Tutti gli articoli di fmrebstein

Il contratto

Jan Skácel

Smlouva

Nechci, aby mne obmýšlel kterýkoliv bůh.
Mám odedávna svého,
pro vlastní potřebu, i k svému narovnání.
A pro pokoru, které je mi třeba.

Někdy se přihodí, že lidská duše smrdí
jak namoklá psí srst.
Za to se nerouhám. Chci jenom, aby bolest
opravdu bolela a slza byla slza.

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La ballata di Villon

Ivan Pozzoni

LA BALLATA DI VILLON

[Tratto da: Farnetikanten
di imminente pubblicazione in
Quaderni di RebStein“]

La morte ha i tuoi occhi colorati d’estate
balla con l’impiccato e indossa teste decapitate,
racconta ai suicidi le sue storie d’inverno,
che la lacrima di un suicida riesca a spegnere l’inferno.

La morte raccoglie fiori dalle ossa consumate
dalla fuga dei cervelli e dalle orbite bucate,
pianta fiori di ninfea nello stomaco dell’annegato,
è mignotta, fragile, d’addio al celibato.

La morte si sposa col cadavere dell’ustionato
rimane unica forza fuori dalla logica di mercato,
abbraccia l’iper-capitalista, l’anarchico, l’indifferente,
senza mai accorgersi di non servire a niente.

Strilliamo la vita e aboliamo la morte
tentarono in tanti, col sostegno dell’arte,
distratti da ricchi omaggi e cotillón,
aboliamo la morte e cantiamo Villon.

Le voci di “Carena”

Questo pomeriggio a Catania, alle ore 18.00,
presso la Libreria Catania Libri di Piazza Giovanni Verga 2,
Yves Bergeret parlerà del suo libro “Carena“.
Presentazione dell’editore Alfio Grasso.
Introduzione di Antonio Devicienti.
Leggeranno in francese l’autore, in italiano Francesco Gennaro,
in altre lingue Elma Bandiera e qualche ospite.

Il giardino di pietre

Lorand Gaspar

Il giardino di pietre
(Le jardin de pierres)

Nous vivions dans la fraîcheur d’aller
porteurs d’images au jardin des pierres
le vaste empire répandu, éventé.
Ce qui reste au large d’années
souffles bleuis, violences calcaires
énorme pays de vies muettes
craquements verts dans les doigts de craie
peu à peu nous apprîmes à écouter
quelque part la chute du jasmin –

viviamo con l’istinto di andare
portatori di immagini al giardino di pietre
il vasto dominio diffuso, arioso.
respiri azzurrati, violenze calcaree
un’enorme distesa di vite ammutolite
scricchiolii verdi nelle dita di gesso
è quello che resta della corsa degli anni.
passo dopo passo imparammo ad ascoltare
da qualche parte lo schianto del gelsomino

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Ruah

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Davide Zizza
Ruah
Roma, Edizioni Ensemble, 2016

Il ritiro della divinità per consentire all’universo di esistere, là dove ne parlano la Qabbalà e la mistica ebraica, era ricordato perfino da un poeta come Corrado Costa: la sua mistica privata incrociava Baudelaire e l’amico artista Baruchello come niente fosse, come fosse tranquillizzante rendere ai minimi termini tutta la poesia del Novecento per poi rimettere i frammenti in ordine diverso, in ordine diciamo poco cattolico e molto ebraico. Non sappiamo quanto questo metodo abbia avuto successo nella poetica del secolo scorso, al di fuori della sperimentazione, all’interno delle scuole schematiche di cui quasi tutti si sono avvalsi. Resta il fatto che, occhi chiusi o aperti che dir si voglia, alcuni ovuli hanno attraversato il varco temporale e oggi qualcuno si dischiude, non senza alimentare qualche sorpresa. Davide Zizza parte proprio da qui, da questa fondazione, nominando le cose all’interno dello spazio dove si ritrova cosciente di respirare qualcosa che prima non c’era. Il tempo, il soffio (Ruah), le vite presenti in vita nella storia, vanno messe nel luogo della visibilità postuma all’assenza. Continua a leggere Ruah

Vi lascio questo sguardo

Christian Tito

Io vorrei

Costretto a cercare la bellezza
nei più oscuri anfratti
ringraziare di essere vivo
uomo in vita a caccia di tutti i segreti nascosti
il più bello dei giochi è scovarli tutti
e perderli un passo dopo

io vorrei farvi ascoltare la voce del gatto
farvi vedere le cose di questo mondo
mettervi in casa un ospite inatteso
vorrei dirvi della mia amica Angela
angelo volato via
del mio fratello gay
che quando mi ha detto di esserlo
era più rosso del fuoco
“tranquillo amico mio:
tu sei gay
e io sono poeta
certe cose in certi ambienti è meglio tacerle
e di certo
tra le due
la più scandalosa è la poesia.”

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“poesia come massimo grado della sconfitta
poesia come massima distanza dalla resa”

(Christian Tito, 1975-2018)

A ognuno il suo governo

La “nostra squadra” di governo si è insediata il 25 aprile

LEGGE 20 giugno 1952, n. 645
Art. 1.
(Riorganizzazione del disciolto partito fascista)

Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione o un movimento persegue finalita’ antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle liberta’ garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attivita’ alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.