Il giudizio di dio (in sette paragrafi)

“Come Pastori che amano la comunità cristiana, e come cittadini di questo caro Paese, diciamo a tutti e a ciascuno di non cedere al pessimismo, ma di guardare avanti con fiducia.” Con queste profetiche e infiammate parole, monito perenne, lavacro delle miserie del presente e sprone per le future generazioni, il 27 gennaio 2011 il cardinale Bagnasco, presidente della CEI, ovverosia il consiglio di amministrazione della “Vaticano SpA”, ha demolito in un colpo solo il mausoleo granitico del regime berlusconiano, disperdendo ai quattro venti il coacervo innominabile di interessi, di collusioni e di perversioni su cui si reggeva, insieme alla corte di servi, nani, ballerine, puttane e puttani che ne diffondevano e amplificavano il verbo nel paese, tra moltitudini ormai avvilite e incapaci del ben che minimo moto di ripulsa o di ribellione. Laddove le forze e la volontà degli uomini non bastano a liberarsi da un giogo troppo gravoso, solo una superiore istanza etica, di preclara e riconosciuta autorità può ristabilire il corso della giustizia, il retto cammino delle cose e del mondo. Perché è inutile nascondersi la verità, l’ultima risorsa è sempre il giudizio di dio, che parla per bocca dei suoi rappresentanti più ispirati e fa strame di coloro che si oppongono ai suoi disegni e pervertono l’ordine del creato. In soli sette paragrafi scritti a lettere di fuoco, di fronte ai quali le Vindiciae contra tyrannos sembrano innocue frasette selezionate con estrema cura dall’opera poetica di Sandro Bondi e immerse in un bagno di rigenerante melassa propiziatoria, s. e. reverendissima ha operato il miracolo, ha ridato speranza a milioni di disoccupati e, soprattutto, un futuro certo e luminoso al nostro avvilito paese. Non si può non concordare, dunque, con don Paolo Farinella, prete genovese “senza parrocchia, senza territorio e senza parrocchiani“, che nella sua mirabile esegesi dell’eptalogo ci dimostra, testo alla mano, tutta la pregnante concretezza dell’evento salvifico, già assurto, giustamente, alla gloria degli altari, degli annali e dei libri di storia. (fm)

Paolo Farinella
Lo “sgomento” all’acqua di rose del cardinale Bagnasco.

Mi stupisco dell’unanimismo dei giornalisti della tv e della stampa che vedono nel discorso di Bagnasco un «severo monito a Berlusconi… un forte attacco». Ho letto tutta la prolusione al consiglio permanente della Cei (Ancona, 24 – 27 gennaio 2011) e sono rimasto «sgomento» dello «sgomento» del cardinale. Hanno ragione i cortigiani di Berlusconi a negare che il prelato si riferisse al capo del governo o alla maggioranza: «un discorso alto rivolto a tutta la classe dirigente e non solo», commenta il ministro fra’ Sacconi. Come dargli torto? E’ la pura verità. Chi legge il discorso senza conoscere i retroscena non solo non capisce niente di quello che accade, ma non capisce affatto le parole di Bagnasco.

Poco più di 6.500 parole sparpagliate in sette paragrafi e 15 pagine sono servite al cardinale Bagnasco, presidente della Cei, per dare una carezza al cerchio di Berlusconi e un colpo alla botte dei giudici, pretendendo di avere anche la moglie ubriaca. Senza mai nominare espressamente l’uno o gli altri, nel più rigoroso stile clericale che si ammanta di retorica fumosa, l’eminenza non quaglia niente. Il cardinale aveva promesso di parlare in «consiglio permanente», suscitando attese e per una volta facendo stare Berlusconi sulla graticola un par di giorni. Alla fine ha fatto i gargarismi di acqua e alloro o come scrive una mia amica «all’acqua di rose». Lo stile del linguaggio è il solito, àulico, infarcito di domande retoriche, incisi, citazioni e autocitazioni: un discorso «decoupage» senza anima e senza sentimenti. «Dico/non-dico – alludo/non alludo – punzecchio/ accarezzo». Ha parlato, ma non ha detto perché tutti possano interpretarlo a modo loro, però ha parlato «in sede istituzionale». Il metodo Veltroni ha fatto scuola. Le sue parole al vento sono un invito stantìo a tutti e non direttamente connesse con «i fatti del giorno». Si sa, i preti sono tanto abituati a parlare di eternità che non riescono proprio a vedere l’orizzonte di casa.

