Io non so cosa hai dato
cosa dai agli altri.
Io da te voglio il dolore
e la lingua.
Ci vuole il dolore e la lingua
perché la felicità non si estingua.
Archivio per la categoria ‘franco arminio’
L’amore rotto
marzo 30, 2013Contadini del sacro
giugno 1, 2012Non hanno detto o non ho sentito neppure un nome dei morti, conta solo il numero. E tutte le parole che dicono alla fine tengono lontano il dolore, il dolore del padre che aveva rimproverato il figlio perché non studia o perché si ritira tardi, il dolore di vedere un corpo tumefatto, dentro la tasca il telefonino intatto, la camicia bianca piena di polvere, il pantalone grigio con una macchia di sangue che pare un bicchiere, il dolore del funerale, il corpo dentro il legno, basta un corpo, uno solo che non parla più, mentre un diluvio di parole cade da ogni parte. Dopo il terremoto ci vuole un poco di silenzio o, se si vuole parlare, allora bisogna parlare dei morti. Forse vedere un corpo appena è tirato via da un capannone sarebbe uno squarcio alla retorica che nebulizza ormai ogni evento, ne fa un altro cartone da imballaggio per intrattenere i consumatori della notizia. (continua…)
Stato in luogo
aprile 19, 2012Il tuo respiro misuralo a millenni.
vai con la foglia che spuntò
per prima sulla terra.
vai con gli uccelli che videro
un cielo che non è questo.
soffia sull’ultimo granello
del mondo.
il tuo paese è questa immensità.
Terracarne
novembre 21, 2011“I libri spesso sono una sconfitta per chi li scrive. Chi pensa di aver aggiunto qualcosa è un illuso. I libri migliori non aggiungono nulla, solo in pochi casi miracolosi sottraggono qualcosa al mondo e il mondo più tardi se ne accorge.”
Oratorio bizantino
aprile 17, 2011La paesologia, la disciplina che Arminio ha messo al mondo un po’ per gioco un po’ sul serio, è una «scienza arresa», non mira a vendere, ma a far capire, non è seduzione, ma un gesto di amore doloroso e insieme inaffondabile. In questo Oratorio bizantino, che raccoglie scritti che attraversano più di un decennio, s’incontrano all’improvviso delle descrizioni commoventi, ci s’imbatte nell’Irpinia d’Oriente, una terra alta e battuta dai venti, una vera e propria «Mecca dei venti», uno dei pochi luoghi nei quali può venire in mente l’idea di un Museo dell’aria. Ma questi venti, che prendono la rincorsa da altre terre alte e arrivano da lontano, sono anche e soprattutto un luogo dell’anima, sottolineano la distanza dell’altura dai riti fescenninici della costa, dall’opulenza volgare e rumorosa di un mare fatto non più da marinai e navigatori, ma dalle plebi estive notturne e accaldate, dai terremoti sonori scagliati nel buio a decine di miglia di distanza, testimonianza di quella perdita del rapporto con i luoghi che li rende una discarica dello stordimento, un fondale dove il rumore annega in un solo colpo la bellezza e la coscienza, «una fossa comune dello spirito». (continua…)
Cartoline di oscura grazia
dicembre 7, 2010Domenico Scarpa
Franco Arminio
«Stavo giocando a biliardo. Poi la solita storia: fatelo bere, fatelo sedere. Qualcuno che ti tocca il polso, qualcuno che pronuncia continuamente il tuo nome». La solita storia è quella che tutti sappiamo ma nessuno di noi conosce. In Cartoline dai morti – il titolo del libro e questo primo campione basteranno a capire cos’è – Franco Arminio ce la fa vedere dall’altra parte, dalla prospettiva appunto della morte. Arminio, che si definisce «paesologo» ossia visitatore e curatore di piccole geografie malvive, si trova stavolta a essere lui stesso una destinazione; le cartoline che ha raccolto sono 128, la più lunga copre tredici righe, le più brevi un rigo solo, la misura media è sulle tre-cinque righe, due o tre frasi che gli bastano ad aprire uno spiraglio narrativo: «Mio marito mi ha gettata nel pozzo. Gli è venuta una furia, una forza che non gli avevo mai visto. Ho gridato mentre mi trascinava, ma non c’era nessuno, solo le rondini che facevano avanti e indietro per farsi il nido sotto il tetto della nostra casa».
