Hjalmar Flax, Cara nonna

Carlos Quintana, Y esto que es?

Otto poesie di Hjalmar Flax
tradotte da Emilio Coco


El padre nuestro

Padre nuestro que estás en la oficina
reverenciado sea tu nombre.
Benefícianos en tu herencia.
Hágase tu voluntad en casa
como en el despacho.
Danos hoy el filete, las papas fritas
y el mantecado de chocolate.
Perdónanos las coles de Bruselas
y nosotros perdonaremos a la cocinera
si el filete le queda muy cocido
y las papitas mongas.
No nos tientes con promesas falsas.
Regálanos coches deportivos.
Ampáranos de la policía.
Excúsanos de servir en el ejército.
Pues tuyo es el país,
el poder y los pesos
por los siglos de los siglos
amén.

Il padre nostro

Padre nostro che sei nell’ufficio
riverito sia il tuo nome.
Beneficiaci della tua eredità.
Sia fatta la tua volontà in casa
come nello studio.
Dacci oggi il filetto, le patatine fritte
e il mantecato di cioccolato.
Perdonaci i cavolini di Bruxelles
e noi perdoneremo la cuoca
se il filetto le è venuto molto cotto
e le patatine molli.
Non ci tentare con promesse false.
Regalaci macchine sportive.
Proteggici dalla polizia.
Evitaci di servire nell’esercito.
Perché tuo è il paese,
il potere e i pesi
nei secoli dei secoli
amen

*

Arte

Quiero pensar
que alguna vez pudiere
abrir la ostra hermética
donde mi alma duerme.
Rociarla
con el jugo agrio de la tarde.
Comérmela,
y sacar una perla de mi boca.

Arte

Voglio pensare
che per una volta possa
aprire l’ostrica ermetica
dove la mia anima dorme.
Annaffiarla
con il succo acre della sera.
Mangiarmela,
ed estrarre una perla dalla mia bocca.

*

En el parque del buen retiro

No es entender. Entiendo. Es aceptar.
Acepto, pues, la juventud que pasa
frente a mí desplegando su belleza,
y el abismo insondable que separa
su voluptuosidad de mi deseo.
Acepto el cuerpo donde siempre habito
cada vez más extraño y menos mío.
Acepto a mis amigos y enemigos
porque en unos y en otros me reencuentro.
Acepto mis poemas, mi poética,
y todo lo que he hecho y lo que no he hecho.
Acepto mis manías, mis costumbres.
Acepto a mis parientes y a mis muertos.
En fin, lo acepto todo,
hasta el engaño de alargar la vida
viviendo cada hora de este día.

Nel parco del buen retiro

Non è capire. Capisco. È accettare.
Accetto, infatti, la gioventù che passa
davanti a me mostrando sua bellezza,
e l’abisso insondabile che separa
la sua voluttà dal mio desiderio.
Accetto il corpo dove sempre abito
ogni volta più estraneo e meno mio.
Accetto i miei amici e i miei nemici
perché negli uni e negli altri mi ritrovo.
Accetto le mie poesie, la mia poetica,
e tutto ciò che ho fatto e non ho fatto.
Accetto le mie manie, le mie abitudini.
Accetto i miei parenti e i miei morti.
Insomma, accetto tutto,
anche l’inganno di allungar la vita
vivendo ogni ora di questo giorno.

*

Fin de otoño

(al regresar de East Hampton
luego de visitar al poeta David Ignatow)

Un hombre ataja por un campo abierto.
Su abrigo es color tierra.
Le florece el aliento a cada paso.
El viento lo despeina.

El campo abierto es ancho para el hombre.
Para los astronautas es pequeño.
Y si de cerca es una cosa triste,
también es cosa triste desde lejos.

Desde lejos el hombre se confunde
con la tersa textura del terreno.
Y desde cerca el hombre se confunde
con sólo atravesar un campo abierto.

Esto no piensa el hombre que camina.
Piensa que ha de llegar hasta su fuego.

Fine di autunno

(ritornando da East Hampton
dopo aver fatto visita al poeta David Ignatow)

Un uomo taglia per un campo aperto.
Il suo cappotto è color della terra.
Ad ogni passo gli fiorisce l’alito
e lo spettina il vento.