Benedetto XVI è citato 13 volte, la parola «papa» 7 volte, Dio 5 in forma assoluta e volte e 4 in espressioni improprie, Gesù e Vangelo 1 volta ciascuno. Questo è l’orizzonte di riferimento. E’ difficile trovare affermazioni basate su «soggetto, predicato e complemento». La gravità tragica in cui versa il Paese esigerebbe una presa di posizione non equivoca e limpida sullo schema morfosintattico «soggetto, predicato e complemento» del tipo: «Silvio Berlusconi (soggetto) è (copula, per restare in argomento) un porco (predicato nominale). Noi (sogg.) vescovi (apposizione del sogg.) chiediamo (pred. verbale) le dimissioni (compl. ogg.) del presidente (1° compl. di specificaz.) del consiglio (2° compl.o di specificaz.), Silvio Berlusconi (compl. denominativo, appositivo del 1° compl. di specificaz.)».

Invece saltellando per monti e colline, con volto burbero e tisana calmante incorporata, il cardinale s’inventa addetto meteorologico: «nubi ancora una volta preoccupanti si addensano sul nostro Paese» (p.1 premessa). Bisogna aspettare ben 10 pagine e arrivare al punto 5 per leggere questa prosa prosaica:

«La desertificazione valoriale ha prosciugato l’aria e rarefatto il respiro. La cultura della seduzione ha indubbiamente raffinato le aspettative ma ha soprattutto adulterato le proposte. Ha così potuto affermarsi un’idea balzana della vita, secondo cui tutto è a portata di mano, basta pretenderlo. Una sorta di ubriacatura, alle cui lusinghe ha – in realtà – ceduto una parte soltanto della società».

Mi chiedo come ha fatto a diventare cardinale uno che scrive e parla così. Chiunque legga si domanda cosa abbia mangiato a pranzo per arrivare a simili arditezze. Noi però possiamo rassicurarlo che non abbiamo ceduto alle lusinghe del berlusconismo e fin dal giorno prima del suo apparire in politica avevamo previsto dove saremmo andati a parare. I vescovi e il Vaticano sono corsi sullo yacht del satrapo, hanno levato le àncore e abbandonato il mare incerto della Provvidenza per l’oro certo del corrotto e corruttore. Non abbiamo fatto gli schizzinosi come i cardinali e i vescovi che lo hanno cullato, coltivato, protetto perché attechisse nell’antropologia culturale e politica del nostro popolo che oggi ne è vittima plaudente. Qualcuno era di casa a cena. Prosegue il cardinale presidente:

«Bisogna infrangere l’involucro individualista … Quando un anno e mezzo fa cercavamo di trovare il senso di ciò che la crisi poteva richiedere, si parlò ad un certo punto di una necessaria conversione degli stili di vita. Ora ci siamo arrivati… Se a questo si aggiunge una rappresentazione fasulla dell’esistenza, volta a perseguire un successo basato sull’artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l’ostentazione e il mercimonio di sé, ecco che il disastro antropologico in qualche modo si compie a danno soprattutto di chi è in formazione» (par. 6).

Qui il cardinale tocca il parossismo della pornografia perché un brivido scende per le carni dei lettori che – brrrr! – sentono parole come «mercimonio e antropologico»: è la contraddizione clericale perché descrive con parole arcaiche l’essenza del berlusconismo e la sua intima filosofia o meglio il vuoto che poggia sul nulla, ma di cui il Vaticano e la Cei sono sostegno e garanzia. Padrini.

