Poeti Greci Contemporanei (IV)

Δήμητρα Χ. Χριστοδούλου

Demetre Christodoùlu
Δήμητρα Χ. Χριστοδούλου

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La poesia greca contemporanea che forse più si distingue per forza, linguaggio e coraggio è di genere femminile. Molti conoscono i nomi di Kikì Dimoulà e Katerina Anghelàki-Rouk che, da sole, basterebbero a riempire un intero secolo. Molte altre sono le poetesse che è necessario, almeno per noi, scoprire. Demetra Christodoùlou è una di queste. Leggendola mi viene in mente un altro poeta: Drummond de Andrade e il suo “Congresso internazionale della paura”. La paura e, peggio, il terrore, e le sue conseguenze, sono, mi pare, l’architettura della poesia della Chistodoùlou, almeno dell’ultima produzione.

È semplice: Il terrore non ti fa morire.
Il terrore ti fa solo rinascere.

Dai versi emergono, anzi riemergono, i frammenti di un mondo frammentato dalla paura. I versi stessi sono un elemento di frammentazione: tutto, e tutti, cercano una ricomposizione. Se la forza della lingua sta nel decodificare quello che ci sta intorno, e dentro, è qui che sta il coraggio della Christodoùlou: una ricostruzione di tutto, e tutti, attraverso il linguaggio. Purtroppo non posso proporre un’intera sua raccolta ma, facendolo, salterebbe agli occhi chiaramente questa funzione di cura della sua poesia. Dalla paura del caos, gli uomini stanno, disfacendosi:

Uomo sensato pur senza se stesso?
Ai giorni nostri vedremo anche questo.
Togliersi la giacca e lanciarla in aria,
svuotarsi le tasche in mezzo alla strada
ed evaporare nel giro di pochi secondi
come fosse tutto d’inchiostro volatile.

Oppure cercano una forma stabile, che può rappresentare la sicurezza, che può essere una giustificazione del nostro andare e venire nella vita, senza, alla fine, capirci niente:

Se l’acqua trema alla fonte,
l’urlo che ha sete non ascolta.
Qualcuno è corso a portargli da bere
perché il suo pensiero abbia senso.

Non mi piace usare la parola moderno, perché oggi non ha più nessun significato: tutto è moderno, visto che ci viviamo in mezzo. La poesia di oggi non è moderna, per esempio, perché era più moderna settanta anni fa. Oggi, generalmente, la poesia tende a tornare a una forma più interpretabile, a un tono banalmente colloquiale, perché così si spera di restituire una forma a ciò che una forma non l’ha più:

È così che tutto può terminare.
E noi rimanere là dove siamo sempre stati:
stupidi dolcemente sbigottiti
dentro il Caos.

La Christodoùlou, invece, utilizza un sentimento moderno perché attuale di coscienza di ciò che siamo, e lo trasferisce di fatto sulla pagina. Per quanto moderno, oggi, possa significare anche e soprattutto informità. Deformità. Così, questa poetessa, registra la causa del nostro caos, noi stessi, e ce la serve, nuda e cruda.

Nata a Patrasso nel ’53, studia legge e filologia all’università, vive ad Atene, dove è insegnante nelle scuole medie. Pubblica la prima raccolta di poesie nel 1974; ad oggi sono undici. Nel 2007 vince il Premio Nazionale di Poesia.

Massimiliano Damaggio

Demetre Christodoùlu
Antologia poetica
Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

από “Ο τρόμος ως απλή μηχανή”, 2012
da “Il terrore come semplice motore”, 2012

Η απλότητα του τρόμου

Είναι απλό: Δεν σε πεθαίνει ο τρόμος.
Ο τρόμος μόνο σε ξεγεννάει.
Βγάζει το φίδι απ’ την κοιλιά σου.
Ο μαιευτήρας σού χαμογελά,
που ζεις μια τέτοια αιθέρια νύχτα
Είναι απλό: Ο τρόμος δεν σε ταπεινώνει.
Σε αίρει στο ύψος των περιστάσεων.
Απλώς πατάς πάνω στον εαυτό σου.
Ο τρόμος δεν επείγεται. Σε περιμένει.
Μπορείς, σκεπτόμενος, να διαφύγεις.
Απλώς δεν μπορείς να σκεφτείς.
Στον τρόμο ένα κι ένα κάνουν δύο.
Απλώς δεν βρίσκεις το πρώτο και το δεύτερο:
τη στιγμή αυτή ο ένας σε ψάχνει
κι ο δεύτερος του φανερώνει τη θέση σου.
Ο τρόμος προνοεί. Είναι ψύχραιμος.
Εξάλλου ξέρετε κι οι δυο τι θα αξιώσει.
Πίνει ακόμη μια γουλιά απ’ τον καφέ του
κι απλώς σηκώνει τα μάτια του πάνω σου.
Είναι απλό: Η φωνή του αέρα,
οι ψίθυροι οι σοφοί των ερειπίων,
το κουρέλι από την υγρασία που απομένει
σε κάποια σκιερή γωνιά του πυρετού,
όλα γλιστράνε μέσα στο φρεάτιο.
Ο ήλιος βάζει το δάχτυλό του στο τζάμι
και κάνεις τη βουτιά. Αυτό ήταν. Θα δεις τώρα
Σε όλη την απλότητά του τον τρόμο.

