(Pittorici idiomi) “Amoreggiamento serale” di Fritz Syberg

Fritz Syberg, “Amoreggiamento serale”, 1889 – 1891, olio su tela, Nationalmuseum, Stoccolma.

 

di   Marco Furia

 

Syberg, 1889 – 1991

Tra il 1889 e il 1891, Fritz Syberg dipinse “Amoreggiamento serale”.
Lungo una sinuosa strada di cui non conosciamo inizio e fine, una coppia è ferma, in piedi, un poco discosta da un gruppo di persone in cammino.
L’uomo, che indossa un abito scuro e un cappello chiaro, regge un piccolo mazzo di fiori, mentre la donna lo ascolta in silenzio.
La campagna è coltivata e due alberi, dai sottili tronchi, segnano in lontananza il confine tra terra e cielo.


Una pietra miliare, dall’indecifrabile scritta, si mostra sul lato destro.
Anche se non fosse noto il titolo dell’opera, riconosceremmo nell’uomo un atteggiamento d’interesse non limitato alla semplice amicizia e nella donna una muta attenzione (non, o non ancora, un coinvolgimento affettivo).
Il dialogo è molto intimo: per quei due, in quell’intervallo, non esiste altro.
La donna, al momento, non parla, anche se sarà lei a decidere se accettare o no la profferta amorosa.
Più avanti il gruppo continua la sua allegra camminata, ignorando ciò che si svolge alle sue spalle: la discrezione è d’obbligo.
Verso quale luogo conduce la strada? Da dove proviene?
Non sappiamo.
Può sembrare banale dire che simile segmento viario rappresenta, assieme all’incerto viaggio di ogni essere umano sul pianeta Terra, l’imprevedibilità del sentimento d’amore, il suo procedere non sempre rettilineo.
Eppure proprio a questo, senza cadere nell’ovvio, il dipinto si riferisce.
Non v’è nulla d’insignificante in ciò che vediamo: la scena non possiede certo il requisito dell’eccezionalità, ma non è scialba.
Syberg si sofferma su tratti quotidiani mettendone in luce il pregio.
Il fatto che quell’uomo dichiari il proprio trasporto amoroso a quella donna è per l’artista ricco di valore, poiché, se l’individuo con il cappello si espone alla possibilità di un rifiuto e, dunque, a una cocente delusione, la signorina con il grembiule, a sua volta, deve affrontare un’incursione nel protetto territorio dei suoi sentimenti, deve concentrarsi sulla sua interiorità, illuminando zone prima in ombra.
Ricevere una dichiarazione d’amore è gratificante e impegnativo.
L’uomo ha svolto il suo ruolo esprimendosi in maniera esplicita, ma l’articolata complessità di un evento che raccoglie, come in un grumo, l’ampia dimensione di un sentimento (e, forse, della stessa vita) grava, tutta, sulle consapevoli spalle della donna.
Assistiamo a un avvenimento banale?
Proprio per nulla.
Il fatto che la scena non sia straordinaria, non diminuisce la sua importanza, anzi la aumenta.
La vita, davvero, durante una serata qualsiasi, sul ciglio di una comune strada, può offrire così tanto?
Sì.
Quella conversazione, qualunque ne sia l’esito, implica un coinvolgimento, ossia un’emergente esigenza di gestire con immediatezza un vivido approccio: questa è la meravigliosa e impegnativa circostanza consueta ritratta da un sensibile pittore nordico sul finire del XIX secolo.
E questo capita, tutti i giorni, ancora oggi.

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