Decametron – La nuova poesia slovena

[FRANCESCO TOMADA]

Da poco è stata pubblicata dalla Società degli Scrittori Sloveni e dal Centro Sloveno P.E.N. “Decametron”, una interessante antologia bilingue che racchiude i testi di dieci autori e può fornire un primo sguardo sullo stato della poesia d’oltreconfine anche a chi non ha familiarità con la lingua originale. Gli autori selezionati non appaiono omogenei dal punto di vista anagrafico: alcuni di essi sono nati negli anni sessanta (Cvetka Bevc, Ivan Dobnik, Maja Vidmar, Cvetka Lipuš, Michele Obit), altri nei settanta (Primož Čučnik, Lucija Stupica, Jurij Hudolin, Miklavž Komelj), e uno, Andrej Hočevar, nel 1980. Inoltre due di essi, Cvetka Lipuš e Michele Obit, vivono rispettivamente in Carinzia ed in Friuli Venezia Giulia. Per quanto dunque tutti facciano parte delle generazioni medio-giovani, alcuni hanno iniziato la loro attività ai tempi della Jugoslavia, o almeno hanno vissuto quella realtà per un periodo piuttosto lungo, mentre per altri la formazione è legata quasi esclusivamente ad una situazione più simile a quella attuale. Forse per questo, oltre alle naturali peculiarità individuali, anche i canoni espressivi sono alquanto eterogenei, come risulta evidente anche dai testi proposti qui di seguito.
L’impressione ad uno sguardo esterno è che, dopo la caduta della stato jugoslavo, la poesia slovena abbia finalmente potuto riassaporare tutta la propria libertà espressiva, e che lo abbia inizialmente fatto in un modo multiforme e talora frantumato, con numerosi autori di valore ma all’interno di un quadro che in certi momenti, come sottolinea Miran Košuta nell’introduzione, “rende improbo qualsiasi tentativo di sintesi critica, di catalogazione storico-letteraria”. Al termine di una prima fase quasi di euforia, oggi invece sembra affacciarsi una nuova tendenza – comunque ricca di valore e vitalità – che consiste in una quasi naturale convergenza fra poeti che provengono da punti di partenza molto diversi. Tematiche comuni appaiono adesso una lucida analisi dell’io, delle difficoltà nella comunicazione, del distacco sempre più netto tra l’individuo e la struttura sociale. Non credo si possa parlare di disillusione, forse piuttosto di riflessione necessaria per metabolizzare i cambiamenti storici attraverso una crescita che sia prima di tutto personale, e solo in seguito comune. Non è una poesia politica, dunque, ma indirettamente assume un ruolo sociale forse più profondo e importante oggi che il quadro politico si è assestato da quasi vent’anni in una stabilità che non è più possibile definire nuova.
L’eterogeneità a cui prima si accennava, che può apparire un limite, è dunque anche una ricchezza dell’antologia e una testimonianza del grande fervore e dell’elevato livello qualitativo che la poesia slovena riesce oggi ad esprimere. Il lavoro offre quindi numerosi motivi di interesse, il cui merito va ascritto tanto al curatore Miran Košuta quanto ai traduttori Jolka Milič e Michele Obit, che da anni svolgono un ruolo davvero fondamentale nell’avvicinare due culture che le recenti vicende storiche avevano di fatto segregato in mondi vicini ma al tempo stesso nettamente divisi. (Francesco Tomada)

Testi

Cvetka Bevc

Blazina

To noč je v naju treščila jata gosi iz vesolja.
Ko sem prestrašeno presedla medenico,
so spustile svetlikajoči puh v mojo blazino.
Za njimi bežijo moji lasje, roke, obraz in drob.
Skupaj s tvojimi odtenki besed zdrsnejo v molčanje,
s katerim me kot troglavi ptič razpneš na pernato kolo.

Na hitro in drobno prasketajoče pokljaš s kostmi,
kakor da mi ves bahav odvzemaš voljnost za obisk
samotnih utrinkov s tvoje strani ljubečih prevar.
Ne piši po meni z gosjim peresom. Ne morem te brati,
če me boš položil na blazino šele na koncu sveta.

