Archivi categoria: massimo sannelli

Via degli occhi sporgenti

Massimo Sannelli

VIA DEGLI OCCHI SPORGENTI
Ai narratori di Pino Pelosi

     Questo non è un articolo su Pino Pelosi, vivo o morto. E nemmeno sul morto disadorno e sull’Ambiguo, l’amante di Pino. È un articolo su un meccanismo atroce: si tratta delle parole; e su un’impotenza generale: si tratta della ripetizione. Ed è rivolto ai narratori del primo e del secondo, come un testo polemico e non fraterno. Continua a leggere Via degli occhi sporgenti

Lotta di classico

Il duca è guida, divertire è eccesso,
e il suo libello viene dall’eccesso,
come i talenti della gioventú:
un angioletto non si trova piú,
una ninfa, un bambino, un certo amore
reale non ci sono, solo cose
e automi, istrioni, mimi e burattini,
e allora il fuoco amico se li mangia.


(Clicca sull’immagine per scaricare e leggere l’E-book)

(Lotta di Classico)

Mistica

J. Bousquet, Mistica

Joë Bousquet
Massimo Sannelli

Eco è veramente la dea del linguaggio poetico. Sull’opera che deve nascere, fa passare questo soffio lamentoso, desolato, in cui si eleva l’esigenza della vita fisica che si alimenta di uniformità e ripetizioni. Nel pensiero la vita vuole ritrovare la carne; ecco perché la poesia è il suo atto più alto: interiorizza la parola. E io pensavo a questo, è chiaro, quando ho scritto, in un quaderno di note che ho sotto gli occhi: «scrivere è trovare il cammino delle lacrime, scoprendo quello che si conosceva. Siamo separati dal mondo perché lo siamo da noi stessi; una ferita è proprio questa separazione, e se siamo feriti possiamo amare solo ferendo». Sono certo che esistano esseri di luce, e la loro mente annulla la distanza con la velocità. Tutta la realtà è il contenuto del loro pensiero. (Joë Bousquet)

Continua a leggere Mistica

Ultime glosse sull’Ambiguo

Massimo Sannelli

Io non so chi ha ucciso Pasolini. Alcuni nomi sono stati nominati e pubblicati: segno che questi nomi non sono più essenziali. Pino Pelosi (Io so… chi ha ucciso Pasolini, Vertigo 2011) scrive di sapere chi ha ucciso Pasolini, non sa perché sia stato ucciso, e il punto è questo. Mazzoni, Riccio e Ruffini pubblicano Nessuna pietà per Pasolini (Editori Riuniti, 2011), in cui appare una pista catanese, contemporaneamente marchettara e neofascista (e il libro ha il merito di riesumare una buona testimonianza sul “ragazzo biondo”, ultimo compagno, che non è Pelosi).

Fino ad oggi, Pasolini è morto per rabbia sadomaso, per il petrolio di Petrolio e per l’ENI, per eliminare il Tiresia corsaro, per una rapina finita male; e poi: per caso, senza moventi e senza scopo, come sostiene Pasquale Misuraca; per programmazione mitica, come sostiene Giuseppe Zigaina; per gelosia intellettuale, come in Ho ucciso un poeta di Giovanni Heidemberg (Pequod, 2005).

Continua a leggere Ultime glosse sull’Ambiguo

Scuola di poesia

Massimo Sannelli

Le intemperanze saranno lette bene da chi ha orecchio: si tratta di cambi di intonazione, cioè di umore. Non c’è molto rigore, nemmeno nell’ortografia, e il lettore dovrà creare il suo ordine, liberamente, spezzando – si può fare – la serie dei frammenti. Dopo le parole in Rete, c’è stata una prima edizione sulla carta (Wizarts, 2010): qui è stata stravolta (tagliata e allungata), abbattendo – soprattutto – i suoi limiti interni. La scuola ha un corpo nuovo, forse più adulto ora.
     La coesione della docenza e della decenza ha portato alla nascita e alla chiusura della scuola nella Rete: per una violenta carità la scuola è apparsa, per una violenta carità ha abbandonato Internet. Per questa scuola ho perso il primo dei miei amici e il secondo dei miei maestri: il primo ha chiesto di non essere nominato nel «sottobosco», il secondo ha rinnegato il «capofila», perché non è più «oscuro». Continua a leggere Scuola di poesia

Non predire il futuro ma il passato

Giuliano Mesa

Il primo giugno 2002, un sabato mattina, Giuliano Mesa fu invitato a parlare ai ragazzi della Scuola Centurione di Genova, delegazione di Sestri Ponente. Classi I e III. Quartiere operaio, scuola quasi periferica. Massimo Sannelli diede una mano con fotocopie e pianoforte, Mario Fancello – insegnante e redattore – registrò tutto, poi sbobinò e pubblicò la lezione, parola per parola, suono per suono, nella rivista scolastica, «Cantarena», numero 22, giugno 2003. Non è stato modificato nulla: il testo sbobinato – riletto e approvato da Mesa – contiene anche i suoni, non solo le note. Le fotografie sono di Mario Fancello: in b/n su «Cantarena», a colori qui. Continua a leggere Non predire il futuro ma il passato

