Archivi categoria: emilio villa

Histrio aeternalis

Emilio Villa

da Letania per Carmelo Bene,
Milano, Scheiwiller, 1996

*

conviene di voce alla criniera immature, demetriaca,
della tua voce.
Bene! bene! Bene dicas illud Benebene
in venis ultimis, in vanis ultimis, in ultimatis vocibus:
Bene è il
non causato, l’histrio aeternalis, da Eleusi,
ma causante memoria pluviale giudicata
a convegno, a scomparti, a ritrovi, a segreti menischi
rotanti, giuturna giovenca giovenile
da celebrare come corpus simulans atqui dissimulans:
denti sangue frusta fianchi
i lampaneggi delle arcaiche cinerule aggressioni,
libellule fastose, grovigli scosciati, sgrovigli, e smerigli
di glottidi ammainate, mai nate,
in infinite ugule pendule nodule,
dove cuce e ricuce l’Ideogramma d’Allarme,
Dilettoso della Grazia Erratica in pendii di effigie,
dell’Invocazione a Delta del trans-
alimento impeccabile, sutura più negra
della Prossimità/Corporeità illividita innumerabile
in formula di mistero di Cerimonia parthenia,
da Eleusi, spiga parthenogenica, proprio detto
Ear Reclining, in una
parola sola solitaria unica
non conoscibile, suffragata a tutela
di non conoscere, di non abitare, di disapparire

*

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Omaggio ai sassi di Tot

Emilio Villa

«Scale, idest rudimenta
graduum, seu phraspicae
exercitationes in sonitus
cymbalicos, vulgo sarabanda»
Venere geometrica, vergine corrosa,
madrepora sposa delle ere mesolitiche,
Venere di Willendorf, vergine a ruota,
avorio cariato nel manico e nel cuneo;

Venere di Savignano sul Panaro,
dove la metropoli fluviale nel cumulo dai detriti
gemina obbliqua per 4000 tronchi fradici la trota
dalle scaglie cromate di pervinca,
e Venere maltese per la filibusta fenicia, e Venere
senza vene, Venere acefala, Venere callipigia,
all’ombelico di Milo di Cirene di Butrinto,
Venere dalla rotula nostalgica, Ciprigna
rododattila panrodia rodopormia.

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Un’influenza senza angoscia

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Il parallelismo critico tra le figure di Corrado Costa ed Emilio Villa, oltre a poggiare su una solida amicizia personale (testimoniata dal nutrito carteggio conservato presso l’Archivio «Emilio Villa» di Ivrea), ha prodotto un’interessante collaborazione artistico-letteraria, particolarmente operativa tra gli anni Sessanta e Ottanta. Ricordo, sinteticamente, tra i testi più noti, ll mignottauro. Phrenodiae quinque de coitu mirabili (scritto a quattro mani e pubblicato nel 1980) e The Flippant ball-feel (un testo di Emilio Villa composto ad accompagnamento dei tre poemi-flippers di Corrado Costa e William Xerra, presentati alla Mostra del Mana Market, a Roma, nel 1973).

(Leggi il saggio di Chiara Portesine su Imperfetta Ellisse)

Un anno per Villa – Parabol(ich)e dell’ultimo giorno

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«La grande domanda è quella che vuole conoscere come avviene il trapasso, nel caos dei dati giunti fino a noi, come una risacca, in un amalgama fonetico baluginante ma senza luce ferma e fisso riverbero, il trapasso, in diagonale, da mito a concezione cosmologica, da mito a teologia, da mito a leggenda, e da storia a mito o da mito a storia; o non forse trapasso mai, ma come si determina il flusso degli incroci e degli attriti: una peripezia di cicli, di parabole, di invenzioni, di aperture, di inclinazioni» (Emilio Villa)

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La me ga scrito (III)

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Emilio Villa

L’andamento poematico, composto da 278 versi, si apre minimizzando la ragione demiurgica di questo testo, con un minuscolo “nulla di che” in un italiano prosaico «un’idea così, un’ideina, un’idea di sesso lì per lì, quasi di straforo», un italiano che a Milano si adotta tanto per “ciaciarare eccetera”. Si sviluppa con un lungo godurioso excursus che scarliga tra senso e nonsense della parola come tra divagazione e peregrinazione nel verbum che si fa e disfa in un corpus tanto personale da essere universale. Si conclude con uno spogliarello latin-francese che sancisce la mitizzazione di un assoluto “nulla di fatto” della parola stessa, dove il termine latino “Deus”, impiegato nella chiusa in forma di anafora liturgica, eleva a stato di divinità maiuscole i capi (“Patron”) d’abbigliamento nominati in francese. Continua a leggere La me ga scrito (III)

