…Rauscht der Brunnen

…Rauscht der Brunnen

Ihr gebet-, ihr lästerungs-, ihr
gebetscharfen Messer
meines
Schweigens.

Ihr meine mit mir ver-
krüppelnden Worte, ihr
meine geraden.

Und du:
du, du, du
mein täglich wahr- und wahrer-
geschundenes Später
der Rosen-:

Wieviel, o wieviel
Welt. Wieviel
Wege.

Krücke du, Schwinge. Wir – –

Wir werden das Kinderlied singen, das,
hörst du, das
mit den Men, mit den Schen, mit den Menschen, ja das
mit dem Gestrüpp und mit
dem Augenpaar, das dort bereitlag als
Träne-und-
Träne.

 

        …Mormora la fontana

        Voi di preghiera-, voi di bestemmia-, voi
        di preghiera affilati coltelli
        del mio
        silenzio.

        Voi mie parole con me
        divenute storte, voi
        mie parole diritte.

        E tu:
        tu, tu, tu
        di vero- e più vero- giorno dopo giorno
        scarnificato, o mio Più tardi
        delle Rose-:

        Quanto, o quanto
        mondo. Quanti
        sentieri.

        Stampella tu, ala. Noi- –

        Noi canteremo quella filastrocca infantile,
        tu la conosci, quella
        con gli uo, con i mini, con gli uomini, proprio quella
        con la sterpaglia e con
        quel paio d’occhi, quella distesa là come
        lacrima-e-
        lacrima.

 

*****

 

Kristall

Nicht an meinen Lippen suche deinen Mund,
nicht vorm Tor den Fremdling,
nicht im Aug die Träne.

Sieben Nächte höher wandert Rot zu Rot,
sieben Herzen tiefer pocht die Hand ans Tor,
sieben Rosen später rauscht der Brunnen.

 

    Cristallo

    Non cercare alle mie labbra la tua bocca,
    non davanti alla porta lo straniero,
    non dentro l’occhio la lacrima.

    Sette notti più in alto vaga il rosso al rosso,
    sette cuori più in basso batte la mano alla porta,
    sette rose più tardi mormora la fontana.

 

__________________________
(Paul Celan, …Rauscht der Brunnen,
da: Die Niemandsrose (La Rosa di Nessuno), 1963;
Kristall, da: Mohn und Gedächtnis
(Papavero e memoria), 1952.
Traduzioni di fm, 1984.
Dedicate a nc.)
__________________________

 

***

32 pensieri su “…Rauscht der Brunnen”

  1. Una lettura alta (“sette notti più alta”, verrebbe da scrivere) quella che Francesco Marotta dà dei versi di Celan, dei quali rende, senza arrendersi, non solo l’universo visionario, profetico (“noi canteremo”), ma anche la sonorità (“hörst du”) che zampilla e scava. Grazie.

  2. Caro Marotta, un “Cristallo” tradotto da Piero Bigongiari nel 1972, beneaugurando:

    “Ecco un Cristallo celaniano che ha riflessi di sangue nella trasparenza, riflessi che vanno dal purpureo scorrere della notte al roseo fluire di un’acqua mattutina, quasi sui sette bracci del candelabro di Mosè:

    Non alle mie labbra cerca la tua bocca,
    non davanti alla porta lo straniero,
    non nell’occhio la lacrima.

    Sette notti più alto erra il rosso verso il rosso,
    sette cuori più profondo batte la mano alla porta,
    sette rose più tardi sussurra la fontana”.

    Mario Ajazzi Mancini

  3. Scusate, ma non so per quale ineffabile ragione wordpress ha chiuso i commenti in questa pagina: probabilmente non gli piaceva la traduzione…

    Grazie a tutti per aver intonato il kinderlied celaniano.

    fm

      1. del resto, con le mie qualità di stratega, puoi dormire sonni tranquilli. però sarebbe bello, seguire l’incontro tra le due lingue (tua e sua) lungo un corpus più vasto…

  4. ho provato a proporre la traduzione della Niemandsrose e mi sono scontrato col vero scoglio di questo (e di ogni) tentativo: i diritti di Celan non sono disponibili … ergo, non restano che frammenti, talvolta splendidi (come in questi casi) e scritture.
    mam

  5. Mario, ormai le grandi case editrici (cioè: sempre una, sempre quella) stanno accaparrandosi i diritti su tutto ciò che la rete ha contribuito negli anni a far conoscere – e parlo, nella più parte dei casi, di autori di cui hanno sempre ignorato finanche l’esistenza. Vedrai che, prima o poi, ci faranno togliere anche le traduzioni e i testi di cui abbiamo riempito i blog.

    La libertà, l’estraneità alle leggi del mercato, la partecipazione disinteressata di arte e cultura e saperi senza fini di lucro fanno paura, sono esempi da emarginare e ridurre al silenzio, esperienze da “normalizzare” o da cancellare a tutti i costi.

    Non ti spiegheresti altrimenti il profluvio di blog legati a grandi e medie editrici a cui si assiste da un paio d’anni a questa parte.

    Ma la cosa davvero tragica, per quel che mi riguarda, è che questo atteggiamento viene sempre più imitato anche dai piccoli: molti non vedono l’ora di essere imbarcati, a pieno titolo, nelle intraprese che contano…

    Che miseria, che pena.

    fm

  6. Straziante, intensisima traduzione, Francesco.

    Un Celan finalmente del tutto “impastato” dentro la lingua poetica italiana.

    Grazie, per questo.

    Marco

  7. A proposito della triste e misera situazione dell’editoria di noialtri, vorrei lasciare l’ultima parola a Celan:

    Leggi – là, negli occhi sviati:

    le orbite del sole, del cuore, la bellezza
    sibilante del per niente. Le morti,
    tutto quello che vi nasce. La catena
    delle generazioni che giace sepolta
    qui e qui ancora sospesa, nell’etere,
    bordando fondi senza fondo.
    La scrittura di tutti i visi dove
    s’è insinuato il frullo di una sabbia
    di parole – piccole eternità,
    sillabe.

    Tutto
    prese il volo, persino
    il più pesante, niente
    tratteneva.

  8. Un Celan così vibrante non mi era ancora capitato di leggerlo. E’ questo che conta per noi,vero? La bellezza in sé, la poesia in sé e l’amore anche doloroso per lei . Anch’io aspetto una versione di tutto Celan fatta dal Nostro grande Francesco. Tra noi, vogliamo essere ottimisti, malgré tout. Lucetta

  9. Grazie, Lucetta.
    Per il “tutto-Celan” è troppo tardi, ci vorrebbe una vita che non ho (più).

    Ad ogni modo, di tanto in tanto metto su qualche testo (sono rientrato in possesso di vecchi quaderni che mi erano stati “sottratti”).

    Ciao, buona serata.

    fm

  10. Caro Francesco, ho letto e riletto Celan, letto e riletto in lingua. Una mobile lingua come un’erratica pietra di inciampo. Che si possa trasporre questa lingua, questo “scandalon”, non sta a me dirlo. Sarà come una fatica di Sisifo. Sarà un Sisifo affaticato. Ma ne vale la “pena”. In questi casi siamo nani che portano giganti sulle spalle.

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