Zavrti pernato kolo hitreje od vsega poznanega,
in mi ne prisluškuj, ko bom kričala vate jezik gosi.
Saj si mi dovolil, da te skupaj s tabo zajezdim
kot pastirica krilatih živali. Ne lastim si tebe,
le tvoj brezum srkam kot obrzdanost občutij.
Tvojim poljubom odtegujem maternično gnezdo,
izgubljam ravnotežje v rodnosti prve ženske,
da me boš razigrano odklenil kot zadnji moški.

Prepevam ti, da postanem jesen, ko odhajajo ptice.
In ti me spreminjaš v pomlad, ko se vračaš vame.
Ustavi se, neskončna melodija nima odrešitve.
Ne moreva predolgo prelivati poparjenih ustnic.
Daj mi pravico, da dolgo izginjam z zvezdami.

Potem se bova ljubila, kot da sva sama na svetu.

Mogoče bo nekje daleč posedal kakšen gosji ptič
na polomljenem kolesu. Kolesu brez vrtenja. Brez osi.
Od tam se bom pognala. Ker si me tam odpoljubil.

In zdaj raztrgaj blazino, da me prekrije puhasti sneg.
In drži do konca moje padanje neskončno blago v rokah.

Il cuscino

Uno stormo d’oche, giunte dall’universo, stanotte è piombato su noi due.]
Quando spaventata ho spostato il bacino
han lasciato la sfavillante lanugine sul mio cuscino.
Scappano, dietro di loro, i capelli, le mani, il volto e il ventre.
Assieme alle tue parole sfumate scivolano nel silenzio
con il quale, come un uccello tricipite, mi distendi sulla ruota piumata.]

Velocemente, e raschiando debolmente, crepitano le tue ossa
come se, spavaldo, volessi togliermi la docilità per la visita
dei bagliori isolati dai tuoi inganni amorosi.
Non scrivere su di me con la penna d’oca. Non posso leggerti
se mi appoggerai sul cuscino solo alla fine del mondo.

Fai girare la ruota piumata più veloce di quanto sia possibile
e non darmi ascolto quando ti griderò la lingua delle oche.
Hai permesso, d’altronde, che assieme a te potessi cavalcarti
come una guardiana d’animali alati. Non pretendo d’usurparti,
succhio solamente la tua follia come dominio delle sensazioni.
Ai tuoi baci sottraggo il nido uterino,
perdo l’equilibrio nella fertilità della prima donna
perché tu possa allegramente aprirmi come l’ultimo uomo.

Ti canto per diventare autunno, quando gli uccelli se ne vanno.
E tu mi trasformi in primavera, quando ritorni in me.
Fermati, l’infinita melodia non ha salvazione.
Non possiamo a lungo bagnarci le labbra scottate.
Dammi il diritto di scomparire per la vita con le stelle.

Poi ci ameremo, come se fossimo soli al mondo.

Forse lontano, da qualche parte, un’oca starà seduta
su una ruota spezzata. Una ruota che non gira. Senza l’asse.
Da là mi lancerò. Perché è là che ho ricevuto il tuo bacio.

Ed ora strappa il cuscino, che mi ricopra la neve di piume.
E tieni fino in fondo il mio cadere infinitamente dolce nelle mani.

Ivan Dobnik

Dva kraja

Nekdo, ki je v daljnem kraju,
odpira tvoje telo.
Nekdo, ki je v tvojem kraju,
tvojo kožo z očmi vetra
jemlje s seboj na skrivne poti.
Nekdo, ki je v daljnem kraju,
s tujim jezikom
odpira tvoje cvetove,
nekdo, ki je v tvojem kraju,
te išče v gozdovih,
kjer nimfe slasti spokojnost poletij
med trave nesó. V vrtovih mest se noči.
Vse tišje se zdi. Ko prideš nazaj,
je tam, zanesljivo, ljubimec dreves
in tvojih korakov, s poljubi,
ki zdravijo rane, z dlanmi,
ki te božajo, da mesec diši
kot krošnje cvetov divjih jablan,
in nisi sama, in ne boš sama,
tu je nepotopljiva obala,
tu je varno zavetje za radost,
tu je sen, ki je kri in telo dihanja,
da se ptica spočije, nebo umije.
V tvojem kraju utripa njegova duša.
Z nikomer ne govori,
tebe želi, z vetrom spi,
mokre so njegove oči,
nad pokrajino par grlic leti,
kjer si ti, se glasba rodi,
srebrno morje šumi,
v breztežne valove
pesem drsi, drhti,
ker te ni. Nekdo
v tvojem kraju
te sanja
s tvojimi očmi.