Il campo aperto è spazioso per l’uomo.
Per gli astronauti è piccolo.
E se da vicino è una cosa triste,
è anche una cosa triste da lontano.

Da lontano l’uomo si confonde
con la tersa struttura del terreno.
E da vicino l’uomo si confonde
col solo attraversare un campo aperto.

Questo non pensa l’uomo che cammina.
Pensa che arriverà fino al suo fuoco.

*

Canción de amor

Desde que tú me besas
comprendo lo que dicen los boleros.
Por eso los reescribo con idénticas letras,
las mismas melodías y los viejos arreglos,
pero son diferentes porque estás dentro de ellos.
Los canto para verte, para que te mires,
para decirte lo que siento exactamente.
 
Si dejas algún día de escucharme
porque escuchas a otro, o a nadie y simplemente
no te interesan ya nuestras canciones,
dímelo, por favor, por si no me doy cuenta.
Aunque jamás te pediré que no me dejes,
te pido que no me dejes
hacer el ridículo.

Canzone d’amore

Da quando tu mi baci
capisco quel che dicono i bolero.
Per questo li riscrivo con identiche lettere,
le stesse melodie e i vecchi arrangiamenti,
ma sono diversi perché sono dentro di essi.
Li canto per vederti, perché ti guardi,
per dirti quel che sento esattamente.

Se qualche giorno smetti di ascoltarmi
perché ascolti un altro, o nessuno e semplicemente
le nostre canzoni più non t’interessano,
dimmelo, per favore, nel caso non me ne accorga.
Anche se mai ti chiederò di non lasciarmi,
ti chiedo di non lasciarmi
coprire di ridicolo.

Querida abuela

En mi viaje hacia el vacío
llego a una edad en que descubro
las enormes verdades de las cosas trilladas,
los estrechos confines del pensamiento lógico,
la terrible tristeza tras las modas,
la irrelevancia de la gran historia,
y la enorme importancia de lo efímero.
Hasta este juego al que rendí la vida
ya no entretiene tanto
como las voces y las risas de niñitos pequeños.
“¡Son tan graciosos!” me decías…
y yo no comprendía.
Hoy sé que no hay nada más lleno de gracia
que los niños pequeños.
Los amo a todos con tierna compasión.
En sus caritas transparentes brilla
lo que pudimos ser y nunca fuimos,
lo que pronto perderán en la barbarie
que se llama humanidad.

Cara nonna

Nel mio viaggio verso il vuoto
arrivo a un’età in cui scopro
le enormi verità delle cose trite,
gli stretti confini del pensiero logico,
la terribile tristezza dietro le mode,
l’irrilevanza della grande storia,
e l’enorme importanza dell’effimero.
Persino questo gioco a cui affidai la vita
non diverte più tanto
come le voci e le risa dei piccoli bambini.
“Sono così graziosi!” mi dicevi…
e io non capivo.
Oggi so che non c’è niente di più grazioso
dei bambini piccoli.
Li amo tutti con tenera compassione.
nelle loro faccine trasparenti brilla
quel che potevamo essere e non fummo mai,
quello che perderanno presto nella barbarie
che si chiama umanità.


Hjalmar Flax (Puerto Rico, 1942) ha pubblicato: “44 Poemas” (1969), “Los pequeños laberintos” (1978 e 2003), “Tiempo adverso” (1982), “Confines peligrosos” (1987), “Razones de envergadura” (1995), “Cuestión de oficio” (1998), “Poemas de la Bestia” (1999), “Abrazos partidos y otros poemas” (2003), “Contraocaso” (2007), “Mientras tanto” (2012), “Penultimatum” (2015) e “Sonetos” (2017) che riunisce i sonetti usciti nei libri precedenti, con l’inclusione di altri inediti. Ha ricevuto premi dall’Istituto di Letteratura Portoricana, dal Pen Club di Portorico, dall’Istituto di Cultura Portoricana e dal giornale “El Nuevo Día”. Le sue poesie sono state incluse in antologie e riviste. Ha pubblicato saggi e articoli ed è stato tradotto in inglese, romeno e francese.

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