Archivi categoria: cultura della pace

Per arginare la violenza del mondo

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Benjamin Péret – Io non mangio di quel pane

peret-mangone-matisklo Benjamin Péret
Carmine Mangone

(… ) I testi di Je ne mange pas… sono di chiara ascendenza surrealista. Le invenzioni automatiche che li costellano sono infatti numerosissime e anche fin troppo evidenti per star qui a discuterne. La loro elaborazione parte però invariabilmente da eventi, istituzioni, personaggi famosi, ecc., scelti deliberatamente dall’autore. Péret seleziona con cura i suoi obiettivi e li riunisce non certo a caso; si pensi, ad es., allo sviluppo di composizioni come Il cardinale Mercier è morto, Epitaffio su un monumento ai caduti o Il 6 dicembre. Siamo in presenza di circostanze reali e che determinano gran parte degli elementi creativi, il che ci conduce ad una conclusione quasi ovvia: la raccolta Je ne mange pas… è formata da “scritti di circostanza” lampanti, indiscutibili, quantunque assai diversi rispetto alla poesia sociale o variamente impegnata del Novecento. Continua a leggere Benjamin Péret – Io non mangio di quel pane

Abolire la guerra

Gino Strada “Io sono un chirurgo. Ho visto i feriti (e i morti) di vari conflitti in Asia, Africa, Medio Oriente, America Latina e Europa. Ho operato migliaia di persone, ferite da proiettili, frammenti di bombe o missili.

A Quetta, la città pakistana vicina al confine afgano, ho incontrato per la prima volta le vittime delle mine antiuomo. Ho operato molti bambini feriti dalle cosiddette “mine giocattolo”, piccoli pappagalli verdi di plastica grandi come un pacchetto di sigarette. Sparse nei campi, queste armi aspettano solo che un bambino curioso le prenda e ci giochi per un po’, fino a quando esplodono: una o due mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Bambini senza braccia e ciechi. Conservo ancora un vivido ricordo di quelle vittime e l’aver visto tali atrocità mi ha cambiato la vita.

Mi è occorso del tempo per accettare l’idea che una “strategia di guerra” possa includere prassi come quella di inserire, tra gli obiettivi, i bambini e la mutilazione dei bambini del “paese nemico”. Armi progettate non per uccidere, ma per infliggere orribili sofferenze a bambini innocenti, ponendo a carico delle famiglie e della società un terribile peso. Ancora oggi quei bambini sono per me il simbolo vivente delle guerre contemporanee, una costante forma di terrorismo nei confronti dei civili.”

Leggi il testo integrale del discorso pronunciato da Gino Strada, fondatore di EMERGENCY, nel corso della cerimonia di consegna del Right Livelihood Award 2015, il “premio Nobel alternativo”

La morte di Tersite

Nevio Gàmbula

“Dopo anni di solo teatro, torno alla poesia, a quello che è il mio cruccio permanente, la mia protesta in versi. E ci torno passando da quella che è stata la mia partecipazione al progetto àkusma, nato tra il 1999 e il 2000 e che è sfociato in incontri, discussioni, un convegno e una pubblicazione. Come scriveva Giuliano Mesa nella presentazione, l’obiettivo di Àkusma «coincide col suo stesso esistere come occasione di confronto, di dialogo fra alcuni autori che hanno accolto l’invito a reinterrogare insieme le ragioni e modi del loro scrivere e del loro agire. E’ la proiezione – in contatti, incontri, letture, e pagine stampate – del desiderio e della volonta’ di ricominciare dalle opere, dalle poesie, la cui conoscenza diretta e’ stata troppo spesso sacrificata al culto delle poetiche aggreganti, dei precetti teorici, al pregiudicante (e pre-testuale) incasellamento di un autore all’interno di una tendenza o contro di essa, nonche’ alla sua collocazione nel risibile e ultracompetitivo “mercato dei versi”». Continua a leggere La morte di Tersite

La Versione di Giuseppe

La Versione di Giuseppe – Poeti per don Tonino Bello
(Edizioni Accademia di Terra d’Otranto – Neobar, 2011)

di Cristina Bove, Doris Emilia Bragagnini, Simonetta Bumbi, Marilena Cataldini, Anna Costalonga, Fernando Della Posta, Margherita Ealla, Annamaria Ferramosca, Fernanda Ferraresso, Giancarlo Locarno, Abele Longo, Domenica Luise, Malos Mannaja, Nina Maroccolo, Vincenzo Mastropirro, Antonella Montagna, Stefano Giorgio Ricci, Antonio Sabino, Iole Toini, Pasquale Vitagliano, Carmine Vitale

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La crisi o la speranza

Il programma completo delle manifestazioni del decennale.

Dieci anni fa centinaia di migliaia di persone, giovani e adulti, donne ed uomini, di tutto il mondo si diedero appuntamento a Genova per denunciare i pericoli della globalizzazione neoliberista e per contestare i potenti del G8, intenti a convincere il mondo che trasformare tutto in merce avrebbe prodotto benessere per tutti.
Le persone che manifestavano a Genova erano parte di un grande movimento “per un mondo diverso possibile” diffuso in tutto il pianeta. Era nato a Seattle nel 1999 con una grande alleanza fra sindacati e movimenti sociali, e ancor prima nelle selve del Chiapas messicano. Nel gennaio 2001 si era incontrato nel grande Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre in Brasile che aveva riunito la società civile, i movimenti, le organizzazioni democratiche di tutto il mondo.

