In memoria di Fabrizia RAMONDINO

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     A partire dal 24 giugno, con la pubblicazione di un ricordo firmato da Salvatore D’angelo e di alcune poesie tratte da Per un sentiero chiaro, Giorgio Di Costanzo ha dedicato quasi totalmente il suo blog, In sonno e in veglia, con impegno e contribuiti quotidiani, a onorare la figura e l’opera di Fabrizia Ramondino.

     Foto, rarità, recensioni, interviste, testimonianze, rassegne stampa, contributi (anche di amici e studiosi stranieri), interventi, omaggi, costituiscono a tutt’oggi un patrimonio di testi, molti non facilmente reperibili, messi a disposizione dei lettori, e capaci di offrire un quadro complessivo dell’attività, degli interessi e degli ideali che hanno animato la vita e la scrittura di questa grandissima autrice e intellettuale.

     A Giorgio va il mio ennesimo grazie, insieme a quello di chi crede che la rete può davvero costituire un’alternativa culturale e ideale all’abbrutimento e alla barbarie che ci circondano, può davvero contribuire a intrecciare fili e a connettere ipotesi e progettualità comunitarie, a diffondere saperi in senso orizzontale. E forse basta davvero poco, magari una riflessione che parta dall’analisi del lavoro che da qualche anno sta svolgendo in rete (insieme a pochi altri): basta mettere da parte la spocchia, la difesa a oltranza della propria riserva di caccia e del proprio target (sic!), la prassi e la logica dello scambio: realtà, queste, che stanno trasformando le migliori menti della rete in tante anime belle che praticano (alcuni sono diventati dei veri e propri specialisti) la fellatio di gruppo e, col loro chiacchiericcio immobile, non fanno altro che riprodurre i rituali più biechi dell’accademia e del culturame di regime, che a parole dichiarano, sempre più flebilmente, di voler combattere.

     Nell’invitarvi a navigare tra le pagine di In sonno e in veglia, estrapolo, dalla messe di contributi dedicati alla Ramondino, il bellissimo omaggio in versi di Véronique Vergé, pubblicato il primo luglio scorso, seguito dalla traduzione curata da Salvatore D’Angelo.

La romacière est entrée dans la mer

Le début de l’éternité.
Tu nages dans le bleu mystique du soir,
le temps sorcier de la solitude.
Les bateaux sont retournés au port sans retard.
Toi, laisssant le rivage des sables
tu as rejoint la cité des sirènes.
Ton âme a plongé entre les racines de la mer,
mère des jardins noyés où dort
la lumière du ciel. Tu hantes le palais
aquatiques qu’un pirate a déserté
depuis longtemps, entre les pages
de tes îles amoureuses. Frappée
du soleil lunaire des profondeurs,
tu as découvert une enfant qui dormait
su un lit d’ancolie, alors tu as revu
ton visage de petite fille napolitaine:
une âme noble dévorée par des yeux noirs.
Et tu est restée perdue dans la contemplation.
Tu as choisi la danse de l’enfance libre,
la vertige du bleu et de la nage, la mamoire
cosmopolite, la générosité inventée
à la pointe de tes rêves: les plus beau
d’entre eux n’affrontera jamais la lumière.
Tes premièrs gestes de nageuse sont lents,
encore prisonniers de la terre; l’eau
en douceur les dévêt, les travers de rayons.
L’écriture du corps et de l’âme se diffuse
avec grâce; descendre en sommeil blanc,
nager entre rêve et naissance, découvrir
sa verité. Rien de plus innocent
que la mer et l’écriture, rien de plus cruel.
La romancière est entrée dans la mer,
s’est éteinte sur le rivage, dédiant
sa beauté à la mer et à l’éternité.

*

La romanziera è entrata nel mare

L’inizio dell’eternità.
Navighi nel mistico blu della sera,
il tempo stregone di solitudine.
Puntuali, le navi son tornate in porto.
Tu, invece, lasciando il lido delle sabbie,
hai raggiunto la città delle sirene.
Nelle radici del mare s’è tuffata l’anima,
madre di giardini sommersi ove dorme
la luce del cielo. Ora abiti il palazzo
acquatico che da tempo immemorabile
un pirata ha disertato, tra le pagine
delle tue isole amorose. Colpita
dal lunare sole delle profondità,
hai scoperto un fanciullo che dormiva
su di un letto di campanule: è allora
che hai rivisto il tuo viso di ragazzina
napoletana, anima nobile divorata
da neri occhi. E ti sei perduta
nella contemplazione. La danza
della libera infanzia hai scelto,
la vertigine del nuoto e del blu,
la memoria cosmopolita, la generosità
inventata in punta ai sogni, ma tra essi
il più bello mai affronterà la luce.
Ancora prigioniera della terra,
sono lenti i primi gesti di nuotatrice,
li sveste in dolcezza l’acqua,
attraversandoli di raggi .
Si diffonde con grazia la scrittura
di corpo e anima; discendere
in un luogo ove il vento è sconosciuto,
ove non fa più male la ferita,
diventare leggerezza, fendere il bianco
sonno, nuotare tra sogno e nascita,
scoprirne la verità. Nulla è più innocente
del mare e della scrittura, nulla è più crudele.
La romanziera è entrata in mare,
s’è distesa sulla riva e ha devoluto
la sua bellezza a una liquida eternità.

***

1 commento su “In memoria di Fabrizia RAMONDINO”

  1. Bellissimo questo ricordo poetico di Véronique Vergé. Credo abbia saputo trovare la giusta chiave per entrare nel mondo-essere di Fabrizia.

    Un caro saluto e sempre grazie
    jolanda

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