La semplicità del terrore

È semplice: Il terrore non ti fa morire.
Il terrore ti fa solo rinascere.
Ti estrae il serpente dal ventre.
L’ostetrico ti sorride, perché
vivi una tanto eterea notte.
È semplice: Il terrore non ti umilia.
T’innalza all’altezza delle circostanze.
Semplicemente, cammini sopra te stesso.
Il terrore non ha urgenza. Ti aspetta.
Puoi, pensandoci, sfuggire.
Semplicemente, non puoi pensare.
Nel terrore uno e uno fanno due.
Semplicemente, non trovi il primo e il secondo:
in questo momento l’uno ti cerca
e il secondo gli mostra dove ti trovi.
Il terrore provvede. Ha sangue freddo.
D’altronde sapete entrambi cosa concederà.
Si beve un altro sorso di caffè
e semplicemente alza gli occhi su di te.
È semplice: La voce del vento,
i sussurri saggi delle rovine,
lo straccio d’umidità che rimane
in qualche angolo d’ombra della febbre,
tutto scivola dentro il tombino.
Il sole poggia il dito sopra il vetro
e trasali. Era questo. Ora vedrai
in tutta la sua semplicità, il terrore.

*

Εμπράκτως

Αν ο χρόνος μου είναι η σκέψη,
ο τόπος μου είναι το νόημα.
τα μέσα μου είναι τα φτερά
και ασαφής ο σκοπός μου.

Αν ο σκοπός είναι ο χρόνος μου,
η σκέψη μου είναι τα φτερά.
Το νόημα είναι τα μέσα μου
και ακαθόριστος ο τόπος.

Αν τρέμει το νερό στην πηγή του,
το κλάμα εκείνου που διψά δεν ακούγεται.
Κάποιος πέταξε και του ‘φερε να πιει,
για να ‘χει η σκέψη του νόημα.

Tangibile

Se il mio tempo è il pensiero,
il luogo mio è il senso.
Il mio dentro solo le ali
e incerto il mio scopo.

Se lo scopo è il mio tempo,
il mio pensiero solo le ali.
Il senso è il mio dentro
e indeterminato il luogo.

Se l’acqua trema alla fonte,
l’urlo che ha sete non ascolta.
Qualcuno è corso a portargli da bere
perché il suo pensiero abbia senso.

από “Λιμός”, 2007
da “Carestia”, 2007

Εκδοχή

Συνετός άνθρωπος και να ‘ναι εκτός εαυτού;
Μέρες που είναι, θα το δούμε κι αυτό.
Να βγάζει και να πετά το σακάκι του,
ν’ αδειάζει μες στο δρόμο τις τσέπες
και να εξατμίζεται εντός δευτερολέπτων
σα να ήταν όλος από πτητική μελάνη.

Κι αυτό θα το δούμε κι άλλα.
Τη βροχή να μένει ακίνητη πάνω απ’ τη χώρα,
τα υδάτινα καρφιά της μετέωρα
πάνω από το βρυχηθμό της πνοής μας.

Τα κρύα προβατάκια των άστρων
να βόσκουνε μια τέτοια βροχή
και ο μονόφθαλμος ο παρατηρητής των πάντων
να κλείνει πια το τερατώδες του βλέφαρο.

Έτσι μπορεί να τελειώσουν όλα.
Και ν’ απομείνουμε εκεί που ήμασταν πάντα:
βλάκες γλυκά αποσβολωμένοι
μες στο Χάος.

Interpretazione

Un uomo assennato anche se fuori di sé?
Ai giorni nostri vedremo anche questo.
Togliersi la giacca e lanciarla in aria,
svuotarsi le tasche in mezzo alla strada
ed evaporare nel giro di pochi secondi
come fosse tutto d’inchiostro volatile.