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Il boia dei Balcani

“Alla memoria di Maram D.,
che oggi avrebbe compiuto trentaquattro anni”.

Azra Nuhefendić

Mi ha preso per mano, ha parlato di sé, dei suoi nipoti, delle cose ordinarie, mi ha chiesto di Sarajevo, di come vanno le cose là”. Così l’ambasciatrice bosniaca in Olanda descrive l’incontro all’Aja con il generale serbo Ratko Mladić, appena trasferito in Tribunale.
Dunque, è così! I super criminali, in effetti, sono persone comuni, piccoli uomini, quelli che parlano del tempo e del cibo, della famiglia. Il generale Mladić, che nelle prime immagini dopo la cattura è apparso come un nonno innocuo, un paesano qualsiasi, quell’uomo che oggi a sessantotto anni si fa i bisogni addosso, è il responsabile dei peggiori crimini compiuti in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

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A stragi da Purtedda

Ignazio Buttitta

A stragi da Purtedda

Nni lu Chianu da Purtedda
chiusu nmenzu a dui muntagni
c’è na petra supra l’erba
pi ricordu a li cumpagni.

All’additta nni sta petra
a lu tempu di li Fasci
un apostulu parrava
pi lu beni di cu nasci. (*)

E di tannu sinu ad ora
a Purtedda da Jnestra
quannu veni u Primu Maggiu
c’è u populu e fa festa.

Giulianu lu sapía
ch’era a festa di li poviri
na jurnata tuttasuli
doppu tantu tempu a chiòviri.

Cu ballava, cu cantava,
cu accordava li canzuni;
e li tavuli cunzati
di niciddi e di tirruni.

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Restiamo umani (II)

Jeff Halper
Moni Ovadia

Dopo aver perso un altro amico e compagno meno di due settimane fa, Juliano Mer-Khamis, mi tocca piangere e ricordare il collega e compagno di bordo in Free Gaza, Vittorio (Vik) Arrigoni, brutalmente assassinato la notte scorsa da estremisti religiosi a Gaza (in realtà Vittorio e Juliano si somigliavano, nell’aspetto fisico, per il carattere vivace e allegro, e per l’insistenza nello “stare lì” quando gli oppressi avevano bisogno di loro). Vik era davvero una persona esagerata. Continua a leggere Restiamo umani (II)

Il gendarme del mondo (II)

Fabio Amato

(da Liberazione
del 19 marzo 2011)

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è pronunciato a favore dell’istituzione della No fly zone sulla Libia e dell’autorizzazione all’uso di non meglio precisati mezzi necessari a prevenire violenze contro i civili. In altri termini, ha autorizzato la guerra.
Il pallido e fino ad oggi insignificante Ban Ki Moon, diventato presidente dell’Onu solo in virtù dei suoi buoni uffici con gli Usa e del suo basso profilo, si è esaltato fino a definire la risoluzione 1973 storica, in quanto sancisce il principio della protezione internazionale della popolazione civile.
Un principio che vale a corrente alternata. Non ci sembra di ricordare sia evocato quando i cacciabombardieri della Nato fanno stragi di civili in Afghanistan. Altrettanta solerzia non è risultata effettiva quando gli F16 dell’aviazione israeliana radevano al suolo il Libano o Gaza, uccidendo migliaia di civili innocenti.

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Il gendarme del mondo

Gennaro Carotenuto

Chi avrebbe la legittimità di bombardare Tripoli? Nicolas Sarkozy, che appena poche settimane fa offriva truppe francesi al dittatore tunisino Ben Alì per soffocare (nel sangue) la protesta? Silvio “baciamo le mani” Berlusconi, che fino a ieri proclamava il massacratore di migranti Muammar Gheddafi “campione della libertà”? Non è l’unica domanda da porsi sui fatti libici ma non è una domanda pleonastica. L’Occidente continua ad autolegittimarsi come gendarme del mondo senza averne la dignità, né per il passato né per il presente. Quelle astensioni pesanti, Brasile, India, la stessa Germania, che è di gran lunga il paese occidentale più avanti nel pensare se stesso in un mondo multipolare, oltre a quelle di Cina e Russia, testimoniano il disagio persistente verso paesi che pretendono di essere arbitri in partite dove sono innanzitutto giocatori.

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Umanità Nova

Doriana Goracci

Succede di maggio, un giorno a Carrara, il primo del mese del 2010 che dal virtuale (e già di virtuoso non aveva niente) si passi all’esercitazione dei cinque sensi, a toccare con mano l’umore di quelle facce, erano tante e di ogni età e trascorsi, brevi e lunghi, Fuori e Dentro.

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Contro ogni razzismo: ORA E SEMPRE RESISTENZA

PRIMO MARZO 2010 SCIOPERO DEGLI STRANIERI

Stranieri non tanto dal punto di vista anagrafico,
ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena
l’Italia del presente. Autoctoni e immigrati,
uniti nella stessa battaglia di civiltà.


(Il logo della manifestazione è opera di Giuseppe Cassibba)

 

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