Due luoghi

Qualcuno che è in un luogo lontano
sta schiudendo il tuo corpo.
Qualcuno che è nel tuo luogo,
con gli occhi del vento ti toglie
la pelle e se la porta via per vie segrete.
Qualcuno che è in un luogo lontano
con una lingua straniera
schiude le tue corolle,
qualcuno che è nel tuo luogo
ti cerca nei boschi, dove le ninfe
della voluttà recano la serenità delle
estati tra le erbe. Nei giardini delle città
annotta. Il silenzio aumenta. Quando torni,
lì certamente ci sarà l’amante degli alberi
e dei tuoi passi, coi baci
che guariscono le ferite, con le mani
che ti accarezzano rendendo la luna fragrante
come le chiome dei mondi dei meli selvatici,
e non sei sola, e non sarai sola,
qui c’è una spiaggia inaffondabile,
qui c’è un rifugio sicuro per la gioia,
qui c’è il sogno che è il sangue e il corpo del respiro,
affinché l’uccello si riposi e il cielo si lavi.
Nel tuo luogo palpita la sua anima.
Non parla con nessuno,
desidera te, dorme con il vento,
liquidi sono i suoi occhi,
sopra il paesaggio volano due tortore,
dove sei tu nasce la musica,
sussurra il mare d’argento,
nelle onde prive di gravità
scivola il canto, trepida
perché non ci sei. Qualcuno
nel tuo luogo
ti sogna
con i tuoi occhi.

Maja Vidmar

Način vezave

Predno pogine,
iz moje bele
sredine
prileze modras.
Na robu steklovine
izcedi
belo kri in bele sline
in po nareku
svoje nosoroge glave
zveže tekočine
v stekli čas.
Vse je le način
vezave.

Modo di connessione

Prima di morire,
dal mio bianco
centro
sbuca una vipera.
Su un lembo di vetro
secerne
il bianco sangue e le bianche bave
e secondo i suggerimenti
della sua testa di rinoceronte
unisce i liquidi
al tempo fluente.
Tutto è solo un modo
di connessione.

Cvetka Lipuš

Vaja z gorečim obročem

V.

November osvaja ped za pedjo. Za njim
sled srena, pred njim umikajoča se jesen.
Vse beži, vse se spravlja na varno sredi
rjavkasto rumenega dneva, obrobljenega
z roso in meglo. Veverica smuka po
zadnjih opravkih. Lastovke, že zdavnaj
popihale. Drozgi, ščinkavci, pogorelčki
odnesli pete, ko jih je oblizal hlad. Samo
škorci se še zbirajo v plamenasti aleji,
da rdeči javorji oživijo v pikapolonice,
ki, stoječe na eni nogi, uravnovešajo
hrumečo krošnjo. Kakšen nemir, kakšen
trušč, a sredi živžava v tebi zaprhuta:
hitro, z obema rokama zagrabiš srce
selivsko in mu pristrižeš krila.

Esercizio con un cerchio di fuoco

V.

Novembre seduce palmo a palmo. Dietro a sé
una traccia di neve crostosa, davanti l’autunno che si ritira.
Tutto fugge, tutto si rifugia al sicuro a metà
di un giorno giallo-marrone, ornato
di nebbia e rugiada. Lo scoiattolo salta per
le ultime sue faccende. Le rondini da tempo
se la sono svignata. I tordi, i fringuelli, i codirossi
se la son battuta, appena il freddo li ha sfiorati. Solo
gli stornelli si raccolgono ancora nel viale fiammeggiante,
perché i rossi aceri prendano vita come coccinelle
che, su una zampa sola, tengono in equilibrio
la strepitante chioma. Che agitazione, che
fragore, ma nel mezzo del cinguettio dentro di te un frullo:
veloce, con entrambe le mani afferri il cuore
migrante e gli spunti le ali.

