Archivi categoria: massimo rizzante

Il geografo e il viaggiatore

“Fin da quando ero bambino e passeggiavo sul lungomare tenendo per mano mia nonna, ormai cieca, ho sempre avuto la sensazione di aver ereditato un segreto di cui ancor oggi non riesco a decifrare il codice. Chi è stato a suggerirmelo? Perché qualcuno mi ha consegnato un segreto senza offrirmene la chiave? Quale adulto avrebbe compiuto un atto così perverso nei confronti di un bambino? Forse può essere andata diversamente, forse il segreto mi è stato rivelato, ma troppo precocemente, per cui ne ho dimenticato il contenuto e il codice, conservando nella memoria solo la certezza della sua trasmissione. Forse il segreto è racchiuso in quelle passeggiate di un bambino curioso che porta a spasso una cieca e le indica tutto quello che vede.
Forse il segreto è nella cecità di mia nonna, un’anziana signora un po’ eccentrica, che aveva visto le stesse cose prima di me e che nonostante ciò desiderava vederle ancora attraverso i miei occhi. Perché? Non saprei. Ma da allora mi sento una strana specie di erede. Direi che sono un apprendista erede: qualcuno che non finisce mai di imparare che l’originalità, o il segreto di ogni individuo, non si rivela che nel dialogo e nell’imitazione degli altri, di coloro che l’hanno preceduto nel passato e di coloro che, ciechi, camminano con lui nelle brume del presente.”

Massimo Rizzante, Il geografo e il viaggiatore
Milano, Effigie Edizioni, 2017

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Dall’età della pietra

Massimo Rizzante

Dall’età della pietra

A Giuliano Mesa,
principe dei poeti

concittadino del popolo
principe dei poeti
o intoccabile in cima alle scale della fortuna
e tu achille dal calcagno d’oro

ora che anche i pesci azzurri del mare
allargano le branchie non per respirare
ma in segno di estremo saluto all’imperatore
prenditi gioco di qualcun altro

nell’età della pietra
dal grembo di una città assediata
Leopoli, Pristina, Berlino, Cracovia che importa?
in ogni caso ai corruttori di Roma in ogni caso in contumacia

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Il ritorno di Hartz

Osvaldo Lamborghini

Osvaldo Lamborghini
Massimo Rizzante

[…] Lamborghini è colui che ha atteso e incontrato Rimbaud in fuga dalla poesia in una stanza d’hotel di Buenos Aires. I due avranno parlato di sesso. Probabilmente avranno bevuto molto. Ma nessuno dei due avrà cercato nell’ivresse un vascello o almeno una zattera che li trasportasse in qualche inferno o paradiso. Tutto ciò era alle loro spalle. Ogni trasgressione linguistica era alle loro spalle. Forse si saranno affacciati alla finestra. Si saranno messi ad ascoltare le voci della strada. Lamborghini avrà confessato a Rimbaud che in fondo la sua era «una letteratura famigliare: il desiderio di prolungare senza fine un dopocena». Che cosa poteva farci se il coltello domestico poi si trasformava in uno strumento di tortura? Forse hanno intuito che dire in un altro modo, «dire male», non comportava più alcuna ricerca del nuovo, che anzi proprio questa ricerca del nuovo si era fatta troppo seria, era diventata accademica. Per questa ragione la vera audacia di Lamborghini sta nel «riprendere le vecchie strofe», nel copiare «il metro dei traduttori di Walt Whitman», nel mimare la loro libertà, il «loro muovere le spalle», come scrive in una sua poesia intitolata Jacobo Fijman non oserebbe. Continua a leggere Il ritorno di Hartz

Dialogo con José Saramago

Massimo Rizzante
José Saramago

“Il dialogo a cui faccio riferimento riguarda non tanto i morti quanto un passato di esseri viventi, dove la memoria di ciò che è stato pensato, detto, sentito e compiuto è sempre presente in uno spazio e in un tempo nei quali siamo in grado di vedere gli uni e gli altri – i vivi e i morti – contemporanei di tutti e di tutto. In altre parole: riunire i due archivi in uno solo…”

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La perdizione

Osvaldo Lamborghini

La perdizione…

La perdizione, un pullover chiaro
con l’emblema di un’Università
ma,
la perdizione non è universale.
È un sapere che riguarda solo esseri
delicatamente e abiettamente particolari.
Io sono quello che ieri parlava appena.
Ma ora è il silenzio:
il silenzio, disse come un prigioniero.
Contro una solitudine troppo popolata
le sirene si trasformano in pietre
e gli uomini
gli uomini in sabbia iniqua.

Così il canto vibra in un abisso di promesse.

