Archivi categoria: elio grasso

Tempo di riserva

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Silvia Rosa
Tempo di riserva
Borgomanero, Ladolfi Editore, 2018

Silvia Rosa affronta le stagioni, con le loro esperienze subacquee e straniere, eppur vicine a noi umani che non sappiamo più farci da loro trafugare lusinghe lungo la spina dorsale. Preferiamo le vibrazioni elettroniche. Eppure del tutto spacciati non siamo, se al mondo vivono poeti femmine e maschi che guardano in alto viaggiando sulle attuali strade retiformi. Affronta le stagioni come la titanica e flessuosa Sylvia Plath affrontò quel gigante di Ted Hughes: mordendogli la faccia. Ancor prima di scrivere le future scintillanti ma nerissime poesie per lui. Poiché il morso è gesto atletico, anche Tempo di riserva lo è, tra momenti di concentrazione e gesti scaramantici e momenti in cui lo scatto muscolare (mentale) avviene. E avviene con sguardo ben puntato dov’è scrittura poetica e gonfia di vasi sanguigni, e dov’è l’altro che aspetta d’essere trapassato. Continua a leggere Tempo di riserva

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Andare per salti

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Annamaria Ferramosca
Andare per salti
Introduzione di Caterina Davinio
Osimo (AN), Arcipelago Itaca, 2017

Nella scrittura poetica c’è chi vuole nascondere l’inganno, facendo credere di stare presso al mistero mentre in realtà è il vuoto a ogni passo. La natura della poesia è vicina a quel che si può definire, invece, il segreto del mondo. Pur esibendosi agli occhi umani da migliaia di anni, a ogni svolta d’epoca c’è qualcuno che se ne preoccupa e s’interroga. E più accade questo, più il mistero fa finta di niente, svolta per vie e vicoli difficili da percorrere. Ma misteriosi non sono i colori, le piogge e le ombre bagnate di nature e città, le cattedrali di rocce da Zanzotto definite “conglomerati”. Sarebbe da indagare l’ascendenza del poeta di Pieve di Soligo avuta sulle nuove generazioni, coscienti o meno che ne siano. Frammenti di questa matrice si ritrovano anche in tutta l’opera fin qui pubblicata da Annamaria Ferramosca, e nell’ultima raccolta. Continua a leggere Andare per salti

Libretto di transito

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Franca Mancinelli
Libretto di transito
Venezia-Mestre, Amos Edizioni, 2018

Franca Mancinelli non ha abbandonato i viaggi, i “transiti” che già in Mala kruna (suo primo libro, del 2007) esordivano da una casa vuota verso spazi di rive e confini, resistendo a forze che osteggiano i territori e le poetiche. Dopo la condizione stanziale e vigile di Pasta madre, giunge questo libretto da luoghi dove l’Oriente è condizione necessaria e vicinissimo alla frontiera con l’attuale nostro Occidente. Dalla notte si è usciti, le azioni sulle parole e il linguaggio hanno agito come antica ferriera costruttrice di treni e binari, di meccanismi di scambio. L’orizzonte ne ha trovato giovamento, tolti di mezzo tutti gli inganni e facendo distinzione fra cose presunte, eroi trasparenti e terreni sani privi di sorveglianza ostile. In Libretto di transito ha il suo spazio una poesia alleata con narrazioni la cui pronuncia è evidenziata dalla forma. Continua a leggere Libretto di transito

Temeraria gioia

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Eleonora Rimolo
Temeraria gioia
Ladolfi Editore, Borgomanero, 2017

I Mottetti del “primo tempo” di Eugenio Montale, il Diario del ‘71 e ’72 del suo “secondo tempo”, non sono solitamente osservabili nella produzione poetica dei giovani poeti. Tanto meglio, verrebbe da dire, osservando con metodo quel che ci viene proposto. Se i più non vanno oltre alla sensibilità come se fosse un’anguilla (a proposito di Eusebius!) facile da afferrare, e facile da condurre in una ricerca poetica, meglio distendersi a osservare mari e lagune invece di scartabellare libri e opuscoli che affollano il “mercato”. Consistenza, concetto di scrittura, necessità, conoscenza e rispetto del nuovo nella tradizione, non sono concetti in voga, parrebbe. Continua a leggere Temeraria gioia

La seconda voce

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Gabriela Fantato
La seconda voce
Massa, Transeuropa Edizioni, 2018