Parabol(ich)e dell’ultimo giorno (II)

Emilio Villa, Sibylla Silvae

Nel 2013 ricorre il primo decennale dalla scomparsa di Emilio Villa (1914 –2003). Il collettivo di “Letteratura Necessaria” intende ricordare le opere di Emilio Villa attraverso una serie di iniziative che prenderanno vita e forma nei reading realizzati dal vivo e nella divulgazione (o nella riproposizione), in rete, di scritti e contributi critici e storiografici. Il progetto, denominato “Parabol(ich)e dell’ultimo giorno”, si è consolidato dal vivo con una serie di passi di avvicinamento, attraverso letture, recital e riflessioni critiche. Da settembre in poi il progetto prevede l’organizzazione di una serie di eventi che toccheranno le principali città italiane e la realizzazione di un’antologia con contributi critici e scritti “dedicati” curata da Enzo Campi.

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In qualche porzione di millennio

Emilio Villa, Zodiaco

Emilio Villa

reso felice, nel sangue,
con finissima sensazione,
dentro la magica linfa
dei defunti spiriti elleni,
io ogni giorno, tutti i giorni,
dolcemente mi sono disteso
e assopito

              fino a offrire
regolare testimonianza
al deserto, fino a suscitare
e a reprimere il coraggio
di trovare ancora, con la voce
e per destino, il passaggio gelido
dei Fondamenti delle Cose, là dove
il Giaciglio dell’Oblio, raggiunte
le divine simulazioni, serpeggia,
e la Ragnatela dei sussurranti
millenni, indefinita si stende,
ellisse del Ragno che gioca,
e nello stesso momento l’infinito
perimetro, il grande Dispiegamento
della Sporcizia, incompiuto
Ventaglio, gabbia di Mutamenti,
comincia a innalzarsi

(da Zodiaco, 2000)

Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa

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Emilio Villa

«Ho inventato la poesia distrutta, data in pasto sacrificale alla Dispersione, all’Annichilimento: sono il solo che ha buttato via il meglio che ha fatto». (Emilio Villa)

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Emilio Villa o la passione delle origini

Giuseppe Zuccarino

Emilio Villa
o la passione
delle origini

     La sovrana, ironico-autoironica capacità di giocare ai margini, presenza appartata e al tempo stesso esorbitante, tale da hanter perennemente le malefedi individuali e gli schematismi intorpiditi della critica, ha sempre fatto di Emilio Villa un virtuale ed incomodo casus belli. Ciò non ha mancato di esporlo tanto alle rivendicazioni e appropriazioni enfatiche da parte dei successivi riscopritori-celebratori, quanto alle sistematiche rimozioni o ai rari, frettolosi qui pro quo dei vari cronisti, antologisti ed enciclopedisti. L’operosità villiana, con il suo proliferare indisciplinato nei più diversi campi (dalla filologia greca e semitica alla critica militante, letteraria e artistica, a sua volta tendente a sconfinare nella vasta e magmatica produzione poetica, multiforme e multilingue), sembra tale da scoraggiare ogni frettoloso tentativo di ordinamento e sistematizzazione, tanto più che essa si è trovata affidata, per solito, alle sedi più peregrine o ai veicoli di non-diffusione più precari ed effimeri. Continua a leggere Emilio Villa o la passione delle origini

Cognizione di Emilio Villa (II) – di Nanni Cagnone

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(Emilio Villa, L’Es Prit Pur, da Compost xt)

[La prima parte qui.]

               Nanni Cagnone – Cognizione di Emilio Villa. II

     Ho sempre saputo di essere difettoso. Infatti, vi sarà difficile trovare un testimone piú scaduto. Ad esempio: nel 1965, Emilio Villa chiese a me e a Patrizia Vicinelli di scrivere qualcosa che accompagnasse un testo suo nel catalogo di una mostra avvenire di Marisa Busanel (presso una galleria non lontana da piazza Barberini, di cui ho dimenticato il nome). Naturalmente, non ricordo piú nulla di quei testi, anche perché ho smarrito il conseguente catalogo. Invece, rivedo Marisa e il suo lavoro: stanchezza di abiti da donna, troppo usati, e sciupati-invischiati per sempre in diminuiti colori, vinavil e altre addolorate sepolture. Lei aveva un volto inquieto, risentito e chiaro, di una bellezza certa e restia. Continua a leggere Cognizione di Emilio Villa (II) – di Nanni Cagnone