(Alcuni testi di Osvaldo Lamborghini
tradotti da Massimo Rizzante.
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Per Ernesto Sábato (1911-2011)

Massimo Rizzante

Oggi 30 aprile è morto Ernesto Sábato, l’autore della trilogia romanzesca composta da Il tunnel (1948), Sopra eroi e tombe (1961) e L’angelo dell’abisso (Abaddón el exterminador, 1974) e di saggi come Lo scrittore e i suoi fantasmi, Prima della fine, Resistenza. In realtà gli editori italiani avrebbero dovuto fare di più e meglio per il maestro argentino. Ma mai come in questo caso sono rimasti sordi ai miei richiami. Non che la mia voce abbia per loro un qualche peso, ma questi mirabili capi d’azienda, la cui presunzione spesso supera quella dei loro editor, la quale a sua volta supera quella dei loro scrittori, dovrebbero qualche volta alzare il naso al di là dei nostri confini e del nostro presente.

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J’essaie de me rappeler qui je suis

Massimo Rizzante

Per FERNANDO ARRABAL

[…] Ogni volta che leggo una sua pagina di romanzo, di teatro o una sua poesia mi domando se, di fronte all’opera di Arrabal, il mio mondo non abbia dimenticato per sempre il gusto per l’assurdo. Mi sento un erede senza eredi alla frontiera di due mondi: il mondo di Arrabal e il mio mondo, un mondo in cui, alla riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, si è aggiunta quella dell’uomo, senza che ciò turbasse gli ingegni che, nel loro procedere alla clonazione della realtà, si stanno condannando alla sterilità onirica. Contro la divina non serietà di Arrabal, il mio mondo oppone oggi soltanto il sorriso disincantato di un’arte che ricicla la sua storia: intravedendo la possibilità della sua fine, essa vuole vendicarsi di ciò che ha creato in passato e, per non soccombere, cerca di fare di questa vendetta un piacevole intrattenimento.

(Leggi l’intero articolo qui…)

Come salvarsi la pelle (II)

Massimo Rizzante
Roberto Bolaño

(Continua da qui…)

Poesia e crimini

In Bolaño la geografia della poesia è molto vasta. L’enigma, tuttavia, che si trova al centro della sua opera consiste in questo: che la poesia possa coesistere con la Storia; o meglio, che i crimini della Storia possano coesistere con la poesia; che i poeti possano, in particolari condizioni storiche, trasformarsi in criminali; che la poesia, oscurata dai crimini della Storia, possa essere interpretata come un crimine, cioè come qualcosa di non necessario alla sopravvivenza umana. Continua a leggere Come salvarsi la pelle (II)

Come salvarsi la pelle (I)

Massimo Rizzante
Roberto Bolaño

 

 

Come salvarsi la pelle
senza rinunciare alla poesia

Bisogna partire dal fatto che Roberto Bolaño si considerava un poeta. Aveva pubblicato cinque invisibili plaquettes prima del 1993, prima cioè che, a quarant’anni, cominciasse la sua vera storia di romanziere. Nel 1979 era uscita in Messico, dove l’autore cileno aveva vissuto tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta, un’antologia dal titolo Muchachos desnudos bajo al arcoiris de fuego nella quale aveva riunito un gruppo di giovani poeti d’avanguardia dell’America Latina. L’avanguardia in questione era l’«infrarealismo» o «realvisceralismo», una sorta di “Dada alla messicana” le cui radici s’inabissavano in Francia. Continua a leggere Come salvarsi la pelle (I)

I limiti dell’arte

Massimo Rizzante

Nessuno scrittore al mondo che non abbia compiuto almeno settantacinque anni può rivendicare oggi un grammo di autorità spirituale e letteraria. Perché? Perché il peso della gerarchia è diventato insostenibile. E che cosa resta dell’arte, una volta scomparse le gerarchie? L’anarchia di un potere illimitato e senza appello. Ciò che caratterizza, infatti, i sudditi del paese di Literaturistan è il loro affrancamento da ogni autorità e il loro sacrosanto diritto alla letteratura. Di conseguenza, ciascuno scorazza nelle verdi praterie della propria differenza.

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Lamento per Belgrado

Miloš Crnjanski

“Il Lamento per Belgrado è un teatro di ombre cinesi animate da un uomo che si considera morto per la propria patria e in forza di ciò è in grado di proiettare sul muro del proprio dolore un duello senza vinti né vincitori tra il Nulla e il Nirvana.”

Miloš Crnjanski, Lamento per Belgrado
(Lament nad Beogradom, 1962)

Cura, prefazione e traduzione di Massimo Rizzante
con uno scritto di Božidar Stanišić
Rovigo, Il Ponte del Sale, “Il Labirinto del Mondo”, 2010

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