Miha Obit

Sadà …

Sadà, ki berem od tvojega očeta se vprašam
ki z adne ežerčite je vidu muoj
an predvsem pruot kerimi se je boriu:
sam ga vidu samuo zgubit an parst v fonderiji.

Pa je šu, ku de bi biu an sudat
v svoji osebni trinčeji mikrovalovnih
peči an lepuo popieglanih srajc.
Kar nas je zapustu, sam pomislu,

de je biu tuole naredu že puno cajta priet.
Imam rieko, ki teče pred mano
buj hitro, ku kar sam mislu – an s sabo
nese vse – an tele parve majske zore.

Ora…

Ora che leggo di tuo padre mi chiedo
quali eserciti abbia visto il mio
e soprattutto quali abbia combattuto:
l’ho visto solo perdere un dito in fonderia.

Eppure se ne è andato da soldato
nella sua trincea personale di forni
a microonde e camicie ben stirate.
Quando ci ha lasciati ho pensato

che l’aveva fatto già molto tempo prima.
Ho un fiume che scorre davanti a me
più veloce di quanto pensassi – e con sé
porta via tutto – anche queste prime aurore di maggio.

Primož Čučnik

V tem primeru

sem prepričan, da moraš povsem
zaupati domišljiji in stezicam,
ki jih na brezpotjih ubere jezik.
On bi lahko vedel – vsekakor
pametnejši od nas, mogoče edina opora.
Ko greš skozi puščavo, rabiš vodo
in rezervne dele za motor džipa.
Vzemi torej vse, kar je v tem slovarju
in tudi česar ni. Lahko ti pride prav.
Tudi pozneje, tudi ko te ne bo več –
prividi utrinkov nad sipinami
in zvezde bodo sijale.

In questo caso

sono convinto tu debba fidarti completamente
dell’immaginazione e dei piccoli sentieri,
che la lingua prende nelle zone impervie.
Essa potrebbe sapere – di certo
più assennata di noi, forse l’unico sostegno.
Quando attraversi il deserto hai bisogno di acqua
e di pezzi di ricambio per il motore della jeep.
Prendi allora tutto quanto c’è in questo dizionario
e anche quanto non c’è. Potrebbe servirti.
Anche più in là nel tempo, quando non ci sarai più –
i miraggi di bagliori sulle dune
e le stelle splenderanno.

Lucija Stupica

Nič o ljubezni

Kako to razumem?
Da brcam v meglo,
a se dotikam.
Vem, nekaj je, nečesa ni.
Pa vendar je lastovka,
vrača se vsakič znova
in se vsakič znova skozi kopreno
obrača k svojim prisluškovalcem.
Ker je James Tate Finec,
sem lahko Španka s predrobno
nogo in drhtečim krilom.
In ob vsem tem še nisem nič
rekla o ljubezni.

Niente sull’amore

Come lo spiego?
Che tiro calci alla nebbia,
ma sfioro qualcosa.
Lo so, qualcosa c’è e non c’è.
E comunque è una rondine,
fa ritorno di nuovo e ancora
ed ogni volta di nuovo attraverso il velo
si volge a chi sta in suo ascolto.
Se James Tate è finlandese,
io posso essere spagnola con una gamba
troppo esile e la gonna tremolante.
E in mezzo a tutto questo non ho ancora
detto niente sull’amore.

Jurij Hudolin

Hotel Ideal

Leživa v macesnovi postelji
hotela Ideal, jaz jadrnica,
ti morje, ki tonem vanj.

Tako se to godi: sosedje ne
čutijo pulza in slišnega molka noči,
živijo v hišicah iz kart,
živijo in posnemajo drug drugega, kot
psi svojega gospodarja,
klecajo naphani s koktejlom tablet
in nož se jim vsak dan zabada
globlje v spomin.

Ne, to ni erotična pesem,
jadrnica pod gladino v morju,
vso dolgo noč, ves beli dan.
V hotelu Ideal se sliši otroški jok.

Hotel Ideal

Eccoci distesi sul letto di larice
Dell’hotel Ideal, io veliero,
tu mare nel quale sprofondo.

