenheit di Radio 3, sul suo libro più recente, Carte d’amore (Bollati Boringhieri, Torino 2022); in fase di congedo la conduttrice gli chiede quale sia, nel suo dialetto, la parola da lui più amata e la risposta è l’espressione ḍḍa (m)mera (con il suono cacuminale tipico dei dialetti salentini e di quelli meridionali a essi affini, con il raddoppiamento della consonante m più o meno marcato) – si può tradurre “da quella parte”, “verso quella parte” un’espressione che contiene e fa giungere fino a noi la parola greca μέρος che significa, appunto, “parte”.  Continua a leggere Scritto 73

Scritto 72

f mSe si vanno a cercare immagini di Friederike Mayröcker se ne trovano molte che la ritraggono in stanze ricolme all’inverosimile di libri, faldoni e carte. 

Scrivere come respirare, impensabile non farlo.

Nulla dies sine linea…

Keine Stunde ohne Poesie…

La pagina accoglie il vivere, il respirare, il variare del giorno. 

Le stanze della casa sono spazi vastissimi.

“La vita impressa” di Ranieri Teti

la vita impressaLa pregnante ambivalenza del titolo del libro più recente di Ranieri Teti  La vita impressa (Book Editore, Ro Ferrarese 2022) introduce subito all’almeno duplice natura di questo libro: vi si seguiranno le tracce impresse dall’esistere e si seguiranno le connessioni tra scrittura (quello che l’arte tipografica imprime sulla pagina) ed esistenza. L’elegantissima filigrana della scrittura, infatti, così aerea eppure concreta, così rarefatta e allusiva deriva, in realtà, da materiali incandescenti e magmatici (sentimenti, pensieri, esperienze vissute, sogni, mancanze, errori, luoghi frequentati, voci care…) che un annoso lavorio di filtraggio, di presa di distanza, di rasciugamento di ogni sbavatura sentimentale e psicologizzante ha trasformato in testi dalla forma (anche tipografica) rigorosa e chiusa, geometrica e ascetica. 

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Ad limina scripturae: su “Misura del sonno” di Federico Federici

federici_tiresiaMi provo a riflettere sul libro di Federico Federici Misura del sonno (e altre ricerche verbovisive) / Maß des Schlafes (und andere verbovisuelle Forschungen) pubblicato da Anterem Edizioni / Cierre Grafica nel 2021, in termini di realismo, ma emendato tale termine, ovviamente, da ogni pregiudizio o definizione o collocazione storico-letteraria tradizionale o aprioristica; la res è da pensare, in questo caso, secondo le acquisizioni più recenti della fisica quantistica, delle teorie che muovono dal concetto di campo, di frattale, di onda e secondo gli avanzamenti di carattere teorico ed estetico delle scritture di ricerca, delle scritture asemiche, del visual poetry e del language poetry, nonché a partire dalle filosofie dell’interrelazione tra individuo e ambiente, tra linguaggio e psiche, tra percezione e conoscenza.

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Scritto 71

wolfgang_laibQuello di Wolfgang Laib è sempre un atto di riconoscenza nei confronti del mondo e di sua (laica) (silenziosa) riconsacrazione: il polline, il latte, la cera, il riso, il legno, il marmo, il duttile e luminoso metallo sono gli elementi costitutivi del suo fare. E il risultato visibile è soltanto il momento d’arrivo di un lungo, paziente cercare o di un lungo, paziente preparare: i mesi nei boschi a raccogliere il polline, le ore (il corpomente concentratissimo e raccolto in sé, nella sua muscolatura, nel silenzio dell’equilibrio tra respiro e tensione, tra battito cardiaco e gesto che posa, inserisce, addensa, versa, livella, sparge) per disporre i coni di riso, le barchette di metallo, i rettangoli di polline luminoso, il latte nelle impercettibili escavazioni nel marmo.

Meditante fare, sovrana calma, accoglienti geometrie.

Fragilissime tessiture del pensiero, armonie del silenzio, luce emanata dal (semplice) stare del polline sul pavimento, del riso accanto al marmo, della cera in architetture di sobria, commovente bellezza.

Biancore e ambrata luce, mandala creati con elementi che non comportano violenza alla loro origine, mandala da posare con la paziente cura del monaco che prega il proprio dio o il cosmo, se pregare è ripetere a sé stessi quanto sacra sia la vita, quanto fragile, quanto struggente nella sua disarmata bellezza.  

Scritto 70

Gozo Yoshimasu

Per Yoshimasu Gozo

Ogni sua performance pubblica è una cerimonia, la poesia è QUEL TEMPO del dire e del salmodiare, è QUELLO SPAZIO dove Yoshimasu Gozo e talvolta un gruppo di giovani musicisti di free jazz incontrano i convenuti.

Il martello con cui ritma il dire o squarcia lo spazio, le pietre di sanukite che gli pendono dalla bocca generando il suono della terra e del tempo abissale, tutto il suo corpo che si muove e si piega e si accovaccia o si alza in piedi, tutto è la materia sonora e spaziale della poesia.  Continua a leggere Scritto 70