Arriviamo al «il Top», all’urlo di Tarzan, al grido della tigre di Mompracen:

«Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese. La collettività, infatti, guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale. La vita di una democrazia – sappiamo – si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative» (n. 7, pp. 11-12)…

Sì, tutto qui. Né più né meno. Certo il cardinale, a sera, avrà detto a se stesso: gliele ho cantate, eccome se gliele ho cantate… chi ha orecchi da intendere intenda. Peccato che quelli non solo sono sordi alla morale, al decoro e alla dignità, ma hanno compreso bene che il cardinale doveva parlare per non fare incazzare i cristiani scandalizzati e nello stesso tempo non ha scomunicato Berlusconi, che anzi continua ad appoggiare perché riafferma per lui l’ossessione dei giudici a indagare su di lui: «qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine». Qualcuno chi? L’unico che può essere questo qualcuno è solo Berlusconi e la sua canèa prezzolata e farabutta. Ora costui è più forte nella sua lotta contro i «giudici comunisti». Non una parola sulla prostituzione minorile, non un lamento sulla dignità delle donne, non un rilievo sull’ingente quantità di denaro sperperato da un debosciato che educa alla prostituzione, induce alla corruttela e paga perché le minorenni tacciano e dichiarino il falso. Intanto l’Italia muore schiacciata dalla disoccupazione, ma il cardinale non lo sa.

Invitare alla sobrietà un satiro è come invitare un pedofilo in un asilo infantile; parlare di «evidente disagio morale» significa assolvere preventivamente tutte le ignominie del priapo di Arcore facendo finta di arrabbiarsi. Non ci caschiamo, anche se ci siamo illusi che almeno i vescovi, che si sciacquano la bocca tre volte al giorno nell’acqua santa per pontificare di etica e di morale, di famiglia e di valori, avessero una coscienza e una dignità. Non hanno detto che adescare e corrompere minorenni è peccato così grave che non può essere perdonato né in cielo né in terra, memori delle parole del Signore: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!» (Mt 18,6-7).

Il vangelo esige che vi schieriate dalla parte dei deboli, che accusiate il potente e ricco, novello Erode Antipa, che compra vergini (sillogismo!) come un drago assatanato (lo dice la moglie che ha convissuto con lui per oltre 30 anni), le usa e le conserva nell’harem del suo residence. Una sola parola dovevano dire, quella di Giovanni Battista: «Non licet!» (Mc 6,18). I cardinali invece hanno applaudito il disegno di legge che il governo del satrapo ha approvato per punire i clienti delle prostitute di strada (11 sett. 2008); hanno chiesto e ottenuto che il governo non legiferasse sulle convivenze; ora stanno alla sua porta col tricorno in mano per salutarlo quando entra e quando esce dalla suoi postriboli e dall’indecenza della sua politica a servizio solo delle sue perversioni.

Il Cardinale, in un impeto di generosità, si lancia anche a favore del pagamento delle tasse, con un ritardo di decenni, specialmente quando era lo Ior Vaticano a prestarsi come strumento ambìto per evaderle nel riciclaggio di denaro sporco della mafia e della prostituzione:

«Anche la crescente allergia che si registra nei confronti dell’evasione fiscale è un segnale positivo, che va assecondato. Adesso più che mai è il momento di pagare tutti nella giusta misura le tasse che la comunità impone, a fronte dei servizi che si ricevono. Bisogna snellire e semplificare, ma nessuno è moralmente autorizzato ad autodecretarsi il livello fiscale. Chi fa il furbo non va ammirato né emulato. Il settimo comandamento, «Non rubare», resiste con tutta la sua intrinseca perentorietà anche in una prospettiva sociale».

Come può un cardinale dire queste cose, quando non ha mai detto una sola parola su un presidente del consiglio ladro, evasore di professione recidivo, anche in carica? E sufficiente richiamarsi all’art. 54 della Costituzione? Gli basta l’accenno alla «misura e alla sobrietà»? Se questo è tutto, è segno che i vertici della Cei o sono o ci fanno e comunque fanno finta di non conoscere Berlusconi che invece vogliono avere come interlocutore in forza dell’invito finale:

«È necessario fermarsi − tutti − in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate, dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell’etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro. Come Pastori che amano la comunità cristiana, e come cittadini di questo caro Paese, diciamo a tutti e a ciascuno di non cedere al pessimismo, ma di guardare avanti con fiducia. È questo l’atteggiamento interiore che permetterà di avere quello scatto di coscienza e di responsabilità necessario per camminare e costruire insieme».