Questo accade: che i vicini
non sentono il polso ed il silenzio percettibile della notte,
vivono in casette di carte,
vivono e imitano l’un l’altro, come
i cani il proprio padrone,
barcollano sfatti da cocktail di pastiglie
ed il coltello si ficca loro ogni giorno
di più nella memoria.

No, questa non è una poesia erotica,
un veliero sotto la superficie del mare
per tutta la lunga notte, tutto il bianco giorno.
Nell’hotel Ideal si sente il pianto di un bambino.

Miklavž Komelj
IV.

(v kitajski pisavi)

V neobvladljivosti stvari
ni nobene skrivnosti. Skrivnost
je še naprej v tem,
kako jih narediti
obvladljive.

Neka past? Neka življenjska nujnost?
Ravna črta, ki povezuje
katerikoli dve točki v dani ravnini,
se nadaljuje kot črta,
ki prereže ravnino na dvoje.

V kitajski pisavi se znak
Usta,
če ga razpolovimo
z vodoravno črto,
spremeni v znak

Sonce.

IV.

(nella scrittura cinese)

Nelle cose incontrollabili
non c’è alcun mistero. Il mistero
continua a risiedere nel
come farle
controllabili.

Una qualche trappola? Un’urgenza vitale?
La linea diritta che unisce
due punti qualsiasi in un dato piano
prosegue come linea
che taglia il piano in due.

Nella scrittura cinese il segno
Bocca,
se lo dividiamo a metà
con una linea orizzontale,
diventa il segno

Sole.

Andrej Hočevar

Dišim

Utrujen sem, a svež. Dišim.
Dišim po vsem, kar je danes

name odložilo življenje.
Sledov, ki jih puščava

v prostoru med nama
ne spere niti dež; tam živim.

Besede v meni so napete in
zložene kot pokošena trava.

Če kaj naredim, potem zato,
da bi šel predaleč in ostal

predolgo. A navsezadnje dan
tudi v brezdelju prej ali slej

mine.

Odoro

Sono stanco, eppure in forma. Odoro.
Porto l’odore di tutto ciò che oggi la vita

ha depositato su di me.
Le tracce che lasciamo

nello spazio tra noi due
non le lava neanche la pioggia; là io vivo.

In me le parole, tese, stanno
raccolte in un fascio come erba falciata.

Qualsiasi cosa intraprenda, è per
andare troppo lontano e restare

troppo a lungo. Ma alla fine una giornata,
anche passata nell’ozio, prima o poi

svanisce.

***

Annunci

26 pensieri riguardo “Decametron – La nuova poesia slovena”

  1. Molto interessante. Dove posso procurarmela? Io ultimamente leggo e recensisco quasi solo poeti stranieri. Con le dovute eccezioni ed eccellenze fatico a trovare in tanta poesia italiana contemporanea quella “freschezza”, quell’ispirazione e quella forza che molti poeti italiani paiono aver perso da decenni. Non voglio certo generalizzare e fare di tutta l’erba un fascio. Fai bene Francesco a proporre simili post e grazie anche a Francesco Tomanda.

    Un caro saluto

  2. E ovviamente grazie a fm.
    Vedo che il commento precedente è in attesa di moderazione. E’ per via degli indirizzi? (comunque sono scritti sul libro).

    francesco t.

  3. Grazie Francesco T. Ho guardato il sito ma è tutto in sloveno e non ci ho capito nulla. Ma se gli scrivo l’email in italiano o inglese è possibile?

    Un caro saluto

    P.S. Certo che ci sono le dovute eccezioni, eccome. Ne riparleremo.

  4. A Luca Ariano: In Slovenia anche chi asfalta strade parla inglese meglio di uno di Oxford! Scherzo… ma non troppo. Se li conosci, capirai che noi italiani siamo molto molto più provinciali degli sloveni, orgogliosi custodi delle loro tradizioni ma, da sempre, con gli occhi puntati verso dove il nuovo germina… Pensa che molti gruppi d’avanguardia di tutto il mondo saltano nelle loro tournée l’Italia ma invece si esibiscono in Slovenia.

