Metastasi umane con diritto di voto

Gennaro Carotenuto

E’ devastante lo spettacolo di Roma che brucia mentre la classe politica del paese è sorda e grigia come le sue aule parlamentari. Il governo che si salva con l’aiutino del CEPU/E-campus, l’esamificio online che Silvio Berlusconi ha appena ricoperto di soldi sottratti all’università pubblica, è un dettaglio che appare ancor più esemplificativo dello stato del paese di quanto non sia l’indecorosa vendita dei Moffa e degli Scilipoti o la sconfitta esiziale del “grande statista” Gianfranco Fini, nulla più di un apprendista stregone. Quello del governo che si salva sull’interesse privato di chi aiuta a passare esami studiando meno possibile è il simbolo di un paese frammentato in parti sempre più inconciliabili.

La prima Italia è dunque quella irredimibile dei furbi, dei corrotti e dei mafiosi, che siedono senza vergogna in Parlamento, da Cuffaro a Dell’Utri. E’ l’Italia di Silvio Berlusconi, Massimo Calearo (il capolista veltroniano del PD in Veneto) e di Miss Cepu Catia Polidori. E’ l’Italia di quei criminali che, evadendo il fisco, hanno sottratto nel solo 2009 alla collettività nazionale 159 miliardi di Euro (+10%, grazie Tremonti!) e che invece di essere trattati come delinquenti e insultati in strada vengono considerati dritti e rispettati. Centocinquantanove miliardi… che bel paese sarebbe l’Italia se non fosse abitata da così tante metastasi umane con diritto di voto.

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5 pensieri su “Metastasi umane con diritto di voto”

  1. Metastasio:
    “E quivi l’Ore, che il celeste talamo
    D’eterni fiori nuove frondi sparsero,
    Furon ministre del divin coniugio.”
    (da “Il Ratto d’Europa)

    E se è una femmina si chiamerà Futura (dalla)
    (dedicato alle aspettanti in aula)

    Abele

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    fm
    Pubblicato 16 dicembre 2010 alle 16:17 | Permalink
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    La “bellezza” (sarà per caso un mero accidente di natura e finalità estetica? una deformazione professionale che fa dell’indistinto e del generico la ragion d’essere del – suo – pensiero?) dell’intellettuale (o se-dicente tale) italiano, in particolare di quello di sinistra (o se-dicente tale) è proprio quella di tenersi ben lontano, sempre, dai luoghi del “contagio” (leggi: piazza, movimenti, conflitti in atto, manifestazioni) e di essere, in virtù e ragione di ciò, sempre pronto e disponibile, a “mente fredda”, a leggere il “fenomeno epidemico” e a proporre i “pharmaka” e i “remedia” più opportuni ed efficaci per circoscrivere la “proliferazione del morbo”. Per quel che riguarda l’intellettuale (se-dicente) di sinistra, l’accidente/deformazione si è trasformato, almeno a partire da Genova 2001, da stigma orientativo del singolo, o del gruppo di riferimento, in un vero e proprio connotato sostanziale della “specie” (le pochissime eccezioni non fanno che confermare la “regola”: e la regola è una sterile, irredimibile e incurabile metastasi di buonismo catartico, variamente camuffato). Col risultato? Col risultato che la lente deformante neoplastica diventa l’unico sguardo possibile sul “reale”, l’unica opzione di lettura e decodificazione della complessità politico-sociale: il riduzionismo – sub specie (introiettata) fascioleghista – a seconda del paradigma più abitabile e praticabile al momento. Se lo fai notare (cfr. le “esternazioni” acritiche e qualunquiste, a trecentosessanta gradi, assolutamente deprivate di strumentazione, profondità di analisi e spessore critico del Saviano dell’ultimo anno almeno), le reazioni sono sostanzialmente queste: 1) ostracismo del reietto; 2) richiamo all’ordine (id est: il “passato” del soggetto in questione: un po’ come avviene quando si entra in rotta in collisione con i “collaborazionisti” della stampaglia di regime); 3) mozione degli affetti: tre soluzioni che sono altrettanti modi per non mettersi in gioco, per eludere il senso dolente, le contraddizioni di fondo, la dialetticità materiale e morale del panorama in cui siamo immersi. Ad ulteriore esemplificazione: coloro i quali, ad esempio, continuano a parlare di “riflusso” a proposito del movimento di Genova (quindi a spacciare un giudizio di valore spendibile immediatamente in chiave politica), sono gli stessi che con le loro prese di distanza e col loro silenzio (il silenzio è la più feroce delle prese di distanza) hanno contribuito alla derubricazione nella categoria dell’eccezionalità di un evento che era, è, e rimane, la summa di tante laceranti devastazioni istituzionali, di tanti soprusi, rimozioni, espropriazioni di diritti e di spazi di libertà che quotidianamente vengono perpetrati, fino ad essere diventati, per certi occhi miopi se non proprio ciechi, un dato naturale ineliminabile del paesaggio: mentre sono, piaccia o meno, la spia più evidente e marcata di un conflitto sociale in atto (in cui il “capitale-globale” trova insperati alleati proprio dove dovrebbero esserci e posizionarsi i suoi più fieri oppositori). Più che “leccarsi le ferite”, molti sono in strada, e non da ieri a Roma: chi sa se l’hanno capito quelli che, domani, verranno a spiegarci, al riparo degli schermi dei computer, come si fa una manifestazione, con chi farla e, dulcis in fundo, perché farla.

  3. Adesso Il Miserabile ha diciotto anni di vantaggio : menzogne e degrado televisivo decisivo per colonizzare /anestetizzare le coscienze . Un sociologo della devianza ( ! ) parlerebbe – giustamente – di mutazione antropologica in milioni di italiani che hanno sostituito i valori con il consumo , l’essere con l’apparire . Diciotto anni di “politica ” becera sono tanti e non si recuperano facilmente , tanto più che la Sinistra è rimasta a guardare , facendo a volte come e peggio dell’Utilizzatore Finale . Adesso il “resistere resistere resistere” di Borrelli non basta più , dobbiamo uscire allo scoperto , anche pagando di persona , essere presenti fisicamente , suscitare il confronto dialettico in ogni occasione privata e pubblica ( visto che sappiamo parlare e scrivere ) , intrigare il DNA della “furbizia” degli interlocutori , ambito per il quale gli italiani sono sensibilissimi laddove fosse messo in discussione : spiegare ( ma senza fare comizi ) , come in questi anni siano stati “usati” , manipolati , asserviti ad un “sistema” che li ha messi gli uni contro gli altri diffondendo egoità pulsioni razziste omofobia …
    Mettere in discussione l’intelligenza e la “furbizia” degli italiani può essre decisivo per farli pervenire alla consapevolezza . Un “furbo” che è stato ingannato dal Potere e vive male la sua contemporaneità , può essere lo stesso ( anche se analfabeta ) capace di sviluppare una coscienza critica . Può essere utopia tutto questo ? E’ probabile , ma se ammazziamo anche l’utopia abbiamo proprio chiuso .

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