Gabriela Fantato torna dai suoi viaggi con la borsa piena di fogli scritti e l’esperienza lontana da slogan e interposte intenzioni. Per intendersi, i taccuini della vita non hanno ancora smesso di interdire la propaganda poetica, ma rivolgono il lato migliore del loro contenuto in favore di albe confidenti. Sta in quel panorama il ricordo delle ferite, degli abusi, dei salti di respiro che hanno faticato ad arrivare fin qui. Memoria di ciò che è stato, in quella condizione particolare della realtà che è la poesia quando si abbandona all’intero tempo della lingua, passato e presente nell’identico nucleo vitale. Sono i mezzi espressivi giunti interamente dai padri, dalle madri, dai compagni d’epoca, dai poeti che hanno “organizzato” lo stato mentale nel corso degli anni. Continua a leggere La seconda voce

L’opera poetica di Milo De Angelis

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Milo De Angelis
Tutte le poesie. 1969-2015
Milano, Mondadori, 2017

L’opera di Milo De Angelis porta in sé lo stesso essere avvinghiato alla lingua che Montale ha posto come identità esclusiva dei suoi tre primi libri. Per poi sciogliersi nella gravità delle cose lasciate libere in Satura. Era l’identità di un mondo integrale, si allargava dalla ligustica forma ai dintorni europei scoperti come simultanei alla propria ricerca. Distante un padre rappresenta per Milo la stessa accelerazione centrifuga che lo espande dalle zone ombrose e buie di Milano alle terre materne e monferrine. Per poi tornare in fretta ai cardini tenuti stretti dalle gambe abituate ai passi infiniti lungo i transiti urbani dei tunnel, delle circonvallazioni, degli spazi interni conglomerati nel proprio sistema cartografico e mentale. Continua a leggere L’opera poetica di Milo De Angelis

Pronomi personali

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Marco Corsi
Pronomi personali
Novara, Interlinea, 2017

Portare il viaggio poetico nelle acque amniotiche umane è dar luogo a una possibilità. Prendendo di peso le parole incistate nell’individuo per far sì che un giorno, un giorno di clima stabile e tiepido, non importa se nel passato o nel futuro, vengano alla luce dentro l’orizzonte di vita intorno. Qualcuno se ne accorgerà. Con più o meno autorevolezza le farà girare per gli spazi terrestri. E sarà il governo dei pronomi. Consentirà alla freddezza razionale molte ragioni sentimentali. Nell’uso, qualcuno si chiederà il significato del bianco e nero sui manti degli animali liberi, come per esempio quello di certe zebre estinte chissà quando in Sudafrica. Lo stesso bianco e nero che alla fine compone un libro di versi. Dove l’uomo restituisce all’uomo le proprie domande sull’universo, o più strettamente, sulla terra che abita. Sul significato dei batteri, dei viventi abbattuti in guerra e poi ricomposti. Continua a leggere Pronomi personali

Le notti aspre

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Evelina De Signoribus
Le notti aspre
Genova, Il Canneto Editore, 2017

La realtà della poesia sta dentro la realtà che regolarmente sfoggia elementi anomali a bestie e umani, fintanto che parola e giravolte dei corpi mostrano la vita e il fuori scala della morte. Sono sempre i linguaggi a indicare alle specie terrestri le strade sotto la luce del sole e dentro i sotterranei. Evelina De Signoribus mette in campo le cinque parti della natura specifica della sua poesia, affermative, dove il naturale di quanto accade all’esterno dello sguardo invade sia l’orologio del tempo sia l’organismo pensante che osserva, decide, si muove. Da un’intenzione “solitaria”, alla confluenza di Alpi che cadono in mare (la geografia non ha mai carattere casuale), vari elementi Evelina ritrova nei campi del sapere sotto le stelle. Evitando presunzioni di sofferenza, ma ponendosi frontale al magazzino del mondo. Continua a leggere Le notti aspre

Nell’intimo del mondo

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Lucetta Frisa
Nell’intimo del mondo
Pasturana (AL), Puntoacapo Editrice, 2016

Lucetta Frisa non morirà senza voce, scrivevo nel 2001. Aggiungiamo che l’eccellente sua vita proseguirà sempre col favore della voce. Le sue testimonianze “dal vivo” distillano da decenni poetici (quelli della vita, in perpetua “giovinezza”, sono fermi da un pezzo), quintessenze di versi, conversazioni eleganti e aneddotiche, fibrillazioni esponenziali, consultazioni chimeriche, pungoli e staffilate, congegni leonardeschi, ruzzolamenti generazionali, pizzichi e attrazioni vocal-stagionali, insomma tutto quel che concerne grandi e piccoli classici. Donna in intimità con il mondo, se crediamo che il mondo ancora esista: ma su questa storia qualcosa di illuminante e di non concorrente con il diffuso stupidario lo dice Nell’intimo del mondo. Voilà l’antologia necessaria, l’attuale cargo impagina gran parte della poesia scritta dal 1970 in poi. Continua a leggere Nell’intimo del mondo

