Gli occhi di Prometeo

Roberto R. Corsi
Liliana Ugolini

(Dalla Prefazione di Roberto R. Corsi)

Questo progetto nasce intorno al dicembre 2008. Annotando e presentando al pubblico un libro antologico di Liliana (Tuttoteatro, 2007) mi è venuto spontaneo confrontare uno dei suoi procedimenti caratteristici – l’avvicinare personaggi mitologici a tonalità di colore – con l’esperimento tentato in musica da Aleksandr Nikolaevič Skrjabin (spesso “continentalizzato” in Scriabin o Scriabine) nel suo Prométhée ou le poème du feu, op.60 (1908-10): il compositore esigeva che a ognuna delle dodici note fosse proiettato – mediante un fantomatico “orgue de lumière” che aveva una propria riga di pentagramma – un determinato colore, secondo uno schema che egli stesso aveva sviluppato, e che comporta non solo una rigida tavola di concordanza tra notazione e colore (modellata nelle prime posizioni sullo spettro dell’iride), ma anche – sulla base di una precisa “linea” teosofica ravvisabile negli scritti e nelle indicazioni – un collegamento tra questi e uno stato/concetto (cfr. “La Biblioteca di RebStein“, XXV, 2011, pag. 4).
[…]
La tavola di concordanza, che non è la partitura vera e propria (nella quale i colori e le note si susseguono secondo sequenze complesse, senza vincoli di “quinta giusta” e spesso in simultanea) ma un “circolo delle quinte” e in sostanza un codice sinestesico d’interpretazione della realtà, ha sùbito attratto la nostra attenzione. Essa realizza in sé un affascinante gioco di opposti e di rimbalzi tra creatività e volontà, tra spirito e materia, tra purezza dell’idea artistica e discesa nella sua realizzazione.
Preso come punto di partenza il nodo creatività/blu/fa diesis, che è alla base del primo tema della composizione (cd. “tema dello spirito creativo”) e che prorompe nel suo finale, ciascuno ha sviluppato autonomamente e con piena libertà d’innovazione il dipanarsi della matassa di musica colori e stati, come pure il sottostante mito di Prometeo. Quando finalmente ognuno ha disvelato il proprio lavoro all’altro ne sono uscite suggestioni beneficamente eterogenee. In particolare, il sottoscritto si è fatto guidare soprattutto dall’accostamento colori/stati – instillando varianti di esistenza e incomunicabilità nel mito – e solo mediatamente dalla musica; Liliana invece si è ispirata soprattutto al dato musica/colori ed è rimasta suggestionata, oltre che dall’epos nei suoi vari rivoli, da una sua eminente elaborazione quale il Prometeo male incatenato (Le Prométhée mal enchaîné, 1899) di André Gide.

[L’intera prefazione, inevitabile, è leggibile in “La Biblioteca di Rebstein”, XXV, cit., pag. 4-7]

 

Gli occhi di Prometeo

 

XII.
creatività/ blu/ fa diesis

“Sono nel so e non so”.
Nel giardino divino.
Nella torre d’averi con intorno
verdastro formicaio città-stirpe.

È schietta la vendemmia di parole,
sospensione amnïotica in purezza
blu oceano. Resto principe, principio,
lontano dal dolore altro da me…

XII.
sol bemolle/ blu/ creatività

In giacca viola in rivoli colore
Prometeo ascende in scale
alzando il braccio pregno
del valore del furto
scintilla del suo seme.
Non restò nei gradini
ma apparecchiato al lampo dell’Olimpo
colse faville e cenere di desco
in fuga già scoperta alla rivolta.
Il viola della giacca e la Pandora
promettevano oscuro il dramma
che valeva la pena nell’arco d’un baleno.
Fu luce fuoco e dono in terra e varco per il blu.

Ispirazione d’invenzione autonoma
ondeggia in suoni. Raccoglimento
intenso e un fugato che la via s’indovina.

In pugni genuflesso di pugne là si langue
muscoli di pietra nei blu-jeans
e si fa sangue tempo costruito traverso di routine
e in tasca a becco a becco dolore
si cementa sporadico.

 

III.
umanità/ grigio acciaio/ re diesis

La speranza di specchi convergenti
di salvifiche reti annichilisce
il senso del creare ma t’inebria.

L’umano troppo umano connatura
e sospende il colore.
Ornasti la tua carne doppio il petto
cinerine lamiere
(nulla hanno dell’airone)
cravatte aperitivi wellness center,
stolido imprenditore
di te stesso, re-cesso.

 

IX.
la naturale/ verde/ materia

Parete roccia scura finestra scalata alle montagne
solitario zig-zag uomo-formica
alle vette del verde in anima e d’azione
canta ai passi vittoria in osanna d’altissimo piede
in equilibrio di caduta e vola in basso d’erba
alle corde d’inutile appiglio in gravità leggera
al formicaio duro delle pietre.

Erano corvi lenti nero tratteggio
contro cime immense nel profondo d’aria.
Sull’abisso io mi tenevo con gli occhi
ai loro voli.