Su autós

Massimo Sannelli

Su autós

auctor ab augendo
Isidoro di Siviglia, Orig., X 2

     1. Questo UOMO non muore: in che modo è un uomo? Chi vive non è informe, o vive male. Lo stile maturo matura, e lui anche. La sua potenza è correre: con molta fretta, che ora preme.
     Qualcuno si è detto, da solo: «Volli ardere!» oppure «sono re»; e viene e si mostra – VIENE – una cosa doppia, in una specie di altalena vitale, mia e più che mia. [presto non saro più DUE, ma uno] Continua a leggere Su autós

A Paola Febbraro

Massimo Sannelli
Paola Febbraro

“Cercavo una scrittura universale più che una lingua: una scrittura capace di essere letta e compresa da tutti senza bisogno che per questo si dovesse ‘saper leggere’ ma semplicemente ‘guardare’ le parole sulla pagina.” (Paola Febbraro)

Continua a leggere A Paola Febbraro

Comedìa

Massimo Sannelli

“Parlo in prima persona, come all’interno di un diario: come se parlassi di cose che mi riguardano. In realtà mi riguardano, e non solo nella veste – o nella condizione – di dantologo [a modo mio, sempre]. Parlo semplicemente, non ho nulla da difendere, e dico, per esempio: io non credo ad un Dante popolare [i versi sui lettori in piccioletta barca, che devono tornare indietro, sono uno scoglio, rispetto ai doveri democratici]; quindi non credo ad un Dante preoccupato della salvezza dei contemporanei. O meglio: se Dante si pone il problema della salvezza dei contemporanei, il problema è posto perché quel mondo, quella umile Italia e quella Fiorenza lo interessano; e lo interessano perché la grandezza ha bisogno di humus, come il buon seme gettato in buona terra. Oppure si devia dall’obbligo: iniziano la selva oscura, il delirio religioso e politico dell’Europa (per cui il buon fedele e il buon servo di partito si sviano), la degenerazione filosofica del poeta eletto; il peccato sessuale (perché SELVA è sempre l’anagramma del VASEL erotico: la nave della gita poetica e il sesso delle donne). Continua a leggere Comedìa

Monologo sull’ambiguo

Massimo Sannelli

[Scuola di poesia]

[Tratto da: Massimo Sannelli, Scuola di poesia, Porto Sant’Elpidio (AP), Wizarts Editore, “Licenze poetiche”, 2010]

MONOLOGO SULL’AMBIGUO

L’ambiguità nasce quando «due elementi contrari costanti […] si scontrano dentro un’opera» (Tre riflessioni sul cinema, 1974) e dentro una vita. Gli elementi «costanti» fanno in modo che l’ambiguità sia un fenomeno duraturo o permanente, «dentro un’opera» o dentro una vita: tutto l’insieme, e per tutto il tempo, ne è investito.

Continua a leggere Monologo sull’ambiguo

[di fili d’erba e bave di vento]

non è inverno quello che veramente vede, non è brina quella che lo assale, ma fiore, e il piano è collina. L’amore per qualcuno è forte, fino a questo segno; ma il testo

correrà «in un punto senza brina». Cercando l’eufonia esplodono suoni, suoni, e squilli, squilli. così vola la punta delle dita: digita, incolla, copia.

 

Continua a leggere [di fili d’erba e bave di vento]

Cassandra. Un monologo – di Massimo Sannelli

[MASSIMO SANNELLI]

AjaxCassandra“È solo la paura della cosa / che seguirà la morte, quella terra / da cui nessuno torna – è la paura / che preme sulla nostra volontà / e ci fa radicare nel presente / deforme e non volare all’altro tempo / ignoto? La coscienza, la coscienza / ci rende tutti vili: tutti. Ecco / come il colore della volontà / si stempera e rovina contro il buio, / e come può arenarsi un gesto audace, / perdendo il primo nome, che fu «azione».”

Questo monologo, come gli altri, non cerca, non insegue e non rinnega il nuovo. La ricerca del nuovo – che non esiste ancora – è inutile, se è slegata dall’intensità, che viene da corpi già esistenti. Sviluppare l’intensità, prima, potrebbe evocare il nuovo, dopo. Continua a leggere Cassandra. Un monologo – di Massimo Sannelli

Il mese giugno – di Massimo SANNELLI

(La plaquette Il mese giugno, dalla quale sono tratti i testi qui presentati, è contenuta in: Massimo Sannelli, Philologia Pauli – Il corpo e le ceneri di Pasolini, con uno scritto di Gian Ruggero Manzoni, Rimini, Fara Editrice, 2006.)

Continua a leggere Il mese giugno – di Massimo SANNELLI

Questa radice non urla nei sensi – Massimo SANNELLI

giotto

(Da: Massimo Sannelli, Monologo, con un’opera originale di Mario Fresa, ed. lim. e num., Salerno, Edizioni L’Arca Felice, 2008)

Continua a leggere Questa radice non urla nei sensi – Massimo SANNELLI