  5. Non conosco nessuno sloveno. Proverò a scrivergli in inglese. Non mi stupisce, l’Italia è in declino ormai tra troppi anni e anche se fossi un’artista stranieri preferirei esibirmi in Slovenia che in Italia. Tira un vento da queste parti…

    Un caro saluto e grazie Ivan!

    P.S. Se provo in spagnolo o francese? Lingue per parla e scrive la mia compagna…

  6. Mi associo a chi dice che noi, in Italia, siamo molto più provinciali degli sloveni, ma anche degli eritrei, aggiungererei. Pare che gli eritrei colti, e non sono pochi, parlino almeno cinque lingue, ma forse questi sono solo i vataggi della colonizzazione! E noi, in Italia, da chi siamo colonizzati? Dai media…beh allora non possiamo lamentarci della spersonalizzazione in atto.
    Beato chi resiste! Scusate è solo uno sfogo mattutino. Neanche io vorrei generalizzare…

    “Dammi il diritto di scomparire per la vita con le stelle”

    E’ un verso magnifico! che illuminerà il mio giorno.

    Grazie Francesco!

    Rosaria

  7. Una bellissima proposta. In un giorno in cui vien voglia di tirar calci alla nebbia, queste poesie aiutano :)
    Grazie a Francesco e a Francesco
    Un caro saluto
    stefania c.

  8. “Nelle cose incontrollabili non c’è alcun mistero”. Che finalmente un poeta dica la verità: che il mistero è nel controllo della materia, nella razionalità illuminata dei pazzi che fanno poesia. L’inconscio è un mare collettivo, ma la nostra-nostra onda, no. Grazie e ciao, Marco

  9. molto bene anche considerando che mancano altri nomi già noti (e anagraficamente compatibili) tipo barbara korun o taja kramberger, e poi vania strle, babacic e semolic.

    insomma la poesia slovena ha molto da insegnarci: grande rispetto reciproco, dialogo con l’estero e festival che spaccano. ma è così che si raccolgono i frutti. ciao a tutti. matteo

  10. Si fa quel che si può, Matteo. Sai meglio di me, comunque, che in Italia “rispetto reciproco” e “dialogo” sono due autentiche chimere. Basta guardare cosa stanno diventando blog, letterari e non, nati con l’intenzione di favorire e far crescere una rete di saperi e contenuti alternativa al “sistema”: tanti inutili, sterili circolini autoreferenziali (su base generazionale, regionale, di indirizzo poetico, etc. etc.) privi di capacità di proposta e di futuro.

    Un saluto a tutti.

    fm

  11. A Matteo e a tutti gli altri: è vero, mancano nomi già noti e altri meno noti ma ugualmente bravi, è il pregio e il limite di un’operazione come questa.
    Fra un po’ dovrebbe uscire una nuova antologia molto ben costruita (ma non dico di più per rispetto di chi la cura) con un’ampia e valida selezione. Fra di essi non ci saranno però alcuni autori che già erano presenti nel primo lavoro antologico di traduzione, curato una decina di anni fa da Michele Obit (e chi, se no?). Se ricodo bene deve essere il caso di Kranberger e Semolic, tra gli altri.
    Credo che se scrivete alla casa editrice in inglese o italiano non ci sia nessun problema.

    Francesco t.

  12. E ovviamente grazie dei saluti. Merito va a Francesco Marotta che ci ospita, e a Michele Obit, Jolka Milic e Miran Kosuta. DI Michele e Jolka non sottolineeremo mai abbastanza ciò che fanno.
    ft

  13. Grazie a Rebstein per questi continui aggiornamenti/sconfinamenti necessari! E Bravo Francesco Tomada per questa meritoria segnalazione. Un abbraccio a tutti: (con Crico:) che cadano i confini!

  14. Anch’io molto interessata a questa antologia (di solito non amo le antologie) ma questa mi sembra proporre davvero voci che vale il piacere approfondire;
    in particolare, come marco ercolani colpita da “IV (nella scrittura cinese)”
    di Miklavž Komelj che è una fra le poesie più interessanti fra quelle che ho letto negli ultimi tempi.
    Piaciuta molto anche “Modo di connessione” che, con quella vipera, il tempo fluente ecc,, mi porta all’uroboro (declinato in forma contemporanea).

    Grazie perciò a tutti per l’opportunità di lettura.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...