I destini minori

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Isacco Turina
I destini minori
Rovigo, Il ponte del sale, 2017

L’umanità iniettata da Isacco Turina, nella sua opera prima, s’incarna nel reale senza nessuna indulgenza. Ogni singola stanza è un osservatorio da cui si scrutano e spesso si disapprovano, in modo discorde, le scene e le fisionomie che accadono. Vi si studiano soprattutto gli interni, oltre i contorni più facili, della propria casa e delle dimore adiacenti, e fin dentro le figure umane che, appesantite, agiscono nell’isolamento. Con versi addetti a una precisione per nulla consueta, Turina avvicina le ustioni quotidiane con sguardo capace sia di acuta denuncia sia di provata discolpa (“Dormivamo, e le ustioni del giorno / erano pelle nuova al risveglio. // Ci è capitato di essere poeti, / ambulanze che portano / un carico di sangue estraneo.”). Dove avvicina la morte subito giunge un libro o un fiore capaci di respiri giudiziosi, come se perfino la cenere fosse necessaria alla vita. Continua a leggere I destini minori

Tempo riflesso

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Corrado Benigni
Tempo riflesso
Novara, Interlinea, 2018

Cosa fa il poeta quando arriva da molto lontano su questo pianeta? Si mette in strada, segue i cammini, viaggia. Soprattutto avvia le sue giornate di scrutatore. Un pensiero fisso lo cattura, in un certo modo lo deterge dalle passate dimensioni. È il pensiero fisso del mondo. Questa condotta lo preserva dalle sciabolate della realtà, e da atteggiamenti scostanti, contrari alle cose che gli consentono di percepire, di dare un nome. Corrado Benigni accoglie l’impresa di consegnare un nome a ogni poesia, alle poesie di Tempo riflesso. Così che i propri occhi non perdano la distanza, e risolvano a ogni chiusura la verità di un verso. Poiché sappiamo come il verso sia compiuto se scortato da uno scatto improvviso, sospeso fra il ritmo e le tonalità di quanto lo precede e lo segue. Continua a leggere Tempo riflesso

Il moto delle cose

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Giancarlo Pontiggia
Il moto delle cose
Lo specchio Mondadori, Milano 2017

Terza raccolta di poesie per Giancarlo Pontiggia in venti anni. Il rigore del tempo è dalla sua almeno quanto la cesellata formazione dei versi. Che non s’intenda come sviamento o ostruzioni delle attitudini percettive. Il suo rapporto, e l’intrattenimento, con la lingua non ammette interruzioni, ma legami di cui ci si nutre attraverso il punto di vista della verità. Assunta come scelta decisiva verso un mistero, o una visione improvvisa che sorga dal vuoto, da indagare (“È notte, sei / tra le cose del mondo, le cose / solide, vaganti, che si sfanno / in altre cose: cose / su cose…”). È un fatto che i suoi versi indaghino il pensiero che arriva dal profondo, e quasi sempre da un nodo temporale agguantato: notte, sera, ora albale o crepuscolare. Queste sono zone dove l’arcano comincia a distinguersi sull’orizzonte. E verso quel luogo lo sguardo di Pontiggia si rivolge, attento poi a dirigere la propria voce all’ascoltatore giusto. Continua a leggere Il moto delle cose

Distratte le mani

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Daniela Pericone
Distratte le mani
Coup d’idée Edizioni d’arte
Torino, 2017

Impaginazioni del pensiero verso i paesaggi naturali di cui si scriveva a proposito del precedente L’inciampo. Nel libro c’era ancora diffidenza verso le radici sentimentali offerte dal linguaggio, pur essendo già lontano dagli inutili vellicamenti d’intelletti contemporanei. E poi si mandava a quel paese l’abilità. In Distratte le mani finalmente la scrittura si arrende alla supremazia del pensiero, mai corteggiato allo scopo di far giungere l’indicibile, ma riportato indietro dagli esili che la vita impone. Il poeta invece dovrebbe affermare il suo vuoto, la sua accoglienza, perfino l’ambiguità dei desideri. Somigliasse alle sue parole (il poeta), il linguaggio sarebbe a posto, ben impaginato dove festeggiano le proporzioni dell’opera. Continua a leggere Distratte le mani

