Tutti gli articoli di fmrebstein

Alfa e Omega

Come sempre, in tutti i campi, la Lombardia è all’avanguardia: non per niente è il cuore pulsante del paese – e scusate se è poco! Mentre il resto d’Italia si arrabatta con le prime vaccinazioni, i lombardi hanno superato da mesi questa incombenza (l’inizio della campagna è datato marzo 2020) e sono ormai nel vivo della fase due: il richiamo. Noi siamo in grado di mostrarvi in esclusiva due immagini che attestano la bontà dei risultati ottenuti (la prima) e di quelli attesi (la seconda), che non mancheranno, anzi sono già, dopo i primi passi, oltre ogni più rosea aspettativa.

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Un ricordo di Franco Loi

“Erano tutti abitanti del rione, tra Teodosio e Loreto. Uno con le mani protese davanti alla faccia, come a proteggersi e a gridare – una faccia paonazza, gli occhi come buchi viola, i capelli impiastricciati, incollati alla fronte bassa; un altro con gli occhi stravolti, bianchi, le labbra tumide, dure; e altri ancora con le dita lunghe come rami, e certi colli gialli tra camicie gualcite, magliette spiegazzate […]
I parenti non potevano onorare i loro morti. Nessun grido, nessun pianto. I fascisti erano lì, giovani e spavaldi. In quel fotogramma della loro vita e della loro storia, sprezzanti, quasi a non dover o non poter tradire la parte che una terribile legge gli aveva assegnato.”

(Leggi l’intero articolo di Giuseppe Natale su Poliscritture)

La città bifronte

Antonio Devicienti

Credo che pochi Italiani sappiano che per secoli popolazioni di lingua e cultura tedesca hanno abitato accanto alle genti lituane, estoni, russe, polacche quella vasta e interessantissima regione d’Europa affacciata sulle sponde meridionali del Mar Baltico; molti Italiani hanno dimenticato la storia dolorosa degli IMI (Italienische Militär-Internierte – Internati militari italiani), di quelle migliaia di soldati italiani, cioè, catturati dall’esercito tedesco e deportati nei vari campi di lavoro del Reich e che non aderirono alla Repubblica di Salò, ma decisero di restare in prigionia anche se in condizioni terrificanti, ai quali non fu riconosciuto da Berlino lo status di prigionieri di guerra e che, liberati dagli Angloamericani o dall’Armata Rossa a seconda della dislocazione geografica dello Stalag (il campo di lavoro e di internamento) in cui si trovavano, affrontarono spesso un lungo e doloroso ritorno a casa, angosciato molto spesso dalla mancanza di notizie della propria famiglia. […]

……………………………………………..(Leggi l’intero articolo qui)

Taci, anima stanca

Camillo Sbarbaro

Taci, anima stanca di godere
e di soffrire – all’uno, all’altro vai
rassegnata –
Ascolto e mi giunge una tua voce.
Non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d’ira o di rivolta
e neppure di tedio.
…………………..Ammutolita
giaci col corpo in una disperata
indifferenza.
……………Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se adesso
il cuore s’arrestasse, se sospeso
ci fosse il fiato… Continua a leggere Taci, anima stanca

La strage delle fonderie

Giovanni Giovannetti
Malastoria
L’Italia ai tempi di Cefis e Pasolini
Milano, Effigie Edizioni, 2020

Modena, 9 gennaio 1950

[…] a Modena calano 1.500 tra poliziotti e carabinieri armati rispettivamente di mitra Mab e di moschetto, a presidiare quella piazza e quella fabbrica fianco a fianco a tredici autoblindo da combattimento T17 Staghound della compagnia autocarrata dei Carabinieri di Bologna. Dal terrazzo della fabbrica i Carabinieri cominciano a sparare sui lavoratori e chi li sostiene. Mirano ad altezza d’uomo anche dai blindati e il bilancio si fa pesante: sei morti, centinaia di feriti e trentaquattro arrestati. Muore l’ex partigiano Angelo Appiani, 30 anni, colpito al petto da un colpo di pistola sparato a bruciapelo da un carabiniere. Muoiono colpiti da raffiche di mitra lo spazzino disoccupato Arturo Chiappelli, 43 anni, e Arturo Malagoli, 21 anni; sono entrambi ex partigiani. Muore l’ex partigiano Roberto Rovatti, 36 anni, che ha il torto di portare al collo una sciarpa rossa e per questo motivo viene brutalizzato con il calcio dei fucili e poi gettato cadavere in un fossato. Muore il carrettiere Ennio Garagnani, 21 anni, colpito dal fuoco delle autoblindo. E muore l’operaio metallurgico Renzo Bersani, 21 anni, preso a fucilate nei pressi della fabbrica.

