Archivio per la categoria ‘giorgio bonacini’
Il matrimonio del cielo con la terra
dicembre 7, 2011Stati di assedio
novembre 29, 2011Mariangela Guàtteri
Stati di Assedio
Vincitore della XXV edizione
del Premio Lorenzo Montano
Sezione “Raccolta inedita”
UN CONFLITTO DI SENSI
Premessa di Giorgio Bonacini
Una scrittura poetica efficace e necessaria agli intenti che si prefigge sperimenta, ingloba e manifesta anche la sua vocalità, ed è proprio ciò che Mariangela Guàtteri fa in Stati di Assedio: scrivere una poesia di voce. Ma c’è di più. Ciò che percorre internamente i suoi versi è un movimento che connota l’opera come un poema di tutti sensi: dove si mescolano, in sinestesie ricche di variazioni e perciò di significazioni, aspetti palpabili, sonori, visivi e mentali. Ci troviamo, quindi, dentro un canto vivo dove la concretezza fonica è fondamentale per la scrittura che ne realizza i “disegni sonori”.
Sequenze di vento
novembre 14, 2011Marco Ercolani
Giorgio Bonacini
Cosa avrò detto del vento? – che fa brillare il vuoto,
liscia il pelo dell’acqua, arruffa i rami e tramuta in oceano i prati…
In realtà non avrò detto che la prima di queste cose.
(Franc Ducros)
Quaderni delle Officine (XIX)
giugno 28, 2011
Quaderni delle Officine
XIX. Giugno 2011
Giorgio Bonacini
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Giorgio Bonacini, Poesia scritta
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Poesia scritta
giugno 27, 2011Quaderni di RebStein (XXIV)
aprile 16, 2011
Quaderni di RebStein
XXIV, Aprile 2011
Giorgio BONACINI
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Giorgio Bonacini, L’inizio perduto del film, 2011
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L’inizio perduto del film
aprile 16, 2011
“Improbabile allora il colore che affonda / condanna l’oceano alla stessa follia che disturba / nel cielo le nuvole scritte, i fantasmi, i giganti / segnati – è la storia di un uomo e del sonno / un interprete nudo, l’attore più oscuro / di luci e di volti, di pietre sconnesse e parole / che uniscono voci alla musica, al senso…”
L’inizio perduto del film
Ci sono storie involontarie
e persone che fanno di tutto per essere tali
(Anonimo)
Se mai/ tu vivi/ estraneo/agli altri/ dona/ ricordi
(Amelia Rosselli)
Movimento in quiete
marzo 31, 2011Stefania Roncari
Che la poesia si nutra, oltre che di vita materiale, anche di pensiero e sapienza è un dato quasi ovvio, ma così ovvio non è che questa sia una vera e propria necessità del suo essere poesia: come sostanza di scrittura e di conoscenza. A quale tipo di sapienza poi attinga nel suo farsi, dipende dal poeta e dai suoi paradigmi culturali.
Nel caso di Stefania Roncari la sapienza che informa e conforma il suo pensiero poetico è di tipo esoterico, più precisamente alchemico. Ma ciò non significa che i versi si nutrano di inattualità prescientifiche, piuttosto è nel tono evocativo che si manifesta l’oscurità e “la materia si fa densa”.
Dramma oscuro
gennaio 9, 2011Stelle inseguitrici
gennaio 21, 2010
Attinge dall’aria il gracchiare dei lampi
l’espandersi lento di nervi e striature
esplosioni in cui sai di non essere tu
l’innocente e il chiamato, la furia che
macina e scioglie e in puntini accecanti
sembra discutere nubi e maltempo.
