Archivio per la categoria ‘franco arminio’

Stato in luogo

aprile 19, 2012

Franco Arminio

Il tuo respiro misuralo a millenni.
vai con la foglia che spuntò
per prima sulla terra.
vai con gli uccelli che videro
un cielo che non è questo.
soffia sull’ultimo granello
del mondo.
il tuo paese è questa immensità.

(continua…)

Barbagianni, merendine, terzi piani

gennaio 9, 2012

Livio Borriello

“Questo per dire che io vorrei che la letteratura fosse qualcosa del genere, il grido del barbagianni che ha catturato il topo, l’ascia kafkiana che rompe il mare di ghiaccio, l’incendio che getta bagliori nell’oscurità.”

 

 

Barbagianni, merendine, terzi piani.
Considerazioni sparse su Terracarne di Franco Arminio.

Quest’estate, dormendo con la finestra aperta in campagna, a un certo punto mi sono svegliato per l’urlo di un barbagianni (meravigliosa, angelica civetta bianca), così vicino che credevo fosse entrato nella stanza. Era un grido acuto, straziante, violento, un suono perturbante e irreale, che sembrava venisse da un’altra era. Credo fosse un grido di cattura, forse di qualche topo dei paraggi. In realtà l’era da cui proveniva era quella animale, in cui tutto è violento e estremo, era l’era in cui noi siamo stati animali. Poi abbiamo inventato questo curioso processo, la scrittura, attraverso cui riduciamo l’atto corporeo del parlare, del gridare, dell’ansare, del desiderare, a un’ordinata sequenza di gesti rattrappiti e misurati, silenziosi, immobili. (continua…)

Terracarne

novembre 21, 2011

Franco Arminio

“I libri spesso sono una sconfitta per chi li scrive. Chi pensa di aver aggiunto qualcosa è un illuso. I libri migliori non aggiungono nulla, solo in pochi casi miracolosi sottraggono qualcosa al mondo e il mondo più tardi se ne accorge.”

(continua…)

Oratorio bizantino

aprile 17, 2011

Franco Arminio

La paesologia, la disciplina che Arminio ha messo al mondo un po’ per gioco un po’ sul serio, è una «scienza arresa», non mira a vendere, ma a far capire, non è seduzione, ma un gesto di amore doloroso e insieme inaffondabile. In questo Oratorio bizantino, che raccoglie scritti che attraversano più di un decennio, s’incontrano all’improvviso delle descrizioni commoventi, ci s’imbatte nell’Irpinia d’Oriente, una terra alta e battuta dai venti, una vera e propria «Mecca dei venti», uno dei pochi luoghi nei quali può venire in mente l’idea di un Museo dell’aria. Ma questi venti, che prendono la rincorsa da altre terre alte e arrivano da lontano, sono anche e soprattutto un luogo dell’anima, sottolineano la distanza dell’altura dai riti fescenninici della costa, dall’opulenza volgare e rumorosa di un mare fatto non più da marinai e navigatori, ma dalle plebi estive notturne e accaldate, dai terremoti sonori scagliati nel buio a decine di miglia di distanza, testimonianza di quella perdita del rapporto con i luoghi che li rende una discarica dello stordimento, un fondale dove il rumore annega in un solo colpo la bellezza e la coscienza, «una fossa comune dello spirito». (continua…)

Cartoline di oscura grazia

dicembre 7, 2010

Domenico Scarpa
Franco Arminio

 

«Stavo giocando a biliardo. Poi la solita storia: fatelo bere, fatelo sedere. Qualcuno che ti tocca il polso, qualcuno che pronuncia continuamente il tuo nome». La solita storia è quella che tutti sappiamo ma nessuno di noi conosce. In Cartoline dai morti – il titolo del libro e questo primo campione basteranno a capire cos’è – Franco Arminio ce la fa vedere dall’altra parte, dalla prospettiva appunto della morte. Arminio, che si definisce «paesologo» ossia visitatore e curatore di piccole geografie malvive, si trova stavolta a essere lui stesso una destinazione; le cartoline che ha raccolto sono 128, la più lunga copre tredici righe, le più brevi un rigo solo, la misura media è sulle tre-cinque righe, due o tre frasi che gli bastano ad aprire uno spiraglio narrativo: «Mio marito mi ha gettata nel pozzo. Gli è venuta una furia, una forza che non gli avevo mai visto. Ho gridato mentre mi trascinava, ma non c’era nessuno, solo le rondini che facevano avanti e indietro per farsi il nido sotto il tetto della nostra casa».

(continua…)

Versetti della transumanza

aprile 3, 2010

Franco Arminio

non c’erano
tutte queste case
non c’erano cancelli,
l’erba cresceva
ovunque,
anche dentro di noi.
nel cielo
una mattina
una grande rondine,
le sue ali
come le corna
di una vacca
in volo.

 

 

Versetti della transumanza

si scendeva verso la pianura
e la pianura non veniva mai.
i monti partorivano altri monti.