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Le lacrime del faraone

Giuseppe Zuccarino

Tutto comincia con una strana vicenda narrata da Erodoto, e relativa al faraone egiziano Psammetico. Si tratta in realtà di Psammetico III, incoronato nel 526 a. C. e rimasto in carica solo pochi mesi, perché sconfitto dai persiani di Cambise II. Ciò è avvenuto dapprima nella battaglia di Pelusio, poi definitivamente con la resa della città di Menfi. Secondo il racconto erodoteo, lo sfortunato faraone si era trovato a dover fronteggiare l’esercito persiano in una guerra iniziata già quando a capo dell’Egitto c’era suo padre Amasi. In ogni caso, dopo il lungo assedio di Menfi, Psammetico cade nelle mani dei nemici assieme alla sua famiglia.

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Io abito un dolore

………………….René Char

……Non lasciare che a guidare il tuo cuore siano quelle tenerezze parenti dell’autunno che ne ripetono la placida andatura e l’affabile agonia. L’occhio fa in fretta ad invecchiare. La sofferenza conosce poche parole. Prova a coricarti deponendo ogni affanno: sognerai del giorno che viene e il tuo sonno sarà tranquillo. Sognerai che la tua casa non ha più finestre. Sarai impaziente di unirti al vento, al vento che percorre un anno in una notte. Altri canteranno di unioni armoniose, di corpi che personificano soltanto la maledizione della clessidra. Tu condannerai la gratitudine che diventa un rituale. E domani ti identificheranno con qualche gigante dissociato, signore dell’impossibile.

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Passa el tò cör tra j òmm

Franco Loi

(Genova, 21 gennaio 1930 –
Milano, 4 gennaio 2021)

vedi el nient, el vardi, e me vègn denter
la malagogna del diu che m’à creâ..
deserta giuèntü, spersa la vita,
tanta vergogna, amur pien de viltâ..
..me ciapa quèl silensi che m’inferna,
preghi la nott, me raspi, me remèni,
ghe giunti anca l’assogn.. Respund el verna,
e de luntan rümur d’una quaj machina
che porta per Milan l’aria suverna.
Uh tì, cacca del dìss, lengua de l’ànema,
pàrlum de lü, ‘na volta dì ‘n quajcoss,
che mì me sun malâ de l’aria eterna,
paüra de la nott nera de foss.

[Io vedo il niente, lo guardo, e mi viene dentro/ la maledizione del dio che mi ha creato../ deserta gioventù, spersa la vita,/ tanta vergogna, amori pieni di viltà../ ..mi prende quel silenzio che m’inferna,/ prego la notte, mi raspo, mi dimeno,/ ci perdo anche il sonno.. Risponde l’inverno,/ e da lontano i rumori di qualche macchina/ che porta per Milano l’aria sotterranea./ Oh te, cacca del dirsi, lingua dell’anima,/ parlami di lui, una volta dì qualcosa,/ che io mi sono ammalato dell’aria eterna,/ paura della notte nera di fosso.]

Il canto della rana nel deserto (1)

voci notturne
liberano sogni d’acqua tra le sabbie
il canto della rana nel deserto
è un vigile sguardo di attesa
che non teme uragani –
ma offre mappe al vento
occhi alle dune
per leggere il presagio degli steli

*

solchi scavati nel cuore del quarzo
vene che chiamano a raccolta
sangue da semina
per bocche affamate –
alla curva della stagione arida
le pupille si accendono di stupore
di fronte alla marea di grani
partoriti dalla lingua dell’aria

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Crittografie

radiografie.. di. alfabeti parlati combinati.. di.. nausee
covate in letarghi di preda.. forse il tempo .li ha graziati
sigillando nell’ambra.. labbra .e .silenzi.. visioni. arate. da
avverse marine nel transito di secoli prima.. labili oracoli
riemersi. da angoli quieti.. in liquidi segni.. di. sale.. segni
di un solo dolente profilo. lo specchio riflette ombraluce
d’oblio l’immagine.. cresce lingue.. spinate ..florilegi
impigliati nell’occhio di dio.. imboscata di pupilla sonora

*

stampi.. sulla. frana. del. buio.. se. dal. lontano. si. svuotano
le stelle. in labirinti d’aria. che forzano soglie d’orizzonte
ma. non. è. delle notti. irriflessa traversata di specchio. o
grazia disarmata. di acrobata. che ti sorprende a illazioni
d’inconoscenza .e tu annaspi a lume di peccato. in quieti
alvei. di. acque. che trascorrono alla curva d’intermittenti
reliquiari d’ombre. traccia. sul punto di sparire. dall’ordito

Non si sveglia chi muore

Giorgio Stella

Non si sveglia chi muore
Non si deve svegliarlo
La palude è attesa con le ali –

Mi sono fatto i tarocchi da solo
Una miriade di bicchieri
E bottiglie
Ridotti a vetri rotti –
E poi ridotti
Ad essere ricomprati
Da chi non li ha mai avuti –

L’asso di gesso
Pietra mi passa –
Sono nubi
Nere sui palazzi bianchi.

[Roma, notte di Natale 2020]