Versetti della transumanza
aprile 3, 2010non c’erano
tutte queste case
non c’erano cancelli,
l’erba cresceva
ovunque,
anche dentro di noi.
nel cielo
una mattina
una grande rondine,
le sue ali
come le corna
di una vacca
in volo.
Versetti della transumanza
si scendeva verso la pianura
e la pianura non veniva mai.
i monti partorivano altri monti.
Versetti degli emigranti
marzo 10, 2010
l’emigrante
per sua natura
è un pensatore.
versetti degli emigranti
nel 1901 michele fede partì per gli stati uniti
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1929 florindo fede partì per il brasile
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1947 agostino fede partì per la francia
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1960 salvatore fede partì per la svizzera
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
oggi al paese nessuno sa più cucire
e l’emigrazione dei sarti è finita.
Franco Arminio nella lettura di Emanuele Trevi
dicembre 26, 2009Franco Arminio, Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta, Bari, Laterza, 2009.
Poeta e prosatore tra i più intensi e originali del panorama letterario contemporaneo, Franco Arminio approfondisce, di libro in libro, una scienza di cui è il fondatore e il solitario cultore, da lui definita «paesologia». L’orizzonte è sempre lo stesso, l’Irpinia orientale, terra di confine afflitta da lunghissimi e gelidi inverni. Quanto alla «paesologia», bisogna dire che, pur non essendo né una sociologia né una specie di urbanistica, si tratta di una scienza molto più esatta di quello che il suo stesso inventore vorrebbe farci credere. E’ una malinconica anatomia delle evidenze quotidiane, e della loro ineluttabile ripetizione. E’ la registrazione di un eterno moto pendolare, dal turbamento alla rassegnazione e viceversa. Non a caso, in quest’ultimo libro, è la «cicuta» a definire l’essenza stessa della vita di paese: qualcosa di amaro e velenoso, certamente, ma anche da ingoiare fino all’ultima goccia. Degno complemento della paesologia è l’ipocondria, altra scienza che non ha segreti per lo scrittore, inesausto cronista della sua «quasi impossibilità di stare al mondo». L’efficacia e il fascino della prosa di Arminio si basano su un vincolo, non del tutto comprensibile sul piano razionale, tra l’individuo che osserva e il mondo che circonda. (continua…)
Nevica e ho le prove – di Franco Arminio
settembre 7, 2009
E’ in uscita per i tipi della Casa Editrice Laterza di Bari, nella collana Contromano, il nuovo libro di Franco Arminio, Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta. Lieto di poterne presentare qualche pagina in anteprima, ringrazio l’autore e l’editore per la cortesia.
A luglio i campi gialli delle stoppie,
il nero a settembre,
il verde stempiato e basso di novembre.
L’inverno a marzo finisce la prima volta
ma dovrà finire molte volte ancora
prima di finire veramente.
Il vento soffia ovunque sei,
il bianco della neve è ancora quello
del Cinquantasei.
I Quaderni di RebStein (VIII)
luglio 31, 2009
Quaderni di RebStein
VIII, Luglio 2009
Franco ARMINIO
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Franco Arminio, Cimelio dei profili, 1985 – 2009
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Cimelio dei profili – di Franco Arminio
luglio 31, 2009
Lei non rumorosa
bacia e tocca in modo terapeutico.
Veicolo della tenerezza
accenna raramente alle penurie
del sentimento.
La sua figura è dipinta ovunque
e con ogni prospettiva.
Cairano, festa del silenzio e della luce
giugno 19, 2009
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“dobbiamo tenere insieme
fabbriche nuove come quella del vento
a fabbriche antiche come quella del pane”



















































