Seventeen variations on proposed themes for a pure phonetic ideology

Villa - Verdicchio

Emilio Villa
Pasquale Verdicchio

 

Emilio Villa
17 variazioni su temi proposti
per una pura ideologia fonetica
(Origine, Roma, 1955; poi in Opere Poetiche I, Coliseum, 1989)

 

Collima, dico, lo schema con l’essenza? e il dominio
con le leggi dell’essenza? e l’essenza medesima
con la molta fronte del tempo? Tutto, dico,

che hai fatto sparire una volta e una volta
nel gioco degli occhi è? idea soltanto
sarebbe? per esempio, dico:

tra l’occhio e il lacero fondo
delle trame è una miniera, corre
tra l’occhio e il malocchio, corre

e lavora il futuro delle forze
intimissime, il ragionare prodigioso,
il mutamento; e la fonte dei barlumi

indugia con le sottrazioni irrimediabili.
Oh, avara ipocrisia, menda originale, prèdica
l’uovo bianco alto come la luna, il puro

Zero aumentato dal silenzio, dal genio
imperituro della catastrofe e della nudità!
Conosci? collima? indugia, dico?

Guarda, allora: non l’iride cornea,
non forse nemmeno il cristallo ialino,
disco eccentrico della crisalide, ma l’occhio

l’occhio-bruco, l’occhio-verme,
l’occhio-larva, l’acropoli-farfalla, e il suono
delle cavallette impenitenti dal tempo del deserto!

Generosa inutilità, generosa, dunque,
generosissima ipocrisia, pesa il grado
di imminenza, il sapore dello stile

pratico, le arterie numerate una a una,
la batteria, la tepida fontana dei gas, e la caduta
obliqua immortale degli atomi sul fondo uniforme.

Ululavano monosillabi ossificati, sillabe
plurali al cloro, e mascelle-caverne,
e le meningi esorbitanti di curiosità:

c’è un oceano ignoto, e di colore, in qualche modo,
molto chiaro? e sentenze e nascite e precipizi
di luce, e doni capricciosi, e gorgheggi aerati

di balsami venerei, e spazi gelosi
di salsa, vigili, flessibili? dunque:
collima lo schema? l’essenza? Guarda

ancora: scenario larvale di estasi liquide,
acidità del pensiero spento, zootipico, questo
possiedi a essere solo nel possesso. Essere

solo a possedere ciò che si possiede, cosa
possiamo utilizzare? povero patrimonio
arcaico delle cose, degli utensili, decente

simbolo delle rassegnazioni e dei legami!
Sono di tutti i sassi? saranno, dico,
di qualcuno. I sassi? amano in silenzio

il silenzio. I sassi strutturano il sibilo
e la traiettoria. I sassi quanti secoli
vincolano dentro? e non piangono, non

sanguinano: sposano l’ombra, la ripudiano,
sposano il vento, la forza, la calma, tutto…
forse le leggi umane sono di sasso?

I sassi sono dure leggi sul terreno
e nell’aria e dopo conquistati i sassi, qui
comincia la pesca universale…

pesca la luna nel fosso col rastrello, mano
saggia avida svelta, e che lunone! quello
delle grandi nottate popolari e delle nebbie

grigie nel cuore unico del pipistrello,
degli innamorati nei giardini comunali,
o forse il lunone dei pozzi dei gatti dei fossi?

o quello dei fuochisti e macchinisti,
o delle maree? o quello di quella sera
dentro il bicchiere della grappa e a fil di tetto?

o quello di Venezia, del cinematografo,
o, se di sangue, quello dentro i teschi
letterari o riflessa negli spettrogrammi e trema

sulle corna insonni dei caprioli? o quello
sui rapidi senza patria e senza numeri
inchiodati al casello di frontiera tra la neve?

o sui lucenti calcari di cattedrali
cui le formiche spianano e trapanano
le sementi d’erba gramigna, oppure

quello sentimentale nei cuori ermetici
dei guerrieri e dei guerrafondai?
O luna eccellente, certo, l’essenza collima…

e soffia l’ignara polvere del tuo sorriso
verso l’aldilà di ogni futuro, oltre ogni
dove ultimo il tempo futuro sparisce,

e l’idolo di Amorgo sullo stello
inflessibile nell’amoroso inganno scruta
l’essenza di una incredibile vela, e c’è,

dico, nei seni inviolati oltre ogni tempo
futuro, lo squarcio dove l’ignara polvere
del tuo sorriso corre grida e posa

senza decrescere più? è un grano, solo
un grano di frumento rubato a staia
infinite di pula in tutto l’energico

universo: e a ricercarlo per la prodiga
eternità tu cercherai: lo troverai quando
il caldo rumore dei tempi vuoti si smorza

