Il dolore tra le dita

bento_berger
Un disegno di John Berger contenuto in Bento’s Sketchbook (p. 133 dell’edizione tascabile, editrice Verso, 2015).

Alle pagine dalla 9 alla 11 dell’edizione tascabile in lingua inglese (Verso, London-New York 2015) di Bento’s Sketchbook John Berger racconta del suo incontro intorno al Natale 2007 con il Subcomandante Marcos.

Berger aveva donato alla Helen Bamber Foundation un proprio ritratto del Subcomandante affinché fosse messo all’asta e gl’introiti fossero destinati alle attività della Fondazione: è da qui che prendono avvio i ricordi:

«He, I, two Zapatista comandantes and two children are taking it easy in a log cabin on the outskirts of the town of San Cristobal de Las Casas», scrive John Berger. Tutto il brano è abitato da calma e serenità: è la prima volta che i due uomini s’incontrano di persona, benché da lungo tempo ci fosse tra i due una corrispondenza privata e più volte fossero intervenuti insieme anche a dibattiti pubblici tramite piattaforme multimediali. 

«He knows I’d like to draw him. I know he won’t take off his mask. We could talk about the forthcoming Mexican elections or about peasants as a class of survivors and we don’t. A strange quietude affects us both. We smile. I watch him and I have no sense of urgency about drawing him. It’s as if we’ve spent countless days together, as if everything is unremarkably familiar and requires no action.»

L’intero Taccuino di Bento è, anche, una meditazione intorno al disegnare e al rapporto del disegno con la parola: il tempo, rallentato e complice, porta a maturazione questi atti congiunti del pensiero (disegno e scrittura): infine Berger prende un carboncino e comincia a disegnare.

«In the second drawing his right hand comes up to touch the cheek of his mask, a large hand splayed out, with pain between its fingers. The pain of solitude. The solitude of an entire people over the last half millennium»:  cinque volte cent’anni di solitudine, vien fatto di pensare leggendo queste parole, solitudini d’interi popoli colonizzati. 

«He is smoking his pipe. 

Smoking a pipe, or watching a companion smoking a pipe, is another way of letting time pass, of doing nothing»: “far niente”, “lasciar passare il tempo” sono due eresie nell’Occidente inteso a produrre e a consumare, ma la rivoluzione zapatista del Chiapas ha, evidentemente, anche questo risvolto che quell’antichissima cultura contadina continua a preservare: lasciare scorrere il tempo significa ascoltare sé stessi in accordo ai cicli naturali – e scrivere, disegnare.

Durante l’incontro Berger realizza quattro disegni, ma osserva: «Maybe the four are not proper drawings but simply sketch maps of an encounter. Maps that may make it less likely to get lost. A question of hope»: È anche un libro sulla speranza Bento’s sketchbook, un libro di mappe che aiutano a orientarsi tra i ricordi e fra i luoghi: «We who draw do so not only to make something visible to others, but also to accompany something invisible to its incalculable destination.»

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