(continua…)

Versetti degli emigranti

marzo 10, 2010

Franco Arminio

 

 

l’emigrante
per sua natura
è un pensatore.

 

 

versetti degli emigranti

nel 1901 michele fede partì per gli stati uniti
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1929 florindo fede partì per il brasile
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1947 agostino fede partì per la francia
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1960 salvatore fede partì per la svizzera
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
oggi al paese nessuno sa più cucire
e l’emigrazione dei sarti è finita.

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Franco Arminio nella lettura di Emanuele Trevi

dicembre 26, 2009

Franco Arminio, Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta, Bari, Laterza, 2009.

Poeta e prosatore tra i più intensi e originali del panorama letterario contemporaneo, Franco Arminio approfondisce, di libro in libro, una scienza di cui è il fondatore e il solitario cultore, da lui definita «paesologia». L’orizzonte è sempre lo stesso, l’Irpinia orientale, terra di confine afflitta da lunghissimi e gelidi inverni. Quanto alla «paesologia», bisogna dire che, pur non essendo né una sociologia né una specie di urbanistica, si tratta di una scienza molto più esatta di quello che il suo stesso inventore vorrebbe farci credere. E’ una malinconica anatomia delle evidenze quotidiane, e della loro ineluttabile ripetizione. E’ la registrazione di un eterno moto pendolare, dal turbamento alla rassegnazione e viceversa. Non a caso, in quest’ultimo libro, è la «cicuta» a definire l’essenza stessa della vita di paese: qualcosa di amaro e velenoso, certamente, ma anche da ingoiare fino all’ultima goccia. Degno complemento della paesologia è l’ipocondria, altra scienza che non ha segreti per lo scrittore, inesausto cronista della sua «quasi impossibilità di stare al mondo». L’efficacia e il fascino della prosa di Arminio si basano su un vincolo, non del tutto comprensibile sul piano razionale, tra l’individuo che osserva e il mondo che circonda. (continua…)

Nevica e ho le prove – di Franco Arminio

settembre 7, 2009

[FRANCO ARMINIO]

0010_GE’ in uscita per i tipi della Casa Editrice Laterza di Bari, nella collana Contromano, il nuovo libro di Franco Arminio, Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta. Lieto di poterne presentare qualche pagina in anteprima, ringrazio l’autore e l’editore per la cortesia.

 

A luglio i campi gialli delle stoppie,
il nero a settembre,
il verde stempiato e basso di novembre.
L’inverno a marzo finisce la prima volta
ma dovrà finire molte volte ancora
prima di finire veramente.
Il vento soffia ovunque sei,
il bianco della neve è ancora quello
del Cinquantasei.

(continua…)

I Quaderni di RebStein (VIII)

luglio 31, 2009

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Quaderni di RebStein
VIII, Luglio 2009

Franco ARMINIO

 

 

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Franco Arminio, Cimelio dei profili, 1985 – 2009
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Cimelio dei profili – di Franco Arminio

luglio 31, 2009

[FRANCO ARMINIO]

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Lei non rumorosa
bacia e tocca in modo terapeutico.
Veicolo della tenerezza
accenna raramente alle penurie
del sentimento.
La sua figura è dipinta ovunque
e con ogni prospettiva.

 

 

(continua…)

Cairano, festa del silenzio e della luce

giugno 19, 2009

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“dobbiamo tenere insieme
fabbriche nuove come quella del vento
a fabbriche antiche come quella del pane”

(continua…)

L’anguilla sull’autostrada – di Franco Arminio

marzo 9, 2009

[FRANCO ARMINIO]

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mi affanno a piantare lapidi
sui fogli. io scrivo
pure quando non ce n’è bisogno,
fino a tardi
fino a quando il cuore sembra
una corda sul punto di spezzarsi.
molte volte ho scritto in ginocchio
l’ultimo rigo, l’ultimo castigo.

 

(continua…)

Ogni attimo è un testamento – Franco ARMINIO

gennaio 25, 2009

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(Immagine fotografica di Giuseppe Tomelleri)

adesso ti chiedo
di guardarmi, di aprire la tua voce
di muoverla come si muove il vento

(continua…)

L’epoca che ha detto addio alla poesia (II) – di Franco ARMINIO

dicembre 10, 2008

[Qui la prima parte.]

              L’ESILIO DOMESTICO

     I poeti non hanno alcun ruolo sociale, ormai è un dato acquisito. Meno noto è l’esilio domestico di chi scrive. La poesia prima di essere emarginata dalle fanfare mediatiche è già fuori uso nel luogo in cui si produce, nella casa del poeta. Per il resto della famiglia colui che scrive è tollerato come si tollera un vizio. La famiglia è seduta sul divano a consumare il materiale pedopornografico costituito dalle varie zoccole che sguazzano ogni sera nella fogna del video. Le sudate carte non guadagnano mai il centro della scena domestica. Prima il poeta le spediva ad altri sventurati aspettando risposte che spesso non arrivavano. Adesso dimorano nel computer e da lì approdano al computer di altri sventurati, senza l’ingombro della carta, senza farsi vedere in giro.

(continua…)


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