Archive for the ‘franco arminio’ Category

Nuove cartoline dai morti

dicembre 11, 2013

Caravaggio, San Girolamo

Franco Arminio

Oggi pomeriggio mi è venuta questa idea:
ma prima che nascessero gli uomini
la morte che faceva?

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La punta del cuore

ottobre 28, 2013

Umberto Boccioni, Nudo di spalle, 1909

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Il topo sognatore (e altri animali)

ottobre 12, 2013

Simone Rea

Franco Arminio

Il topo sognatore
e altri animali

(esercizi di paezoologia)

Sono un ragno, mi chiamo Domenico. Vivo dentro una damigiana in una vecchia casa abbandonata. Vicino alla damigiana c’è un materasso tutto pieno di muffa e poi una sedia rotta. Io sono un ragno disoccupato. Faccio ogni giorno la mia tela, ma mosche non se ne vedono. Sono molto dimagrito, sembro un filo della mia tela.

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La farfalla della voce

settembre 29, 2013

Eliseo Oberti, Occhi di farfalla, 2010

Franco Arminio

Entra nel mio corpo
con la lingua.
La lingua che fa luce
non quella che dice.

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Geografia commossa

maggio 26, 2013

Franco Arminio

Franco Arminio

“Concedetevi una vacanza
intorno a un filo d’erba,
dove non c’è il troppo di ogni cosa,
dove il poco ancora ti festeggia
con il pane e la luce,
con la muta lussuria di una rosa.”

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L’amore rotto

marzo 30, 2013

Edvard Munch, The dance of life, 1900

Franco Arminio

Io non so cosa hai dato
cosa dai agli altri.
Io da te voglio il dolore
e la lingua.
Ci vuole il dolore e la lingua
perché la felicità non si estingua.

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Contadini del sacro

giugno 1, 2012

Franco Arminio

Non hanno detto o non ho sentito neppure un nome dei morti, conta solo il numero. E tutte le parole che dicono alla fine tengono lontano il dolore, il dolore del padre che aveva rimproverato il figlio perché non studia o perché si ritira tardi, il dolore di vedere un corpo tumefatto, dentro la tasca il telefonino intatto, la camicia bianca piena di polvere, il pantalone grigio con una macchia di sangue che pare un bicchiere, il dolore del funerale, il corpo dentro il legno, basta un corpo, uno solo che non parla più, mentre un diluvio di parole cade da ogni parte. Dopo il terremoto ci vuole un poco di silenzio o, se si vuole parlare, allora bisogna parlare dei morti. Forse vedere un corpo appena è tirato via da un capannone sarebbe uno squarcio alla retorica che nebulizza ormai ogni evento, ne fa un altro cartone da imballaggio per intrattenere i consumatori della notizia. (more…)

Stato in luogo

aprile 19, 2012

Franco Arminio

Il tuo respiro misuralo a millenni.
vai con la foglia che spuntò
per prima sulla terra.
vai con gli uccelli che videro
un cielo che non è questo.
soffia sull’ultimo granello
del mondo.
il tuo paese è questa immensità.

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Barbagianni, merendine, terzi piani

gennaio 9, 2012

Livio Borriello

“Questo per dire che io vorrei che la letteratura fosse qualcosa del genere, il grido del barbagianni che ha catturato il topo, l’ascia kafkiana che rompe il mare di ghiaccio, l’incendio che getta bagliori nell’oscurità.”

 

 

Barbagianni, merendine, terzi piani.
Considerazioni sparse su Terracarne di Franco Arminio.

Quest’estate, dormendo con la finestra aperta in campagna, a un certo punto mi sono svegliato per l’urlo di un barbagianni (meravigliosa, angelica civetta bianca), così vicino che credevo fosse entrato nella stanza. Era un grido acuto, straziante, violento, un suono perturbante e irreale, che sembrava venisse da un’altra era. Credo fosse un grido di cattura, forse di qualche topo dei paraggi. In realtà l’era da cui proveniva era quella animale, in cui tutto è violento e estremo, era l’era in cui noi siamo stati animali. Poi abbiamo inventato questo curioso processo, la scrittura, attraverso cui riduciamo l’atto corporeo del parlare, del gridare, dell’ansare, del desiderare, a un’ordinata sequenza di gesti rattrappiti e misurati, silenziosi, immobili. (more…)

Terracarne

novembre 21, 2011

Franco Arminio

“I libri spesso sono una sconfitta per chi li scrive. Chi pensa di aver aggiunto qualcosa è un illuso. I libri migliori non aggiungono nulla, solo in pochi casi miracolosi sottraggono qualcosa al mondo e il mondo più tardi se ne accorge.”