Per distratta sottrazione

Per distratta sottrazione

Fosca Massucco

“Nella metropoli boschiva di Fosca Massucco, zeppa di sguardo e di passi privi di retorica, il primo radente profili e interni, i secondi ben piantati sul suolo, avanzano carri bestiame con sopra i cassoni animaleschi. Per filogenesi, miracolosamente fuori tempo, però ricca di antropologia fenogliana, la poesia di Per distratta sottrazione addita la realtà della carne che va nel vuoto, con tutta la fine del ’900 messa lì come fosse semplice addentrarsi in questa investitura. Non lo è, l’autrice lo sa, e zappando via ogni ostruzione delle misere facoltà attuali (la spianatura infame delle poetiche), non ci pensa due volte a decretare, ben dentro la struttura del verso, un’epica fin viscerale, domestica e altresì pubblica, un’epica che non si conforma alla fine degli scrittori, quelli che mettevano in chiaro ostilità verso i poteri biblici o riscaldati come brodo politico. Continua a leggere Per distratta sottrazione

Bangkok, in sciami d’amore smontato

Bangkok

Elio Grasso

Bangkok, in sciami d’amore smontato

Smontarono l’amore a forza. Dalla preistoria a oggi ogni sorta di parole sono state scritte, come se gli uomini non fossero stati avvertiti. Chi va a Bangkok si aspetta diversi piani di visione, giochi poco comuni, avventurieri e puttane. E molti di più commercianti. Non pretende di ritrovarsi nelle braccia dell’anima gemella. Se mai nelle interpunzioni sessuali di femmine (o di maschi di sommi e tristi capi) dai ricchi aggettivi. Chi ha disposizione, gode e s’innamora (nell’ordine). Chi ha globuli bianchi miseramente molli, soccombe. Ma nessuno si aspetta di farsi approvare la vita. E dunque, coloro che restano nel proprio acquitrino non possono che sentirsi minacciati. Anche se non esistono minacce serie.

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Cattedrale

Gaetano Previati, Assumpta in coelum, 1905

Elio Grasso

Cattedrale

Un complesso di pensieri strani, accompagnano la donna e l’uomo, dove l’est e il nord confluiscono. Il primo mattino è terminato, la luce ora usa una frequenza leggermente più alta, i selciati sbiancano ed è un esempio di viaggio nel tempo, dalla spolverata di stelle all’unico e solitario faro che entra in ogni dove. Lui ha pensieri di terremoti, proprio in questo luogo, ma è trascorso un millennio e forse una cellula, o rare altre, hanno memoria del disastro. Lei pensa a come confluire le sue conoscenze d’arte in questa assoluta, stupefacente, richiesta d’amore. Saggia la polvere conosciuta anni addietro, e in tutt’altro luogo, dentro di sé, e vorrebbe trasportarla qui – ma il porto è poco distante, il porto non accetta con favore frammenti stranieri, nemmeno dalla donna amata. Continua a leggere Cattedrale

I compagni di Klein

Yves Klein

Elio Grasso

I compagni di Klein

I corpi in visita. La domenica di fine luglio porta queste due intelligenze da piazza delle Erbe all’ingresso colonnato del Ducale. C’è la possibilità che lui tenga in tasca le mutandine di lei. Con quella leggerezza sociale che nessuno conosce e celebra, se non nelle altitudini marziane. Forse per quel giorno i marziani veri, carnali e mentali, siamo noi. Reduci dalle bevande estive, dentro un caldo che scricchiola, e in scompartimenti in cui nessuno entra. Ma che chiunque può vedere. Continua a leggere I compagni di Klein

All’assente

Raffaella Terribile
Elio Grasso

Nessuna apologia, ma pronuncia, finale riconoscimento di quanto la lingua conti prima e dopo l’ultimo istante. Soprattutto dopo. Se siamo in una gabbia, leggendo riusciamo a imparare dalle acrobazie che si fanno per restare fedeli al mandato: si chiama vita prima della vita, e poesia subito dopo. (E. G.)

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Una riflessione su Dino Campana – di Elio Grasso

Canti Orfici

Ogni anno questa storia, direbbe Camillo Sbarbaro, ripensando alla nuova stagione che si ripete, ripensando alla poesia e a quel “ragazzaccio” che risponde al nome di Dino Campana. Lui addirittura più giovane del poeta di Marradi, lui nato a Santa Margherita nel 1888, mentre Dino vide i suoi natali tre anni prima. Più giovane, certo, non so se più saggio o di mente più limpida, certo più tranquillo negli spostamenti e negli interessi amorosi. Ma chissà… Montale, tanto per nominare un terzo incomodo, definì Sbarbaro “estroso fanciullo”, in una famosa poesia sempre citata con ragione o meno, quando si tratta dei poeti genovesi di quegli anni. Ma questa è un’altra storia, anche di rapimenti letterari, se vogliamo, dato che il nostro ligure premio Nobel e gran fuggitivo di questa Riviera orientale, non fu avaro di scopiazzature condotte con rigore filologico sui versi del collega della Riviera di Ponente. Lasciamo stare.

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