Anche questo vederemo e altro.
La pioggia restare immobile sopra il paese,
i suoi chiodi liquidi sospesi
sopra il ruggito del nostro alito.

Le fredde pecorelle delle stelle
pascoleranno questo tipo di pioggia
e il monocolo osservatore del tutto
chiudere la sua palpebra enorme.

È così che tutto può terminare.
E noi rimanere là dove siamo sempre stati:
stupidi dolcemente sbigottiti
dentro il Caos.

*

Η μετάφραση

Τους στίχους που δεν έθρεψε η αγρύπνια μου,
τους ατυχείς ή τους ουδέποτε γεννηθέντες,
θα τους φορέσω απόψε έναν-έναν,
πουκάμισο, πουλόβερ και παλτό,
και θα βγω έξω, να ψαρεύω το φεγγάρι.
Με τέτοιο κρύο και να φιλοξενούνε οι καλαμιές
ένα αηδόνι!
Οι λάμες της αστροφεγγιάς δεν το σκοτώνουν
μα λέει, θεέ μου, κάτι τραγούδια στη γλώσσα του
που όλο μου το σώμα μεταφράζει
τρέμοντας κάτω απ’ τα βαριά μου ρούχα.

La traduzione

I versi che la mia insonnia non ha nutrito,
quelli infelici o quelli mai non nati,
li indosserò questa sera uno a uno,
camicia, maglione e paltò,
e uscirò, a pescare la luna.
Con questo freddo i canneti daranno riparo
a una rondine!
Le lame dei raggi di luna non la uccidono
ma canta, dio mio, certe canzoni nella sua lingua
che il mio corpo tutto traduce
tremando al di sotto dei vestiti pesanti.

aπό “Ελάχιστα πριν”, 2005
da “Un minimo prima”, 2005

Εγκατάσταση

Εδώ είμαι, στο σπιτάκι του σκύλου.
Τρώω χώμα, πίνω φόβο,
καμιά φορά κοιτάζω τ’ άστρα.
Ποτέ δεν έχασα το σεβασμό μου προς αυτά.
Κι αν τα γαυγίζω, δεν μου μένει πλέον
άλλος τρόπος να γράψω στίχους

Sistemazione

Qui sto, nella casetta del cane.
Mangio terra, bevo paura,
qualche volta guardo le stelle.
Non gli ho mai perduto il rispetto.
E se gli abbaio, non mi rimane
altro modo per scrivere versi.

*

Από μηχανής θεός

Ήρθε η ώρα των τρυφερών αποφάσεων:
να κόψουμε τις φλέβες μας;
Να πιουμε ένα ποτό με την παρέα;
Θα μπορούσαμε και να τα σπάσουμε όλα,
πιάτα, ποτήρια, ανθοδοχεία…
Θα μπορούσαμε να κάνουμε ένα μπάνιο
με άλατα σκορπιού και κρύας λάβας.
Κλειστή η μύτη, μέσα τα κεφάλια.
Θα μπορούσαμε και ν’ αρπάξουμε το φεγγάρι
να το γεμίσουμε φιλιά,
που έλειπε καιρό και ξαναπέρασε
κι έχει κουράγιο να κοιτά προς το σπίτι μας.

Deus ex machina

È l’ora delle tenere decisioni:
di tagliarsi le vene?
Di bere una cosa con gli amici?
Potremmo anche spaccare tutto,
piatti, bicchieri, vasi…
Potremmo fare un bagno
con sali di scorpione e lava fredda.
Il naso chiuso, dentro le teste.
Potremmo afferrare la luna
e riempirla di baci,
ché mancava da tempo ed è ripassata
e con coraggio guarda verso casa nostra.

Poeti Greci Contemporanei (IV)

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***

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1 commento su “Poeti Greci Contemporanei (IV)”

  1. Ho sempre sostenuto che la poesia può scomporre e ricomporre i sistemi fragilissimi e contraddittori della storia restituendole il valore sociale dell’identità umana.Questo accade passando da ogni intercapedine e da ogni carenza delle nostre esperienze (A. Hauser – ‘Storia sociale dell’arte’, 1987). Si tratta di una proiezione o di una realtà negata? I monologhi filosofici, le richieste insolute, le paure e i travagli distinguono il ‘vero’ poeta che coabita più mondi e li commemora, nei suoi versi, con necessaria saggezza delineando parallelismi tra le condizioni marginali e quelle alternative…
    Grazie per questa lettura, oggi, mattino di mezza estate!
    Saluto tutti e buon ferragosto!
    Rita Pacilio

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