Basta che Berlusconi chiarisca pacato e sollecito nelle sedi appropriate, per avere la certezza che può andare avanti senza «avventurismi», visto che i pastori che amano il Paese continuano ad allevare un porco senza cedere al pessimismo, sperando che ingrassando lui, ingrassino anch’essi. Ci aspettavamo che il cardinale comunicasse la notizia che il papa avesse revocato il titolo di «nobiluomo» al portinaio del lupanare, Gianni Letta, invece ancora una volta hanno tradito se stessi e il loro popolo. Finché il gioco dura. Ora, ascolti, il cardinale, quello che ho da dirgli: «Ho compassione di te e di Berlusconi e dei suoi servi e schiave: la maledizione di Dio incombe; sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno…» parola di P. Cristoforo e di Manzoni (Promessi Sposi, cap. VI).

(Tratto da Arcoiris del 27-01-2011.)

***

14 pensieri riguardo “Il giudizio di dio (in sette paragrafi)”

  1. per me il clero da tempo non fa più né fisica né metafisica, e quindi è ben giustificato lo sdegno di don farinella… tuttavia, in rapporto a quello che dovrebbe essere in teoria il suo fine, fare metafisica – piuttosto che entrare nel merito della cronaca – non direi che bagnasco ci sia andato poi tanto leggero: parlare di disastro antropologico, non è parlare all’acqua di rose… certo se i vescovi mostrassero alla gente puntualmente, caso per caso, quanto sideralmente lontani dal vangelo siano i comportamenti e i valori adottati dalla destra, ne trarremmo tutti un vantaggio nell’al di qua e anche nell’alidlà…

  2. Ciao Francesco.
    Leggo questo post dopo aver ascoltato (su Rai 3,ndr) Beppe Severgnini ed averne, ancora una volta, ammirato professionalità e lucidità di analisi dinnanzi allo stesso tema in oggetto.
    Lui, questo post compatto e preciso ed anche l’articolista che non conoscevo, saziano e rispondono alla mia domanda incombusta ( e non solo mia, son certa): dov’è la intellighenzia di questo paese?
    Non si può vivere di sola “indignatio” , certo, urgono soluzioni che riscattino l’Italia dall’icona del paese che esportiamo, una Penisola mefitica, surreale e ridicola come appare oggi agli occhi della stampa estera e non solo di quella.
    Un Paese che porta sulle terga un bel “si loca” ( come si dice dalle mie parti)…
    Ma già è molto per me leggere, dire pane al pane e vino al vino come fai tu e Paolo Farinella; andar cioè oltre la “indignatio” e saper pilotare la furia ( dovrei digitare rabbia che è di casa nella nostra quotidianità di soggetti pensanti), incanalandola con argomentazioni e riflessioni sacrosante.
    Te ne son debitrice.
    Da donna del Sud, da ex cattolica indignata e da mamma.
    Anche io temo che il cardinale si attardi, ahimè, solo sui tabulati…
    Chi ci salverà dalla peste di questo “hic et nunc”?
    Un caro saluto

  3. Cara Marzia, penso che gli unici che possono salvarci siamo noi stessi. Non ci resta altro, per scacciare questa metastasi pestilenziale e regalare almeno un’ipotesi di futuro ai nostri figli.

    fm

  4. francesco, l’aggettivo pestifera, se permetti, è un aggettivo simpatico.
    metastasi pestilenziale, poiché se ne sentono i miasmi fin nell’aria che respiriamo e la respirano i nostri figli, i nostri studenti e gli toglie l’orientamento, il quia, il senso di ogni cosa.
    a volte leggo passi dell’apocalisse e penso che l’anticristo sia arrivato: io che non credo, vi vedo tutti gli aspetti peggiori che ci circondano. mi prendo a schiaffi per non sottostare a queste suggestioni e per tenermi sveglia e vigile, ma l’impressione della fine, del non ritorno resta fortissima.
    non che mi aspettassi niente di più, ma speravo in un soprassalto della coscienza degli alti prelati. di che? della coscienza degli alti prelati. ah, eh bè.

  5. da non credente direi che la chiesa quale istituzione cerchi solo tornaconti di potere e quattrini, pochi prelati e/o uomini e donne aderenti al clero cercano spazi di reale civiltà.. ottimo articolo in ogni caso..