Sono qui solo a scriverti – di Lorenzo Carlucci
novembre 19, 2009Nota critica di Giorgio Bonacini
Tante e indeterminate sono le modalità con cui la poesia misura la sua efficacia linguistica e concettuale, ma tutte tendono a spostare, decentrandolo, il centro conoscitivo che l’esperienza del pensiero (di chi scrive e di chi legge) si propone di attuare. Nei testi di Carlucci si assiste a una concentrazione di senso in cui la possibilità del dire non eccede mai la sua necessità e la sua appartenenza al fare poetico. Ma ciò non significa affatto che ci si trovi in presenza di una scrittura, per così dire, dal respiro corto: quella che affiora è una precisa coscienza del limite in cui la parola viene a trovarsi. Chi ha troppa urgenza e non misura l’invadenza di quanto dice o scrive, spesso “ha detto una parola di troppo/…/e quella parola ha desolato il cuore, ha spento l’orizzonte”. Un’esattezza del linguaggio che lascia però alla voce la possibilità, se vuole, di suonare in affanno o regredire o impoverire lentamente o sfidare il silenzio: insomma essere comunque sempre viva, mai bloccata in rigidità formali istituzionali che ne svuoterebbero il pensiero. (continua…)
Ritmi d’insonnia – di Giorgio Bonacini
ottobre 17, 2009
(Immagine fotografica di Stefano Bernardoni)
Giorgio Bonacini – Ritmi d’insonnia
(Tratto da: L’edificio deserto, Bologna, Edizioni di Parol, 1990)
Il mio portamento in levare
disanima tutto- passai per quell’uscio
e nessuna sorpresa
la forma del sonno
La scrittura sorgiva dei poeti di “Anterem” – di Stefano Guglielmin
settembre 30, 2009La scrittura sorgiva dei poeti di “Anterem“
Sotto il profilo storiografico, la scrittura di cui si fa carico il poeta coinvolto in un’esperienza conoscitiva, che certifichi originarietà e autenticità nell’oscuro colto nell’atto d’aprirsi alla luce, si concretizza in almeno quattro pratiche complementari e talvolta intersecanti: la prima, propria al dettato rilkiano e trakliano, si scopre protesa alla nominazione del mondo, gonfia d’ebbrezza e canto, eppur consapevole dell’orrore da cui questa leggerezza proviene; la seconda è un coacervo di radici (da Pascal, al simbolismo, dal giansenismo al sentimento della crisi vociano) condensatesi magistralmente in «quel nulla/ d’inesauribile segreto» del Porto sepolto ungarettiano, e diramatasi in seguito nell’inquieto misticismo ermetico, tutto teso a fondare l’esistenza (fortemente infatuata dell’io) nelle arcane ragioni della poesia; la terza, attiva nell’orizzonte neoavanguardistico italiano degli anni Sessanta, invita gli scrittori a «stanare» la realtà, a toglierla da quel limbo materico in cui la morte delle ideologie l’ha relegata, in un sano esercizio disvelante e fecondamente inventivo;(1) la quarta esperienza, infine, facendo tesoro dei precedenti orizzonti, la possiamo far coincidere con il progetto che gravita attorno alla rivista “Anterem”,(2) che si sostanzia in un viaggio consumato nei pressi dell’Inizio, in un ascolto che rifonda ogni volta da capo la vertigine del pensare altro, dell’«antipensiero», attraverso una scrittura verticalmente nomadica, giocata nel lasco tra silenzio e voce, caos e ordine, naturale e culturale, in un procedere che – pur essendo plurale, come vedremo – tende ad assecondare «il movimento dell’origine, sorvegliandone la gestazione e il travaglio, ripetendolo».(3)
I Quaderni di RebStein (IX)
agosto 8, 2009
Quaderni di RebStein
IX, Agosto 2009
Giorgio BONACINI
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Giorgio Bonacini, I Segni e la Polvere, 2009
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I segni e la polvere – di Giorgio Bonacini
agosto 8, 2009
(Angelo Colangelo, Scacchi 1, 2008)
Da: I Segni e la Polvere (2009, inedito)
3.
Umida allora
di liquide siepi
non è la distanza
né il muoversi troppo
che assorbe
nel ritmo
un tamburo di guerra
ma ninnoli e note
nel canto alla terra
che ha perso
il teatro
e per te lo riafferra
4.
Libere e improvvise
deviazioni
a meno di giganti
e di sospiri
è per l’ascolto
che pensiamo
a un viso scarno
a un occhio fermo
che ci mostri
su uno schermo
la purezza di una vita
che tramonta
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