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Oratorio bizantino

aprile 17, 2011

Franco Arminio

La paesologia, la disciplina che Arminio ha messo al mondo un po’ per gioco un po’ sul serio, è una «scienza arresa», non mira a vendere, ma a far capire, non è seduzione, ma un gesto di amore doloroso e insieme inaffondabile. In questo Oratorio bizantino, che raccoglie scritti che attraversano più di un decennio, s’incontrano all’improvviso delle descrizioni commoventi, ci s’imbatte nell’Irpinia d’Oriente, una terra alta e battuta dai venti, una vera e propria «Mecca dei venti», uno dei pochi luoghi nei quali può venire in mente l’idea di un Museo dell’aria. Ma questi venti, che prendono la rincorsa da altre terre alte e arrivano da lontano, sono anche e soprattutto un luogo dell’anima, sottolineano la distanza dell’altura dai riti fescenninici della costa, dall’opulenza volgare e rumorosa di un mare fatto non più da marinai e navigatori, ma dalle plebi estive notturne e accaldate, dai terremoti sonori scagliati nel buio a decine di miglia di distanza, testimonianza di quella perdita del rapporto con i luoghi che li rende una discarica dello stordimento, un fondale dove il rumore annega in un solo colpo la bellezza e la coscienza, «una fossa comune dello spirito». (more…)

Cartoline di oscura grazia

dicembre 7, 2010

Franco Arminio
Domenico Scarpa

«Stavo giocando a biliardo. Poi la solita storia: fatelo bere, fatelo sedere. Qualcuno che ti tocca il polso, qualcuno che pronuncia continuamente il tuo nome». La solita storia è quella che tutti sappiamo ma nessuno di noi conosce. In Cartoline dai morti – il titolo del libro e questo primo campione basteranno a capire cos’è – Franco Arminio ce la fa vedere dall’altra parte, dalla prospettiva appunto della morte. (more…)

Versetti della transumanza

aprile 3, 2010

Franco Arminio

non c’erano
tutte queste case
non c’erano cancelli,
l’erba cresceva
ovunque,
anche dentro di noi.
nel cielo
una mattina
una grande rondine,
le sue ali
come le corna
di una vacca
in volo.

 

 

Versetti della transumanza

si scendeva verso la pianura
e la pianura non veniva mai.
i monti partorivano altri monti.

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Versetti degli emigranti

marzo 10, 2010

Franco Arminio

 

 

l’emigrante
per sua natura
è un pensatore.

 

 

versetti degli emigranti

nel 1901 michele fede partì per gli stati uniti
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1929 florindo fede partì per il brasile
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1947 agostino fede partì per la francia
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1960 salvatore fede partì per la svizzera
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
oggi al paese nessuno sa più cucire
e l’emigrazione dei sarti è finita.

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Franco Arminio nella lettura di Emanuele Trevi

dicembre 26, 2009

Franco Arminio, Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta, Bari, Laterza, 2009.

Poeta e prosatore tra i più intensi e originali del panorama letterario contemporaneo, Franco Arminio approfondisce, di libro in libro, una scienza di cui è il fondatore e il solitario cultore, da lui definita «paesologia». L’orizzonte è sempre lo stesso, l’Irpinia orientale, terra di confine afflitta da lunghissimi e gelidi inverni. Quanto alla «paesologia», bisogna dire che, pur non essendo né una sociologia né una specie di urbanistica, si tratta di una scienza molto più esatta di quello che il suo stesso inventore vorrebbe farci credere. E’ una malinconica anatomia delle evidenze quotidiane, e della loro ineluttabile ripetizione. E’ la registrazione di un eterno moto pendolare, dal turbamento alla rassegnazione e viceversa. Non a caso, in quest’ultimo libro, è la «cicuta» a definire l’essenza stessa della vita di paese: qualcosa di amaro e velenoso, certamente, ma anche da ingoiare fino all’ultima goccia. Degno complemento della paesologia è l’ipocondria, altra scienza che non ha segreti per lo scrittore, inesausto cronista della sua «quasi impossibilità di stare al mondo». L’efficacia e il fascino della prosa di Arminio si basano su un vincolo, non del tutto comprensibile sul piano razionale, tra l’individuo che osserva e il mondo che circonda. (more…)


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