  6. a partire dall’affilato e amaro sarcasmo di F.M. (che denuncia il diffuso lavarsi le mani della propria personale responsabilità sociale e politica, finanche della propria testimonianza, a favore di una più comoda, se non più facile, militanza fideistica nel “giudizio di dio”)
    fino ad arrivare allo sgomento dall’interno di Don Farinella rispetto allo “sgomento all’acqua di rose” del Card. Bagnasco (che mette in evidenza gli inciuci di e per il potere, lasciando stare gli inciuci di coscienza..)

    prendere atto, non solo in senso figurato, ma come parte attiva nell’azione di, ed è ancora fm a dirlo, di “salvarci” da “noi stessi”.

  7. il “tono” del sarcasmo (di fm e di f) lo condivido anch’io, sui contenuti sarei un po’ meno manicheo… se è vero che la chiesa fonda oggi il suo potere su un’accorta gestione economica come prima sulla spregiudicatezza politica e militare, è anche vero che il pensiero evangelico che dovrebbe veicolare è ricco e profondo… dunque del buono e qualche buona intenzione c’è anche là… insomma la colpa poi non è solo della chiesa, è anche degli uomini che se viene un gesù cristo non lo ascoltano e lo crocifiggono, se viene un napoleone o un berluscone lo idolatrano…

  8. Livio, Paolo Farinella è un prete e il suo scritto (così come gli altri: ne trovi alcuni cliccando sul suo nome) è un richiamo costante alla lettera e alla sostanza del Vangelo. Come vedi, non c’è nessuna diminuzione del “valore” di quei “contenuti” – anzi, da parte sua, l’invito pressante ad attenersi ad essi, per chiunque sia e voglia essere, non solo “professarsi”, cristiano.

    Io, ateo, ho avuto l’onore di conoscere alcune grandi figure di credenti cristiani (senza dimenticare mia madre e mia nonna materna), come Ernesto Balducci e David Maria Turoldo, come Alex Zanotelli. Ed è anche (“anche”) ripensando alla loro “lezione” che mi sento di affermare – perché è esattamente quello che penso, ora e per sempre – che tra quella che io chiamo “Vaticano SpA” (compreso il suo attuale “consiglio di amministrazione”) e l’insegnamento di Cristo c’è la stessa distanza che passa tra una rivendita di patacche buone per ogni mercimonio e un “oggetto” di valore al quale abbiamo legato qualcosa di vitale, di essenziale. Questi “esimi” pataccari sono, da duemila anni, la stampella inamovibile di ogni potere, anche il più abietto, anche il più mistificatore e violentatore di quegli stessi valori ai quali si richiamano.

    Un saluto a tutti, e un grazie per gli interventi.

    fm

  9. Francesco, nell’intento di diffondere la parola di Paolo Farinella ho parlato di questo post ad una cara amica ( e bloggher sentita a telefono poco fa), scoprendo che trattasi di Don Paolo, quindi un sacerdote..capperi.
    Chapeau !
    Inoltre lasciami sposare quanto affermi da ateo ( io son su questa stessa strada da un pochino, in verità) e con purezza intellettuale.
    Aggiungo alla lista dei nomi “doc” che mi allagano il cuore e la mente anche Enzo Bianchi, sebbene io non lo abbia mai incontrato ma solo ascoltato.
    Turoldo, invece, ho potuto ascoltarlo, pace all’anima sua..
    Grazie di nuovo!

  10. beh, su questo ho poco da obiettare, salvo le singole eccezioni è così… vi invidio per aver conosciuto turoldo, oltre all’opera scritta segnalo anche il durissimo film Gli ultimi – film e-mulabile in senso internettistico e inemulabile per asprezza e nuda bellezza…

  11. francesco i nomi citati da te so bene che corrispondono a persone di qualità altissima e civile ma il resto? la “VATICANO SPA” non tende a celare , appunto, il bunga bunga che ci ammorba? e vorrei sottolineare che più che i quattrini quello che realmente troverei devastante è la imago del femminile ridotta ad essere un infame insieme di carne e lo dico da non moralista! cfr: IL CORPO DELLE DONNE della zanardi..

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