Veicola nel panorama l’impotenza
a contenerne il succo. Resiste come forza inusitata
la pietas di quel punto.Trovarsi preda splendida
al dolore d’amore che s’immagina fermo.
Nella trasformazione esiste il velo verde (le tue corde/caos).
I cardellini cantano silenti
mentre il costume resta già tracciato.

 

IV.
sensualità/ bagliore metallico/ la diesis

Eccoti omologato
nel punto basso ventre
nel solco della rosa in stanze nuove
in corpi inconosciuti ora svelati.
Datti vita veloce,
datti da fare muovi lombi sincrono
col tempo che dardeggia
improvvido improvviso.

Punta di cacciavite scintillante:
qualcosa non funziona.
La tua pena ha sembiante di soprano.
Adunco il becco del non appagare
abbronzata commedia degli errori
per te che l’hai plasmata nell’attesa.

 

VIII.
re naturale/ giallo/ gioia

          Tanto stride l’umore paventato
          che culla desideri d’incontro
          nel tepore dei lenzuoli con carezze alla fronte
          da sciogliere di sole in ombra piena.

Condensano piume figure di cielo
e al divenire cambiano il momento
in strappi d’occasione docili al vento d’iride
coniate in fulgore d’invisibile ventre di Prometeo
profondo all’infinito.

Infinitesimo vasto al particolare di luce
colonne carne d’alberi diafani a cieli specchiati
muovono l’universo ai passi degli scalzi.
Morbidi segni a flagellazioni di mistero
(dualità riflessa architettura)
fuggono d’ombre ai broccati e alle scarpe dorate
e lucido catafratto a leggenda spazia di giallo
profumi tonali viventi.

 

VI.
volontà umana/ rosso/ do naturale

Forza di volontà – nocche rubizze
sanguinolente fesse dai contorni
dal coperchio dell’abito sociale.
Estensione di dita.
Partecipare il buio dell’avello.
Fetido io nascosto,
molle mollusco cozza
cappaprofàna.

Trascrivere d’un fiato il tosco rosso
lo spifferoveleno

ma se cede un momento (come cede)
lo sguardo color seppia alla vergogna…
sforzo vano! iattura di falangi,
il sepolcro si chiude roboando
Ilàre nel Cassetto.

Supplizio riprovare
da zero domattina.

 

VI.
do naturale/ rosso/ volontà umana

Se lo dipingi rosso da spavento dita aguzze strabuzza
e dentro al ghigno sale di fumo l’ultima fiammata.
L’attesa è la sua forza/debolezza
che a lungo lungo andare
è stillici-dio

Fosse forse il candore di un’assolta Assenza
l’aperta ricezione la domanda dello stare
sostanza che assolve di sparire in altra riva.

Venni in abbraccio corrucciata per altro piombo
al folto ridondata in plaquettes e walls di libri
tanto che d’eco scritti sparivano ai colori le costole
e incastonati destavano pensieri Shelley e Gide.
C’era nel folto l’attenzione scarna alle parole brevi
sormontate da nugoli di penne imporporate
e graffiti del logos sette su sette logaritmici echi
balzavano al centro. Sminuiva il segno a dismisura.
In foulard venni a due parole scritte
e tu aquila d’uovo brancolante di piume emolliente e svagata
a bearsi nel becco, con disprezzo all’abisso
desti inizio che già ci separava.

 

XI.
contemplazione/ blu perla/ si naturale

Nella linea perlacea delle acque
periplo della storia
un arresto previsto e non previsto.

Sulla riva sei fermo a contemplare
una lenta varianza nel segmento
che parte cielo e onda.
Passano amici amori
ti/si domandano
ma la carne è trascorsa sfiduciata
simulacro osservante nelle spire
che sposano la mente e la scrittura
all’ombra d’un sorriso.

Blu astro stai librando

e di te il mondo è mondo.

 

I.
re bemolle/ viola/ volontà dello spirito creativo

Ho vissuto Prometeo la fine delle storie
fresche adolescenti nelle risa insieme in un domani smisurato
perle capriccio d’ostinato andare lungo a lacci di legami
sfatto lentissimo nell’attimo che so viola. Fiori sui marmi
gli adulti strani sono muti all’appello e trattengono
l’avvenire raccontato.

Montagna di parole densa di scintille tiene nervi e freni roventi]
alle corde possibili. La voce, la tua voce, che scende
col suo filo ad arpionarmi forza di maree m’abbandona lontano]
frusciata all’idea ceduta in sottofondo e seminata.

Gesto profondo d’essere silenzio
scintilla in torcia viva segno di fatti e parole.
Ardono boschi violentati e ninfe denudate
sfumano ai fumi tossici futuro di faville.
Girano alla speranza incendi d’amore
generosi d’altro dare offerti al fuoco
nel cerchio dell’infinita voglia di spegnersi del male.

 

 

***

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7 pensieri riguardo “Gli occhi di Prometeo”

  1. Grazie ad entrambi per avermi dato la possibilità di ospitare quest’opera. La “Biblioteca di Rebstein” ne esce arricchita.

    Ciao, un caro saluto.

    fm

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