 

Emilio Villa
Seventeen variations on proposed themes
for a pure phonetic ideology
(Translated by Pasquale Verdicchio
Parentheses writing series, 1990)

 

Do the schema and the absence, I say, coincide? and the dominion
with the laws of essence? and essence itself
with the expanse of time? Everything, I say,

that you have made disappear once and once
in the game of weak eyes is? only an idea
would it be? for example, I say:

between the eye and the lacerated bottom
of the plots is a mine, it runs
between the eye and the evil-eye, runs

and works the future of the most intimate
forces, the prodigious reasoning,
the mutation; and the source of the glimpses

defers with irremediable subtractions.
Oh, avaricious hypocrisy, original flaw, preaches
the white egg high like the moon, the pure

Zero increased by silence, by the everlasting
genius of the catastrophe and of nudity!
Do you know? coincidence? postponement, I mean?

Look, then: not the corneal iris,
maybe not even the hyalin crystal,
eccentric disc of the chrysalid, but the eye

the grub-eye, the worm-eye,
the larva-eye, the acropolis-butterfly, and the sound
of the unrepenting locusts from the time of the desert!

Generous uselessness, generous, then,
most generous hypocrisy, the degree of
imminence weighs, the taste of the practical

style, the arteries numbered one by one,
the battery, the warm fountain of gasses, and
the oblique immortal fall of atoms onto the uniform bottom.

They howled ossified monosyllabics, chlorinated
plural syllables, and jaws-caverns,
and the meninx exorbitant with curiosity:

is there an unknown ocean, and of colour, in some way,
that’s very clear? and sentences and births and precipices
of light, and capricious gifts, and aereated warbles

of venereal balsams, and jelous spaces
of salsa, cops, flesible? then:
does the scheme coincide? the essence? Look

again: larval scenario of liquid ecstasy,
acidity of the extinguished thought, zootypic, this
you posses by being alone in possession. To be

alone in possessing that which one possesses, what
can we utilize? poor archaic patrimony
of things, of utensils, decent

symbol of all the resignations and ties!
Do the stones belong to  everyone? I mean, they must
belong to somebody. The stones? they love silence

in silence. Stones structure the sybil
and the trajectory. How many centuries do stones
fit inside of themselves? and they don’t cry, they don’t

bleed: they wed the shadow, repudiate it,
they wed the wind, strength, calm, everything…
are human laws maybe made of stone?

Stones are hard laws on the ground
and in the air and after having conquered the stones,
here begins the universal fishing…

fish for the moon in the hole with the rake,
wise hand avid quick, and what a moon! that
of the great popular nights and of the fogs

gray in the single heart of the bat,
of the lovers in the public gardens,
or maybe the great moon of the wells of the cats in the holes?

or that of the stokers and mechanics,
or of the tides? or that of that night
inside the glass of grappa and the edge of the roof?

or that of Venice, of the cinema,
or, if  blood red, that inside the literary skulls
or reflected in the spectrograms and trembling

on the insomniatic horns of the roes? or that
on the rapids without country and without numbers
nailed on the signalman’s shack at the border in the snow?

or on the shining impressions of cathedrals
which the ants level and drill
the seeds of wild grass, or else

the sentimental one of the hermetic hearts
of warriors and war-mongers?
Oh, certainly an excellent moon, the essence coincides…

and blows the unaware dust of your smile
toward the beyond of every future, beyond every
where last disappears future time,

and the idol of Amorgo on the inflexible stalk
in the loving deceit considers
the essence of an incredible sail, and there is,

I mean, in the inviolate breasts beyond every
future time, the break where the unknowing dust
of your smile runs screams and stands

no longer waning? it’s a seed, only
a grain of wheat stolen in infinite bushels
of chaff in all the energetic

universe: and to search for it for the prodigal
eternity you will search it: you will find it when
the warm sound of empty time ends.

 

***

Un pensiero su “Seventeen variations on proposed themes for a pure phonetic ideology”

  1. Si resta sbalorditi guardando la data della prima pubblicazione. Da un lato la grande lezione di Mallarmé poeta del Silenzio e dell’Abisso, filtrata da un ermetismo che Villa ha già recepito ed attraversato; e, dall’altro, un'”autonomia del significante” che già prelude a Zanzotto poeta ctonio, se non addirittura alla Palus di Sanguineti. Modello ascoltato, usato, e poi rimosso e taciuto, Villa. Autore che deve infine entrare nel canone dei maggiori, dei massimi, non solo italiani. Si ha la sensazione (che in genere si avverte appunto di fronte ai Grandi) che ogni sua parola, ogni suo verso, ogni suo giro di frase meritino ed esigano un’esegesi complessa e stratificata.

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