Ernesto – di Umberto SABA

Da: Umberto Saba, Ernesto, I ediz., Torino Einaudi, “Letteratura”, 1975.
(pag. 3-12)

Primo episodio

Mi piacerebbe, adesso che sono vecchio,
dipingere, con tranquilla innocenza,
il mondo meraviglioso.

(Da Il Bianco, Immacolato Signore,
in Ricordi-Racconti) Continua a leggere Ernesto – di Umberto SABA

Moni OVADIA su Lager Italiani di Marco ROVELLI

L’iperbole è una delle forme retoriche preferite del linguaggio sopravvissuto alla morte apparente delle ideologie. La terminologia che definisce le modalità del totalitarismo nazista e dell’universo concentrazionario, pratica estrema e senso ultimo di quel regime, oggi viene mutuata con ridondanza da coloro che vogliono attirare l’attenzione e l’indignazione dell’opinione pubblica verso le forme della violenza, della guerra, del razzismo o della repressione contro popoli, minoranze, ceti sociali marginali. Continua a leggere Moni OVADIA su Lager Italiani di Marco ROVELLI

Icone del migrare I – Sul confine

Sul confine – da: Icone del migrare (1998-2000), ined.

Wir sind aufgestiegen von einem Hafen
wo wiederkeher nicht zahlt
“.
Ingeborg Bachmann

*

Grappoli d’ali colorano di abissi l’orizzonte.
Il giorno migra verso la prima stella – illimitata pupilla
dischiusa sopra il grido delle sabbie.
Acqua che si trascina nel lucore ramato dell’assenza.

Continua a leggere Icone del migrare I – Sul confine

Poesie di Ferruccio MASINI

Nulla

Metti accanto al fiore la parola nulla
metti accanto a tutte le cose la parola nulla
mettila accanto all’amore
mettila accanto all’ira della giustizia
all’orgoglio della fame ai grandi libri della saggezza
come il vuoto del silenzio che ammorza la memoria
come il limite dell’anticipazione
questo nulla che è soltanto nulla
e non è neppure il tuo nulla – è il nulla Continua a leggere Poesie di Ferruccio MASINI

Alejandra PIZARNIK tradotta da Florinda FUSCO

La noche

Poco sé de la noche
pero la noche parece saber de mí,
y mas aún, me asiste como si me quisiera,
me cubre la conciencia con sus estrellas.
Tal vez la noche sea la vida y el sol la muerte.
Continua a leggere Alejandra PIZARNIK tradotta da Florinda FUSCO

Rap di fine secolo (e millennio) – di Lello VOCE

Rap di fine secolo [e millennio]
(o di G. M. Hopkins)

è meglio morire che perdere la vita
Frei Tito de Alencar Lima

Da: Farfalle da combattimento

fine finalmente finita fine fissato flusso di flutti feroci a finis-mondo a]
finis-terra a finis-tempo fibula finta e fine fetta-fibroma frutta friabile e]
frugale filo e fiore fretta fugace fine fra fini fine fra feste fine fra folti]
boschi d’inganni e utopie e terrori che vagano tra il ponte e il fondo della]
stiva del mondo col fumaiolo in stelle e feste e fuochi e fumi verso il cielo] Continua a leggere Rap di fine secolo (e millennio) – di Lello VOCE

“Inquietarsi di bellezza” – Poesie di Paola LOVISOLO

Presentazione – di Raffaele Ibba

Inquietarsi di bellezza.

Inquietarsi di bellezza.
Piccola sponda accanto a Paola.
Paola Lovisolo è una poeta. Lo è sempre stata.
Non è l’unica ma lei è diversa: ha un demone che la guida.
Non sapevo che fosse possibile avere ancora un demone guida. Continua a leggere “Inquietarsi di bellezza” – Poesie di Paola LOVISOLO

In memoria di Giacomo BERGAMINI

Giacomo Bergamini (1945 – 2004)

Giacomo Bergamini è uno dei poeti più significativi della seconda metà del Novecento. Lo testimoniano le raccolte di poesia Hiatus (1980), Il martello di Faust (1983), 8 poesie sulla paura (con Giorgio Guglielmino, 1996), La malattia delle parole (1997), oltre ai numerosi testi pubblicati, soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta, in riviste, antologie e quaderni collettivi.

Formatosi alla scuola di Adriano Spatola – in quella straordinaria officina poetica che è stata “Tam-Tam” -, Bergamini ha poi fatto parte per oltre vent’anni della redazione della nostra rivista, collaborandovi fino agli ultimi giorni di vita con una ricerca verbale dolorosa e personalissima, che lasciava affiorare il lato oscuro – maudit, se vogliamo – della poetica di “Anterem”. Continua a leggere In memoria di Giacomo BERGAMINI

Jude STEFAN tradotto da Sergio SOLMI

Le liriche di Jude Stefan sono tratte da Libères, Paris, Gallimard, 1970; le traduzioni di Sergio Solmi da Quaderno di traduzioni II, Torino, Einaudi, “Collezione di Poesia”, 1977.

*

Les feues églises

Chaque dimanche à l’heure morte où
parcourent les places en divaguant
les chiens quand on n’entend pas les
nuages que dorment les demeures et
Continua a leggere Jude STEFAN tradotto da Sergio SOLMI

Trapassi – di Paolo FICHERA

I testi di Paolo Fichera sono tratti dal suo blog http://www.cattedrale.wordpress.com

All’autore, un grande e commosso grazie.

*

Trapasso #1

Il frammento disteso dei giorni

per Hairesis di Francesco Marotta
prima della lettura ora nel trapasso Continua a leggere Trapassi – di Paolo FICHERA

Prima che si proferissero le parole – di María ZAMBRANO

Prima che si proferissero le parole – di María Zambrano

Prima dei tempi conosciuti, prima che si alzassero le cordigliere dei tempi storici, ci dovette essere un’epoca di pienezza che non dava luogo alla storia. E se la vita non si risolveva nella storia, a sua volta la parola non doveva risolversi nel linguaggio, nei fiumi del linguaggio necessariamente già diversi e persino divergenti. Continua a leggere Prima che si proferissero le parole – di María ZAMBRANO

¡Oh Hada Cibernética! – Carlos Germán BELLI

Carlos Germán Belli
(Lima, 1927)

¡Oh Hada Cibernética!
(1962)

Por qué me han mudado

¿Por qué me han mudado
del claustro materno
al claustro terreno,
en vez de desovarme
en agua o aire o fuego?
Continua a leggere ¡Oh Hada Cibernética! – Carlos Germán BELLI

non potendo cantare il mondo che lo escluse / Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto

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